Crea sito

La mente dietro ai BTS si apre su come creare uno Juggernaut K-Pop

Bang Si-hyuk è stato, per prima cosa, un’artista. Ma in questi tempi, il fondatore e co-CEO della Big Hit Entertainment, è meglio conosciuto come la mente dietro i BTS, la più grande boy band del mondo e il gruppo K-pop che ha aperto il mercato occidentale per gli spettacoli dalla Corea del Sud. Bang ha iniziato (la sua carriera) nell’industria K-pop come compositore (nome d’arte: “Hitman”) lavorando con JYP, uno dei cosiddetti “Big Three” dei gruppi di intrattenimento che dominano il mercato musicale sudcoreano multi-miliardario. Ma si è interrotto per fondare la sua compagnia nel 2005. Ora, la Big Hit è uno dei casi di studio più interessanti del settore musicale, avendo prosperato con un atto molto popolare – e altamente redditizio.


Nel giro di un’ora e mezza, Bang si è aperto al TIME parlando della genesi dei BTS, della differenza tra gli artisti occidentali ed il modello K-pop e le sorprese che ha incontrato nella stessa industria K-pop. “È difficile per me dire cose come A ha portato a B”, ha detto. “Ma quello che posso dire è che il successo dei BTS nel mercato statunitense è stato ottenuto con una formula diversa da quella tradizionale americana. La lealtà creata attraverso il contatto diretto con i fan ha molto a che fare con questo.” Ha citato Disney e Apple come esempi di marchi che hanno costruito fanbase e universi complessi allo stesso modo, ma ha sottolineato che per lui il prodotto – la musica stessa – è fondamentale.


Umile riguardo la sua influenza e desideroso di chiarire il suo ruolo, Bang ha sottolineato la sua fortuna e il suo tempismo e ha cercato di individuare ciò che rende unici i BTS. Ha anche messo in guardia dal fare previsioni sul futuro. “Se dovessi chiedermi, canteranno in inglese? Per quanto tempo resteranno negli Stati Uniti? Firmeranno con un’etichetta importante? Direi che è l’artista a dover prendere la decisione migliore per ogni momento, e non sono io poter dire cosa dovrebbero fare”, ha detto. 

 

Di seguito è riportata una versione tradotta e ridotta della conversazione di Bang con il TIME. 

TIME: Il K-pop si distingue per il suo sistema di trainee, in cui aspiranti “idoli” si allenano per anni dopo essere stati scoperti e prima di essere presentati al pubblico. Come ha trovato ed allenato i sette membri dei BTS? 

Bang Si-Hyuk: Uno dei nostri produttori, Pdogg, mi ha portato una demo di RM e mi ha detto: “Questo è ciò che piace ai ragazzi in questi tempi”. RM [che ora è il capogruppo ed un rapper] aveva 15 anni a quel tempo. L’ho fatto firmare immediatamente. Avevo pensato di mettere insieme un gruppo hip-hop, non di idol. Ma quando ho considerato il contesto aziendale, ho pensato che un modello di idol K-pop avesse più senso. Poiché molti trainee volevano dedicarsi all’hip-hop e non volevano far parte di una band di idol, se ne andarono. A quel tempo RM, Suga e J-Hope rimasero indietro e tutt’ora rimangono i pilastri musicali dei BTS. Da lì, attraverso le audizioni, abbiamo scoperto e aggiunto i membri che avevano più “qualità da idol” al gruppo.

 

Quando ha fondato la Big Hit, avrebbe potuto percorrere molti percorsi nella musica pop. Perché ha deciso di formare un gruppo di idol? 

Nel momento in cui ho fondato la mia azienda, le vendite di album fisici stavano bruscamente diminuendo e le vendite digitali non aumentavano per compensare. Ma i gruppi di idol K-pop avevano un vantaggio, in quanto avevano molte opportunità di diversificare i flussi di entrate e i loro fan erano estremamente appassionati, permettendo ai concerti di compensare le cadute nelle vendite degli album. Questo è stato anche un momento in cui molti in tutto il mondo dicevano che l’unico valido sostenuto per l’industria musicale ormai demolita erano le esibizioni dal vivo. Se un modello basato sulle prestazioni dovesse essere creato in Corea del Sud, pensavo, sarebbe [e deve ancora] essere un gruppo idol K-pop.  

 

Quale pensa sia stato il fattore distintivo che ha impostato i BTS sul loro unico percorso? 

Era la loro sincerità, coerenza e capacità di incarnare lo spirito dei tempi. Quando si sono [solidificati come] gruppo idol, ho promesso loro che sarebbero stati in grado di perseguire la musica che volevano [incluso l’hip-hop]. Poiché si trattava di hip-hop, potevano esprimere i loro pensieri e noi non li avremmo ostacolati. Ma in caso in cui la compagnia avesse percepito che non fossero autentici, allora avremmo fatto qualche commento. Ho mantenuto quella promessa e credo che abbia avuto un impatto. Personalmente ritengo che non sia sempre necessario che un artista esprima la propria opinione. Ma credo che all’epoca i BTS abbiano toccato qualcosa che i giovani di tutto il mondo stavano cercando.

Sin dal debutto, i BTS non hanno mai cambiato marcia all’improvviso o cambiato ritmo. Erano coerenti. Penso che questo abbia convinto il pubblico. Non evitano di parlare del dolore provato dalla generazione di oggi. Rispettano la diversità e la giustizia, i diritti dei giovani e delle persone emarginate. Penso che tutti questi fattori abbiano funzionato a loro favore.

 

Finora, durante l’anno, i BTS hanno venduto negli USA più album fisici di qualsiasi altro atto musicale. Cosa le dice questo?

Il caso dei BTS è molto ironico per me. Avevo previsto un declino delle vendite fisiche e pensato a delle esibizioni e un modello basato sulla lealtà sarebbero state la soluzione. Detto questo, poiché sono un produttore musicale di vecchia scuola, attribuisco molta importanza alla qualità dell’album. Quindi ho diretto una produzione incentrata sull’album. Con buona musica e comunicazione, le vendite possono seguire. L’industria K-pop nel suo complesso ha visto un aumento nelle vendite degli album, contrariamente alle tendenze del mercato globale. Non so spiegare personalmente il perché. Non credo che durerà per sempre.

 

Perché i BTS hanno gestito una collaborazione così impressionante negli Stati Uniti, mentre così tanti altri atti K-pop hanno faticato a guadagnare trazione?

Fondamentalmente credo che il successo dei BTS negli Stati Uniti abbia avuto molto a che fare con la fortuna. Non è stata la mia brillante strategia o il fatto che i BTS fossero così perfetti per il mercato degli Stati Uniti. È accaduto, piuttosto, che il loro messaggio è risuonato con una certa richiesta e attraverso i media si è diffuso rapidamente. E i BTS hanno toccato qualcosa che non era stato affrontato negli Stati Uniti all’epoca, quindi i giovani americani hanno reagito e tutto questo è stato dimostrato attraverso i numeri.

 

Una delle vostre grandi mosse quest’anno è stata quella di rafforzare gli “universi” che state costruendo per ciascun gruppo, collegando i fan agli artisti oltre agli spettacoli dal vivo e agli album. Perché?

Con i BTS e gli idol K-pop, i fan vogliono far parte dello stile di vita dei loro amati idol al di fuori dei concerti, ma sul mercato non esiste alcun prodotto che soddisfi tale desiderio. Odio l’espansione per amore dell’espansione; deve essere radicata nella musica. Ecco perché ho fatto in quel modo. Molte persone credono che poiché gli idol del K-pop detengono il titolo di “cantanti”, sia la stessa cosa, ma i fan dei cantanti tipici [sono diversi]. Potrebbero andare a un concerto, comprare un album o un brano o comprare una maglietta. Ma i fan degli idol del K-pop vogliono sentirsi vicini ai loro idoli. I BTS sono gli unici ad avere un potere di vendita considerevole in tutto il mondo, in quasi tutti i paesi. Di conseguenza, lavorare con il fandom dei BTS è uno dei maggiori servizi offerti dalla Big Hit.

 

In che modo ha capito cosa avrebbero espresso nella loro musica o come si sarebbero presentati sui social media?

Sinceramente, gli artisti del K-pop, secondo gli standard dell’artista medio, devono mostrare abilità di livello acrobatico nelle loro esibizioni; devono cantare perfettamente, e quindi devono essere in ottima forma. Richiede un alto livello di preparazione focalizzata sull’abilità. Nonostante ciò, ho sempre creduto che i trainee dovessero essere ben socializzati (essere a contatto con il pubblico attraverso i social). Quando i membri dei BTS erano trainee, ci sono stati molti conflitti interni con il mio staff riguardo ai social media; [hanno detto,] “Prendiamo la strada sicura, i social media lasciano tracce, alcune delle quali potrebbero essere dannose per loro in futuro.” È anche difficile per i giovani seguire le regole. Quindi c’erano un po’di problemi in quell’ambito, ma poiché credevo fosse giusto commettere degli errori da cui poi imparare, ho costruito un sistema di trainee relativamente liberale.

Nella nostra azienda, investiamo molto tempo per educare i trainee sulla vita da artista, compresi i social media. Dopo aver fornito loro una guida, permettiamo agli artisti di fare ciò che vogliono, ma lasciamo una finestra aperta in caso abbiano bisogno di chiedere qualcosa alla compagnia. Penso che ciò abbia aiutato la loro sincerità a raggiungere i fan. Dopo il successo dei BTS, ho cambiato il sistema dei trainee per renderlo più simile ad una scuola, con tutoraggio ed un sistema di coaching, ed opportunità per gli studenti di lavorare insieme.

 

Di recente, alcuni “vecchi e nuovi” idol del K-pop sono stati coinvolti in attività illegali. Quando vede controversie del genere nel K-pop, ritiene di aver dato ai BTS ed agli altri apprendisti strumenti per evitare questo tipo di problemi?

Non ne sono sicuro. Il fatto che io abbia dato loro molta libertà dagli anni in cui erano trainee e li abbia educati alla responsabilità, può logicamente spiegare come abbiano evitato gli scandali, ma questo è il consequenzialismo. In questo momento un sistema di trainee è in qualche modo un’istituzione educativa. Come team, parliamo molto di come possiamo fornire il miglior ambiente possibile per questi artisti. Ma dire che siamo riusciti ad evitare una qualsiasi sorta di scandalo nell’industria del K-pop è decisamente troppo.

 

C’è una percezione comune secondo la quale nel K-pop la musica viene prodotta da un comitato o che sia un sistema dall’alto verso il basso di adulti che danno materiale ai giovani artisti. È corretto?

In primo luogo, credo che in Occidente ci sia questa fantasia profondamente radicata della rockstar: una rockstar agisce fedelmente alla propria anima e tutti devono accettarla come parte della propria individualità, e solo attraverso ciò arriva una buona musica. Ma in realtà, dedicare molto tempo all’affinamento e all’allenamento delle abilità legate alla musica è una tattica utilizzata in molti mondi artistici professionali. Le ballerine/i ballerini di classica trascorrono molto tempo in isolamento concentrandosi solo sul balletto, ma non senti la gente dire che il balletto manca di anima o non è arte. Quindi penso che sia una questione di prospettiva.

Su un altro piano, vediamo che negli Stati Uniti, un artista dovrà lavorare nella scena underground per molti anni prima di firmare con un’etichetta importante. In Corea, tutto quel tempo è trascorso come trainee. Non è possibile definire quale sistema produca l’artista migliore. Inoltre, credo che l’affermazione secondo la quale un artista debba cantare le proprie canzoni per avere buoni risultati non possa essere ritenuta vera. Un cantante è soprattutto un artista e una buona esibizione può convincere il pubblico. Penso che quando un trainee trascorre troppo tempo a concentrarsi solo sulle abilità e non sulle esperienze di vita, ci si debba poi preoccupare che il musicista abbia poi una complessa comprensione del mondo.

 

Quanto è importante che gli artisti con cui lavora abbiano una causa o un problema sociale a cui tengono? Con i BTS c’è la campagna “Love Yourself”, ancora in corso, abbinata al lavoro con le Nazioni Unite e alla loro apertura su argomenti come la salute mentale.

Indipendentemente dal fatto che tu voglia parlare o meno di un problema sociale, la scelta è dell’individuo. Quello che voglio è che siano sinceri. Non posso accettare che si inventino le cose. Ma né la compagnia né io possiamo costringere un artista a parlare o non parlare di qualsiasi questione sociale. Personalmente, credo che l’arte sia uno dei mezzi più forti per la rivoluzione e voglio che l’artista parli delle questioni sociali. Parlano quando vogliono ed io non dico loro cosa dovrebbero o non dovrebbero fare. Penso che sia una delle idee sbagliate che le persone hanno riguardo all’industria K-pop: che un produttore abbia quel livello di controllo sui propri artisti. Non possiamo. Quando l’artista vuole esprimere qualcosa, credo che il mio ruolo sia quello di affinare il messaggio in un modo che esprima la loro sincerità ed abbia un valore commerciale.

 

Ha menzionato la narrativa della “rock star”. Negli Stati Uniti, può sembrare che gli artisti vengano applauditi per essere ribelli. C’è molto valore attribuito all’indipendenza e alla lotta contro il “sistema”. Pensa che nel contesto culturale sudcoreano ci sia più rispetto tra artisti e management?

Penso che la cultura asiatica e la cultura occidentale siano certamente diverse. Ma se vogliamo parlare delle influenze che esprimono ribellione verso la società, la Corea del Sud ha avuto molte rivoluzioni; ma in termini di relazioni personali, devi rispettare gli anziani. È un discorso difficile da fare, o anche dire che gli artisti occidentali siano fatti in un modo e gli artisti asiatici in un altro. Ma in generale, soprattutto per gli artisti K-pop, artisti e compagnie cercano di correre meno rischi.

Ma parlando di come combattere il sistema: molti artisti americani collaborano con il loro management, purché gli sia permesso di fare la musica che desiderano. Di recente, molti artisti non firmano con le etichette più importanti, perché sono disponibili altri flussi di entrate. Non si tratti di un atto contro il sistema. Anzi, effettivamente, meno artisti occidentali parlano di questioni sociali rispetto a prima.

 

Ha sempre dato ai membri dei BTS l’opportunità di pubblicare anche lavori da solista. Questo li rende unici nel K-pop?

Non credo davvero che la loro unicità derivi dall’indipendenza. Molti idol del K-pop pensano alle carriere soliste una volta raggiunto il successo, discutono con il proprio management e perseguono poi progetti solisti. Non è che lo fanno perché la Big Hit dia maggiori libertà. La cosa unica qui è che la Big Hit non produce progetti da solista. Enfatizziamo l’immagine del team. Ma ovviamente i membri sono individui e hanno le loro identità, quindi incoraggiamo e supportiamo i mixtape e le canzoni in versione gratuita, che consentono all’artista di esprimersi con meno responsabilità rispetto ad un progetto solista ufficiale. Da quando abbiamo iniziato ad adottare questo approccio, molte altre aziende hanno iniziato a produrre mixtape non ufficiali o tracce gratuite oltre a progetti solisti ufficiali. Credo che la Big Hit abbia contribuito ad arricchire il mercato della musica.

 

Di recente ha acquistato la “Source Music” ed ha espresso la volontà di formare un gruppo femminile. Come sta andando?

Per quanto riguarda le GFriend [gruppo Music Source], finora hanno pubblicato grandi contenuti. Quello che stiamo cercando di fare è perfezionare e semplificare una trama, un concetto, in modo che lo stile del loro prossimo progetto verrà presentato in modo sensato. Promuoveremo anche un’audizione per un nuovo gruppo di ragazze, nato da noi e Source Music. Proprio come con la Disney – animazioni, film per famiglie, Marvel e Star Wars – sto cercando di avvicinarmi alla segmentazione del mercato mantenendo le virtù del K-pop.

 

Una cosa che non abbiamo ancora menzionato sono gli ARMY (il nome dei sostenitori dei BTS in tutto il mondo). Sta pianificando di coinvolgere maggiormente i fan, dallo sviluppo di Weverse (un’app per i fan) e Weply (una piattaforma di e-commerce) ai film. Cosa dovrebbero aspettare ora i fan dei BTS e i follower della Big Hit?

Prima di tutto, il prossimo album. Sta andando alla grande. Come sapete, molte persone dicono che i BTS siano i Beatles dell’era di Youtube o che siano i Beatles del 21 ° secolo. So che non hanno ancora raggiunto quella statura, ma ne sono onorato. Credo però che ci sia qualche connotazione con questo titolo, ovvero che i BTS siano stati in grado di creare un fandom globale, il che era molto raro. Attraverso quel gigantesco fandom, sono stati in grado di rimodellare l’ordine del commercio; stanno creando nuove forme di comunicazione. E hanno incarnato un certo spirito dei tempi e creato un nuovo messaggio musicale. Quindi, in questo modo, ricordano molto i Beatles.

Spero che possano proteggere quel titolo onorevole e che rimangano figure eroiche seguendo la linea dei Beatles. Per arrivarci (al titolo), sarebbe bello se i BTS potessero continuare a ricevere riconoscimento nelle principali arene globali. Sarebbe bello ricevere qualche reazione dai Grammy; gli ARMY hanno atteso a lungo una performance dei BTS ai Grammy. Sono stato fortunato nel diventare un membro dell’Academy Records, quindi mi piacerebbe discuterne ulteriormente con il team dei Grammys perché credo che abbiamo qualcosa di simbolico con il quale contribuire.


Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (naive~)
Fonte: TIME (Raisa Bruner)
Prendere solo con crediti

Previsioni per i Grammy 2020: i BTS parlano della loro storica annata, della collaborazione dei sogni.

Gli apripista del K-Pop parlano anche delle esperienze lavorative con Halsey ed Ed Sheeran e condividono le loro speranze per i Grammy del prossimo anno.


Il primo round di votazioni per i Grammy sta avendo luogo in questo momento e continuerà fino al 10 di Ottobre. Per la nostra rubrica Previsioni per i Grammy 2020, abbiamo chiesto ad una serie di possibili nominati di riflettere sulle loro esperienze passate alle scorse cerimonie, di guardare al futuro e di spiegarci gli album ed i singoli che potrebbero fargli vincere una statuetta a Febbraio.

I BTS stanno finendo lo spazio dove mettere i loro fan. Lo scorso ottobre il gruppo K-pop, composto da sette membri, si è esibito per la prima volta in uno stadio negli Stati Uniti. All’inizio di quest’estate si sono esibiti esclusivamente negli stadi, facendo sold out in tutto il mondo, per dei concerti in più sere in location di 90.000 persone, tanto in fretta quanto per il loro Love Yourself Tour.

Quest’anno sono stati il primo gruppo K-pop a presentare un premio ai Grammy, proclamando H.E.R. vincitrice del premio “Miglior Album R&B”. Ai Grammy 2020 sperano in una vittoria, o almeno in un’occasione per esibirsi. Hanno una possibilità. Il loro ultimo EP, Map of the Soul: Persona, ha raggiunto la vetta delle classifiche in numerose nazioni, e il suo ritmato singolo – “Boy With Luv” con la collaborazione di Halsey – ha più di 500 milioni di stream. “Sappiate” disse RM, membro dei BTS, ai Grammy “Torneremo su questo palco.”

I sette membri dei BTS hanno parlato con Rolling Stone ad Agosto.

Come è stato andare per la prima volta ai Grammy?
Qual è il vostro ricordo migliore?

RM: È la più grande notte dell’industria musicale di tutto il mondo, perciò eravamo così onorati, un po’ nervosi ed entusiasti di essere lì con degli artisti così grandi. Vogliamo tornare. Tutti i membri sono dei veri fan di H.E.R. Ed è stato davvero sorprendente ed emozionante poter dare il premio ad uno nostro idolo. Quando ho detto “Congratulazioni, H.E.R.!” è stato il momento migliore.

Jungkook, ai fan è particolarmente piaciuta la tua reazione a Dolly Parton. Hai pianto davvero?
Jungkook: Sì, è stato un giorno incredibile. Sono contento che ai fan sia piaciuta la mia reazione.

RM, come è nato il tuo remix di “Old Town Road”?
RM: In varie interviste ho sempre risposto “Old Town Road” quando mi chiedevano “Qual è la tua canzone preferita?” e credo che Lil Nas X abbia visto quelle interviste e forse per questo ha proposto la collaborazione. Ho semplicemente ricevuto una telefonata dalla mia agenzia e sono stato molto contento di lanciarmi in questo progetto. E lui ha decisamente riscritto i record, per cui congratulazioni per aver passato, tipo, 18 settimane al numero uno e forse la mia Seoul Town Road può averlo aiutato un pochino, quindi sono davvero grato e contento per lui. È stato un onore.

 

 

Siete stati il primo gruppo K-Pop a presentare un premio ai Grammy ed avete ricevuto una nomination per “Best Recording Package” (Miglior Copertina di un Disco) per Love Yourself: Tear. Cosa sperate per i Grammy del 2020?
RM: Abbiamo avuto davvero tante prime volte quest’anno. Primo gruppo dai tempi dei Beatles ad avere 3 album alla posizione numero uno in meno di un anno, prima performance al SNL, come ospiti musicali. Forse anche la prima performance ai Grammy del 2020 perché, in fondo, possiamo sognare… Pensarci mi emoziona davvero. Continueremo ad essere noi stessi e a lavorare duramente sulla nostra musica e sulle nostre esibizioni.

Quali artisti vi ispirano al momento?
RM: Ok risponderemo uno alla volta…

Jin: Halsey

Jungkook: Billie Eilish

Jimin: Labirinth e Gavin James.

Suga: Lil Uzi Vert.

J-Hope: Mi piace Chance the Rapper.

V: Conan Gray.

RM: Nas e Lil Nas X.

Nas e Lil Nas?
RM: Sì.

 

 

Jin ha menzionato Halsey. Com’è stato lavorare con lei per “Boy With Luv”?
RM: Siamo grandi fan di Halsey da quando è uscita “Closer” con i Chainsmokers e abbiamo scoperto che era la sua prima volta a svolgere una coreografia ufficiale per un video, ma si è esercitata davvero molto e le siamo grati per questo. Inoltre ha anche scritto l’introduzione per la nostra pagina di Le 100 persone più influenti del Times. Siamo davvero commossi e toccati dalle parole della nostra amica. Halsey, ti voglio bene.

Quali sono i vostri progetti per i tour se alcuni dei membri dovranno svolgere il servizio militare obbligatorio sudcoreano?

Jin: Nulla è definitivo, ovviamente, riguardo al servizio militare, ma la cosa più importante dovrebbe essere che è nostro dovere svolgerlo e quando saremo chiamati lo faremo per quanto saremo in grado. Fino ad allora ci esibiremo il più possibile e al massimo delle nostre potenzialità.

State lavorando a della nuova musica nel frattempo? Cosa possono aspettarsi i fan dal vostro prossimo album?
RM: Sì, lo stiamo facendo. Stiamo lavorando davvero al nostro prossimo album, ma siamo sempre ancora in tour cercando di incontrare quanti più fan possibili in tutto il mondo. Stanno succedendo davvero un sacco di cose.

Ai Grammy del 2020 avete indicato H.E.R., Travis Scott e Lady Gaga come alcune delle vostre collaborazioni dei sogni. Volete aggiungere qualcun altro alla lista?
J-Hope: Drake.

RM: Sì beh, abbiamo milioni di artisti con cui sogniamo di collaborare. Lil Nas X era uno di quelli ed è successo. J-Hope ha appena menzionato Drake. Credo che Drake sia davvero la destinazione finale. L’abbiamo incontrato ai Grammy quindi sì, Drake, se hai tempo chiama la nostra agenzia.

L’anno scorso avete indossato degli smoking ai Grammy. Come pensate di superare quel look la prossima volta?
Suga: Beh, dobbiamo prima farcela a tornare ai Grammy per potervi abbagliare con un nuovo look.

J-Hope: Se riusciremo ad andare, vorremmo indossare qualcosa di davvero fantastico.

Cosa vi ricordate del vostro primo concerto in uno stadio negli USA ad Ottobre?
Suga: È passato solo un anno da quando ci siamo esibiti al Citi Field e in realtà un sacco delle riprese di quel giorno sono nel nostro nuovo film [Bring The Soul], e quando abbiamo visto il film ci abbiamo ripensato: è stato solo un anno fa ma sembra che sia passato molto di più. Ci ricordiamo com’era il tempo, l’esibizione, cosa abbiamo fatto e credo ci abbia ricordato che vogliamo continuare ad esibirci negli stadi ed a fare quello che stiamo facendo.

RM: A dire il vero, abbiamo scattato una grande foto di noi che ci esibiamo al Citi Field. L’abbiamo stampata, incorniciata ed è davanti al palazzo della nostra agenzia. È la nostra foto principale.


Ditemi dei vostri progetti di esibirvi in Arabia Saudita durante l’estensione del vostro tour negli stadi. Come avete deciso di aggiungere una tappa anche lì?
Jin: Stiamo per incontrare i nostri fan del Medioriente, compresa l’Arabia Saudita, per la prima volta in assoluto e i BTS sono sempre pronti ad incontrare i fan in tutto il mondo. Il concerto in Arabia Saudita fa parte di questo. Semplicemente andremo lì e cercheremo di fare la migliore esibizione possibile.

Quali sono le preferite tra le vostre recenti collaborazioni?
RM: Nel nostro album Persona, “Make it Right” è di Ed Sheeran. Anche lui è uno dei nostri idoli ed ha chiamato la nostra agenzia dicendo che ci voleva regalare una canzone. Si è rivelata essere davvero una bella canzone. E nella colonna sonora del nostro gioco [per cellulare], abbiamo collaborato con Juice WRLD, Zara Larsson, Mura Masa e Charli XCX. È stato davvero divertente lavorare con questi artisti di nazioni diverse.

Ditemi di più su BTS World. Qual è l’obiettivo?
Jungkook: Nel gioco diventi il nostro manager e devi cercare di farci diventare delle super star.

Jin: Ci sono anche delle riprese mai viste prima di noi che recitiamo. Soprattutto la recitazione di RM è stata davvero notevole.

Jimin: Noi siamo i protagonisti del gioco, per cui inizialmente ero un po’ esitante a giocarci. Sono un po’ troppo timido per giocare ad un gioco dove ci sono io.

Qual è il segreto? Come fanno i giocatori a rendervi delle star?
RM: Dovete giocare con costanza. Lavorate duramente e giocate duramente.

Suga: Se provate davvero dell’affetto per noi, sarà proprio quello a portarvi al successo quando giocherete.

 

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (©Fab)
Prendere solo con crediti
Fonte: Rolling Stone

La xenofobia spesso si nasconde sotto l’aspetto di critiche verso i BTS


“Ti piacerà la musica dei BTS se la ascolti senza pregiudizi”, ha detto Suga, uno dei rapper dei BTS, in un messaggio ai lettori nella rivista americana J-14 nel marzo 2018. A quel tempo, il gruppo idol coreano era già in costante ascesa nel panorama pop mainstream degli Stati Uniti. Ma la richiesta di Suga – mezza promessa, mezzo appello – viene ancora negata da un mondo occidentale che spesso insiste nell’usare un linguaggio xenofobo per parlare di una delle band più famose al mondo nel 2019.

 

L’esempio più recente di questo tipo di risposta è venuto dalla stazione di notizie australiana Channel 9, che ha trasmesso un segmento pieno di battute burocratiche, spesso xenofobe e di critiche sottilmente velate sul talento dei BTS.
Un altro esempio viene dal comico Jimmy Carr, che riferendosi alla guerra nucleare, ha detto: “Quando ho sentito per la prima volta parlare di qualcosa di coreano esploso in America mi sono preoccupato, quindi immagino che sarebbe potuto andare peggio. Ma non molto peggio.” Il video è diventato virale ed è stato criticato dagli ARMY, ma è solo l’ultimo di una serie di commenti e battute dispregiativi che hanno seguito il gruppo pop sudcoreano da quando la loro popolarità è aumentata.

 

Il settetto – composto dai membri RM, Jin, Suga, j-hope, Jimin, V e Jungkook – ha debuttato nel 2013 e nel 2019 milioni di persone li rispettano. Ma anche se non sei un fan dei BTS, puoi comunque parlarne in un modo che non si rifaccia alle prospettive occidentali. Mentre i BTS continuano la loro attuale corsa verso la notorietà mondiale, è il momento di affrontare la tendenza degli inglesi (ndr persone la cui lingua madre è l’inglese) a celebrare e riconoscere il successo solo quando proviene dagli artisti di lingua inglese.

 

Questa tendenza non sempre assume la forma di un evidente xenofobia, ma affiora in modi più difficili da riconoscere. Viene ancora d’istinto riferirsi a canzoni di successo in altre lingue definendole “scioccanti” o “sorprendenti”. C’è una tendenza a prendere in giro a prescindere qualsiasi cosa sia popolare, specialmente quando coinvolge fan adolescenti e giovani donne, ma sembra ancora più insidiosa quando si parla di Latin pop o K-pop, o di qualsiasi tipo di musica popolare che non sia principalmente cantata in inglese.

 

C’è una convinzione di fondo per la quale sembrerebbe del tutto naturale per gli artisti di lingua inglese espandersi su scala globale, esibirsi in tour mondiali ed essere in vetta alle classifiche di dozzine di paesi. Nessuno si chiederebbe mai perché cantanti come Shawn Mendes e Justin Bieber, entrambi canadesi, ricevano un successo così travolgente in paesi non di lingua inglese e siano presi sul serio come artisti dai media e dall’opinione pubblica. Queste pop star sono affascinanti, le loro canzoni sono ben scritte e ben prodotte, e l’entusiasmo dei loro fan internazionali è la prova che la musica pop va oltre la barriera linguistica – non sembra nemmeno una coincidenza che entrambi abbiano abbracciato l’influenza della lingua spagnola, anche con delle collaborazioni (Shawn con Camila Cabello su “Senorita” e Justin con il suo verso su Luis Fonsi e”Despacito” di Daddy Yankee)

 

Quando i BTS (o altre star del K-Pop come le BLACKPINK, gli NCT 127 e le Twice) hanno raggiunto le stesse metriche nell’industria musicale, riuscendo in paesi in cui il coreano non è comunemente parlato, non sono stati immuni ad una piccola dose di derisione.
Solo nella prima metà del 2019, i BTS hanno partecipato ai Grammy sia come candidati (ndr ‘Love Yourself Tear’ nella categoria Best Recording Package) che presentatori, hanno lanciato un album che ha debuttato al numero 1 di Billboard ed hanno ottenuto il loro secondo disco di platino, hanno fatto un tour mondiale durante il quale hanno fatto sold out per due notti al Wembley Stadium di Londra. I sette membri sono stati persino invitati a diventare membri votanti della Recording Academy. Quando i BTS hanno vinto il premio Top Social Artist nel 2017, è stato con 300 milioni di voti da parte dei fan, ed hanno battuto Shawn, Justin, Ariana Grande e Selena Gomez.

 

Eppure, vittorie come queste sono spesso disseminate sui social media con commenti razzisti e xenofobi, sminuendo il gruppo con commenti quali “questi asiatici del c***o” e “Asian One Direction.”
Dopo i BBMAs del 2017 quando i BTS hanno vinto il premio Top Social Artist, superando Justin Bieber, vincitore per 6 anni in quella categoria, Twitter era pieno di commenti che affermavano che nessuno sapeva chi fossero i BTS e che quel premio non avrebbe fatto in modo che l’America avrebbe iniziato ad ascoltare il K-pop (… Abbiamo delle buone notizie per voi!). Un utente ha persino protestato perché gli artisti americani non partecipano alle premiazioni coreane (il che, è un falso reclamo – vedi: Charlie Puth agli MGA) e perché, secondo l*i, gli artisti coreani non dovrebbero essere invitati agli eventi come i BBMAs.

Nel frattempo, i critici occidentali risultano ancora confusi sul motivo per cui questi artisti siano così popolari, così che spesso implicano che non deve essere la musica (a piacere), ma l’aspetto degli artisti o la mancanza di maturità dei fan. La scorsa primavera, Roman Kemp di Capital FM ha detto a Metro UK che non crede che il clamore intorno ai BTS riguardi le loro capacità musicali “Quando vedi band del genere che creano questa ‘fandomania’ … (I fan) sono lì per la musica, o sono lì per l’aspetto dei ragazzi?” interroga Kamp. Ma lo stesso conduttore radiofonico ha alimentato quella “fandomania” in passato, quando ha invitato nel suo show ruba cuori inglesi come gli ex membri degli One Direction, i Jonas Brothers e Shawn Mendes, che condividono suoni musicali simili e demografia dei fan in gruppi come BTS.

 

Il modo in cui parliamo della musica pop cantata in coreano, o giapponese, o spagnolo, o in qualsiasi altra lingua – che si tratti di un razzismo ovvio o più indiretto – deve cambiare. Secondo YouGov Omnibus, il 50% degli americani nel 2018 ha dichiarato di “divertirsi” con una canzone cantata in una lingua che non capiscono. Ad aprile, un papà bianco è diventato virale per aver copiato “Boy With Luv” con la figlia diciassettenne; altrove, le famiglie di tutto il mondo si sono lanciate nella sfida dance di “Idol” del 2018. Non c’è mancanza di fan e di crescente accettazione da parte di ascoltatori non coreani di questi artisti internazionali, ma comunque le battute continuano oltre la solita dose di condiscendenza da parte di persone a cui piace criticare ciò che è popolare. Ma alla fine del gioco, non c’è alcun vantaggio nell’escludere gli artisti non di lingua inglese dalla conversazione. La musica pop, come letteralmente qualsiasi altra cosa, non può che migliorare se il campo di gioco è più ampio e diversificato nelle persone e nelle prospettive.

 

Quando fingi deliberatamente di essere ignorante in qualcosa che non capisci, semplicemente perché non lo capisci e non prendi provvedimenti per familiarizzarci, stai perpetuando un problema. Sì, i BTS si esibiscono in coreano e sono vocalist altamente qualificati, rapper, ballerini, cantautori e produttori musicali. I membri dei BTS sono artisti seri, non nonostante siano coreani e non nonostante abbiano giovani fan, ma anche per queste ragioni. Il rifiuto di metterli sullo stesso piano degli artisti pop di maggior successo in lingua inglese è a questo punto segno di un’ignoranza intenzionale.

 

Fortunatamente, la musica è una di quelle esperienze umane comuni che ha la capacità di colmare le lacune delle barriere linguistiche. Se anche tu lo pensi, ma sei ancora perso su come i BTS siano diventati tali juggernaut (ndr forze incredibili), forse puoi trarre beneficio dall’attitudine che ha il gruppo nelle interazioni con gli altri.
In una live del mese scorso, j-hope ha spiegato che non poteva fare a meno di pensare che se il suo inglese fosse stato migliore, sarebbe stato più divertente fare le interviste e comunicare con altri artisti negli Stati Uniti. “Ma a pensarci bene…“, ha detto, in coreano, a 5.5 milioni di spettatori “Anche se non posso parlare la lingua (inglese), posso comunicare con gli altri. La sincerità funziona sempre. In ogni senso.

 

Fonte: TeenVogue 
Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (Naive~)
Prendere solo con crediti.

 

I BTS tra le “100 Persone più Influenti al Mondo” di Time.

BTS
di Halsey

Qual è esattamente il modo per conquistare il mondo? Di sicuro ci vuole un incredibile talento, carisma, gentilezza, altruismo e dedizione. Ma vi mancherebbe comunque una componente chiave: una comunità devota che porti in alto i vostri sforzi, addolcisca i vostri passi falsi ed illumini ogni notte il cielo con la luce dei loro occhi quando sentono il vostro nome.

 

Seguendo questi parametri i BTS hanno raggiunto la vetta. Durante gli ultimi anni, il gruppo K-Pop ha travolto l’industria musicale – infrangendo record di vendite, accumulando riconoscimenti ed esibendosi in tutto il mondo davanti ad audience da capogiro- il tutto rimanendo rappresentati esemplari della cultura coreana. Ma dietro quelle tre lettere ci sono ragazzi straordinari che credono che la musica sia più forte delle barriere linguistiche. E’ un linguaggio universale.

Con messaggi positivi sull’autostima, intricate filosofie nascoste nelle loro canzoni sfavillanti, una sincera sinergia e fratellanza in ogni passo delle loro elaborate coreografie e numerosi impegni di beneficenza e antropologici, i BTS cominciano con quattordici passi giusti ad essere dei modelli per i milioni di fan adoranti ed ogni altra persona che si trova attratta dall’innegabile fascino dei BTS.

Ho conosciuto “i ragazzi” – come io ed altri fan li chiamiamo affettuosamente- anni fa ed ho avuto il piacere di andare in corea e passare un po’ di tempo con loro in svariate occasioni. All’esterno sono raffinati e professionali, ma ore di risate, strette di mano segrete e regali scambiati mostrano che sotto questo movimento che fa colpo, accuratamente preparato, sono solo dei ragazzi che amano la musica, i loro fan e che si vogliono bene.

 

Per i BTS, dominare il mondo è solo altri 8 conti nella contemporanea danza della vita. Ma se credete che sia facile, non avete visto l’amore e l’impegno che questi ragazzi mettono in ogni suo singolo passo.

Fonte: Time
Traduzione italiana a cura di BTS Italia (Fab)

Prendere solo con crediti.

Come i BTS hanno guadagnato oltre mezzo milione di fan online e nella vita reale per il progetto digitale ARMYPEDIA

BTS ai 28th Seoul Music Awards (Foto di Lee Young-ho/Sipa USA)

I BTS sono alcuni tra i più grandi artisti del pianeta, senza dubbio in parte grazie al supporto costante del loro fanbase, gli ARMY. Come notato, per anni, dai follower della boyband sudcoreana, anche quando i ragazzi non riescono ad incontrare i loro fan di persona, c’è sempre un canale di comunicazione tra le due parti, costituito sia dai social media che dal rilascio inaspettato di nuova musica. Ma questa relazione ha raggiunto un traguardo speciale quest’anno con il lancio di ARMYPEDIA.

Immaginata come una campagna per consentire ai BTS e ai fan di guardare insieme i tempi andati prima della nuova musica nel 2019, ARMYPEDIA è stato lanciato come un progetto di memoria digitale unico nel suo genere per archiviare i 2.080 giorni insieme della band e del fandom. Lanciata il 22 febbraio e conclusa il 24 marzo, la campagna ARMYPEDIA e il suo sito web non sono stati creati solo come un mezzo celebrativo per i traguardi raggiunti –esser diventati la più grande boyband del mondo e alcuni tra gli artisti con le maggiori vendite a livello globale- ma anche per parlare di come e dove tutto è iniziato. Una combinazione della parola ARMY (il nome ufficiale del fandom di BTS) e Wikipedia (una parola ormai sinonimo di archiviazione digitale), ARMYPEDIA è il database organizzato per i follower, indipendentemente da quando sono diventati ARMY, popolato dai ricordi sulla band, sulla loro musica, sui loro messaggi e così via.

Alla fine della campagna durata un mese, 540.000 fan hanno partecipato al progetto che includeva la ricerca e la scansione di codici QR trovati su Internet e in luoghi del mondo reale, per accedere a giorni specifici e lasciare ricordi personali nell’archivio- Ad esempio: 12 novembre 2017, giorno in cui Suga ha tenuto una trasmissione live e molti utenti hanno lasciato i loro ricordi inerenti alla stessa ed altri pensieri su quel giorno. ARMYPEDIA vanta anche degli incontri reali tra i fan (tra cui 10.000 persone riunite a Seoul) e nuovi contenuti registrati dai ragazzi (tra cui uno speciale talk show con protagonisti Suga, RM, Jin, J-Hope, Jimin, V e Jungkook).


La BigHit Entertainment ha condiviso idee e riflessioni esclusive con Forbes sul progetto. “Fin dall’inizio, volevamo creare una campagna possibile solo in questo momento per i BTS e per tutti gli ARMY nel mondo”, spiega l’agenzia, dando un’idea del motivo per cui il progetto si è concluso meno di un mese prima del rilascio del prossimo album dei BTS “Map of the Soul: Persona”, il 12 aprile.

Uno dei punti principali dell’appello internazionale dei BTS – e una parte fondamentale dello scopo di ARMYPEDIA, secondo la BigHit – è l’utilizzo del gruppo di temi profondi nella loro musica sin dal primo giorno. Dai discorsi sul bullismo e sulla dura vita scolastica nel loro album di debutto “2 Cool 4 Skool”, fino all’affrontare, nella loro musica di oggi, argomenti come la salute mentale, la politica e le lotte della nuova generazione; i BTS hanno un costante linea di messaggi commoventi. Un progetto come ARMYPEDIA sembra voler sottolineare proprio questo a coloro che si sono uniti agli ARMY negli ultimi due o tre anni di successo della band.

Ma le reazioni sincere degli ARMY e le connessioni con il messaggio dei BTS hanno agito come un fattore chiave nel lancio di ARMYPEDIA. I BTS hanno parlato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scorso settembre, il leader RM ha enfatizzato il concetto di “Fatevi sentire” (Speak Yourself), considerato da molti come il passo successivo del tema “Ama te stesso” (Love Yourself) degli ultimi tre album. Quando i fan hanno iniziato a prendere a cuore quel messaggio ed hanno iniziato a parlare maggiormente su Twitter delle loro identità, esperienze e connessione al fandom, l’idea per ARMYPEDIA e per uno spazio dedicato al documentare i ricordi dei fan è diventata più chiara che mai.

Non avremmo potuto arrivare fino a questo punto senza il grande amore e sostegno dei nostri ARMY.“, dicono i BTS a Forbes, in una dichiarazione esclusiva dopo la conclusione della campagna. “Attraverso ARMYPEDIA, siamo stati in grado di conoscervi un po’ meglio- e vogliamo continuare a conoscere i nostri ARMY sempre di più.” La BigHit cita il genuino sostegno dei membri, indicando anche una live in cui Jin e Suga hanno parlato del progetto.

Dal punto di vista commerciale, ARMYPEDIA è stata anche una mossa astuta per commercializzare il marchio BigHit. I partecipanti più attivi nell’archiviazione sono stati premiati in punti utilizzabili nel negozio online del BigHit Shop, creando così l’opportunità di avere più prodotti dei BTS, e quindi un supporto aggiuntivo per il prossimo album della band, o anche la possibilità di supportare un altro artista della BigHit. Dopo essersi registrati su ARMYPEDIA, gli utenti non erano obbligati, ma potevano anche optare per iscriversi ad una newsletter, un modo fondamentale per i marchi di rimanere in contatto con il loro pubblico.

 

E proprio come gli ARMY, le grandi aziende erano felici di prendere parte ad ARMYPEDIA ed attirare più partecipanti. La BigHit ha collaborato con Hyundai (i BTS sono infatti i rappresentanti per la Palisade, modello della casa automobilistica sudcoreana), Korea Yakult (lo scorso anno è stata lanciata una speciale bevanda a base di yogurt in collaborazione con i BTS), Hot Topic Spotify, LINE Friends e altro, per aiutare a fornire i codici QR digitali e reali ai fan. I risultati si sono dimostrati vantaggiosi per entrambe le parti, con la BigHit che ha citato le società che hanno contribuito ad ampliare la portata della loro campagna, incluso l’inserimento di codici QR su cartelloni pubblicitari, nascosti tra negozi di abbigliamento e all’interno di popolari playlist, mentre i marchi hanno potuto espandere la propria relazione con gli ARMY- a.k.a l’impegnatissima fanbase la cui attività online ha mantenuto i BTS al numero 1 della classifica Social 50 di Billboard per quasi due anni.

La BigHit descrive questi discorsi come portatori di “sincera eccitazione” da parte di tutti i soggetti coinvolti. Quindi, come proseguirà il concept di ARMYPEDIA? La BigHit non è sicura se lancerà una seconda parte per i BTS o se creerà servizi simili per gli altri artisti della loro etichetta, come la nuova band Tomorrow X Together. La BigHit, invece, la vede come una risorsa legittima e che trae fonte dai fan, che si addentra in cosa vuol dire essere parte degli ARMY dei BTS.

Ogni giorno, gli ARMY si divertono e creano dei ricordi proprio sull’essere ARMY.“, riflette la compagnia.
Pensiamo sia significativo il fatto di avere un archivio in cui chiunque possa trovare una qualsiasi storia sui BTS e gli ARMY.” Con i BTS che si imbarcano nel prossimo capitolo delle loro carriere con il nuovo attesissimo album, una componente chiave di quel prossimo capitolo saranno indubbiamente gli ARMY. ARMYPEDIA ora si presenta come un sincero album dei ritagli, completo di ciò che i BTS e centinaia di migliaia di ARMY hanno condiviso, così come una promessa di creare e condividere ancora di più in futuro.

 

Fonte: Forbes
Traduzione italiana a cura di BTS Italia (Naive~)
Prendere solo con crediti.

RM e Suga parlano di salute mentale, depressione e della connessione coi fan

Diventare una pop star potrebbe sembrare il lavoro dei sogni, ma coloro che ci riescono lottano con molte delle realtà con la quale lottano tutte le persone comuni.

La missione dei BTS, gli artisti che compaiono sulla copertina di Entertainment Weekly di questa settimana, è proprio quella di portare alla luce tutti quei sentimenti che ognuno di noi prova almeno una volta nella vita: tristezza, solitudine, bassa autostima. Tali messaggi vengono trasmessi sia tramite i testi delle loro canzoni, che tramite i progetti che sostengono come, ad esempio, le loro campagne in collaborazione con UNICEF, Love Myself (che hanno presentato al summit sulla gioventù delle Nazioni Unite lo scorso settembre) e #EndViolence.

Durante una recente intervista rilasciata ad EW, i BTS si sono riuniti nella sede principale della loro etichetta, la BigHit Entertainment, per parlare dei temi più disparati (la loro esperienza ai Grammys, le loro passioni segrete, perché adorano John Cena), parlando anche di salute mentale, tema che li ha riportati alla serietà.

Quando è stato chiesto loro se trovassero più difficile esprimere i loro problemi tramite i loro social e i loro testi ora che sono delle celebrità, Suga è stato molto chiaro: “Crediamo che coloro che hanno la possibilità di parlare di questi problemi, dovrebbero parlarne di più.  Si dice che la depressione sia qualcosa che capisci di avere solo dopo che ti viene diagnosticata all’ospedale, ma non puoi davvero capirlo finché non è un medico a dirtelo.

Quindi credo che, non solo noi, ma anche altre celebrità” continua “se parlassero più apertamente – se parlassero di depressione come si parla di un comune raffreddore, allora questa verrebbe vista sempre più come un problema comune, come il raffreddore. Credo che gli artisti e le celebrità che hanno molta influenza debbano parlare di questi problemi, così da portarli alla luce.

 

RM, poi, continua “Questo è il motivo per cui il nostro concept è Love Yourself. Il messaggio ‘Non fate questo! Non fate quello!’ non è quello che vogliamo mandare. Prendiamo, per esempio, Anna da New York o Marc da Rio, o me e te: tutti noi abbiamo tratti differenti, etnie differenti, genitori e background differenti, viviamo con climi differenti, qualsiasi cosa. Tutto è differente…

Siamo nati con vite differenti” continua, “e alcune cose (nelle nostre vite) non possono essere cambiate. Per questo crediamo che l’amore, nel vero senso della parola, parte dall’amare noi stessi, accettando quei destini e quelle ironie della vita che ci appartengono sin dall’inizio. Sono cose che non possiamo decidere da noi, ed è per questo che siamo impegnati nel (diffondere il messaggio di) ‘Love yourself’, ed è per questo che ho iniziato il nostro discorso alle Nazioni Unite con ‘sono solo un normale ragazzo di una città vicina a Seoul’.

 

Per i BTS, la musica è anche un messaggio dal duplice scopo “La nostra più grande influenza” dice Suga, “e da dove traiamo la nostra forza, il nostro conforto e la nostra gioia sono i nostri fan. È quello che abbiamo in mente ogni volta che facciamo musica, e credo che anche i nostri fan siano in grado di trarre la stessa forza e gioia (da noi).

 

Fonte: Entertainment Weekly
Traduzione italiana a cura di BTS Italia (Bea)
Prendere solo con crediti.

I più grandi Showmen: Uno sguardo esclusivo all’interno del mondo dei BTS.

 

Magari li avete visti occupare i divani illuminati dai riflettori di Ellen DeGeneres e Jimmy Fallon, in un leggero scambio di battute bilingue con i conduttori colpiti dal loro fascino da star. Magari è stato quando hanno solennemente parlato della salute mentale e dell’amare sé stessi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scorso settembre, o quando un muro di urla da delfino li hanno accolti mentre si recavano ai Grammy Awards di febbraio in degli ordinati smoking abbinati uno all’altro, con i capelli tinti di varie sfumature di colori pastello macaron.

 

O magari è la copertina di questa rivista che vi fa notare davvero, per la prima volta, i BTS (sono successe cose più strane nel 2019). Ma sembra indiscutibile dire che in un momento non preciso degli ultimi due anni, il settetto ha conquistato il mondo: due album al numero uno delle chart di Billboard nel giro di tre mesi; più di 5 miliardi di stream combinati su Apple Music e Spotify; una lista di concerti sold out, dallo Staples Center di Los Angeles al famoso Wembley Stadium di Londra.

Peter Yang per EW

Difficilmente questo li rende la prima boy band a dominare un periodo culturale, ma il fatto che siano tutti nati e cresciuti in Corea, che cantino canzoni in coreano con solo una leggera spolverata di inglese, sembra qualcosa di completamente nuovo. E ci racconta di una nuova tendenza globale senza precedenti – una in cui la musica pop si muove senza barriere o confini, anche mentre la geopolitica sembra ritirarsi ancora di più dietro a confini ben marcati e muri alti.

In una giornata di sole splendente a Seoul, cinque settimane prima del rilascio del loro prossimo sesto EP, Map of the Soul: Persona, il gruppo è rintanato nella loro agenzia discografica, la Big Hit Entertainment, a prepararsi. Edifici come questo sono il luogo dove si realizza molta della magia del fenomeno conosciuto come K-pop, nonostante la sede della Big Hit, situata in una tranquilla strada secondaria del quartiere di Gangnam (sì, lo stesso di cui cantava PSY nella sua hit del 2012 “Gangnam Style”), sembri come ogni altro ufficio ad alta tecnologia: lisci corridoi di calcestruzzo e stanze conferenza simili a scatole di vetro piene di frigobar ben muniti, peluches e l’occasionale pouf per sedersi.
Solo una vetrina, straboccante con un numero veramente sconvolgente di placche delle vendite dei dischi e statuette, e una splendente foto in formato gigante dei BTS al loro concerto sold out al Citi Field di New York lo scorso Ottobre, ci fanno di intuire di cosa si occupano qui.

 

In un lungo corridoio, tutti i sette membri si aggirano più o meno pronti mentre si stanno preparando per girare un video di ringraziamento per un premio di iHeartRadio che non saranno in grado di accettare di persona. Jimin, capelli biondo platino e labbra carnose, si sta lasciando piastrare attentamente i capelli in un guardaroba riempito da scaffali di jeans coordinati e abbigliamento sportivo dai colori fluo. Dozzine di paia di Nike e Converse immacolate sono ammassate in un angolo; una giacca solitaria in ecopelliccia color gelato alla fragola si lascia cadere su un appendiabiti alle sue spalle, come un Fraggle abbandonato (i Fraggle erano dei burattini protagonisti di una serie tv animata famosa nei paesi anglofoni durante gli anni 80).

Jungkook, il piccolo del gruppo all’età di 21 anni, siede ubbidientemente su una sedia pieghevole in sala prove, mentre anche a lui sistemano i capelli; J-Hope ci passa accanto con una camicia bianca su cui esibisce una toppa di seta over-size raffigurante Bart Simpson, poi sorride e scompare. Suga, V e Jin sono accalcati su dei divani bassi nella stanza accanto, mentre scorrono tra le notifiche dei loro smartphone, cantando occasionalmente frammenti della canzone “My Bad” della star del R&B americano Khalid. Il ventiquattrenne RM, leader di fatto del gruppo ed unico capace di parlare in un Inglese fluente, è l’ultimo ad arrivare.

 

Ripetono il loro discorso davanti ad una crew di cameramen e gli ci vogliono forse quattro o cinque tentativi prima che il regista sia soddisfatto. Si fermano, quindi, per una chiacchierata in una spaziosa sala relax al piano di sopra, accompagnati dal loro fedele traduttore, un omone calvo ed amichevole in completo da lavoro che si chiama John (a meno che non sia specificato, le risposte di tutti i membri tranne RM sono tradotte da lui). Alcune settimane dopo essere ritornati dai loro primi Grammys, ripercorrono ancora con entusiasmo l’esperienza: consegnare ad H.E.R. il premio come Miglior Album R&B; chiacchierare con Shawn Mendes nel bagno degli uomini – “Pensavo cose tipo ‘Devo dirgli chi sono?’” ricorda Jimin, “ma poi lui mi ha salutato per primo, ed è stato davvero carino.” – ed essere seduti a solo uno scialle paillettato di distanza da Dolly Parton (“Era esattamente davanti a noi!” Si meraviglia Jungkook. “Fantastico.”)

 

Per quanto sembrino essere ancora felicemente abbagliati da altre celebrità, vedere i BTS in persona scatena lo stesso disorientante, ma non spiacevole, senso di irrealtà. Sullo schermo il gruppo può sembrare sconcertantemente bello: avatar di una bellezza dai pori invisibili, che va quasi oltre il genere, che sembra esistere solo nella loro realtà da filtro Snapchat. In persona sono ancora ridicolmente belli. ma in una maniera molto più familiare, giovanile; ciocche disordinate di capelli, persino un occasionale labbro screpolato o un piccolo (okay, minuscolo) brufolo. Toglietegli le Balenciaga alla caviglia e le discrete doppie C della gioielleria di Chanel, e potrebbero quasi essere gli universitari carini che vi trovate accanto nei bar o in treno.

Peter Yang per EW (2)

Peccato che per i BTS usare i mezzi di trasporto pubblico o entrare casualmente da Starbucks ha smesso di essere un’opzione molto tempo fa. A Seoul le loro facce tappezzano i negozi di make-up e i cartelloni per strada e anche le fiancate degli autobus – persino su degli enormi schermi pubblicitari che sono comprati e pagati da privati per rendere noto il compleanno di uno dei tanti amati membri, o anche senza alcun motivo. In città come San Paolo, Tokyo e Parigi i fan si accampano per giorni prima dei loro concerti o delle loro apparizioni in pubblico, scambiandosi ossessivamente curiosità e voci su possibili avvistamenti. Quando il gruppo ha postato la loro versione sulla #InMyFeelingsChallenge di Drake è diventato il video con più mi piace su Twitter del 2018; quest’estate la Mattel farà uscire una linea ufficiale di bambole dei BTS.

 

Nell’occhio di questo bizzarro uragano di fama, i ragazzi hanno trovato il modo di trovare alcuni antri di normalità. Jimin ricorda nostalgicamente una volta a Chicago quando riuscirono a sgattaiolare dalle loro stanze d’hotel senza essere notati “a notte fonda, solo per prendere una boccata d’aria fresca.” Ma nella maggior parte dei posti, ammette “è davvero fuori discussione” a meno che non si divano in gruppi più piccolo. “Insomma guardateci” aggiunge RM con una risata, passandosi una mano tra le ciocche grigio nickel. “Sette ragazzi con i capelli tinti! Si nota veramente troppo!”.

 

Piuttosto si focalizzano sulle cose che possono fare, come intrufolarsi al cinema (“Sempre all’ultimo o al primissimo spettacolo”, dice RM, se vogliono passare inosservati), lo shopping online (V adora eBay, soprattutto per i vestiti), andare a pesca, giocare a StarCraft a casa. Vivere in gruppo è in realtà comune per le star del K-pop e i BTS sembrano apprezzare la loro stabile convivenza: “Abbiamo vissuto assieme per un po’ adesso, quasi otto, nove anni.” Dice Jimin. “All’inizio litigavamo spesso e c’erano spesso dei conflitti, ma abbiamo raggiunto il punto in cui possiamo comunicare senza bisogno di parole: praticamente solo guardandoci negli occhi e leggendo le espressioni degli altri.

Anche se sono infallibilmente educati e cortesi durante le interviste, c’è un certo caos contenuto quando sono tutti assieme – un piccolo ciclone come di cuccioli che ruzzolano, fatto di spinte scherzose, pacche sulle spalle e strette di mano complicate – ma anche una sorprendente, tenera dolcezza nel modo in cui si trattano nei momenti di calma. Quando viene fatta una domanda al gruppo fanno del loro meglio per far sì che ognuno di loro venga ascoltato, e se qualcuno di loro fa fatica a trovare una parola si allungano velocemente per una pacca rassicurante sulle ginocchia o un braccio sulle spalle.

 

Anche con la barriera linguistica nel parlare con un reporter americano, le loro personalità individuali cominciano ad emergere rapidamente. Gli viene chiesto qual è il loro primo ricordo collegato alla musica pop, le risposte sono tra le più varie e disparate. “Amavo ‘Stickwitu’ delle Pussycat Dolls” dice J-Hope, il ballerino più esperto del gruppo, schioccando le dita e cinguettando il ritornello. Per RM, che ha iniziato nella scena rap underground di Seoul, è “Lose Yourself” di Eminem (“Credo che sia la scelta di molte persone nel mondo” ammette “ma non posso dimenticare la prima volta che ho visto 8 Mile ed ho sentito il giro di chitarra. È stato il mio momento di svolta.”). Per Jungkook che ha fatto uscire cover di Justin Bieber e Troye Sivan, è stata la ballad senza tempo di Richard Marx “Now and Forever”.

 

Suga, dalla voce dolce, cita “Imagine” di John Lennon come “la prima canzone di cui mi sono innamorato”, e cade a pennello per chiedere ai BTS se si vedono nel pantheon di amatissimi artisti musicali che i Fab Four hanno praticamente inventato. “A volte è veramente imbarazzante quando qualcuno ci chiama i Beatles del 21esimo secolo o qualcosa del genere” riconosce RM, “Ma se vogliono chiamarci boy band, allora siamo una boy band. Se vogliono chiamarci gruppo, siamo un gruppo. Se vogliono chiamarci K-pop, ci va bene K-pop.

 

Ah, K-pop. In Corea del Sud, dove il genere non è più una semplice merce culturale ma un’esportazione da molti miliardi di dollari, i giocatori, conosciuti come “idol”, attraversano una educazione alla “Fame” in canto, ballo e spettacolo che spesso dura per anni prima di essere considerati pronti per il palcoscenico. E paga: il business sta andando forte in dagli anni ’90 con star come le Girls’ Generation o G-Dragon che si sono diffusi in vari mercati tra Asia, Europa e le Americhe. Ma il loro sound è rimasto abbastanza costante – un mix tipico di beats pronti per le discoteche, ritornelli iper zuccherosi e le influenze più urban dell’hip-hop ed R&B occidentale – e non è mai approdato con l’impatto fulminante dei BTS.

Peter Yang per EW (3)

Bang Si-Hyuk, CEO e fondatore della Big Hit, ha iniziato a mettere insieme il gruppo nel 2010, quando tutti i membri erano tra l’adolescenza e i vent’anni: RM e Suga stavano emergendo dalla scena rap locale; Jimin e J-Hope hanno studiato danza in delle scuole di arti sceniche; V, che inizialmente si era focalizzato sul canto, si è unito ufficialmente nel 2013. Jin era un aspirante attore che è stato reclutato per strada grazie al suo impressionante bell’aspetto; Jungkook, adesso main vocalist del gruppo, si è unito quando andava ancora alle scuole medie.

 

Anche se i fansite tendono ad evidenziare le loro differenze fuori dal gruppo (Jungkook è del segno della Vergine ed ama la pizza! V colleziona cravatte e stringe i denti quando dorme!), ogni membro ha davvero uno spazio unico nel gruppo, che sia più propendente verso la produzione, i testi, o gli enormi hook su cui poggiano le loro canzoni. “Con sette membri abbiamo ovviamente gusti diversi” dice RM. “Quindi quando si parla di scrivere le canzoni è come una grande gara!” aggiunge J-Hope ad un certo punto, “scriviamo un verso e decidiamo. ‘Questo mi rispecchia di più, chi sono ed il mio stile’ e quindi lo conserviamo per una canzone da solista.

Dato che la Big Hit non restringe il loro diritto ad incanalare alcune idee in progetti extra- e dato che online il desiderio per più materiale targato BTS sembra essere insaziabile- i membri rilasciano regolarmente lavori da solisti attraverso EP, SoundCloud e mixtapes. Ma l’impatto principale arriva comunque dai rilasci degli album ufficiali, e dagli argomenti particolarmente di spessore che trattano nelle loro canzoni -un notevole cambiamento dagli stretti, spesso strenuamente allegri messaggi che di solito trattano gli altri artisti K-pop.

 

Ho promesso ai membri fin dall’inizio che la musica dei BTS doveva derivare dalle loro storie personali” dice Bang; da qui la loro franchezza riguardo le loro difficoltà con la depressione, dubitare sé stessi e la pressione di essere conformi che li ha portati fino all’ONU lo scorso autunno, dove RM ha parlato della campagna Love Myself ed #EndViolence, la collaborazione per la gioventù con UNICEF.

Peter Yang per EW (4)

Si fanno notare.” dice il DJ e produttore nippo-americano Steve Aoki, uno degli artisti dance mondiali con le vendite più alte che ha collaborato con la band con numerose canzoni. “E non parlo solo del K-pop. Aggiungono così tanta personalità alla loro musica e nelle loro storie e nel modo in cui si presentano. E il mondo si è innamorato di loro perché stanno mostrando quel lato vulnerabile che tutti vogliono vedere.

 

Aiuta anche che i messaggi più affilati sono spesso infilati negli inni dal sound che ti si attacca come il burro d’arachidi quali “No More Dream”, “Dope” e “Am I Wrong”. Ma loro apprezzano sempre questa opportunità, dice Suga, di essere “un po’ più crudi, un po’ più aperti.” RM approfondisce: “Credo che sia un dilemma senza fine per ogni artista, quanto debbano essere schietti e onesti. Ma noi cerchiamo di rivelare noi stessi il più possibile.

 

L’onestà ha i suoi limiti, ovviamente, quanto sei nella più grande boy band al mondo. Quando gli viene chiesto di descrivere il nuovo album, previsto il 12 Aprile (al momento in cui è scritto l’articolo, ha già superato i 2.5 milioni di pre-order), i membri danno degli indizi criptici ma entusiasti come “terapeutico” e “rinfrescante vivacità”. Ad essere sinceri non possono dire molto, in parte perché la track list del nuovo album non è ancora del tutto finalizzata -le decisioni dell’ultimo minuto sono un lusso della produzione interna- nonostante sono d’accordo nel lanciare una canzone, un forte e propulsivo pezzo rap chiamato “Intro: Persona” (è stato rilasciato come teaser il 27 Marzo, potete guardare il video qui e qui sotto).

 

Quando si tratta di domande più personali sulle difficoltà di uscire con qualcuno o gli obiettivi che vorrebbero raggiungere dopo i BTS, girano attorno all’argomento con grazia con risposte evasive e non specifiche che non possono che lasciarti piacevolmente sorpreso: è come guardare un diplomatico pattinare sul ghiaccio. Vogliono che si sappia che sono incredibilmente grati per la devozione dei loro fan e così fortunati ad essere esattamente dove sono, che non pensano facendo piani per i prossimi cinque o dieci anni. Ma ritornano riflessivi quando l’argomento del Sacro Graal del pop americano -la classifica Hot 100 dei singoli- viene toccato. Hanno scalfito la top 10 l’anno scorso con “Fake Love” ma devono ancora raggiungere posizioni più alte, fondamentalmente per i passaggi nelle radio più diffuse -un’enorme componente nel dominio della Hot 100- che ancora sfuggono negli Stati Uniti.

 

Deve essere una grande canzone” riconosce Suga, “Ma c’è anche molta strategia associata a raggiungere i primi posti. E poi ci deve essere anche una certa dose di fortuna, ovviamente. Quindi quello che è importante per noi è semplicemente fare buona musica e buone esibizioni e mettere insieme questi due elementi.” Una super hit in spagnolo come Despacito -che è stata per sedici settimane al numero uno- li rende più ottimisti sulle loro possibilità? “Sai, il Latin Pop ha i suoi Grammys in America ed è abbastanza differente” dice RM saggiamente “Non voglio fare paragoni, ma credo che sia ancora più difficile come gruppo asiatico. Una canzone in Hot 100, una nomination ai Grammys, sono i nostri obiettivi. Ma sono solo obiettivi – non dobbiamo cambiare la nostra identità o la nostra genuinità per raggiungere il numero uno. Ad esempio se improvvisamente cantassimo solo in inglese e cambiassimo tutte queste cose allora quelli non sarebbero più i BTS. Faremo di tutto, ci proveremo. Ma se non riusciremo ad essere al primo posto, o al quinto… Andrà bene lo stesso.

Peter Yang per EW (5)

Aoki, per nominarne uno, ha fiducia che ce la faranno. “Credo che sia possibile al 100% che una canzone cantata interamente in coreano riesca ad infrangere il tetto della Hot 100.  Lo credo fermamente e credo fermamente che i BTS possano essere il gruppo che ce la farà. Spianeranno la strada per molti altri gruppi, cosa che stanno già facendo – e quando succederà festeggeremo tutti.

 

Tornando alla Big Hit, però, il gruppo ha del lavoro più pressante di cui occuparsi. RM ci offre un tour veloce della sua stanza di produzione (ogni membro ha il suo spazio personale nell’edificio). La porta fuori è sorvegliata da un peculiare assemblaggio di statuette del famoso street artist Kaws, ma all’interno sembra, in modo incongruente, di entrare in una piccola chalet Sundance (catena di chalet ndr) dove si trova per caso anche un mixer. C’è un bellissimo tavolino fatto con un singolo pezzo di noce nero; tappeti in stile Navajo, opere d’arte di gusto sulle pareti. RM parla tranquillamente della sua ammirazione per produttori come Zedd e i Neptunes (“Pharrel Williams e Chad Hugo erano i miei idoli nel 2006, 2007. La voce di Pharrel! Il modo in cui canta è così sexy”) e sottovaluta le sue abilità (“Come compositore Suga è molto più bravo di me. Io non so nemmeno suonare il piano – creo gli accordi così” insiste, imitando un Muppet che suona la tastiera.)

 

Quindi si ritorna nella sala di danza, dove si sono cambiati in tuta e maglietta per ripetere dei nuovi passi di danza con il coreografo. Comincia con una formazione più o meno a triangolo e una combo complicata di colpo di fianchi che progredisce in un movimento di bacino, con mano che si porta al cavallo dei pantaloni che in realtà è da vedere molto più innocente che a descriverla, soprattutto perché continuano a fermarsi facendosi scoppiare a ridere a vicenda. Rapidamente però diventano seri -ripetendo le mosse finché sembrino precise ma anche facili, quasi un ricordo. Sembra che sia giunto il momento di salutarli: i ragazzi salutano con la mano felici, urlando un coretto confusionario di arrivederci.
Quindi si girano di nuovo verso lo specchio, e tornano a ballare.

Fonte: Entertainment Weekly
Traduzione italiana a cura di BTS Italia (Fab)
Prendere solo con crediti.

 

HuskyFox nominata ai Grammy “È grazie allo status dei BTS”

Estratto da un articolo del Yonhap News, datato 1 Febbraio 2019
Scritto da Lee Eun Jung.

이두희 (rom. Lee Doohee / Lee Doohwi) – Huskyfox

  • Lee Doo Hwi (35) co-fondatore e direttore artistico della compagnia HuskyFox ha dato credito ai BTS per la sua candidatura alla 61esima edizione dei Grammy Awards, che si terranno allo Staples Center di Los Angeles il prossimo 10 Febbraio 2019.
    CATEGORIA: Best Recording Package
  • La HuskyFox ha realizzato il packaging di Love Yourself   Her,  Tear ed  Answer, inclusi sia album, che CD e photo book.
  • La HuskyFox è stata lanciata sul mercato globale attraverso la candidatura di Love Yourself 轉 Tear, il primo album nella storia dell’industria K-Pop a raggiungere la prima posizione nelle classifiche Billboard.

LOVE YOURSELF 轉 ‘Tear’

  • Il design di un album deve riunire in modo organico diversi elementi, tra cui la visione dell’artista e del pubblico (o la messa in scena di un universo immaginario), e data la ben definita struttura della trama contenuta negli album dei BTS, il compito è ancora più difficile.

  • La serie degli album Love Yourself dei BTS si sviluppa in quattro fasi, Ki (presentazione), Seung (sviluppo), Jeon (cambiamento) e Gyeol (conclusione). Love Yourself rappresenta l’agitazione provocata dall’amore, il dolore dell’addio, affrontato quando si realizza di trovarsi di fronte a un amore falso e la conseguente realizzazione che amare se stessi è la chiave per amare gli altri. Questo processo riguardante l’amore è stato concretizzato sulle copertine degli album attraverso la fioritura e l’appassimento dei fiori.

 

  • Wonder , che è stato mostrato solo attraverso un video musicale, è rappresentato dall’immagine di un bocciolo prima della sua fioritura; 承 Her da un fiore completamente sbocciato; 轉 Tear dai petali di un fiore che cadono ed 結 Answer dai petali rimanenti disposti a formare un cuore.

 

  • Far combaciare la continuità della trama alla grafica delle copertine degli album ha provocato una sorta di piacere grazie al modo in cui gli album dovrebbero essere collezionati, così da formare un puzzle.
  • La metafora del fiore, e della contiguità artistica connessa alle emozioni che si provano in amore, sono idee suggerite dalla Big Hit. Abbiamo riflettuto a lungo, dato che avevamo bisogno di una grafica e di un design minimal che rappresentassero la metafora implicita che conteneva il messaggio. Inoltre, avevamo bisogno di un approccio strategico per connettere i 12 album. Abbiamo fatto una bozza di vari stili e colori considerando le richieste della Big Hit.
  • Questa è stata la prima volta che la Husky Fox ha progettato le copertine di un album. Per realizzare la serie Love Yourself quattro dei sette dipendenti della compagnia, compreso il rappresentate Lee, hanno lavorato al progetto. Lee spiega “Dato che si trattava del nostro primo lavoro in questo ambito, non eravamo a conoscenza delle norme in vigore” e aggiunge “Ci sono dei metodi specifici in ogni campo, ma non eravamo al corrente di quali fossero, e abbiamo cercato di non seguire una formula preesistente”.

  • Questa è la prima volta che HuskyFox crea il design di un album. Per la serie di Love Yourself, tra i sette impiegati della compagnia, quattro, incluso Lee stesso, vi hanno preso parte. Lee ha spiegato “Siccome era il nostro primo lavoro (del genere), non eravamo a conoscenza di alcuna regola. Esistono sono diversi metodi da seguire in base al campo in cui ci si muove, ma non essendone esperti abbiamo deciso di proposito di non seguirne alcuno“.
  • Lavorare su un album è infatti qualcosa di diverso. Dato il grande numero di fan che aspettava la pubblicazione di quest’ultimo, sentivamo un grande senso di responsabilità nel consegnare un design che fosse all’altezza delle loro aspettative… Non è stato facile. Nonostante tutto, quando l’album dei BTS ha raggiunto il primo posto nella classifica Billboard, è stato emozionante sapere di aver fatto parte di questo progetto“.
  • Ho ascoltato solo la musica dei BTS per un anno”,  “Ascoltavo in continuazione i loro album precedenti, quelli di quando hanno debuttato, mentre lavoravo, arrivando al punto di saperli tutti a memoria. La musica era bella, e seguendo le interazioni dei vari membri sui social, ho intravisto il loro charm e sono diventato un fan anche io”.

 

Abbiamo ricevuto l’attenzione del mondo del design, ma sarebbe troppo avido aspettarsi di vincere. È già un onore aver conosciuto i BTS ed essere stati candidati.

 

Fonte: doyoubangtan
Traduzione italiana a cura di BTS Italia (Bel & Naive)
Prendere solo con crediti.

COMEBACK CONFERMATO: obiettivi per il futuro, dopo l’impatto totalizzante a livello globale

I BTS faranno comeback con un progetto a livello GLOBALE il prossimo MAGGIO. Il nuovo album sarà diretto non solo al mercato musicale americano, ma a quello mondiale, e la band si sta preparando ancora una volta a confermare il loro titolo di “gruppo maschile più popolare al mondo”.

I BTS hanno sempre lavorato ai loro album in ogni momento che era loro permesso durante il loro tour mondiale; già hanno detto di aver finito di registrare alcune nuove tracce di quello nuovo. Al momento del rinnovo di un contratto di sette anni con la BigHit, è stata creata appositamente per loro, ex novo, una squadra speciale di più di 100 persone, e si è continuato a lavorare fianco a fianco con Bang Sihyuk, PDogg e altrettanti produttori musicali.

Il nuovo album dei ragazzi attirerà sicuramente l’attenzione mondiale. Questa volta hanno ideato un enorme progetto di marketing che superi i precedenti, che comprenda anche collaborazioni con artisti internazionali. Questo solo basterebbe a rubare l’attenzione generale. Si sta ancora discutendo col team americano di ulteriori piani e dettagli interni, ed è per tale motivo che non è ancora stata confermata una data precisa di rilascio per il nuovo album.

La cosa che più incuriosisce è scoprire quale concept seguirà la nuova era a cui si sta lavorando; fin’ora hanno trattato di temi scolastici, della giovinezza, Wings, e di recente hanno completato la serie Love Yourself. Durante l’assemblea delle Nazioni Unite, i BTS hanno mandato il messaggio di quanto sia importante amarsi, toccando gli animi dei fan da tutto il mondo, e ciò ha portato a un incremento notevole dell’interesse in ciò che sarà la nuova serie.

RM, in un’intervista precedente, disse di essere rimasto particolarmente colpito dal romanzo di Yoo ShiMin “How should I Live” (alias “Come dovrei vivere”): “Mi piacerebbe capire com’è che io stia vivendo, a questo mondo, e in che modo io stia contribuendo, quale spazio mi sono ritagliato“.
Suga ha inoltre aggiunto: “Abbiamo iniziato come ragazzini, raccontato storie del nostro processo di crescita; resteremo su un contesto simile“.
Dopo tali discorsi, l’opinione generale azzarda con cautela che le parole chiave del nuovo comeback potrebbero essere Vita, Sviluppo personale.

Il pubblico è anche interessato ai nuovi record che batteranno i BTS. Hanno già raggiunto la vetta della classifica di Billboard due volte e hanno continuato a fare nuovi record con le visualizzazioni di Youtube. Hanno rafforzato il loro fandom e riscritto la storia nella musica globale.

Articolo originale (Via @JK_Glitters) : Naver

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.

I BTS E LA MITOLOGIA: LA CULTURA POP INCONTRA LA TRADIZIONE

I BTS a cavallo dell’Haetae
(Fonte: choi_bts2)

I BTS lo hanno fatto di nuovo. Lo scorso 6 gennaio si sono esibiti alla 33esima edizione dei Golden Disk Awards con le loro due hit più recenti “Fake Love” e “Idol”, portando sul palco tutta la loro energia e passione.

L’esibizione si è aperta similmente a quella dei Melon Music Awards, con i volti dei ragazzi coperti dalle oramai ben conosciute maschere, e con i polsi bloccati da dei nastri bianchi, tutto riconducibile alla perdita di sé stessi a favore di una relazione oramai tossica che ti aliena e annulla, rendendoti una bambola senza anima. L’introduzione viene poi susseguita dalla ormai famosissima Fake Love, che continua questa narrazione dai toni dark tramite il suo testo e la sua coreografia eseguita, come al solito, alla perfezione.

La performance dei BTS continua poi con Idol, una canzone che mostra tutto l’attaccamento che il settetto ha per la propria cultura, soprattutto all’interno della base della canzone, che vede elementi della musica tradizionale coreana mischiarsi ad elementi più moderni, per creare una canzone dai toni felici (in totale contrasto con fake love) e che celebra un Paese ricco di storia e cultura.

 

Un’ulteriore conferma dell’attaccamento del gruppo alle proprie radici è data dall’enorme scultura che accompagna la loro seconda entrata sul palco. Per questa seconda parte della performance, i ragazzi arrivano sul palco a cavallo di un enorme Haetae, una creatura mitologica appartenente alla tradizione coreana. Tradizionalmente, l’Haetae (conosciuto come “xiezhi” in cinese) è in grado di discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, oltre ad essere simbolo di giustizia, ed è rappresentato come un leone con un corno sulla testa. Un altro ruolo tradizionalmente riconosciuto all’Haetae è quello di protettore contro i disastri naturali. Per questo motivo, questa figura mitologica è stata incorporata nell’architettura di Seoul durante la dinastia Joseon. Nel 2009, inoltre, la città di Seoul ha deciso di adottare l’Haetae come simbolo della città.

 

Secondo il direttore artistico del JTBC Team, Yoon Jinhee, la scelta di utilizzare la figura dell’Haetae durante l’esibizione dei BTS è stata fatta come simbolo della carriera dei ragazzi: “abbiamo pensato che la carriera dei BTS, che è sempre andata nella giusta direzione e che li vede essere attivamente presenti nella creazione della loro musica, e la figura dell’Haetae fossero adatte l’una all’altra. Inoltre, i BTS ricordano la figura dell’Haetae in quanto proteggono, confortano e danno energia ai fan tramite la loro musica. Per rappresentare l’impatto globale dei BTS e il loro percorso, abbiamo deciso di far entrare i BTS a cavallo di un Haetae”. Il direttore artistico ha poi aggiunto “attraverso il prisma e la luce abbiamo voluto rappresentare l’infinita forza che la musica possiede nell’espandersi senza fine, non avendo né limiti né confini. La scenografia rappresenta l’influenza e la popolarità che i BTS hanno, riuscendo a trascendere barriere linguistiche, età ed etnie”.

 

In tutto, ci sono volute due settimane per creare questa gigantesca scultura dal notevole peso di 1.5 tonnellate, lunga 10 metri e alta 4. La sicurezza degli artisti, ovviamente, è stata la priorità numero uno. Il direttore artistico ha affermato “Dopo aver dato forma alla statua, abbiamo aggiunto maniglie e barre di sicurezza. Il tutto è stato rifinito con del materiale ignifugo. Nell’ideare i gradini abbiamo preso in considerazione l’aspetto della sicurezza. La sicurezza degli artisti era la nostra priorità”.

La performance è stata arricchita dalla presenza di 100 ballerini che hanno occupato il resto del palco.

 

L’esibizione dei BTS ai Golden Disk Awards di quest’anno è un’ulteriore prova di quanto il gruppo sia legato al proprio paese e alla propria cultura, dimostrando anche che la cultura pop può essere fusa a quella più tradizionale senza che quest’ultima venga snaturata.

Il percorso intrapreso dai BTS per celebrare le loro origini ci rende felici ed orgogliosi, facendoci sperare che sempre più artisti in tutto il mondo decidano di celebrare orgogliosamente le loro origini e la loro cultura.

Articolo a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (©Bea)
Prendere solo con crediti

Fonti:

BTSARMY_Salon + choi­_bts2 + JK_Glitters