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​[4°Storia] La leggenda dello Smeraldo

Pensate di essere belli?

Una volta vidi un esperimento nel quale alle persone veniva chiesto di scegliere attraverso quale porta passare, quella con scritto ‘sono bello’ o quella con scritto ‘non sono bello’. Se foste stati in loro, quale avreste scelto?

Il motivo per cui tiro fuori questa storia, è per cominciare la storia dello Smeraldo sull’amore.

La storia dello Smeraldo comincia in un villaggio rurale del NordItalia, attorno al 15esimo-16esimo secolo. Nel villaggio chiamato ‘Città di Smeraldo’ c’era un piccolo castello isolato. In questo castello viveva un uomo dall’aspetto grottesco.

^Il villaggio che si crede essere ‘la città di Smeraldo’

Non si sapeva niente di preciso sull’uomo. Era il figlio illegittimo di un duca appartenente a una potente famiglia dei Pirenei; il duca s’innamorò della figlia di un giardiniere ed ebbe un figlio con lei. La donna morì dissanguata subito dopo il parto, e la moglie del duca e i suoi figli legittimi volevano ucciderlo, per cui il duca lo mandò lontano per proteggerlo.

Queste erano le voci, e molte altre, ma nessuno seppe mai la verità.
L’uomo si nascose, in solitudine, nel vecchio castello. Forse era per l’odio e  la disapprovazione che aveva ricevuto fin dalla nascita, ma crescendo non aprì il suo cuore a nessuno, e se qualcuno cercava di avvicinarlo si alterava o nascondeva. La sua unica gioia era coltivare fiori nel suo giardino.

Ma un giorno, una ragazza apparve vicino al castello dell’uomo. La ragazza, vestita di stracci, si alzò sulle punte, saltò il recinto e rubò dei fiori. L’uomo era furibondo all’inizio, e passò l’intera notte a sorvegliare il giardino. Ma durante un suo breve momento di sonnolenza, la ragazza raccolse altri fiori e scappò di nuovo.

Successe per diversi giorni, finché una notte l’uomo finse di addormentarsi pesantemente e guardò la ragazza andarsene. Era curioso. Senza rendersene conto, cominciò ad attenderla, e una notte la seguì. Si coprì con un mantello, e seguendola l’uomo scoprì che era povera e malata, e vendeva i suoi fiori per tirare avanti.

Voleva aiutarla. Voleva insegnarle qualsiasi metodo conoscesse per crescere fiori, i fiori più belli avesse mai visto. Ma non aveva il coraggio di avvicinarsi a lei. Avrebbe avuto paura di lui, disgustata dal suo aspetto, lo sapeva. Alla fine tutto quello che poteva fare per lei era di coltivare e curare i suoi fiori, cosicché lei continuasse a visitare il suo giardino.

L’uomo decise di creare un fiore che non era di questo mondo. Un fiore che lei avrebbe potuto vendere ad un prezzo importante. Si barricò nel castello per lavorarci, e dopo innumerevoli tentativi, creò un germoglio che non era mai esistito, e ne riempì il suo giardino.

Ma la ragazza non si vide. Non importava quanto attendesse, la ragazza non veniva più a visitare il suo giardino. L’uomo iniziò a preoccuparsi, e scese al villaggio col volto coperto a cercarla. Ma era tardi. La ragazza era morta.

Questa è la storia dello Smeraldo. Nessuno sa se sia vera, o solo una favola inventata da qualcuno che ammirava il fiore, ma ogni volta che vedo uno Smeraldo, questo racconto mi torna in mente, portando con sé molti pensieri.
E se l’uomo si fosse fatto coraggio, avesse svelato il suo volto e detto la verità? La ragazza avrebbe potuto spaventarsi, scappare, arrabbiarsi. Il coraggio non è una cosa facile.

In realtà, anche io sono passato per questa esperienza. Con l’amica incontrata alla conferenza sulle carte da gioco che già vi ho nominato. Lei mi piaceva parecchio. Era brillante, sorridente e piena di vita. Dopo aver sentito della scoperta dello Smeraldo, ci eravamo promessi di andare assieme alla Città di Smeraldo. Non penso provasse qualcosa per me, perché mi disse anche lei ‘si, andiamoci insieme’.

Ancora penso, a volte, a quello che successe. Il suo viso risplendere di curiosità e anticipazione, l’annaspare sotto grossi zaini, il pianificare gli incontri, la prenotazione dei biglietti e tutte le conversazioni eccitate riguardo la tabella di marcia.

Dei momenti che non sarò mai capace di dimenticare.

Una ferita che il tempo non sarà mai capace di guarire.

Originale:https://m.blog.naver.com/testesso
Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia | @btsitalia_twt
Preghiamo di prendere solo con i crediti.