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Album dell’anno: I BTS trascendono le barriere linguistiche e culturali con “Love Yourself: Tear”

Con l’intento di parlare alla loro generazione in maniera diretta, il gruppo coreano crea musica che sarebbe meglio descrivere come “prendersi cura di sé”.

“Ho perso me stesso o ho guadagnato te?” canticchia un cantante, il suo timbro arioso che aleggia su una melodia liscia come il fumo che sale dalla brace. La frase è un bellissimo enigma, non molto diversa dagli artisti che ci sono alle sue spalle.

Quest’anno si è parlato un sacco del gruppo coreano BTS, dei loro fan appassionati (conosciuti cone ARMY) e dei loro successi senza precedenti sulle charts statunitensi, ma non si è prestata abbastanza attenzione alla loro musica -uno stupefacente catalogo di canzoni che attraversano un mix di generi musicali, alcune auto-prodotte, tutte cantate quasi interamente in coreano. Sin dal loro debutto nel 2013, i sette membri – RM, Jin, Suga, J-Hope, Jimin, V e Jungkook- sono stati aperti sulle loro difficoltà personali, incanalando spesso le loro paure e le loro ansie nella musica, con la speranza di far stare meglio chi aveva più bisogno di sentirla.

Con l’intento di parlare alla loro generazione in maniera diretta, il settetto crea musica che sarebbe meglio descrivere come “prendersi cura di sé”, dal pop con hook accattivanti, all’R&B giocoso, all’hip hop puro e gli inni da stadio dal sentimento malinconico. Tutto questo si nota al meglio nel loro album determinante del 2018, Love Yourself – Tear, un lavoro prismatico con le radici che affondano nel profondo senso di perdita e nella riflessione personale.

Il secondo capitolo della trilogia “Love Yourself”, iniziata l’anno scorso con Love Yourself: Her e conclusa ad agosto con il compilation album “Love Yourself: Answer”, è il più vulnerabile del gruppo, come lo sono molti capitoli centrali. In Her, i BTS hanno intessuto una narrativa sull’amore e l’innocenza che, in Tear, comincia a disgregarsi mentre si fanno largo il dubbio e il dolore.

L’album si apre con “Singularity”, una canzone solista che ritrae il vocalist V dubitare della maschera che indossa  per nascondere i suoi sentimenti reali.  “Anche nei miei sogni momentanei, le illusioni che mi torturano sono sempre le stesse” canta “Ho perso me stesso o ho guadagnato te?”. Nel frattempo l’inneggiante singolo principale di Tear, “Fake Love”, co-scritta e co-prodotta dal leader e rapper RM, riflette sul senso di vuoto nel dare così tanto di te stesso a qualcuno o a qualcosa solo per poi perdersi durante il processo. In “Paradise”, una traccia R&B di spicco, co-scritta dall’artista inglese MNEK, i BTS chiedono ai loro ascoltatori di “smettere di correre senza senso amico mio” e di vivere il momento. “Va bene anche se non hai un sogno” canta Jungkook “Se hai degli momenti in cui puoi sentirti felice per un po’”.

Questi messaggi trascendono la lingua. Sono dolori e problemi in cui tutti possono rivedersi indipendentemente dal luogo di provenienza, e i BTS aiutano a vederli in prospettiva. Ecco perché, ad Ottobre, 40.000 fan euforici -di diverso sesso, etnia ed età- hanno riempito il Citi Field di New York la notte dello storico concerto dei BTS in questo stadio, con lo stesso sentimento di speranza.

Ovviamente, analizzare Tear attraverso le sue 11 canzoni sembra incompleto. L’impatto visivo è una parte integrante del Kpop. i BTS, in particolare, hanno costruito delle storie dalla trama meticolosa che fondono la loro estetica (come quella di Tear, che ha appena ricevuto una nomination ai Grammys per miglior confezione di un album) con il messaggio della loro musica. Il rapper Suga l’ha spiegato brillantemente quando ha descritto il K-pop non come un genere, ma come un insieme di contenuti integrati. “Il K-pop non include solo la musica, ma i vestiti, il trucco, le coreografie” ha detto a Settembre. “Tutti questi elementi si amalgamano insieme in un pacchetto di contenuti visivi ed uditivi che lo differenziano dal resto della musica o dei  generi.”

Prendiamo ad esempio “Airplane Pt.2”, una canzone infusa di ritmo latino, scritta assieme ad Ali Tamposi, che ha anche passato la sua penna su “Havana” di Camila Cabello. La canzone in sé è accattivante e moderna, un’analogia sognante della vita della pop star. Ma vederne la performance live dei BTS significa vedere sette idol perfettamente in controllo delle loro doti artistiche, dove ogni minimo movimento è parte di una storia più grande. Per molti versi è più di un album, è un pacchetto completo a 360 gradi.

Con Love Yourself: Tear, i BTS si sono cementificati come uno dei più vitali artisti nella musica pop di oggi, e l’hanno realizzato senza scendere a compromessi su chi sono come artisti e performers coreani cercando, al contempo, di promuovere quel tipo di empatia che non si vede molto al centro della scena pop odierna.

Quindi è giunto il momento di smettere di riferirci ai BTS come dei “fenomeni”, un termine effimero che spesso diamo alle cose che non riusciamo a spiegarci. Il loro successo non è così difficile da comprendere: uniscono le persone. Il processo di amare sé stessi è un viaggio che non ha mai fine, ma attraverso la musica e i momenti di connessione -creati online o di persona- ti ricordano che non devi affrontarlo da solo e che i tuoi difetti non ti definiscono. Facendo questo, i BTS accolgono i loro fan esattamente come i loro fan accolgono loro.

Come ha detto una volta RM: “Per favore usatemi, usate i BTS per amare voi stessi.”

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (©Fab)
Prendere solo con crediti
Fonte: MTV

La Big Hit visita le vittime delle bombe atomiche e rilascia delle scuse ufficiali in merito alla controversia della maglietta

[Nov 16, traduzione articolo Yonhap News]

<< Korea Atomic Bombs Victim Association: “Il Giappone accusa i BTS, quando dovrebbe essere lui a chiedere scusa per i propri crimini di guerra” >>

Il 16 Novembre, l’agenzia dei BTS (Big Hit Entertainment), ha visitato le vittime delle bombe atomiche cadute su Hapcheon (nella provincia di Gyeongnam) e ha divulgato delle scuse ufficiali in merito alla recente controversia riguardante la maglietta indossata da Jimin, uno dei componenti del gruppo. 

Hapcheon è chiamata la “Hiroshima coreana”, dato che il 70% delle vittime coreane di bombe atomiche vengono da questa contea. 

Lee Jin-Hyung, rappresentante della Big Hit, ha incontrato 10 membri esecutivi della Korea Atomic Bombs Victim Association (associazione per le vittime di bombe atomiche in Corea) intorno alle 13, ha tenuto una riunione a porte chiuse e ha presentato le scuse della compagnia. 

Nel corso dell’incontro, durato circa 20 minuti, Lee ha abbassato la testa dicendo, “Ci è sembrato doveroso venire ad incontrare le vittime e a parlare con loro, dato che potrebbero essersi sentite ferite. Non era nostra intenzione ferire nessuno, ma se qualcuno si è sentito tale, chiediamo umilmente scusa”.

Lee ha detto, “Abbiamo organizzato questo incontro per comunicare direttamente a voi le nostre parole, non per la stampa” e non ha rilasciato alcun commento in particolare alle testate giornalistiche. 

Dopo l’incontro, l’associazione ha risposto con questo commento: “Le vittime di bombe atomiche comprendono la situazione e si sentono direttamente coinvolti nelle recenti controversie”.

Il presidente dell’associazione, Lee Kyu-Youl, ha espresso le sue critiche nei confronti del Giappone dicendo, “Accusando l’immagine della bomba atomica presente sulla maglietta di uno dei membri dei BTS, il Giappone tenta di portare l’attenzione su di sé come se fosse l’unica nazione ad essere stata colpita dalle bombe atomiche, quando le sue scuse per i crimini di guerra non sono mai arrivate”. 

Ha aggiunto, “E’ scioccante vedere dei media giapponesi, privi di qualunque consapevolezza storica, piuttosto che riflettere sulla loro storia da colonizzatori, cancellare gli impegni presi con i BTS, che sarebbero dovuti apparire in alcuni show giapponesi”. 

Ha, inoltre, sottolineato, “Invece che pensare a come la Corea sia diventata nuovamente indipendente per via dell’uso delle bombe atomiche, spero che tutti possiamo riflettere su quanto il loro uso sia contro l’umanità. Confido nel fatto che il Giappone e i suoi media non sviino e distorcano l’opinione pubblica, ostacolando così la brillante e innocente carriera dei BTS”. 

E ancora, “ Non dovrebbero usare le scuse della compagnia per incoraggiare le opinioni anti-Corea”.

La controversia della maglietta è diventata un problema nel momento in cui una delle testate giornalistiche giapponesi, vedendo l’immagine di una bomba atomica stampata sulla maglietta di uno dei membri, ha accusato i BTS di inneggiare al movimento anti-Giappone. 

Il ‘Simon Wiesenthal Center’, un noto centro per i diritti degli ebrei, ha anch’esso criticato il gruppo dicendo che “i BTS hanno indossato una maglietta che rappresenta una diretta offesa alle vittime delle bombe di Nagasaki”.

Il 13 Novembre, la Big Hit ha rilasciato un comunicato ufficiale tramite i propri social media, spiegando che “Abbiamo verificato che l’abbigliamento incriminato non è stato originariamente creato con lo scopo di offendere o schernire coloro che sono stati in qualche modo danneggiati dall’uso delle bombe atomiche”.

E ancora, “Ci scusiamo sinceramente per non aver preso le giuste precauzioni, che avrebbero potuto prevenire l’uso di tale abbigliamento da parte del nostro artista e conseguentemente non avrebbero ferito nessuna vittima di bombe atomiche, ma anche con chiunque abbia provato un senso di angoscia o disagio nel vedere associati i nostri artisti ad immagini relative agli attacchi atomici”. 

La maglietta è stata creata da un marchio coreano per celebrare il giorno della liberazione. Su di essa, oltre all’immagine di persone che festeggiano l’indipendenza, sono presenti parole in inglese come “patriottismo”, “la nostra storia”, “liberazione”, Corea”, etc.

In Corea del Sud non ci sono state polemiche a riguardo, dato che per la maggioranza si tratta della “maglietta del giorno della liberazione” e non della “maglietta delle bombe atomiche”, ma alcuni ritengono che l’uso delle bombe atomiche come simbolo di indipendenza potrebbe desensibilizzare l’immoralità della armi atomiche. 

Articolo Naver originale.

Traduzione inglese di @BTSARMY_Salon (link).

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia | @BTSItalia_twt. Prendere con crediti. 

“Speak Love, Not English”: quello che i BTS e mia sorella mi hanno mostrato sull’universalità della musica.

Valonea Renhern, 9 ottobre 2018

I BTS al Citi Field. Foto di @catherinepowell – NKD Mag.

Recentemente, ho avuto l’onore di prendere parte allo storico concerto dei BTS al Citi Field insieme a mia sorella minore Vienna, che è una vera ARMY. Siamo partite da New York tre notti prima, lei era veramente emozionata, rimanendo alzate ad ascoltare la loro intera discografia in attesa di poterli finalmente sentire dal vivo.

Come regalo di compleanno anticipato, sono riuscita ad acquistare i biglietti in modo da poterli vedere insieme. Anche se non ero una vera e propria fan dei BTS, sapevo quanto lei li idolatrava, quindi l’ho ritenuto il regalo perfetto.

Una volta giunte alla sede, Vienna ha iniziato ad innervosirsi. Potevo vedere le sue mani tremare, mentre stringeva il suo plushie BT21 in una morsa d’acciaio. Ho pensato si trattasse del classico “nervosismo da primo concerto” — Anche a me è capitato di sentirmi così, quando ho visto le mie band preferite per la prima volta, ed è un’emozione naturale. Tuttavia, andando avanti nella serata, ho realizzato che quello che Vienna stava provando era molto più complesso e significativo di quel che immaginavo.

Mia sorella è cieca. Vienna non può vederli ballare. Non può vedere i loro volti, i loro capelli, i vestiti, o i loro sorrisi. Niente di questo, tuttavia, l’ha mai fermata dall’essere loro fan. All’inizio ero preoccupata per come le sarebbe potuto andare il concerto, ma presto avrei ricevuto la conferma che non c’era niente di cui preoccuparsi.

L’intera esperienza è stata surreale dall’inizio alla fine. Anche prima che il concerto cominciasse, l’energia dei fan era palpabile e mi ha lasciato senza fiato. Quando i membri dei BTS sono apparsi sul palco, con un drammatico crescendo strumentale, che mimava il battito di un cuore, la pura gioia e l’entusiasmo dei fan poteva essere percepito da ogni angolo dello stadio. E’ stato fantastico, e mi sono goduta ogni istante. Vedere i membri è stato un immenso piacere; le coreografie incredibili, le voci meravigliose, la varietà dei generi musicali, ed i loro affascinanti sforzi nel connettersi con i fan facevano tutti parte del pacchetto per il livello di felicità di quella notte.

Quella che io considero la parte più memorabile del concerto è stata alla fine, quando i membri dei BTS hanno parlato a cuore aperto. Ricordo di aver visto il membro con i capelli biondi— credo si chiami Jimin — con gli occhi pieni di lacrime ed una sincerità che poteva essere percepita anche se ero parecchio distante dal palco. V, il membro che indossava una bandana rossa, ha parlato con affetto ai fan, chiamandoli “le stelle più luminose del loro universo.

Mi sono commossa grazie al bellissimo discorso di RM, leader del gruppo. “Non sapevo come amare me stesso,” ha detto. “Voi me lo avete insegnato. Attraverso i vostri occhi, il vostro amore, i vostri tweet, le vostre lettere, il vostro tutto. Mi avete insegnato — mi avete ispirato —ad amare me stesso.

Ho iniziato a piangere, allora, perché in quel momento, ho visto  — no, percepito— un mare scintillante di migliaia di cuori e menti collegati.

È questo tipo di riconoscimento, questo tipo di reciprocità e onestà, che mi ha aperto gli occhi sulla gravità di ciò che i BTS rappresentano veramente. Non li avevo mai visti prima, ma ora, dopo aver preso parte al concerto, posso dire con assoluta certezza che i BTS sono diversi da qualsiasi band che questo mondo abbia mai visto.

Durante quel discorso, ho sentito mia sorella tirarmi la manica. Quando mi sono voltata verso di lei, si è avvicinata e mi ha detto: “E’ lo stesso, Val.

Cosa è lo stesso?” Le ho chiesto, confusa.

Le loro voci. Il loro amore. E’ lo stesso.

È stata una lezione importante per me, qualcuno che una volta aveva etichettato i BTS come una boy-band senza pretese, con nient’altro da offrire se non melodie orecchiabili e l’occasionale cenno ai fan. Quella notte, ho finalmente capito cosa rappresentavano per mia sorella. Vienna non può vederli ballare. Non riesce a vedere i loro volti, i loro capelli, i loro vestiti o i loro sorrisi. Così stanno le cose, eppure questo settetto è riuscito a toccare il suo cuore con l’unica passione che li ha spinti sul palcoscenico del mondo: la musica. Le volte in cui l’ho vista con le cuffiette, il sorriso luminoso sul viso, la ritrovata sicurezza ed un atteggiamento di accettazione – era tutto merito della musica dei BTS. Mi vergogno di aver creduto in un preconcetto così sbagliato sui BTS prima di avergli dato una possibilità.

Mia sorella in passato è stata bombardata da frasi ridicole a causa della sua passione per i BTS, sfortunatamente dalla nostra famiglia e da altri conoscenti. Ha dovuto ascoltare molte cose dolorose, dirette a lei o ai BTS. Ogni volta che veniva da me, cercavo di consolarla nel modo migliore che potevo, ma ciò che notavo costantemente era quanto fosse immutabile il suo amore per loro. L’amore incrollabile che ha per BTS superava l’odio che ha così spesso incontrato. “Non importa che non cantino in inglese“, diceva. “So cosa stanno dicendo. Posso percepire quello che stanno dicendo.

È così sorprendentemente facile e sbagliato descriverli come pop star costruite. Quando si ascoltano le loro canzoni, le persone che scelgono di non scavare più a fondo potrebbero perdere alcuni dei testi più ferventi dell’industria musicale. Dal concerto, mi sono presa l’impegno di ascoltare più musica loro e di leggere le traduzioni delle canzoni. Sì, le loro impeccabili mosse di danza sono sicuramente coinvolgenti, ma che dire dei messaggi dietro la loro musica? Delle emozioni che le loro voci trasmettono? Che dire delle parole rivolte ai loro fan?
Sono coreani. Parlano principalmente coreano e la maggior parte delle loro canzoni è in coreano.
Ma perché questo dovrebbe impedire a chiunque di comprendere il loro messaggio di amare se stessi ed amare gli altri?

Sono stupita di come i BTS accolgano tutti a braccia aperte. Li vedevo tra la folla con un’espressione dolce e gentile. Il pubblico rispondeva prontamente alla loro esuberanza e con grandissimo affetto una vista gradita per me e molti altri. Durante ogni canzone, tutti cantavano ed il fatto che le canzoni fossero in coreano non importava minimamente.

Mia sorella mi aveva detto moltissime volte di quanto la musica significhi per i membri dei BTS, ma non mi aveva mai colpita fino ad ora. Trovo ammirevole che i BTS facciano tutto il possibile per dare ai fan così tanti contenuti, ma è ancor più ammirevole sapere che lo fanno per passione ed infondono questo amore in cose che vanno ben oltre la musica e la danza, nonostante le richieste fisiche e temporali. Questo amore intricato e senza limiti ha superato le barriere linguistiche, la distanza geografica e tanti altri fattori che cercano di separarci.

Forse è un concetto idealistico quello che l’amore possa vincere sui mali più oscuri del mondo, ma quello che ho visto, sentito e percepito durante quel concerto è stato indicativo del potere che il concetto intangibile dell’amore abbia davvero. Ogni ARMY può dirlo dalla donna afro-americana al ragazzo di dieci anni, al nonno premuroso, all’adolescente ciecoi BTS sostengono e dimostrano qualcosa che non può essere descritto da alcun dizionario o limitato ad una singola percezione. Non hanno bisogno di cantare o fare rap in inglese. Quello che fanno è di gran lunga più notevole dell’andare incontro al mercato occidentale abbandonando le proprie radici.

Non sono una filosofa. Non sono una storica, né una scienziata. Non sono un appassionata di musica e parlo solo una lingua. Ma non serve un genio o un accademico per capire cosa stiano cercando di dire i BTS al mondo.

Quando siamo tornati nella nostra camera d’albergo, mia sorella mi ha abbracciata e mi ha detto: “Questa è stata la notte migliore di tutta la mia vita“.

E penso sia stata anche la mia.

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (©Naive)
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Fonte: Medium

COME I BTS STANNO CONQUISTANDO IL MONDO

10 Ottobre 2018

La boyband che arriva dalla Corea e che conquista sempre più attenzione in Occidente.

 

È la sera di un lunedì di settembre, nella lussuosa suite all’ultimo piano del Ritz-Carlton di Los Angeles, e Jimin, membro del settetto dei BTS, la boyband più famosa al mondo, sta riposando in piedi di fronte allo specchio di un camerino.

Di sicuro, non lo si può biasimare. Esattamente 24 ore prima Jimin (22), Jin (25), Suga (25), J-Hope (24), RM (24), V (23) e Jungkook (21) si stavano preparando nel backstage dello Staples Center di Los Angeles per l’ultimo dei quattro concerti sold-out consecutivi totalizzati nell’arena da 20 000 posti.

Ogni sera è una maratona composta da difficili coreografie, interludi di video musicali e spettacoli pirotecnici all’interno dell’arena accompagnati, ovviamente, dalle urla dei fan. “È davvero un onore” dice J-Hope tramite l’interprete “Siamo davvero orgogliosi del fatto che tutto ciò che facciamo trasmetta energia”.

Proprio come i Beatles e i One Direction prima di loro, i BTS colpiscono grazie ad un mix esplosivo fatto da un’estetica che colpisce al cuore, ritornelli che rimangono in testa e da coreografie in stile New Kids on the Block e *NSYNC. Tuttavia, la band, il cui nome è Bangtan Sonyeondan in coreano e Beyond the Scene in inglese, sta anche solcando territori inesplorati: i BTS non sono solo i primi artisti coreani a fare sold-out in uno stadio americano (senza contare tutti i record raggiunti in Asia), ma lo hanno fatto senza darsi in pasto all’audience occidentale. Infatti, uno solo di loro, RM, è fluente in inglese e le loro canzoni sono per lo più in coreano. Questa è un’ulteriore prova che la musica “non deve essere in inglese per diventare globale”, dice il DJ americano Steve Aoki che ha collaborato con il settetto. Il gruppo è inoltre straordinariamente attivo sui social media, sia per promuovere la loro musica, che per connettersi con i fan.

Tuttavia, almeno per il momento, il gruppo sembra avere bisogno di riposo. “Sto ancora cercando di superare il Jet Lag” ci dice Suga, uno dei tre rapper.

***

Sin dalla sua genesi negli anni 90, il pop coreano (o K-Pop) è diventato sinonimo di ciò che gli studi definiscono “idol”: un insieme di pop star giovani, per bene e dalle sembianze perfette, la cui immagine è spesso controllata rigorosamente (gli idol, ad esempio, sono spesso dissuasi dal rendere nota la loro vita sentimentale, così da essere più appetibili ai fan). Tuttavia, nonostante il K-Pop sia oramai diventato un’industria da 5 miliardi di dollari, nemmeno le sue più grandi star, come Rain, Girls’ Generation e BigBang, erano riusciti a suscitare l’interesse del mercato occidentale. Colui che ha aperto questo mercato è stato PSY, un rapper sudcoreano la cui “Gangnam style” è diventata una hit virale nel 2012, grazie al suo personaggio comico ed eccentrico che lo ha portato a diventare un inaspettato (e, secondo alcuni, problematico) araldo di questo genere musicale.

Photograph by Nhu Xuan Hua for TIME

Quando i BTS debuttarono nel 2013, era chiaro che il gruppo avrebbe giocato secondo regole diverse: il gruppo è stato creato da Bang Si-hyuk, un rinnegato del K-Pop che ha abbandonato una delle etichette più importanti per crearne una tutta sua. Ha scelto delle giovani star che avevano qualcosa in più, iniziando con RM, che all’epoca faceva parte della scena rap underground coreana. Nonostante i BTS presentino degli elementi comuni agli idol, come un’ottima estetica, le difficili coreografie e le canzoni dedicate ai fan, accettano anche i loro difetti. Il loro primo singolo, “No More Dream”, parla di come i giovani coreani si sentano oppressi dalle aspettative della società; RM ha registrato un brano con Wale, in cui sottolinea l’importanza dell’attivismo, e Suga ha rilasciato un mixtape in cui parla di depressione. “Abbiamo iniziato a raccontare le storie che le persone volevano ed erano pronte a sentire, storie che gli altri non potevano o non volevano raccontare”, dice Suga “Abbiamo raccontato di ciò che gli altri sentivano: dolore, ansia e preoccupazioni”. Il gruppo trasmette questi messaggi tramite i video musicali, pieni di metafore e riferimenti culturali; tramite i loro aggiornamenti social e i loro testi musicali, che i loro fan traducono e analizzano all’interno di forum, group chat e podcast. “Quello era il nostro intento: creare quel tipo di empatia in cui le persone si possono riconoscere” continua Suga.

Di certo, aiuta anche il fatto di avere un sound molto accattivante, che fonde l’hip-hop con l’EDM e la produzione pop. Le loro recenti collaborazioni includono Desiigner e Nicki Minaj. Quest’ultima ha aggiunto un suo verso alla canzone “Idol”, le cui parole brillano nel firmamento del K-Pop “Potete chiamarmi artista, potete chiamarmi idol” recita la canzone “In qualsiasi modo mi chiamiate, non mi interessa… E non potete fermarmi dall’amare me stesso”. RM recita questo mantra, ama te stesso, che rappresenta il cuore dell’identità dei BTS e che viene anche incorporato nei titoli della loro ultima serie di album. “La vita presenta molte dinamiche, problemi e dilemmi inaspettati,” dice RM “Ma credo che la cosa più importante per vivere in serenità sia amare sé stessi. Noi stiamo ancora cercando di essere noi stessi”.

Questa combinazione di aspetti è risonata con i fan, soprattutto sui social, dove i BTS hanno raggruppato milioni di fan devoti chiamati ARMY, che rappresenta sia un acronimo di “Adorable Representative MC for Youth” (adorabili rappresentanti e portavoce della gioventù N.d.T.), che un’allusione al loro potere organizzato. Nel 2017, i fan del settetto sono saliti agli onori di cronaca per aver portato il gruppo in cima alla classifica Social Artist di Billboard, che comprende streaming, menzioni sui social e molto altro, e battendo artisti come Justin Bieber e Selena Gomez. Da allora, gli ARMY hanno catapultato entrambi gli ultimi due album dei BTS (Love Yourself: Tear e Love Yourself: Answer) in cima alle classifiche statunitensi, sud coreane e giapponesi. “Anche se c’è una barriera linguistica, una volta che la musica inizia, le persone reagiscono alla stessa maniera ovunque andiamo” dice Suga. “Sembra quasi che la musica ci unisca per davvero” aggiunge Jimin: “Noi trasmettiamo energia al pubblico e agli ascoltatori e, allo stesso tempo, traiamo energia dagli stessi”.

***

Tornando al Ritz, un makeup artist sveglia Jimin dal suo sonno. Li vicino, V Canticchia qualcosa mentre i suoi capelli tinti di biondo vengono asciugati. Jungkook fa stretching al collo mentre un makeup artist applica del correttore al suo viso. RM parla con un manager, Suga indossa i mocassini, Jin, che è stato soprannominato “Worldwide Handsome” dai fan, Lascia che un assistente costumista gli sistemi la cravatta, mentre la risata di J-Hope riecheggia nella stanza.

È un raro momento di relax per i ragazzi. Nelle settimane successive, si esibiranno in altri 11 spettacoli sold-out, appariranno a Good Morning America e contribuiranno al lancio di una campagna sulla legittimazione della gioventù all’Assemblea Generale dell’ONU a New York, in cui RM parlerà di accettazione di sé stessi: “non importa chi siate, da dove veniate, il colore della vostra pelle o la vostra identità di genere: esprimetevi”.

Un’agenda simile è spaventosa, ma pei i BTS e i loro ARMY è un segno incoraggiante di ciò che spetta loro nel futuro “Lo sto solo dicendo così, tanto per dire” dice Suga “ma magari un giorno ci esibiremo al Super Bowl”.

 

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (©Bea)
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Fonte: Time – Articolo di Raisa Bruner

I BTS ED IL FUTURO: UN QUADRO PIU’ INCLUSIVO E DIVERSIFICATO DEL POP

12 Settembre 2018

La rinomata critica Jessica Hopper aveva una volta proposto di “rimpiazzare la parola “fangirl” con “esperto”” e osservarne gli effetti. Questo tweet, spesso citato ma oramai cancellato, era una critica a come le giovani ragazze siano derise per la fervente passione dei loro fandom, a come il termine “fangirl” sia usato con sprezzo e di come la musica amata da queste ragazze (così come la loro grande conoscenza in questo campo) sia del tutto ignorata e non presa sul serio. Tuttavia, i numerosi esempi tra cui Beatles, Justin Timberlake, Harry Styles e The 1975, mostrano come queste giovani, quando si parla di fenomeni musicali destinati a diventare dei punti di riferimento, siano spesso state lungimiranti e, per così dire, “le prime ad arrivare e le ultime ad andarsene”.

 Il 2018 sembra essere segnato da un altro di questi momenti: con i BTS.

Anche senza essere grandi fan delle ultime tendenze del pop, è davvero impossibile non conoscere i BTS. Il loro album Wings, rilasciato nel 2016, ha debuttato al numero 26 della Billboard 200, aggiudicandosi così la posizione più alta mai raggiunta da un gruppo K-pop in America, mentre il loro album Love Yourself: Her, pubblicato nel 2017, ha raggiunto la posizione numero 7, diventando l’album con la posizione più alta mai raggiunta da un artista asiatico in una classifica americana.

Questi record erano destinati ad essere infranti dal gruppo stesso, che quest’anno ha raggiunto la vetta della BB200 sia con il loro album Love Yourself: Tear, che con la sua versione repackaged, ossia Love Yourself: Answer. A tutto questo, va anche aggiunto lo status di infrangitori di record nel loro paese natio.

 

Tuttavia, anche se i numeri sono esorbitanti, ciò che è davvero interessante è la storia di come questo gruppo sia riuscito a raggiungere questi traguardi. In primis, i membri si sono rifiutati di passare dal coreano all’inglese e, anche se alcune parti delle loro canzoni sono in inglese, i testi sono rimasti prevalentemente in coreano.

Questo aspetto, in un mondo “post-Despacito”, sembrerebbe diventare sempre meno importante negli Stati Uniti, dove la musica in lingua straniera sembra non essere più una novità, ma più un salto nel futuro. Prima dei BTS, molti artisti k-pop avevano tentato di irrompere nel mercato americano cercando di scendere a compromessi sia sul sound, che sulla lingua, senza avere successo. I BTS invece ci sono riusciti rimanendo loro stessi e, come RM ha confessato al Los Angeles Times quest’anno, il sospetto è che i loro fan più sfegatati “non vorrebbero vederli cantare in un’altra lingua” e che l’uso del coreano sia “parte integrante della loro identità”.

Con l’inizio del tour americano, partito a Los Angeles la settimana scorsa, la boy band ha fatto il tutto esaurito per quattro serate di seguito allo Staples Center, un’arena che li mette sullo stesso livello di artisti come Taylor Swift, Drake e Bruno Mars. In pratica, se volessero, riuscirebbero a vendere abbastanza biglietti da riempire uno stadio, cosa che probabilmente faranno la prossima volta che visiteranno LA. Nonostante la popolarità in continua crescita e la loro vasta importanza, il concerto finale di domenica sera aveva un’aura di grande riservatezza.

Questo sembrerebbe essere il vero punto: questi show sono luoghi di incontro per i cosiddetti ARMY, un posto in cui la stragrande maggioranza dei presenti, armata del suo fedele (e ufficiale) BTS Lightstick in versione 3.0, arriva alle 15.30 del pomeriggio anche se le porte aprono solo alle 18.00 pronta a riunirsi alle sue sorelle (e fratelli). Non ha importanza il fatto che molti dei bar e degli altri luoghi di ristoro dell’arena non si siano nemmeno preoccupati di tenere aperto per la serata, perché 30 minuti prima dello show, gli atrii sembrano delle città fantasma, gran parte del merchandising è già esaurito e gli spettatori urlano a squarciagola per riscaldarsi mentre sono intrattenuti dai video dei BTS.

© BIG HIT ENTERTAINMENT

Proprio quelle urla non cesseranno per tutta la durata del concerto (2 ore), al punto che mi è stato difficile pensare ad un concerto che sia stato più rumoroso di questo. Sono contagiose, in genere scaturite dall’immagine di uno dei membri sullo schermo, da una dimostrazione di affetto di uno dei membri verso il pubblico o tra di loro, o come reazione ad una parte di una canzone che semplicemente spacca. Per tutta l’arena si potevano osservare dei cartelloni fatti a mano per i ragazzi, con tanto di luci di natale attaccate, in pieno stile coreano.

Anche se il fandom coreano era ben rappresentato (l’area di Los Angeles ha la comunità di coreani-americani più grande degli Stati Uniti), è stato fantastico vedere l’audience essere così multiculturale, e quanto poco interessasse la barriera linguistica quando si trattava di cantare insieme al gruppo.

Oramai è abbastanza comune vedere un flusso in uscita dagli Stati Uniti, dove le canzoni in inglese non hanno problemi a trovare un’audience, ma sentire migliaia di ragazzi provenienti da differenti background urlare, ripetere slogan e cantare in coreano è stato, beh, rivoluzionario.

Il punto di forza dei BTS è che la loro musica parla il linguaggio universale dei trend del pop. Anche se non capisci esattamente ciò che dicono, puoi di certo riconoscere le influenze trap nella delivery della mastodontica Fake Love, così come è impossibile non notare quel synth alla Chainsmokers nella canzone solista di Jungkook, Euphoria (influenza del tutto comprensibile, visto che Andrew Taggart ha prodotto per loro in passato). I pop trend girano il mondo e, più di tutti prima di loro, i BTS sono stati abbastanza scaltri da sfuggire ai tradizionali e sicuri versi alternati fatti con lo stampino per produrre musica che riflette i tempi odierni. Tutto ciò ha sicuramente molto a che vedere con il fatto che i BTS producono e scrivono gran parte della loro musica.

Per quanto riguarda lo show, è stato quell’enorme esperienza multisensoriale che ci si aspetta dai più grandi artisti del pop. Si sono visti fuochi d’artificio, fiamme, coriandoli e stelle filanti, così come giochi di colore messi in atto grazie alle migliaia di lightstick. Ogni membro del settetto si è esibito in una performance solista, in cui Jimin ha dimostrato il suo lato dolce e sensuale e J-Hope ha espresso il suo lato hip-hop più genuino. Ogni paio di esibizioni soliste, il gruppo si riuniva sul palco per essere sicuro che il pubblico stesse tenendo il passo, mettendo così insieme le parti di un programma ben studiato.

E gli esperti che si sono riuniti per godersi lo spettacolo, che non si sono fatti sconvolgere da un padre troppo affettuoso che riprende ogni loro minima reazione con il suo iPhone o che non si vergognavano di mostrare il loro lato emotivo, hanno avuto l’esperienza della vita. Questi ragazzi e queste ragazze non tengono minimamente in considerazione che il loro fandom potrebbe teoricamente spostare delle montagne, e che i loro gusti musicali stanno stabilendo l’asticella per gli anni a venire. Per i loro fan, i BTS sono una luce brillante che aggiunge sapore alla loro vita, il faro che li aiuta a navigare in tempi in cui i momenti brutti sono ricordati tanto quanto quelli belli. Non sanno che il loro fandom, che le loro conoscenze, potrebbero star cambiando il mondo, accompagnando un periodo in cui la musica proveniente da ogni parte del mondo ha una chance di trovare il proprio posto nei tanto desiderati Stati Uniti.

 

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (©Bea)
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Fonte: UPROXXTR

BTS: “I fan ci hanno donato le ali che ci hanno permesso di arrivare dove siamo ora.”

I sette principi azzurri del K-pop hanno emozionato i fan nel corso di un’esclusiva conversazione al Grammy Museum, dove hanno condiviso il loro amore per gli ARMY; alcune considerazioni sul perché risulti così facile identificarsi con la loro musica e la loro evoluzione come gruppo.

I 7 membri dei BTS, fenomeni del K-pop, l’11 settembre hanno abbellito il Grammy Museum, nel centro di Los Angeles, con i loro sorrisi. Un gruppo di all’incirca 200 fan, tanto fortunati da essere riusciti a procurarsi i biglietti, hanno potuto non solo vedere i ragazzi da vicino, ma anche ascoltare le motivazioni per cui gli ARMY sono così importanti per loro e per il loro successo; perché risulti così facile identificarsi con la loro musica ed infine, come la loro storyline si sia evoluta.

La chiacchierata è iniziata con una cordiale introduzione fatta dal Direttore Artistico del Grammy Museum, Scott Goldman, che ha ricoperto anche il ruolo di intervistatore durante la serata, per poi proseguire con la visione della versione originale del video di IDOL (senza Nicki Minaj). Il pubblico ha iniziato a tenere il ritmo e a cantare, molti sapendo anche il testo in coreano.
Si respirava un’atmosfera impaziente ma allo stesso tempo allegra, mentre i fan aspettavano di vedere i loro idoli dal vivo, con il silenzio interrotto da un urlo della folla nel momento in cui J-Hope, Jin, V, Jungkook, Jimin, Suga e RM sono saliti sul palco.

All’inizio della serata, visto il palpabile livello di entusiasmo, Goldman si è assicurato con il pubblico di poter portare avanti la conversazione, così i fan, durante l’intervista, per rispetto del momento speciale a cui stavano prendendo parte, hanno mantenuto le urla e gli incitamenti al minimo.
Il silenzio è stato interrotto in modo adorabile solo quando gli ARMY hanno cantato “Tanti auguri” a RM, il cui compleanno è il 12 settembre, quando il gruppo è salito sul palco, e di nuovo quando se n’è andato. In entrambe le occasioni, la folla ha esibito tanti cuori fatti con le dita.

Tuttavia gli ARMY non sono stati gli unici a sentirsi amati. Quando Goldman ha chiesto ai BTS perché la loro relazione con i fan fosse così importante, V, parlando in coreano, ha condiviso un commovente messaggio al quale molti nel pubblico hanno risposto con un “aaw” ancor prima che il traduttore avesse modo di riportarlo in inglese.

I fan ci hanno donato le ali che ci hanno permesso di arrivare dove siamo e in qualche modo di volare dove ci troviamo ora, perciò saremo sempre grati e coscienti di essere qui grazie a loro. Quindi credo sia questo il motivo per cui abbiamo questo tipo di relazione con i nostri fan.”, così ha risposto V, per quanto riportato dall’interprete.

Quando Goldman ha chiesto loro perché credono sia importante parlare nella loro musica delle pressioni affrontate dai teenager, Suga ha condiviso come la musica abbia avuto un ruolo importante nella sua crescita da giovane, e come loro abbiano ritenuto altrettanto importante condividere le proprie storie per aiutare chi, in tutto il mondo, stesse vivendo esperienze simili; questo era quello che volevano trasmettere ai fan. Si tratta indubbiamente di un elemento importante che rende possibile ai fan di identificarsi con il gruppo e la loro musica .

Quando ero più giovane, uno studente, ascoltavo tantissima musica e credo si trattasse di un modo per evadere, per rassicurare me stesso; invece oggi i ragazzi, le persone intorno ai 20 anni, ascoltano musica ma… Sia io che gli altri membri abbiamo percepito l’assenza di bei suoni, di musica sana in grado di aiutare, e crediamo che si tratti di una mancanza che possiamo colmare… Credo che i giovani in tutto il mondo si trovino ad affrontare le stesse pene, gli stessi dolori e problemi: questo è il motivo per cui cantiamo questo genere di canzoni ed è per questo che i nostri fan, e chi ci ascolta, riescono a identificarsi con la nostra musica.” spiega Suga, attraverso l’interprete.

Goldman ha chiesto poi al gruppo a proposito della scelta della trama che corre attraverso i loro album, e che si sviluppa anche tramite le canzoni, confrontandola concettualmente con quello che i “The Who” avevano fatto con le loro opere rock. RM ha spiegato che i temi vengono scelti basandosi su ciò che è rilevante per tutti e 7 i membri, a partire dalle loro esperienze, e su quello che credono possa rappresentare anche i loro fan; perciò la trama si è evoluta insieme a loro – dalla scuola, alla gioventù, all’amore.

Quando vogliamo trovare un argomento e delle storie da raccontare, li cerchiamo dentro di noi. Quando abbiamo debuttato, 5 anni fa, parlavamo di scuola. Ne abbiamo parlato per tre album, e successivamente abbiamo parlato della gioventù per altri tre album. Poi siamo cresciuti.” ha condiviso RM. “Il nostro atteggiamento nei confronti della vita è un po’ cambiato, quindi abbiamo pensato… Che la storia di cui avesse bisogno il mondo era basata sull’amore.”.

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (©Chiara)
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Fonte: Grammy

Ridefinire la mascolinità con i BTS

In un’epoca in cui i canoni della mascolinità sono soffocanti e distruttivi, i musicisti asiatici stanno rompendo le barriere e ridefinendo ciò che significa essere “virili”.
In particolare, il settetto coreano Bangtan Sonyeondan (BTS) sta riscrivendo il concetto di mascolinità, andando oltre il mero lato estetico. La loro popolarità, in costante crescita, è segno di come questo gruppo stia creando nuovi standard legati all’essere uomo, scrivono Shaazia Ebrahim e Fatima Moosa.

I canoni tradizionali di virilità e mascolinità sono spesso riassunti nelle scienze sociali come “mascolinità tossica” a causa dei loro deleteri effetti sociali e psicologici.

La mascolinità tossica è costruita sul machismo, e definisce il “vero uomo” come colui che è duro, controllato, dominante, privo di emozioni, “razionale”, ossessionato dal sesso e con il diritto di pretendere di essere rispettato. La virilità è anche raffigurata come l’opposto di qualsiasi cosa considerata femminile o queer, tanto che essere indicati come queer o effeminati viene a sua volta considerato offensivo per coloro che hanno interiorizzato questa visione della mascolinità.

La mascolinità asiatica è stata a lungo sminuita dai canoni delle altre culture – facendo infuriare gran parte degli uomini asiatici.
Comunità di Reddit come “Asian Masculinity” trattano proprio della rabbia degli asiatici, che subiscono i pregiudizi della femminilizzazione, e vengono quindi “smascolinizzati” secondo gli standard occidentali.

 

L’attore Eddie Huang, le cui memorie sono state trasposte nella sitcom della ABC “Fresh Off The Boat”, ha scritto per il New York Times sull’eccezionalità dell’identità dell’uomo asiatico-americano nella cultura occidentale: “Sappiamo fare bene i conti, ci inchiniamo bene, siamo tecnologicamente efficienti, siamo naturalmente subordinati, la nostra anatomia maschile ha le dimensioni di una chiavetta USB e non potremmo mai, nemmeno tra mille millenni, essere in grado di rubarti la ragazza“.

La cosiddetta emasculazione degli uomini asiatici-americani risale al 19 ° secolo, quando gli immigrati asiatici in America erano classificati come effeminati dalle loro controparti bianche. In un articolo di un giornale sulla femminilizzazione degli uomini asiatici-americani, questi vengono definiti come “persone bizzarre nella mentalità dei bianchi“. Gli uomini asiatici erano più bassi e più magri, indossavano tuniche di seta ed erano considerati inconsueti e femminili dagli uomini bianchi. Questo racconta una storia universale sulla femminilizzazione degli uomini asiatici sia all’interno della cultura pop, che nelle idee sulla mascolinità.

Tuttavia, i musicisti asiatici stanno cambiando le regole del gioco, riuscendo non solo ad abbracciare i canoni di mascolinità asiatica, ma anche sovvertendo la definizione occidentale di mascolinità tossica. Questi artisti si alternano tra ciò che è considerato femminile e ciò che è considerato maschile in  modo elettrizzante e liberatorio. La loro straordinaria visibilità globale fornisce loro un mezzo per creare un nuovo standard di mascolinità, più organica e sperimentale.

I BTS hanno ridefinito la mascolinità in molti modi, partendo dal loro aspetto esteriore . Esprimersi attraverso la moda è considerato femminile, ma il settetto ha deciso di respingere la rigorosità delle tradizionali linee degli abiti maschili o dei jeans senza forma abbinati a delle felpe, outfit preferiti dagli artisti hip hop, preferendo tagli e modelli decisamente femminili. Il gruppo non è avverso ai colori pastello, stampe sgargianti, glitter, paillettes e tagli fluidi accessoriati da orecchini, anelli e chocker.

Il gruppo si presenta sempre con il viso perfettamente truccato, come delle bambole, che si tratti della pelle impeccabile, dell’illuminante o degli occhi ben definiti. I BTS si prendono cura della pelle, in un modo che farebbe vergognare la maggior parte di noi. I membri cambiano spesso anche colore di capelli: infatti sono passati dal grigio ardesia, al rosso vivo fino al blu bubblegum. Tutto questo è rivoluzionario per la società occidentale, che ritiene che prendersi cura del proprio aspetto sia una cosa esclusivamente femminile.

Al loro debutto, i BTS avevano purtroppo adottato quelle costruzioni tossiche legate alla mascolinità. In canzoni come “War of Hormone”, “Boy in Luv” e “Danger”, oggettivizzano le donne protagoniste delle canzoni con parole come “Girls are like an equation, us guys just do them (yup). Wear them more, your high heels.” (“Le ragazze sono come delle equazioni, e noi ragazzi siamo la soluzione (sì). Indossali di più, i tuoi tacchi” N.d.T.)
Tuttavia i due principali autori del gruppo, RM e Suga, hanno risposto alle critiche, affermando che ora consultano dei docenti universitari femministi per i loro testi. Questa si chiama crescita.

https://soundcloud.com/the-daily-vox/critical-stans-s01e05

L’aspetto esteriore dei BTS non è l’unica ragione per cui sono riusciti a trasformare i canoni di virilità. I ragazzi, infatti, non si fanno problemi ad infrangere quelle regole tossiche secondo cui gli uomini non possono piangere, condividere i loro sentimenti e mostrare emozioni. Loro piangono e condividono i loro sentimenti senza problemi, tanto che è impossibile trovare una singola premiazione in cui il gruppo non abbia vinto senza commuoversi, mostrando chiaramente quanto quella vittoria significhi per loro.

Ci sono innumerevoli video su YouTube e V-Live (un’app di streaming coreana) in cui il gruppo si riunisce e parla delle loro speranze, sogni e paure. Nella seconda stagione della serie Bon Voyage, in cui il gruppo è andato in vacanza alle Hawaii, ognuno di loro ha scritto una lettera per un altro membro, scrivendo di quanto ci tenessero l’un l’altro e condividendo liberamente le proprie emozioni.

Un altro aspetto da prendere in considerazione, è che i BTS parlano di salute mentale. Secondo una ricerca di Berkeley, la società coreana tradizionale è costruita sui valori confuciani e buddhisti della diligenza e dello stoicismo. Anche se questo non influisce direttamente sulle conversazioni relative alla salute mentale, la ricerca mostra quanto questi valori abbiano creato uno stigma culturale attorno al problema. I membri dei BTS, in particolare Suga, parlano spesso delle loro battaglie contro questi problemi.

Suga ha pubblicato un intero mixtape, sotto il nome di Agust D, in cui documenta le sue lotte con la depressione, la fobia sociale e il disturbo ossessivo compulsivo (DOC). Il gruppo ha anche scritto diverse canzoni in cui parla delle pressioni avute da parte di genitori, insegnanti ed altri affinché diventassero i migliori. I BTS quindi non sovvertono solamente i canoni della virilità, ma ridefiniscono il modo in cui i giovani dovrebbero comportarsi nella società.

Come osserva un articolo del Daily Dot  “Il K-pop non è un balsamo curativo per tutte le cose sbagliate nel concetto di mascolinità … Questi idoli celebrano chi sono con le persone che li amano – e i ruoli di genere sono dimenticati. Siamo semplicemente lì tutti insieme, imparando esuberantemente chi siamo.” Ed è importante per tutti essere in grado di poter esprimere il proprio io in modo da non venir vincolati agli arbitrari ruoli di genere.

Gli uomini dovrebbero sentirsi liberi di poter essere belli, desiderabili ed eleganti se lo vogliono. Dovrebbero poter esprimere la loro autenticità sia che significhi indossare paillettes ed illuminante o pantaloni larghi e avere la barba. Agli uomini dovrebbe essere concesso di piangere, mostrare i loro sentimenti e parlare di salute mentale. Le persone dovrebbero poter abbracciare chi sono realmente, oltre i confini dei ruoli di genere convenzionali.

https://www.youtube.com/watch?v=pnu-ZGylHMg

(Questo video è stato preso dalla conferenza stampa dei BBMAs 2017. Se siete interessati all’intera conferenza, sul nostro profilo di dailymotion l’abbiamo divisa in parti e sottotitolata in italiano. Iniziate da Qui~)

E forse questo è ciò che la crescente influenza dei musicisti asiatici ha orchestrato a livello globale: gli uomini asiatici possono ora abbracciare la loro identità in tutte le sue complessità, possono essere loro stessi senza sentirsi privati della loro mascolinità.

 

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (©Naive)
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Fonte: The Daily Vox

Ha inizio la lotta per avere i BTS agli show degli award di fine anno

Gli staff dei 3 festival musicali annuali e dei vari award di fine anno hanno iniziato a studiare un piano per avere i BTS presenti ai loro show. I BTS, che hanno dominato persino la classifica statunitense Billboard, sono l’ospite principale che non può mancare durante questi appuntamenti; anche se nella seconda parte del 2018 qualcuno facesse uscire un album incredibile, sarebbe molto difficile battere i loro record. È per questo motivo che gli organizzatori si stanno facendo la guerra per averli presenti alle proprie serate.

La ragione per cui la guerra ha già avuto inizio è anche in relazione alla scelta e affitto del luogo in cui tenere gli show; possono organizzare gli appuntamenti solo facendo combaciare gli impegni della sala del concerto, dello show stesso e dei BTS. Per questo, la questione più urgente è trovare una data che si incastri nell’agenda del gruppo; il problema è che riuscire a trovare una data in cui risultino disponibili, avendo loro tutto l’anno già organizzato e impegnato, è difficile quanto cogliere una stella nel cielo. Non è facile cercare di coordinarsi con i loro concerti e vari impegni oltreoceano. Big Hit Ent. ha affermato: “l’agenda di quest’anno è già tutta piena, e dopo aver aggiunto altre date al World Tour, sarà davvero un anno impegnato”.

Articolo originario

 

Prima posizione in Billboard 200 per i BTS: i pensieri dei ragazzi a riguardo

Per la prima volta nella storia della musica un gruppo coreano è riuscito a raggiungere la prima posizione in classifica Billboard 200 Album; si parla di un obiettivo avidamente ambito da qualsiasi artista, americano e non, per l’importanza e rilevanza a livello mondiale della graduatoria stessa, che si basa su una combinazione di vendite fisiche dell’album, vendite delle singole canzoni (10 tracce equivalgono a 1 album), e dello Streaming musicale (1500 ascolti corrispondono a un album).

L’album LOVE YOURSELF: TEAR ha conteggiato 135.000 album venduti, di cui 100.000 in copia pura. La prima posizione non è importante solo per la storia del kpop stesso, ma anche a livello mondiale, in quanto l’album si è posizionato primo dopo dodici anni da che un album non in lingua inglese riuscisse a conquistarsi la vetta della classifica.

Ma cosa hanno pensato i sette ragazzi al loro risveglio, dopo aver appreso di questo memorabile traguardo?
Sono state rilasciate alcune dichiarazioni per la stampa:

RM – “avrei molto da dire, ma dopo aver saputo del primo posto nella billboard200, non mi sembra neanche vero. Oggi io e gli altri membri festeggeremo, ma da domani ci focalizzeremo di nuovo sul produrre nuova musica e sulle promozioni. Voglio ringraziare di cuore gli ARMY di tutto il mondo. Vi voglio bene e diventeremo dei BTS migliori”

Jin – “Grazie a tutti coloro che hanno ascoltato le nostre canzoni. Grazie agli ARMY abbiamo potuto creare la nostra musica, e grazie al loro supporto siamo arrivati alla posizione #1 della billboard 200. È un onore aver ottenuto il primo posto con un album interamente in coreano, e spero che molte più persone si interessino ai BTS e alla cultura coreana”

Suga – “Dissi che sarei voluto arrivare alla prima posizione della billboard 200, e un grande onore che sia diventato davvero realtà. Prima di tutto, grazie a voi ARMY. Vi ringrazieremo con musica migliore che sia all’altezza di una tale posizione”

J-Hope – “Sono felice che ci siamo classificati #1 nella classifica principale ‘Billboard 200’, una classifica che fino ad ora avevamo solo sognato. È stupefacente come il nostro album si sia posizionato sopra gli album di artisti famosi in tutto il mondo. Ringrazio con sincerità i nostri fan che hanno reso possibile il nostro #1 posto. Voglio godermi questa felice notizia insieme ai nostri membri, che hanno lavorato sodo.”

Jimin – “Stanno accadendo uno dietro l’altro fatti che davvero incredibili. Non posso crederci che abbiamo fatto un comeback sul palco dei ‘Billboard Music Awards’, ma è sorprendente e stupefacente che ci siamo classificati #1 nella ‘Billboard 200’. Soprattutto, sono sinceramente grato ai nostri fan, che ci hanno sostenuti e dato amore. Vorrei esprimere i miei ringraziamenti anche ai nostri membri che, insieme, hanno lavorato sodo fino a questo punto.”

V – “Penso che ci siano state donate delle ali e che ci siamo classificati primi nella Billboard 200 grazie agli Army. Non sono davvero in grado di predire quanto lontano ci faranno volare. Sono davvero riconoscente, diventeremo i BTS di cui gli Army saranno orgogliosi”.

Jungkook – “Do ancora più importanza alla notizia perché ci siamo classificati #1 nella ‘Billboard 200’ con un full album. Dato che stanno accadendo cose belle, dai ‘Billboard Music Awards’ alla ‘Billboard Chart’, c’è più pressione, ma la cosa non mi dispiace, lavorerò ancora di più, e proseguirò verso un sogno più grande”

Da sinistra V, Suga, Jin, Jungkook, RM, Jimin e JHope sul Red Carpet dei Billboard Music Awards 2018

La storia dell’eccezionale crescita del Golden Maknae dei BTS, Jungkook

Jungkook, membro del gruppo BTS, si è fatto avanti come produttore, dando prova della sua grande crescita musicale dopo che, a distanza di tre anni, un’altra canzone da lui prodotta è stata inclusa nel loro album.

La canzone, che sta attirando attenzione tanto quanto la title dell’album e il pezzo con Steve Aoki, è la numero 7 dal titolo “Magic Shop”. Il maknae dei BTS l’ha scritta e prodotta insieme a Hiss noise, RM, ADORA, J-Hope e Suga. Un inizio umile ma che porta ad un possibile finale prospero.

Dall’essere tagliato fuori da Superstar K3 → al debutto dei BTS

Nato a Busan, Jungkook ha iniziato a sognare di diventare un cantante dopo aver visto G-Dragon, leader dei Big Bang; durante  il programma “My Music Story” dell’MBC, nel novembre 2016, disse di aver iniziato a sognare di diventare un cantante dopo aver ascoltato “Heartbreaker” di G-Dragon. Si tratta di un sunbae che Jungkook ammira tutt’ora. Ha sempre indicato i Big Bang come suo modello da seguire, fin dal debutto, rivelando la sua grande ammirazione nei loro confronti. Anche quando è comparso in una puntata di “King of Masked Singer” sull’MBC nell’agosto del 2016, nei panni di uno spadaccino, ha scelto “If You” dei Big Bang come canzone per la sua performance.

Prima di debuttare, ha anche sperimentato il dispiacere dell’essere eliminato. Nel 2011 prese parte alla terza stagione di audizioni del programma “Superstar K”, venendo, però, eliminato alle preliminari; a differenza di altri partecipanti di quest’ultime, però, le sue clip vennero tagliate dalla trasmissione. Ma, durante una puntata del programma di Mnet “New Two Man Show”, in onda a febbraio dell’anno scorso, si venne a conoscenza della sua partecipazione grazie alla messa in onda di quelle clip mai pubblicate. Un Jungkook di 15 anni cantò timidamente la hit dei 2AM “This Song”. Sebbene, ai tempi, non riuscì ad apparire nella puntata delle audizioni,  si dice che ricevette lo stesso chiamate da molte grandi agenzie, ma che le rifiutò scegliendo di entrare a far parte della Big Hit e dando come motivazione che RM, un altro trainee, ne faceva parte.

 

Sa cantare, rappare, ballare: meritatamente il Golden Maknae dei BTS

Jungkook vanta i ruoli di cantante principale, primo ballerino e sub rapper del gruppo. Nella vocal line, formata da Jin, V e Jimin, riceve commenti positivi per come porti avanti il suo ruolo di center, con il suo timbro unico ed emozionante unito alle grandi abilità di cantante. Non bastando le doti canore, Jungkook riesce anche a rappare in modo incantevole, ed è inoltre conosciuto per essere tra i primi ballerini grazie alle sue mosse estremamente potenti e controllate.

Ecco perché Jungkook viene chiamato “Golden Maknae” sia dai membri sia dai fan. Significa che mostra capacità eccellenti in vari ambiti. In risposta a una domanda di un’intervista del luglio 2016 con @star1, che chiedeva se apprezzasse il soprannome, Jungkook ha risposto: “È carino e sono grato di essere chiamato così, ma, d’altro lato, è davvero un peso. È che personalmente penso di essere ancora carente; voglio imparare di più e mostrare i progressi, così da essere all’altezza di quel soprannome”.

Armadio → l’entrata per il suo studio personale: storia della crescita di un “produttore-dol”

Jungkook sta anche costantemente crescendo come produttore e compositore. Era l’aprile del 2015 quando, per la prima volta, una sua canzone veniva inclusa nell’album dei BTS. Outro: Love is not Over, del loro mini album “HYYH pt.1”, pubblicato in quell’anno.

https://open.spotify.com/track/4gxEQo2DrlZhyEn9CLe6rU?si=9RK5AHrfTnia7A4auig2vQ

Anche quando non aveva uno studio personale, ha iniziato segretamente a produrre nella sua stanza, il Golden Closet.

Jungkook, che non sapeva come creare beat musicali, ha iniziato a produrre Outro mettendo assieme suoni di piano da autodidatta, per poi, successivamente, venire scoperto dagli altri membri e guadagnandosi, poi, l’onore di avere una sua canzone inclusa nell’album.

A parte le tracce per gli album dei BTS, ha anche ririlasciato versioni cover di canzoni locali e internazionali sui profili social ufficiali del gruppo oltre che su Soundcloud: da “Yanghwa Bridge” di Zion.T, da cui è nata la cover “Working”, a “Nothing like us” e “Purpose” di Justin Bieber, per passare poi a “We Don’t Talk Anymore” di Charlie Puth e “Only Then” di Roy Kim, comunicando coi fan tramite la musica.

https://m.soundcloud.com/bangtan/180314songforarmy

Di recente ha dichiarato di aver ottenuto un suo studio personale verso la fine dell’anno scorso. Si tratta di un  grande traguardo reso possibile grazie alla sua grande passione per la musica. Si dice che quest’anno sia arrivato a un livello tale da comporre i propri beats per le canzoni. Dopo aver ricevuto il premio “Song of the Year” con la canzone “Spring Day” ai Melon Music Awards del 2017 lo scorso dicembre, ha rivelato “Ho uno studio ora” e “Lavorerò duramente per produrre canzoni nel prossimo album che siano in grado di arrivare a tutti”.

Alla fine, Jungkook è stato capace di mantenere nuovamente la promessa fatta ai fan con la canzone da poco annunciata ”Magic Shop”. In una sua recente live, una fan ha chiesto se nel nuovo album ci sarebbe stata qualche canzone a cui Jungkook stesso avesse partecipato alla produzione, e lui ha risposto: “C’è. Non vi dirò che canzone è o di genere sia. Ovviamente sono stato aiutato dai produttori hyung durante la produzione, ma volevo assolutamente dare il mio contributo in questa canzone. Aspettatela con ansia”.

Articolo Naver originale:

http://m.newsen.com/news_view.php?uid=201805171029520410#_enliple