Crea sito

Traduzioni BTS Notes “Persona”

Namjoon
2 Maggio, Anno 2018

Quando arrivammo nel vicolo, vidi mobili e articoli casalinghi accumulati lungo la strada. “Namjoon-ah, che succede?” mi chiese mio padre, respirando con qualche difficoltà. Stavamo tornando dall’ospedale, era solo un centinaio di metri dalla fermata dell’autobus a casa nostra, ma mio padre aveva difficoltà anche con quello. Corsi a casa, mia madre era accasciata al muro, dietro la pila di cose della casa e si raddrizzò quando mi video. “Namjoon-ah, come dobbiamo fare?”, disse che aveva discusso con il figlio del proprietario che era venuto a riscuotere l’affitto che mio fratello minore non aveva pagato.

Portai mio padre nel magazzino dietro al supermercato del quartiere. Mentre spostavo i mobili mia madre puliva i piatti e il cibo. Presto il magazzino si riempì di tutte le cose che erano nel nostro bilocale. C’erano delle cose che volevo buttare, ma per farlo servivano soldi. Quando ebbi sistemato tutto era notte. Mi faceva male la schiena e stavo sudando. Mia madre mi dette le bacchette, dicendomi che dovevo mangiare almeno qualcosa, ma non riuscii a butare giù niente.

L’aria dentro il magazzino era soffocante, quindi andai a sedermi fuori sulle panchine di legno vicino al supermercato. Mia mamma mi chiese: “Namjoon-ah, dove è andato Namhyun?”. Le urlai in risposta: “Come faccio a saperlo?”. Namjoon-ah, Namjoon-ah, Namjoon-ah…ero stanco di sentirlo dire. Rimpiangevo di avergli detto di vivere senza farsi scoraggiare. Anche se potevamo sopportare qualche giorno nel magazzino, cosa avremmo dovuto fare dopo? Non riuscivo a pensare a niente. Il proprietario del supermarket mi lasciò una lattina di birra e tornò dentro.

Jimin
10 Dicembre, Anno 2018

Quando mia madre mi disse che eravamo arrivati, pulii con La Manica la condensa dal finestrino. Da lì, lessi: “Scuola media Song Ju Jeil”. Mia mamma mi aveva detto che non erano rimaste altre scuole a Munhyeon, e che non mi rendevo conto della mia fortuna, nell’essere stato accettato da quella scuola. Tra un ricovero e l’altro, avevo cambiato istituto numerose volte. Per quanto tempo sarei rimasto lì? Mentre ero assorto nei miei pensieri, attraversammo l’entrata e il cortile. Non c’era nessuno. Forse a causa del freddo. Mia madre parcheggiò in un angolo vicino a un’altalena e una barra da sollevamenti.  

Mentre uscivo dall’auto, fissai quella barra. Ripensando alla mia infanzia, avevo un ricordo più vivo degli altri. Un cielo così azzurro che sembrava uscito da un film, e delle nuvole bianche che mi scorrevano sopra, a una velocità spaventosa. Prima che accadesse quello che accadde all’arboreto, amavo così tanto andare al parco quasi da esserne ossessionato. Mia madrr mi diceva che uscivo la mattina, e restavo lì a giocare fino a sera. La cosa che più amavo in assoluto era l’altalena. Tendevo con tutto me stesso le gambe, e mi sporgevo verso il cielo con così tanta foga da avere le vertigini. Mi piaceva quella sensazione. Emozione, mista a un pò di paura. 

Un giorno, fui spinto dalla curiosità di vedere cosa sarebbe successo se avessi fatto fare all’altalena un giro completo. Nessuno dei bimbi del vicinato ci aveva mai provato. Chiesi ai miei amici di spingermi con tutte le loro forze, e usai tutto il mio corpo per allungarmi sempre più in alto. Nel punto di massima altezza, il cielo azzurro e le nuvole bianche mi assalirono. Fui colto dalle vertigini, e caddi. Quando aprii gli occhi, ero sdraiato sulla sabbia, un pugno di terra in bocca, le ginocchia scorticate e sanguinanti. Ma stranamente, non faceva male. Ero solo arrabbiato di non essere riuscito a far fare un giro completo all’altalena. 

Mi affiorò alla memoria l’immagine di me stesso su quell’altalena, come se i ricordi fossero stati di terzi. Forse il Park Jimin che si dondolava con così tanta passione, ora stava crescendo in un luogo a me ignoto; con quello stesso aspetto, con quella stessa personalità. Stavo fissando l’altalena con questi pensieri in testa, quando sentii mia madre chiamarmi. Mi diressi all’ingresso della scuola. Scuola media Song Ju Jeil. La quinta che frequentavo. 

Yoongi
15 Marzo, Anno 2019

Il pranzo era stato particolarmente buono quel giorno, il che era strano perchè era solo un semplice pasto scolastico. Non lo diedi a vedere, quel genere di cose non mi si addiceva. Come al solito mi stravaccai sulla sedia e strinsi le posate tra le dita come se non avessi voglia di alzarle, ma il pranzo di oggi era decisamente buono. Taehyung e Jungkook stavano facendo confusione stando un po’ al sole poi colpire le tende e  infine cambiando di posto e c’era polvere nell’aria. Namjoon gli urlò di stare calmi per lo meno mentre mangiavamo, io presi il cucchiaio e pensai. Da quanto tempo era che non mangiavo così tranquillamente?

Da quando avevo memoria, non c’era mai stata conversazione al nostro tavolo. Nessuno diceva se il cibo era buono, o ne chiedeva di più, o dicevano che avevano mangiato bene. Beh, per la mia famiglia i pasti non erano niente di più che una cosa che dovevamo fare, parte della nostra routine quotidiana. “Min Yoongi non si parla a tavola”. Non ricordavo esattamente quando mio padre me lo avesse detto, tutto quello che rimaneva era il suono delle posate mentre le poggiava nel piatto. Non aveva alzato la voce o si era arrabbiato,no, non mi stava nemmeno guardando. Nonostante tutto chiusi la bocca. Interruppi le mie parole e al loro posto mi riempii la bocca con un grosso boccone. Mi morsi la guancia e sentii il sapore ferroso del sangue. Faceva male e mi vennero le lacrime agli occhi, ma non dissi che mi ero fatto male: non potevo parlare a tavola. Mi sforzai di masticare il riso insanguinato e inghiottii.

Qualcuno rubò uno dei contorni dal mio piatto, e lo guardai male, mio malgrado. Ma non ero triste o infastidito, era semplicemente la mia reazione normale a tutto. Hoseok lo richiamò: “Yoongi hyung è arrabbiato Taehyung! Cosa farai adesso?” e Taehyung mise su un teatrino eccessivo sull’essere dispiaciuto. Era una cosa decisamente da Hoseok e Taehyung, nemmeno un po’ fuori posto. Mio malgrado dissi: “Va bene, mangialo tu.”, ma esplose un altro giro di risate e chiacchiere. Nessuno si era accorto che avevo parlato durante un pasto.

Taehyung
7 Giugno, Anno 2020

“Stupido bastardo, non potevi aspettare un secondo?”. Avevamo setacciato tutto il vicinato, ma nessuna traccia di Dubu. Quando guardai l’ora, erano passati ormai venti minuti. Quanti poteva essersi allontanato in quel tempo un cucciolo di due mesi? Sotto il sole estivo, stavo sudando. Avevo chiamato il suo nome fino a ritrovarmi con la gola secca e arsa. Avevo guardato un attimo il cellulare, e si era separato dal guinzaglio. Quando mi ero guardato intorno, Dubu era sparito. Ripresi a correre, controllai ogni singola strada e sbirciai in ogni singola porta che trovai aperta. “Dubu!!”, urlai ad alta voce. Solo i passanti mi guardarono. 

Mentre correvo, lo insultavo. Lo chiamai stupido cane. Arrivai ad arrabbiarmi, e a chiamarlo bastardo. Ma anche allora, sapevo non era colpa di Dubu. Era mia. Non stavo guardando. Mi ero distratto, e lui si era perso. Stavo ridendo per una conversazione completamente inutile, e non mi ero nemmeno reso conto che lui non c’era più. Era scappato apposta? A quel pensiero, pur non volendolo mi fermai. Forse a Dubu non piaceva stare con me. Per me, stare con lui era bello, ma forse per lui non avevo fatto altro che separarlo dalla sua famiglia. 

Quando ripresi a muovermi, sentii un rumore di zampette e Dubu che abbaiava. All’inizio pensai me lo stessi immaginando. Ma non si trattava di un’allucinazione, di una visione, e vidi Dubu corrermi incontro. Le orecchie del cucciolo volavano all’indietro, la bocca aperta per lo sforzo della salita. “DUBU!”, urlai, e quando mi inginocchiai mi saltò addosso. “Dove ti eri cacciato? Come sei riuscito a tornare? Ti ricordavi il mio odore?”. Nel mio abbraccio, iniziò a leccarmi in volto. Dentro di me ebbi una strana sensazione: ero l’unico su cui Dubu potesse fare affidamento. Anche io ero affidabile, almeno per qualcuno. Ero colui a cui poteva fare ritorno. Dubu si agitò, per liberarsi dall’abbraccio. Lo strinsi più forte a me. 

Jungkook
2 Maggio, Anno 2021

Ho corso verso la sponda del fiume Yangjicheon, all’imbrunire del tramonto. Premendo con forza sui pedali della bici mentre mi stavo dirigendo verso un cielo dipinto da varie tonalità rosate e violacee, tutto ciò mi faceva sentire come se stessi fuggendo dal peso della mia vita quotidiana. Anche oggi, ho preso su la mia bici non appena ho sentito mia mamma iniziare a preparare la cena. Non volevo vedere nessuno. Casa mia era un luogo dove nemmeno una persona si degnava di sorridermi. Solo perché vivevamo insieme, questo non faceva di noi una famiglia. Andarsene non ha cambiato nulla. I miei hyung se ne sono andati uno dopo l’altro e, nonostante vivessimo nella stessa città, è passato così tanto tempo da quando ci siamo messi in contatto l’uno con l’altro. Ora non era più rimasto nessuno, dentro casa mia o fuori di essa, che mi sorridesse.

Quando il sole non era più visibile, ma la luna non si era ancora mostrata, l’oscurità si era assestata sulle sponde del fiume. Il paesaggio cambiava in base a dove portavo la mia bici. Al di là della strada, ora trasformata in un parco, giaceva un luogo pieno di spazzatura, automobili e moto abbandonate, e gommoni. Ho appoggiato la mia bici su un pilastro sotto il ponte e sono sceso fino alle prossimità della sponda. Dall’altro lato del fiume c’era un gruppo di ragazzini che appiccava fuocherelli, beveva e agitava in aria dei rami, ma da questo lato non c’era nessuno. Nessuno è venuto in un posto degradato come questo. Forse quella è stata la ragione per cui nemmeno per me era venuto qualcuno. Mi trovavo più a mio agio così, in un posto dove nessuno sarebbe venuto a trovarmi, solo, nell’oscurità più totale. Ho pensato che sarebbe stato bello se questo momento potesse non finire.

Seokjin
9 Agosto, Anno 2021

Scattai delle foto mentre camminavo lungo la spiaggia. L’aspetto del quartiere sul lungomare cambiava costantemente, ma l’oceano aveva sempre lo stesso aspetto indipendentemente da tutto. Uscii dalla macchina ed andai sulla spiaggia, mi misi a sedere sulla sabbia e guardai le foto che avevo fatto. Il posto e l’ora in cui erano state scattate era diverso, ma le foto in sè erano le stesse: il cielo ed il mare si toccavano nel centro della foto.

Era passato un anno da quando ero scappato da Songju ed ero venuto a Los Angeles. La casa della famiglia di mia madre, dove avevo passato la mia infanzia, non mi era nè sconosciuta nè familiare. Nascondere i miei sentimenti, trovare un posto per me e sorridere imbarazzato: il metodo di mio padre su come essere una brava persona, era stato utile in molti casi e questo non era diverso.

Dopo essere venuto qui, smisi di fare foto alle persone. Non c’era un motivo particolare, semplicemente non ne sentii più il bisogno. Al loro posto, scattavo foto dell’oceano. Magari volevo solo fare foto a qualcosa che non sarebbe cambiato. Era divertente. Ripensandoci i miei amici non erano cambiati e nemmeno io ero cambiato, ero sempre stato quel tipo di persona e adesso ero semplicemente stato scoperto. Non mi ero portato nemmeno una foto del liceo con me, il me di allora era troppo diverso dal me di adesso. Non nascondevo i miei sentimenti, non avevo alcun motivo di trovare un posto per me. Il sorriso imbarazzato sembrava lo stesso, ma ma anche quello era diverso: all’epoca stavo sorridendo davvero.

Presi la macchina fotografica e scattai una foto all’oceano. Era nuvoloso e il cielo e il mare erano dello stesso colore, l’orizzonte sfocato. Di tutte le foto dell’oceano che avevo scattato quel giorno, non ce n’era nemmeno una uguale. Il tempo era diverso, o la luce, o il vento. Il mio sguardo era diverso o i miei sentimenti erano diversi. Questo valeva anche per le foto che avevo scattato oggi e per le molte foto che avevo scattato a scuola. Una foto contiene lo sguardo ed i sentimenti di chi l’ha scattata. Forse era anche per questo che non ne avevo portata con me nemmeno una di quel periodo. Avevo paura di guardare direttamente al me di allora, avevo paura che mi sarebbe mancata la persona che ero. Come stavano? Cosa pensavano di me? Avevo paura avrei pensato cose del genere, perciò avevo messo le loro foto in una scatola ed avevo chiuso il coperchio.

Hoseok
25 Febbraio, Anno 2022

Il mio mondo intero è cambiato nuovamente nel momento in cui ho superato il mio diciannovesimo compleanno. Non ero più sotto la tutela dello Stato e non potevo più rimanere in orfanotrofio. Ho cercato un posto dove stare con i soldi che avevo racimolato lavorando part-time e dallo stipendio che mi è stato dato quando avevo lasciato il sistema. Non avevo trovato il coraggio di cercare un posto vicino al Two Star Burger. Ho cercato vicino alla stazione di Songju, ma la situazione non era molto diversa. Alla fine, tutto quel che sono riuscito a fare è stato percorrere la discesa. Ho trovato una stanza su un tetto*, situata in fondo ad un vicolo cieco.

Ho trascinato il mio bagaglio su per le scale di ferro. Avevo trascorso più di dieci anni in orfanotrofio ma non avevo granché, tutto quel che dovevo fare era sistemare dei vestiti, qualche paio di scarpe e mettere a posto dei mobili che avevo comprato dal mercato dell’usato.

Tuttavia un trasloco era e trasloco rimaneva, perciò non appena ho avuto un attimo per tirare un sospiro, si era già fatto buio. Nonostante fosse febbraio c’era del sudore sulla mia schiena. Quando ho aperto la porta cigolante di ferro, ha soffiato un gelido vento di fine inverno. Sono uscito e mi sono appoggiato sul corrimano. Ho abbassato lo sguardo verso Songju. Ho cercato di indovinare dove fosse l’orfanotrofio. Ho seguito con gli occhi il corso del fiume sulla sinistra, poi si svolta a sinistra del cartello a trifoglio, ma fra tutte le luci e il neon, non sono riuscito a scovare l’orfanotrofio.

Ho alzato la testa e ho voltato lo sguardo verso la stanza sul tetto. Era piccola, a malapena poteva essere definita una stanza. Era trasandata e poco curata, calda come una sauna d’estate e resa fredda dagli spifferi d’inverno, ma era l’unico luogo al mondo ad essere mio. Un posto dove potevo essere me stesso, un posto dove potevo avere stupidamente paura, o avere la speranza che gli altri lo schernissero. Un posto dove potevo ridere quanto volevo e piangere quanto volevo.

“Facciamo del nostro meglio!” ho gridato in direzione della stanza. Questo posto, in cima alla città, ad un passo dal cielo, sarebbe stato casa mia d’ora in avanti.

[*T/N: le stanze sul tetto sono generalmente più economiche rispetto ai veri e propri appartamenti, e sono conosciuti per il fatto di essere utilizzati da persone povere o persone senza risorse economiche.]

Taehyung
11 Aprile, Anno 2022

Tracciai una linea con la bomboletta nera. Un volto sottile. La bocca, che aveva perso ogni parola. Capelli sfibrati. Con linee secche, disegnai sul muro grigio il volto che avevo visto in sogno. Era il turno degli occhi. Mi sporsi in avanti, poi mi fermai, e feci un passo indietro.

Nella mia testa, avevo ben presente quel volto. Lo sguardo era così definito da mettermi i brividi. È che non sapevo come rappresentarlo. Erano occhi privati di ogni emozione, che fosse gioia o tristezza. Si lasciavano dietro solo indifferenza e gelo. Erano tanti colori ed uno assieme. Pur non parlando o non facendo nulla, comunicavano ogni cosa. Afferrai più volte la bomboletta, ma alla fine non riuscii a disegnarli.

Erano passati due anni dall’ultima volta che avevo visto Seokjin. Sapevo si trovasse in America. Ma oltre a ciò, non conoscevo altro. Era la prima volta che lo sognavo. A volte mi ero domandato come stesse. Ripensavo a quanto successo quella volta nell’aula, e ricordavo bene di quando convovò il preside. Vi erano altre cose che non riuscivo a comprendere. Ma non mi era mai sembrato tanto freddo ed emaciato come in quel sogno.

Guardai di nuovo il volto che avevo disegnato. Era chiaramente Seokjin, ma non la persona che conoscevo. Perché avevo fatto un sogno simile, così all’improvviso? Nel sogno si erano susseguite scene di ansia terribili, ancora e ancora; lo hyung aveva assistito a quella catena di catastrofi, con sguardo privo di emozioni. La mano che impugnava la bomboletta iniziò a tremare. Sentivo risalirmi lungo la nuca tutte le sensazioni di quel sogno. Da lontano, sentii il suono di una sirena.

Taehyung
30 Aprile, Anno 2022

Lo shock mi impediva temporaneamente di muovermi. Seokjin era seduto in auto. Avevo sentito da Namjoon del suo ritorno, ma era la prima volta che lo rivedevo. Era imbronciato, e cercava qualcosa al cellulare. La scena di per sé non era strana. Nulla nel suo volto era cambiato. Non riuscivo a spiegarmi il mio shock. Freddezza, vuoto, desolazione. Nessuna di queste parole bastava a descriverne l’espressione. No, non le si avvicinava nemmeno per un pò. Era primavera, ma un brivido mi scese lungo la schiena. A mia insaputa, mi ritrovai a tremare. Il volto che mi era apparso in sogno era esattamente quello.

Alzai un attimo lo sguardo, che Jungkook comparve all’angolo. Si guardò intorno con sguardo allarmato. Poi corse lungo la strada. A quel punto, Seokjin fece un gesto irritato e scese dall’auto. Da lontano non riuscivo a sentire, ma da come muoveva le labbra sembrava stesse dicendo “Non importa, lascia stare”. Si incamminò poco a poco verso il motel, che si trovava lì a poca distanza. Guardò in direzione di Jungkook, poi lasciò cadere qualcosa all’entrata.

Yoongi
2 Maggio, Anno 2022

Mi hanno detto che la cicatrice sarebbe rimasta per un po’. Mi hanno detto che sarei guarito lentamente con il passare del tempo, ma che la portata era limitata. Sarei migliorato solo se avessi continuato la terapia, a partire dal terzo giorno dal mio ricovero. Il dottore ha sollevato la garza e ha svelato i segni lasciati dalle fiamme. La carnagione rossa del mio braccio sinistro era talmente scura da sembrare nera. Era il mio corpo, ma non lo sembrava affatto. Non mi era familiare. Quando avevo gettato a terra l’accendino, ero pronto a subire molto più di questo, ma avere solo una cicatrice di questo genere sembrava incoerente.

“Farà un po’ male.” Quando ha iniziato a cambiare la fasciatura, la mia ferita ha iniziato a perdere sangue. Il sangue che stava impregnando la garza bianca aveva proprio l’aspetto di una fiamma, proprio come le fiamme di quel giorno, talmente vivaci da sembrare volermi inghiottire. Ho provato a trattenerlo, ma è sfuggito un gemito di dolore. Il dottore ha detto che il sangue era un buon segno, che era prova della rigenerazione di una nuova pelle al di sotto della pelle morta. Nonostante facesse male, non sono riuscito a fare a meno di ridere. Perché tutto ciò che è nuovo è possibile solo dopo la morte? Che cosa sarebbe successo se fossi morto prima, allora? Non potrebbe essere stato l’unico modo per ricominciare tutto da capo?

Abbassai lo sguardo verso il mio braccio. Del sangue trafilava dalla nuova garza. Avevo chiamato quella macchia di sangue fiamma mentre il dottore l’aveva chiamata rigenerazione. Chi dei due aveva ragione?

Hoseok
10 Maggio, Anno 2022

Quando sono tornato in me, mi sono ritrovato a camminare lungo il ponte. Il sole era talmente splendente tanto che mi era difficile aprire gli occhi. Mi sono domandato come avessi fatto ad arrivare lì, quando aveva iniziato a girarmi la testa e la mia vista si era offuscata. Mi sono domandato se le mie gambe stessero cedendo, mentre il suono dei clacson delle macchine che andavano e venivano assaliva i miei timpani. Da un lato della mia visuale riuscivo a vedere l’acqua scura del fiume Yangjicheon.

La signora in orfanotrofio era stata la prima persona a consolarmi quando avevo perso mia madre. Era stata al mio fianco quando mi ero svegliato nel mezzo della notte con la febbre, era nel mio letto vuoto dopo che un amico era stato adottato, quando mi ero svegliato in ospedale dopo un attacco di narcolessia, era stata al mio fianco dal mio primo anno delle scuole elementari fino a quando non avevo ottenuto il diploma alle scuole superiori.

Si era ammalata. La voce dall’altro lato della chiamata ordinaria era stata quella di un amico dell’orfanotrofio. Non ricordavo come fossi arrivato a casa della signora. Quel che ricordo era casa sua e il suo volto visibile dalla finestra aperta. Stava parlando con qualcuno e rise. Che stava male, che aveva bisogno di un’operazione, che non c’era più alcuna speranza… sembravano tutte menzogne. Quando il suo sguardo stava per incontrare il mio, mi ero nascosto. Avevo l’impressione che sarei scoppiato in lacrime se avessi visto il suo volto. Avevo l’impressione che avrei sputato parole di risentimento come, “Anche tu mi abbandonerai?”. Mi sono incamminato, sembrava che qualcuno mi avesse chiamato, ma non mi sono voltato.

Un grande autobus aveva alzato del vento al suo passaggio. “Mamma”, avevo mormorato osservando l’autobus allontanarsi. Il giorno in cui l’avevo persa, eravamo saliti su quel genere di autobus. Anche la signora avrebbe abbandonato il mio fianco, come aveva fatto mia mamma? Avrei perso un’altra persona a me cara? Ho alzato lo sguardo e la luce del sole si è riversata su di me. Dopodiché il mondo intero aveva iniziato a collassare. Il suono sibilante dei gommoni sull’asfalto, il vento risalire dal fiume, e tutti i ricordi che avevo con la signora si sono frantumati sotto la luce del sole. Sono crollato a terra.

Hoseok
28 Maggio, Anno 2022

Non abbiamo mantenuto molto contatto una volta tornati dal mare. Per nessun motivo particolare. Seokjin hyung e Taehyung avevano litigato e Jungkook se ne era andato per un’altra strada, ma non era quello il motivo per cui ci eravamo allontanati. Allora dove stava il problema? Eppure, non ho contattato nessuno per primo. Il fatto che non ci fosse nessun particolare motivo sembrava essere, sotto certi aspetti, il motivo stesso.

Quando ripenso a quel giorno, ricordo sempre il vento sabbioso che aveva iniziato a soffiare improvvisamente. Dopo che Seokjin hyung si era arrampicato su quella piattaforma e Taehyung l’aveva seguito, il resto di noi si era coperto gli occhi dalla luce del sole e aveva alzato lo sguardo. Aleggiava un senso di deja-vu, come se fosse già successo, e con esso sottostava un senso di agitazione. “Hyung, riguardo alla spiaggia dove siamo già andati, là dove c’era la roccia che esaudiva i desideri… Non ti ricorda quel posto?”.  Alle parole di Jimin, mi ero guardato intorno. Era successo proprio in quel momento. Sembrava che Seokjin hyung e Taehyung stessero barcollando, come se stessero per cadere dalla piattaforma, quando aveva iniziato la tempesta di sabbia. Mi ero coperto il volto con entrambe le braccia e avevo chiuso gli occhi. Avevo paura, ero in ansia per quel che stava succedendo in cima alla piattaforma, ma trovandomi nel turbinio della tempesta di sabbia vorticosa, non avevo avuto il coraggio di aprire gli occhi.

Quando il vento si era calmato e avevo sollevato lo sguardo, avevo visto Seokjin hyung scendere dalla piattaforma. Stava guardando in alto, verso Taehyung, il quale era in piedi in cima alla piattaforma, ancora a testa bassa. Una volta raggiunto il fondo, Seokjin hyung era salito in macchina e se n’era andato. Avevo fatto un passo verso di lui, ma non c’era nulla che potessi fare.

Quella notte, eravamo tornati a Songju. Siccome Seokjin hyung se ne era andato per primo, non avevamo nessun posto dove trascorrere la notte e nessun mezzo di trasporto. Namjoon era stato il primo ad aver suggerito di tornare indietro. Sembravano tutti delusi, ma ci siamo obbligati a camminare. Tutti avevamo sperato che Namjoon dicesse che avremmo dovuto continuare la nostra gita al mare come pianificato, ma aveva detto che saremmo dovuti andare a casa e così la nostra gita era finita. La gita al mare che avevamo tutti aspettato con ansia si era rivelata essere un disastro.

Jimin
29 Maggio, Anno 2022

Un piccolo raggio di sole sfiorò il banco. Il raggio aveva a fatica trovato la sua strada attraverso il vetro della stanza, davanti l’entrata, dove si trovavano scritti numerosi nomi di studenti. Il professore stava parlando, ma le sue parole non raggiungevano le mie orecchie. Ero seduto nell’ultima fila di sedie, in un angolo, il capo chino, e mossi le dita come a voler acchiappare il raggio di luce che le attraversava. 

Non era cambiato nulla, da quando avevo lasciato l’ospedale. Anzi, mi sembrava di aver fatto molti passi indietro. Seguivo le lezioni solo perché mia madre si preoccupava di cosa avrei potuto fare, senza un diploma. Fu un suo suggerimento che avrei dovuto almeno diplomarmi. Mi era indifferente. Non vi era nulla che volessi fare, o che potessi fare. 

Non volevo tornare a scuola. Riprendere a studiare era una seccatura. Ma la mia paura più grande era essere circondato da estranei. E se qualcuno mi avesse riconosciuto? Cosa avrei risposto, se mi avessero chiesto il perché non mi fossi diplomato? Ero spaventato di rispolverare quei ricordi di scuola che avevo segregato in un angolo della mia memoria. 

Seokjin
30 Maggio, Anno 2022


Avevo solo un indizio: la Mappa dell’Anima. Le parole mi erano estranee, il che non mi dava nemmeno la più pallida idea di cosa fosse o cosa ci dovessi fare. Nonostante tutto questo, mi serviva pure un punto da dove cominciare e speravo che la “Mappa dell’Anima” lo fosse per me. Ma non lo era, quindi feci innumerevoli ricerche e ripetuti pensieri, ma tutto sembrava scivolarmi tra le dita. A ripensarci quando tutto tutto questo era cominciato, era stato allo stesso modo: “Credi che potrai rimediare a tutti i tuoi errori e salvare tutti?”. Quando avevo annuito a questa domanda non avevo idea di cosa avrei sofferto.

Voltai le spalle agli scaffali ed ai libri polverosi che affolavano la libreria dell’usato. Quando dalle scale spuntai nella stradina, i petali dei fiori di ciliegio volteggiavano nell’aria. Improvvisamente mi sentii come se fossi già stato lì e mi guardai alle spalle. L’ingresso sotto al livello della strada della libreria era buio e non si riusciva nemmeno a vedere l’insegna. Magari mi ero confuso con l’insegna di un’altra libreria: ero stato in innumerevoli librerie e bliblioteche per cercare qualcosa sulla Mappa dell’Anima. Su cosa avevo trovato, scorrendo tra bibliografie e parole chiave online, non c’era molto da dire. Magari in questo periodo ero passato anche in questa libreria o in una simile.

Mi diressi alla macchina all’inizio della stradina, accesi il motore e misi le mani sul volante. Ma da qui non sapevo dove sarei dovuto andare.

Seokjin
4 Giugno, Anno 2022


Entrando nello studio di mio padre, c’è un quadro interessante. Una precaria zattera di legno sulle impennati onde del mare aperto. Persone abbandonate lì sopra, senza cibo o acqua, senza una bussola o una speranza. Persone che a causa della fame e della sete, della paura e del disgusto, dell’orrore e dell’avidità, bevono il sangue uno dell’altro e, nel farlo, uccidono anche loro stessi.

Quando ero piccolo questo quadro mi spaventava così tanto che non entravo nello studio. Mi chiedevo persino come mai mio padre avesse un dipinto così orribile appeso al muro, ma con il passare del tempo il quadro è diventato semplicemente parte dello studio, non l’oggetto di paura e preoccupazione.

Al suo posto sviluppai un altro tipo di paura. La paura per la stanza dall’altra parte della porta che si trovava dentro lo studio. Nè la stanza nè la porta erano speciali, non erano chiuse con un lucchetto o un codice, e quello che c’era oltre era solo un’estensione dello studio. Se ci fosse stato qualcosa di speciale lì dentro, sarebbe stato solo che c’erano moltissimi libri: gli scaffali erano zeppi di fogli e libri da quando mio padre faceva le superiori in poi. Chiamavo quel posto “la stanza interna”.

La stanza interna era un posto dove mio padre andava da solo a riordinarsi le idee o a pensare a cose nuove. Oltre a lui nessuno andava lì dentro. Io ero stato dentro quella stanza una volta sola ed anche e ero piccolo avevo capito che non era solo una stanza piena di libri. A primo sguardo, i libri buttati qua e là e le scatole ed i documenti messi da parte senza alcun particolare ordine, sembravano normalmente umani. Non sentivo alcun calore provenire dalla carta e non trovavo nessuna emozione nemmeno nelle fotografie o nei dipinti. Ma anche solo stando in mezzo alla stanza a guardare gli scaffali, sentivo un senso di intimidazione che mi faceva sentire come se tutto il mio corpo si stesse sgretolando.

Non mi ricordo che ci sia stato alcun tipo di protesta perchè vi ero entrato (anche se potrebbe essercene stata qualcuna), ma ad un certo punto smisi di entrare nella stanza qualche volte. Arrivavo fino a davanti alla porta, ma la guardavo solo per un istante e non mi sognavo nemmeno di girare la maniglia.

Namjoon
12 Giugno, Anno 2022

Il paese di campagna era esattamente come l’avevo lasciato, immutato. A parte per il cambiamento delle stagioni, era esattamente lo stesso. Per evitare i negozi e il lungofiume, stetti di proposito a debita distanza dal paese e mi diressi verso l’area di sosta. La strada era per lo più in salita, c’era il sole e stavo sudando. Uno scooter ci sorpassò, alzando una nube di polvere. Taehyung tossì seccamente e borbottò tra sè e sè, in lontanaza riuscii a scorgere la curva dove era avvenuto l’incidente.

Al momento non c’era nemmeno un segno rimasto sul bordo della strada. Taehyung cadde in ginocchio, come se fosse crollato, e guardò l’asfalto. Sull’autobus per arrivare qui gli avevo raccontato cosa era successo alcuni inverni fa: la gara al ristorante lungo il fiume, i fiocchi di neve che cadevano dal cielo notturno, il volto ferito di Taehyung. Il momento in cui lo scooter era scivolato, mi si erano drizzati tutti i capelli sulla nuca. L’incidente e la morte di Taehyung, e quanto facilmente quell’incidente era stato ripulito e dimenticato. Alcune cose non potevo dirle, come l’espressione sulla faccia di Taehyung quando aveva detto che aveva qualcosa da chiedermi, tutti i momenti che avevo passato in quel paese di campagna, e il fatto che avevo chiamato quell’amico “Taehyung”.

“Hyung, non moriamo!”

Abbassai lo sguardo per vedere Taehyung che stava guardando verso di me, le mani poggiate sull’asfalto. Provai a pensare a qualcosa da dire, ma non mi venne in mente niente. Mi sembrava che sotto le mani di Taehyung potessi vedere Taehyung -no, quel mio amico del paese – sdraiato lì sulle strisce bianche. Non esisteva nessuno al mondo a cui sarebbe andato bene morire così. Qualcuno era morto, ma nessuno se ne era preso la responsabilità e nessuno lo aveva davvero compianto. Ovviamente, anche io avevo fatto lo stesso.

“Andiamo”

Alle mie parole, Taehyung si alzò. “Dove andiamo adesso?”

Invece di rispondergli, dissi: “Quando siamo andati in spiaggia mi hai detto che avevi qualcosa da chiedermi, no? Parliamone adesso. Qualunque cosa sia troveremo la soluzione assieme.”

Namjoon
15 Giugno, Anno 2022

Guardai il bambino che stava buttando giù il ramyon tutto d’un fiato, aveva otto, forse dieci anni. Ogni tanto guardava verso di me mentre si ingozzava di riso e noodles caldi. Gli chiesi il nome e disse di chiamarsi Woochang, Song Woochang. Si versò un po’ del brodo del ramyun sulla maglietta sporca e, mentre lo puliva con le mani, borbottava che la nonna lo avrebbe rimproverato di nuovo.

Vidi Woochang per la prima volta circa due mesi fa. Stavo tornando dalla pompa di benzina e lo vidi in piedi davanti al container dietro al mio. All’epoca credevo che stesse cercando una scorciatoia per uscire dalla stazione di Songju, il villaggio dei container non era un posto adatto per far vivere un bambino. Ma un paio di settimane dopo lo rividi nello spiazzo vuoto vicino ai container, stava prendendo a calci da solo un vecchio pallone e da quel momento mi ero imbattuto in lui svariate volte. Andava in giro sempre solo, con indosso sempre la stessa maglietta, gli stessi pantaloni e le stesse scarpe da ginnastica. Era evidente che non avesse un adulto che si prendeva cura di lui. Non c’era niente che ci potessi fare, avevo già abbastanza difficoltà a prendermi cura di me stesso. Passavo sempre oltre e fingevo di non conoscerlo.

Quando venni via dalla pompa di benzina e arrivai al villaggio dei container stasera, erano passate da poco le undici. Mentre rovistavo in tasca per cercare la mia chiave, vidi un’ombra accovacciata: era Woochang. Avrei potuto trovare la mia chiave, aprire il container ed andare dentro a farmi del ramyon per poi dormire, ma non stasera. Non volevo farlo.

Guardai il cielo, era stato cupo tutta la giornata e il cielo notturno era pieno di nuvole grigie, non riuscivo a vedere nemmeno una singola stella. Improvvisamente mi sentii affamato. Se ricordavo bene, mi era rimasta solo una confezione di ramyeon nel container. Non ne avevo altre in dispensa e non avevo la forza di andare a comprarne altre. Queste erano le condizioni in cui mi trovavo. Guardai la chiave che avevo tirato fuori dalla tasca, mi ricordai il paesaggio che guardavo mentre venivo via dalla campagna. Mi vennero in mente le parole. che avevo scritto sul finestrino dell’autobus.

Andai verso Woochang.

Yoongi
23 Giungo, Anno 2022

Quando vidi le notifiche nella chat, sbloccai il telefono. All’improvviso si era fatto buio. Fino a quel momento, non era stato facile raccogliere ogni pezzo musicale scritto. Scelsi tra quelli sopravvissuti alle fiamme, e tra le melodie che mi erano ancora rimaste in mente. Con sorpresa, tra quelle, la maggior parte le avevo proprio scritte nell’aula in disuso, durante le superiori. Se ci ripensavo, non mi sembrava di aver scritto chissà poi quanta musica in quel periodo. Allora… no, ogni momento che avevo avuto, lo avevo passato sempre a fuggire dalla musica.

Aprii la chat e vidi che si erano accumulati già un bel po’ di messaggi. Stranamente era stato Jimin a crearla, e notai che la conversazione era già iniziata, prima che mi aggiungessero, perché i discorsi erano iniziati a metà. Taehyung chiese a tutti: “Voi sapete cos’è la mappa dell’anima?”.

Passò molto tempo prima che Hoseok rispondessere: “Cos’è?”.

“Hyung, secondo te se lo avessi saputo te lo avrei chiesto?”, disse Taehyung.

“Effettivamente. Perché lo chiedi?”.

La conversazione proseguì per un pò in tal senso, finché Jimin non spiegò tutta la storia: era andato all’ospedale, e sulla strada del ritorno si era imbattuto in Seokjin hyung, che gli aveva detto di essere alla ricerca della mappa dell’anima.

Dopo molto tempo, apparve Namjoon, e scrisse: “Seokjin hyung un po’ di tempo fa ha chiesto anche a me cosa fosse. Mi disse che la mappa dell’anima era l’unico modo per mettere un punto a tutto ciò”.

Dopodiché, la conversazione si interruppe. Forse eravamo tutti assorti nei nostri pensieri. Cos’era quella cosa a cui Seokjin hyung voleva dare un taglio? Sospettavamo tutti che ultimamente si stesse comportando un pò in maniera strana. Se avesse trovato la mappa dell’anima, sarebbe tornato di nuovo a stare bene? Che diavolo era, e dove si poteva reperire?

La conversazione successivamente proseguì in tal modo:

“Nessuno ha aggiunto Jungkook alla chat?”

Jimin replicò: “Ci avevo pensato anch’io, ma Jungkook sta ancora male”. Era una risposta criptica, e incerta. All’improvviso, mi chiesi perché Jimin si fosse recato all’ospedale. Cosa aveva provato, dopo aver visitato il posto in cui era stato rinchiuso per così tanto tempo?

Avevo già chiuso la chat, ma la riaprii, e scrissi: “Ok. Hai fatto bene. Facciamo riposare Jungkook ancora un altro po’ “.

Jimin
24 Luglio, Anno 2022

Raggiunsi il capannone in anticipo rispetto a quanto accordato. Volevo fare gli auguri a Jungkook per le dimissioni dall’ospedale. Ma non solo. Dovevo parlare anche con Seokjin. Era una cosa importante, ma che probabilmente non gli avrebbe fatto piacere. Anziché entrare subito, camminai un po’ lungo i binari. Passò un treno, e si alzò un forte vento. La banchina si riempì di persone, per poi subito svuotarsi. A un certo punto, mi accorsi di essere in ritardo. Tornai indietro, prendendo un grosso respiro.

Non c’era nessuno nel container, solo aria cocente. Scottata dal sole estivo, mi investì, quasi stesse aspettandomi. Ero dieci minuti in ritardo, eppure ero il primo arrivato. Cos’era successo agli altri? Era accaduto qualcosa? Sarebbero venuti? Accesi il condizionatore e entrai. L’atmosfera nel capannone era troppo rafferma e silenziosa per essere quella di festa. Presi un foglio dal cassetto della scrivania, e scrissi “Auguri, Jungkook”, e poi lo appesi al muro. Non bastava a togliermi quella sgradevole sensazione di dosso, ma era meglio che non far nulla. 

I minuti passarono, e controllai in chat se stessero arrivando. I treni si susseguirono fuori dalla finestra, e ogni volta il capannone dava uno scossone. Mentre osservavo il mondo di fuori, che sembrava tremare, mi ricordai di quando varcai le porte dell’ospedale e scappai. Senza gli hyung, senza Taehyung né Jungkook, sarei stato in grado di farlo? Anche se la porta fosse stata lì, aperta, non era scontato varcarla. Non si era trovato anche Seokjin chiuso in una situazione simile? Non è che stava aspettando che qualcuno la aprisse per lui? Non vi erano certezze. Non sapevo se sarei stato in grado di aiutarlo. Ma se ciò che avevamo raccolto poteva essere anche solo un piccolo indizio… mentre pensavo a ciò, le porte del capannone si aprirono, e Yoongi entrò.

Jungkook
24 Luglio, Anno 2022

“Auguri, Jungkook”, c’era scritto sul lato del container, ma la scritta non rispecchiava affatto l’atmosfera. L’aria all’interno del container straripava di una strana agitazione. Pensandoci, era sempre stato così, ultimamente.

In un attimo, Seokjin hyung uscì. Taehyung hyung lo seguì in fretta e gli altri fecero lo stesso, scambiandosi qualche sguardo. Taehyung hyung disse qualcosa, ma non sembrava che Seokjin hyung lo stesse ascoltando. Da dietro le spalle di tutti gli hyung, vidi Seokjin hyung salire in macchina.

La macchina fece retromarcia molto facilmente, dopodiché ripartì di corsa. Le luci provenienti dal container ne delinearono il contorno. Le tracce di un incidente sul paraurti si resero visibili per un breve attimo, prima di sparire inghiottite dall’oscurità. Era strano, ma vedere quella scena non mi aveva fatto provare nulla. Nonostante fosse una conferma di ciò che già sapevo, pensavo che di fronte ad una dura verità avrei provato qualcosa di complicato o che almeno ne sarei rimasto scioccato, ma in realtà non fu così.

L’immagine della macchina di Seokjin hyung che spariva nell’oscurità venne sostituita da quella dei fari che quella notte si avvicinavano nella mia direzione, dalla sensazione del mio corpo in aria, dal momento in cui non ero più stato capace di deglutire o respirare, dall’attacco di panico che aveva fatto tremare il mio corpo intero, dal brivido insopportabile che avevo provato quando la mia coscienza si era dispersa, dall’ombra di morte e dalle tracce dell’incidente sul paraurti di quella macchina.

Entrai nel container, mi sedetti e alzai lo sguardo verso la calligrafia di Jimin hyung che tracciava, “Auguri, Jungkook”. Improvvisamente, provai un forte dolore alla gamba che era stata coinvolta nell’incidente. Gli hyung non avevano nemmeno pensato di rientrare. Stavano parlando di qualcosa di cui non ero a conoscenza.

Jungkook
26 Luglio, Anno 2022

Quando sono ritornato in me, mi sono ritrovato alla fermata dell’autobus. Mi sono guardato alle spalle per vedere quanta strada avessi fatto, ma avevo già perso di vista l’ospedale. Ho aspettato l’autobus e poi sono partito. Era un autobus che portava a quel posto, non era stata mia intenzione salirci, ma forse già sapevo dentro di me che sarei dovuto tornare in quel posto. Dovevo capire il significato di quel che era successo lì. Ho gettato lo sguardo al di fuori del finestrino osservando il passante tempo estivo, e ho pensato fra me e me: posso fidarmi degli hyung?

Quando sono sceso dall’autobus, quest’ultimo è partito immediatamente. Si è sollevata una nube di polvere. Mi sono incamminato lentamente verso il luogo dell’incidente. Ho pensato a quella notte. Ho pensato alla grandissima luna appesa in cielo, al mondo capovolto, ai fari dirigersi verso di me nella mia visione ribaltata, alla sagoma della macchina che mi oltrepassò sparendo, alle luci dei fanali posteriori e al suono di un motore che suonò particolarmente familiare.

Mi sono steso sull’asfalto così come in quella notte. Ho reclinato la testa e ho alzato lo sguardo al cielo. Si stava facendo buio, ma non riuscivo a vedere la luna. Era una strada silenziosa, ma se qualche macchina fosse passata di cui, avrebbe potuto non vedermi e sarei potuto finire coinvolto in un altro incidente. Mi sono domandato un’altra volta: se non potevo fidarmi degli hyung, di chi mi potevo fidare?

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia | @BTSItalia_twt (hanabi, lilac, Fab). Prendere solo con crediti.

Traduzioni BTS Notes “Answer”

Jungkook

28 Maggio 2019

“Hyung, voi avete dei sogni?”. A queste parole si voltarono tutti. “È per una relazione sulle ambizioni future”, mentii, ma Seokjin hyung aprì bocca, dicendo: “Boh. Non credo di averne uno. Se c’è qualcosa che desidero, è soltanto… diventare una brava persona?” Hyung si interruppe, come imbarazzato. Yoongi hyung, che fino a quel momento era rimasto sdraiato sul panchetto del pianoforte, disse con tono fermo: “Va bene anche non avere un sogno. Io non ne ho uno. Diventerò quel che capita.” Tutti scoppiarono a ridere per quella risposta così alla Yoongi.

“Diventerò un supereroe. Salverò il mondo dai cattivi.” Taehyung hyung si mise in piedi sulla sedia, in posa, portando le braccia in cielo, e Hoseok hyung gli intimò di smetterla, facendolo scendere e dicendogli che, scherzando in quel modo, si sarebbe fatto male. Poi Hoseok aggiunse, sorridendo teneramente: “Voglio trovare mia madre e vivere felice. Essere felice è il mio sogno.” “Quindi adesso non sei felice?” chiese Jimin hyung. Hoseok hyung rispose: “Ah, è così che funziona?” simulando un’espressione esageratamente preoccupata. Poi domandò a Jimin: “Qual è il tuo sogno?” “Il mio?” Jimin hyung sgranò gli occhi e, agitato, rispose: ”Quando ero all’asilo volevo fare il presidente, ma non so cosa vorrei fare adesso.”

Era rimasto solo Namjoon hyung. Sentendo gli sguardi di tutti su di lui, hyung fece spallucce e disse: “Vorrei dire qualcosa di bello, ma neanch’io, a dire il vero, ho un sogno. Vorrei solo fare soldi col part-time.”
Annuii, e portai lo sguardo sulla mia relazione. Era divisa in “spazio per studenti” e “spazio per i genitori”. “Cosa voglio diventare?” Non riuscii a pensare a nulla da scrivere.

Seokjin

25 Giugno 2019

Ad occupare lo spazio sotto la finestra della classe, vi era un vaso di fiori, ma non sapevo chi l’avesse portato. Chi tra i miei amici avrebbe potuto farlo? Tirai fuori il telefono. La stanza era come sempre buia, data la mancanza di elettricità, e una luce soffusa entrava dalla finestra sporca, da cui si scorgevano chiaramente le chiome degli alberi. La foto che scattai col cellulare non venne bene, non solo a causa del telefono. Ho sempre pensato che le fotografie non riuscissero a catturare pienamente ciò che l’occhio di un uomo riuscisse a vedere.

Mi avvicinai al vaso e vidi la lettera ‘H’. Sollevai il vaso e lessi: “Vaso di Hoseok”. Sorrisi. Se c’è una persona capace di portare un vaso di fiori, poteva essere solo lui.  Dopo averlo appoggiato, nascondendo allo sguardo la lettera H, iniziai a guardarmi intorno. Non me n’ero mai accorto, ma la finestra era ricoperta da graffiti. Non solo la finestra, ma anche il muro e perfino il soffitto erano pini di scritte. “Superala, o muori”. Nomi di persone di amori non corrisposti, date e molti altri nomi ormai illeggibili.

Quell’aula non era sempre stata uno sgabuzzino. Probabilmente in passato era stata occupata dagli studenti al mattino, e svuotata il pomeriggio. Vuota durante le vacanze, e occupata da rumorosi studenti al riprendere delle lezioni. Vi erano stati studenti come noi, che arrivavano in ritardo e venivano puniti, e che finivano per marinare? Insegnanti violenti e infiniti compiti e verifiche? E… qualcuno come me? Qualcuno che avesse denunciato i propri amici al preside.

Mi chiesi se tra quei nomi ci fosse stato quello di mio padre. Era stata anche la sua scuola. Credeva che frequentare le stesse superiori o la stessa università fosse un modo per preservare l’onore della nostra famiglia. Passai in rassegna i diversi nomi, e lo vidi. Era scritto sul muro di sinistra, in mezzo ad altri. Sotto, vi era incisa un’altra frase: “Qui tutto è cominciato”.

Hoseok

2 Marzo 2022

Mi piaceva stare tra la gente. Una volta uscito dall’orfanotrofio, avevo iniziato un lavoro part-time in un fast food, durante il quale dovevo interagire con le persone, ridere ed esser sempre vivace. Mi piaceva quel lavoro. A dir la verità, non c’era nulla nella mia vita che mi facesse sorridere o avere belle giornate. Nella mia vita avevo sempre incontrato più brutta gente che altro. Forse era per quello che mi piaceva quel lavoro. Quando mi sforzavo di sorridere e di parlare ad alta voce a volte passavo per una persona molto felice. Quando ridevo fragorosamente mi sentivo più felice, comportandomi in modo cortese ero diventato più educato. C’erano giorni difficili. Quando dovevo pulire il locale e tornare a casa, era difficile fare anche un solo passo. C’erano giorni in cui i clienti erano scortesi. Eppure prima, quando avevo ancora i miei amici al mio fianco, era tutto più semplice.

A volte, guardando i clienti riempire il locale, ripensavo ai miei amici. Seokjin hyung, che aveva cambiato scuola senza dire una parola, Namjoon, che una mattina era scomparso, Yoongi hyung, con cui, dopo che venne espulso da scuola, perdemmo i contatti. Taehyung, che non so dove sarebbe potuto fuggire a causare danni, e Jimin, che avevo visto un’ultima volta in infermeria, e che non era più tornato a scuola. Jungkook era passato di qui recentemente, mentre tornava a casa, indossando la sua uniforme, ma non era passato a trovarmi. Mi chiesi se quei tempi fossero acqua passata. Diedi un caloroso benvenuto non appena entrò un cliente. Stampai sul mio viso un grande sorriso smagliante e guardai verso l’entrata.

Taehyung

29 Marzo 2022

Il proprietario della stazione di servizio sputò in terrà e se ne andò. Mi stesi a terra, rannicchiandomi. Facevo graffiti sul retro della stazione solo per essere scoperto ed essere preso a botte dal proprietario, mentre mi chiedeva perché stessi disegnando sulla parete di qualcun altro. Rotolai sull’asfalto. Essere picchiato era, allo stesso tempo, qualcosa di ricorrente e qualcosa di sconosciuto.

Avevo iniziato a fare graffiti molto tempo prima. Avevo raccolto una bomboletta spray che qualcuno aveva gettato via e avevo provato a disegnare su un muro. Credo fosse gialla. Una volta colorato, avevo alzato lo guardo e avevo visto la vernice giallo sgargiante su quel muro grigio, e avevo subito raccolto un’altra bomboletta. Disegnai a lungo inconsciamente. La mia mano si era fermata solo quando tutte le bombolette finirono. Le gettai via e feci un passo indietro. Il mio respiro era affannato come se avessi corso con tutte le mie forze.

Non avevo idea di cosa significassero quei colori sulla parete. Non sapevo cosa avessi appena fatto, né per quale motivo lo avevo fatto. Ma erano specchio del mio stato d’animo. Avevo riversato tutto ciò che provavo su quel muro. Inizialmente pensai fosse orrendo. Sporcizia. Una cosa insensata, inutile e patetica. Non mi piaceva. Strisciai a mani nude la vernice ancora fresca. Volevo cancellare tutto. Ma anziché cancellare, stesi altri colori e creai nuove forme. Mi sedetti di fronte al muro. Non si trattava del fatto che mi piacesse o meno o se fosse bello o meno. Quello ero io.

Quando mi rialzai, tossii. Sputai in mano un grumo di sangue. Poi vidi una mano estranea raccogliere la bomboletta. La seguii, e ne scorsi il viso. Era Namjoon hyung. Mi misi a ridere. Credetti di vedere un fantasma. Hyung mi tese una mano. Rimasi a guardarlo. Prese la mia mano e mi tirò su. La sua mano era calda.

Seokjin

11 Aprile 2022

Quando mi svegliai, era di nuovo l’11 Aprile. Dalle tende aperte entrava la luce del mattino. Appena riuscii ad alzarmi, venni sopraffatto da vertigini, così chiusi gli occhi. L’ambiente che mi circondava si trasformò in un’immagine residua di colore rossastro, in cui comparve Taehyung. Era fermo su quella costruzione sulla spiaggia. Era il 22 Maggio. Era il passato e il futuro, qualcosa di già accaduto e qualcosa che sarebbe ancora potuto accadere. Pensavo fosse il momento in cui avrei potuto sistemare ogni cosa.

Vidi Taehyung arrampicarsi sulla piattaforma, al tramonto. Il cielo era ancora azzurro, ma stava iniziando a tingersi di un rosso vivido. Alzando la testa e lo vidi salire. Una volta in cima, per un momento guardò verso di noi e poi saltò. Si librò come se avesse avuto le ali. Per un istante sembrò fermarsi a mezz’aria, e sentii il rumore di uno specchio in frantumi, e un vento freddo attraversare le tende. Poi, quando riaprii gli occhi, era nuovamente oggi, l’11 Aprile.

 

Namjoon

11 Aprile 2022

Finito con il rifornimento, mi sporsi, ma qualcosa mi sfiorò la faccia e poi cadde in terra. Sorpreso, feci un passo indietro e guardai in basso. Ai miei piedi si trovava una banconota accartocciata. Automaticamente mi chinai per raccoglierla. Le persone nella macchina scoppiarono a ridere. Mi fermai un attimo. Seokjin hyung mi stava osservando da lontano. Non riuscivo ad alzare lo sguardo. Come ci si comporta quando si guarda negli occhi chi, dentro una macchina costosa, ti deride e ti prende in giro? Devi affrontarli. Se pensi che ciò che stiano facendo sia ingiusto, allora devi affrontarli. Non si parla di coraggio, orgoglio, uguaglianza. È qualcosa che devi fare e basta.

Ma questa era una stazione di servizio e io ero un impiegato part-time. Se un cliente sporcava, dovevo pulire, se imprecava, lo dovevo ascoltare, e ancora, se lanciava i soldi in terra, li dovevo raccogliere. Il mio corpo tremò dall’umiliazione. Serrai i pugni, e le unghie mi scavarono la pelle.

In quel momento, un’altra mano raccolse la banconota. Nella macchina mormorarono, come se fosse finito il divertimento, e lasciarono la stazione. Anche se se ne erano andati, non riuscivo ad alzare lo sguardo. Mi mancava il coraggio di guardare negli occhi Seokjin hyung. Non che hyung non fosse a conoscenza della mia vigliaccheria, della mia povertà, della mia situazione. Ma non volevo mostrargliele così esplicitamente. Potevo vedere hyung con la coda dell’occhio, ma non mi mossi. Lui non si avvicinò e non disse nulla.

Yoongi

11 Aprile 2022

Continuai a camminare, consapevole del fatto che Jungkook mi stesse seguendo da lontano. Mentre i binari del treno si allungavano, i container si affiancavano uno dietro l’altro. Era il quarto container dal fondo. Hoseok aveva detto di aver organizzato un incontro con Namjoon e Taehyung, e mi aveva chiesto di venire. Gli risposi che sarei andato, ma non ne avevo realmente l’intenzione. Odiavo immischiarmi con altre persone, e Hoseok conosceva anche questo mio tratto. Probabilmente neanche si aspettava di vedermi lì.

Quando spalancai la porta, vidi Hoseok con un’espressione scioccata. Poi si accorse di Jungkook e si avvicinò, con un’espressione che lasciava trasparire un mix di emozioni diverse. Mi feci strada tra i due ed entrai nel container. “Da quanto tempo”. Riuscivo a sentire Hoseok che cercava di tirare Jungkook e Jungkook ritrarsi.

Poco dopo, Namjoon portò Taehyung con sé. Un lato della maglietta di Taehyung era strappato. Quando chiedemmo cosa fosse successo, Namjoon fece finta di rimproverare Taehyung. “Questo ragazzino è in ritardo perché è stato sorpreso dalla polizia mentre faceva dei graffiti e sono dovuto andarlo a riprendere”. Taehyung fece una faccia come per chiedere scusa e spiegò, in un fiume di parole, che la sua maglietta si era strappata mentre cercava di scappare dalla polizia.

Quanto tempo era passato dall’ultima volta che ci eravamo incontrati, proprio come in quel momento? Non riuscivo a ricordarlo. Cos’era successo a Seokjin Hyung e a Jimin? Mi passò per la testa un pensiero che non facevo spesso. Era la prima volta che venivo in quel posto, ma il mio cuore si sentiva già a suo agio.

Jungkook

11 Aprile 2022

Camminavo sul parapetto del tetto. L’edificio era stato abbandonato durante la sua costruzione. Quando allungai fuori un piede, sotto di lui vedevo solo oscurità. La città notturna si diramava vertiginosamente al di sotto della ringhiera. I cartelloni a neon, il suonare dei clacson e la polvere riempivano l’oscurità. Per un attimo mi girò la testa dalle vertigini. Stesi di nuovo le braccia per riprendere equilibrio. Poi pensai, bastava solo un passo. Se avessi fatto un altro passo, sarebbe finito tutto. Mi sporsi ancor di più verso l’oscurità. Ora, da prima che sembrava avvolgermi solo i piedi, aveva divorato tutto il mio corpo. Quando chiusi gli occhi il caos della città, i rumori e le paure, sparirono. Smisi di respirare. Allora mi sporsi in avanti. Non pensavo a niente. Non pensavo a nessuno. Non volevo lasciare nulla dietro di me. Non avrei ricordato niente. Questa era semplicemente la fine.

In quel momento mi squillò il telefono. Ritornai in me come se mi fossi appena svegliato da un sogno lontano. I miei sensi, prima offuscati. tornarono in un istante. Tirai fuori il mio cellulare. Era Yoongi Hyung.

 

Namjoon

28 Aprile 2022

Sapevo ormai da molto tempo che stava succedendo qualcosa a Taehyung, anche se all’apparenza faceva finta che andasse tutto bene, le sue azioni o le sue espressioni rivelavano la sua ansia e il fatto che non sapesse cosa fare. Faceva spesso dentro e fuori dalla stazione di polizia e avevo visto le ferite sul suo corpo. Inoltre, soffriva di incubi.

Il perché non avessi mai insistito, chiedendo cosa non andasse o dicendogli di sfogarsi, era che stavo aspettando che Taehyung lo facesse da solo. Un po’, era anche perché dubitavo di avere un qualche diritto a sentire quelle preoccupazioni. Giocavo il ruolo dello Hyung, dell’adulto, ma in realtà mentre i miei amici stavano attraversando un periodo difficile non riuscivo a proteggerli. Tutti mi acclamavano per essere così maturo, ma in realtà non ero davvero un adulto. Esitavo e basta, incapace di guardare in faccia la realtà di fronte a me.

Yoongi Hyung era morto. Taehyung quel giorno aveva di nuovo avuto quell’incubo. Lo presi per le spalle e lo scossi, e lui si svegliò spaventato, e passò il tempo a fissare il vuoto. Non si asciugò le lacrime e balbettò incoerentemente: disse che Yoongi era morto, che Jungkook aveva avuto un incidente e che io mi ero trovato in mezzo a una rissa. Disse che faceva quel genere di sogni molto spesso, che erano così vividi da sembrare reali e anche questo faceva parte del sogno. “Hyung, non andare da nessuna parte”, disse Taehyung con un tono di voce agitato e ansioso.

Taehyung

22 Maggio 2022

“Hyung, è tutto? Non ci stai nascondendo altro?” attorno a noi scese improvvisamente il silenzio. Tutti gli sguardi erano rivolti verso di me. Guardai subito Seokjin Hyung. Seokjin mi guardò. Il suo sguardo era pieno di stanchezza ed imbarazzo, vagamente patetico. Stavo per tornare sull’argomento, quando qualcuno mi afferrò per il braccio e mi fermò. Non guardai chi fosse, già lo sapevo. Era Namjoon Hyung.

“Cosa c’entri tu? Non sei davvero mio fratello”. Riuscivo a sentire lo sguardo di Namjoon addosso. Non sollevai il volto e non spostai la sua mano. Sapevo anch’io di essere arrabbiato con Namjoon senza nessun motivo. Ripetendo le parole che avevo sentito dire da Namjoon al telefono, avevo detto di essere arrabbiato, di essere infastidito. Namjoon non aveva detto il torto. Ero appena un anno più piccolo di lui. Non ero davvero suo fratello. Era vero, dovevo prendermi cura di me stesso. Ma nonostante tutto, ero arrabbiato. Ero ancora più arrabbiato per il fatto di non avere argomentazioni con cui smentire. Sperai che Namjoon capisse i miei sentimenti.

“Taehyung-ah. Mi dispiace. Smettiamo di parlare di questa cosa, adesso.” Era stato Seokjin Hyung a parlare. Era stato Seokjin Hyung a chiamare il mio nome, a dire di essere dispiaciuto. Namjoon Hyung non disse niente. “Smettere? Visto che è venuto fuori, parliamone, parliamo di ogni cosa. C’è qualcos’altro che stai nascondendo?”

“Parliamo fuori”, disse Namjoon Hyung, prendendomi di nuovo per il braccio. Cercai di scuoterlo via un’altra volta, ma lui provò a trascinarmi fuori. Resistetti e dissi: “Lasciami andare. Chi sei tu per fermarmi? Cosa sai tu, Hyung? Non sai niente, ma lo reputi un bravo ragazzo, giusto?”. Fu allora: lasciò andare il mio braccio, e mi sembrò come se tutte le cose che mi erano state di sostegno si stessero crepando e dividendo e sgretolando. Forse avevo sperato non avrebbe mai lasciato andare il mio braccio. Che si sarebbe arrabbiato e mi avrebbe trascinato fuori. Forse avevo sperato in una sua ramanzina, come si farebbe con un vero fratello, come si farebbe con qualcuno di vicino, di prezioso, da cui non ci si può separare.

Ma Namjoon lasciò andare il mio braccio. Io semplicemente risi. “Cosa c’è di così tanto speciale nello stare insieme? Cosa siamo l’uno per l’altro? Siamo tutti soli alla fine.” Quello fu il momento in cui Seokjin Hyung mi colpì.

Yoongi

2 Maggio anno 22

Le lenzuola vennero immediatamente avvolte dalle fiamme. In mezzo al calore insopportabile, tutti quegli squallidi oggetti persero la loro identità. Non sentivo più l’odore pungente di muffa, né percepivo più l’inspiegabile umidità e il buio malsano. Tutto ciò che rimaneva era invece dolore. Il dolore fisico dovuto al calore. La pelle delle mie dita era così calda che si riempì di vesciche in un istante. Solo a quel punto il volto privo di espressione di mio padre e il suono della musica si dispersero nell’aria.

Io e mio padre eravamo estremamente diversi. Mio padre non mi capiva, e io non capivo mio padre. In passato avrei potuto convincerlo, se ci avessi provato? Probabilmente no. Tutto quello che riuscivo a fare era nascondermi, sfidarlo e scappare da lui. A volte avevo pensato che in realtà non era da mio padre che stessi fuggendo. Allora venivo attanagliato dalla paura, una paura simile quella che si prova sul bordo di un precipizio. Quindi, da chi stavo scappando? Cosa dovevo fare per liberarmi dei miei stessi pensieri? Mi sembrava una cosa impossibile.

Mi parve di sentire la voce di qualcuno che mi chiamava, ma non alzai la testa. Non so se per il calore o per il dolore, ma non riuscivo a respirare. Non avevo più le forze per muovermi. Eppure, sapevo chi era. Era Jungkook. Si sarebbe arrabbiato. Forse, si sarebbe addolorato per me. Avrei voluto solo sprofondare. Volevo finirla con tutto quel fumo e quel calore, con tutti i dolori e le paure. Jungkook gridò di nuovo qualcosa, ma non riuscii a sentire. Il mio campo visivo si ridusse. Finalmente alzai lo sguardo. L’ultima cosa che vidi fu la sporca stanza ormai lontana, le fiamme rosse, le colonne di fumo, e il viso di Jungkook.

Hoseok

12 Maggio 2022

Aprii la porta dell’uscita di emergenza e mi precipitai giù per le scale. Il mio cuore batteva all’impazzata, come se fosse sul punto di esplodere. Il volto che avevo intravisto nel corridoio dell’ospedale era sicuramente quello di mia madre. In quel momento mi guardai indietro. Le porte dell’ascensore si erano aperte inondando il piano di persone. Mi spinsi con forza tra la marea di gente, e scorsi la sagoma di mia madre passare per l’uscita di emergenza. Con il cuore colmo di ansia, mi precipitai giù per le scale, scendendo due gradini alla volta. Scesi parecchie rampe, senza mai fermarmi per riprendere fiato.

“Mamma!” mia madre si fermò. Feci un altro passo avanti. Mia madre si girò. Scesi un’altra rampa di scale, il volto di mia madre si fece più distinto. Fu allora: il tallone mi scivolò sul bordo dello scalino e mi sbilanciai in avanti. Strinsi forte gli occhi nel momento in cui capii che stavo per cadere di faccia sul pavimento. Qualcuno mi afferrò per il braccio. In questo modo, riuscii a riprendere l’equilibrio. Quando mi voltai, trovai Jimin con un’espressione scioccata. Prima ancora di ringraziare, mi girai di nuovo.

C’era una donna lì. Sembrava essere sorpresa. Accanto a lei, un bambino mi fissava sbattendo le palpebre che celavano due grandi occhioni. Non era mia madre. Rimasi lì in cima alle scale a fissare il volto della donna con uno sguardo assente.

Non so cosa mi inventai in quel momento. Non chiesi neanche come mai Jimin si trovasse lì. Ero troppo confuso per preoccuparmi di quei piccoli dettagli. Quella donna non era mia madre. Probabilmente lo sapevo già dall’inizio. Erano passati più di dieci anni dal giorno in cui mi aveva abbandonato al parco giochi. Mia madre nel frattempo era invecchiata, sarebbe stata ormai diversa da come me la ricordavo io. Anche se l’avessi incontrata, non sarei stato in grado di riconoscerla. No, ormai a stento mi ricordavo il suo viso.

Mi girai. Jimin mi stava seguendo in silenzio. Ai tempi del liceo, dopo che ci separammo al pronto soccorso, Jimin disse di essere rimasto in ospedale. Mi sembrava, dal modo in cui si comportava, che non sapesse se volesse andarsene di lì, quando glielo si chiedeva. Poteva essere che si sentisse intrappolato, proprio come me, incapace di aggrapparsi ai ricordi che legavano entrambi, o di liberarsene definitivamente? Feci un passo verso di lui.

“Jimin-ah. Andiamocene da qui.”

Jimin

15 Maggio 2022

Quando aprii gli occhi, trovai Hoseok accanto me. Un soffitto familiare mi osservava dall’alto, con la sua solita oscurità. Sorpreso, cercai di tirarmi su, ma lui si portò un dito alle labbra. Stavano dormendo tutti, e intorno a me tutto era silenzioso. Hoseok mi porse una maglietta e col mento indicò l’uscita di emergenza dell’ospedale.

“Ci siamo tutti”.  Mi disse che Namjoon Hyung stava facendo la guardia mentre Yoongi Hyung cercava di prendere tempo parlando con le infermiere. Jungkook e Taehyung ci avrebbero raggiunti presto. Inizialmente non capii cosa mi stesse dicendo. Hoseok mi tese la mano, io ero ancora stordito.

Il giorno in cui avrei lasciato l’ospedale. Mi era capitato di sognarlo spesso. Volevo andarmene da lì e rivedere i miei amici, stare insieme, ridere e parlare, proprio come ai vecchi tempi. Ma ora non ne ero più tanto sicuro. Andarsene era la cosa giusta da fare? I miei genitori mi avevano nascosto in questo posto, facendo finta che non esistessi. In giro si vociferava che soffrissi di qualche malattia mentale. Non sapevo se Hoseok Hyung pensasse lo stesso. Magari pensava che fossi strano, che passare il tempo con me fosse spiacevole.

“Sbrigati. Non abbiamo molto tempo.” Forse per l’urgenza con cui Hoseok mi parlava, il ticchettio dei secondi percepibili dall’orologio sembrava stranamente accelerato. Tump. Tump. Un rumore di passi, come un’allucinazione uditiva, si avvicinavano sempre di più alla stanza d’ospedale. Io e Hoseok ci girammo nello stesso momento verso la porta, poi ci guardammo. La mano di Hoseok rimase tesa davanti a me.

Jimin

16 Maggio 2022

Casa di Hoseok hyung era situata molto in alto. Un piccolo attico isolato raggiungibile passando per una grande strada e superando un angusto e contorto viale. Quello era l’appartamento di hyung. Entrato in casa, che consisteva in una sola stanza, hyung si vantò del fatto che quello fosse il punto più alto della città, da cui si potevano avvistare tutti i luoghi in cui eravamo cresciuti, proprio sotto i nostri piedi. Come aveva detto hyung, si poteva scorgere tutto da quell’appartamento; si potevano vedere la stazione ferroviaria lì vicina e, seguendo i binari, i container. Namjoon hyung viveva in uno di quelli. Spostando un po’ lo sguardo vi era la scuola che tutti noi avevamo frequentato.

Dopo aver trovato la scuola, diressi lo sguardo al lato opposto della città. Ai piedi delle montagne, c’erano dei gradi condomini. Lì c’era casa mi- no, casa dei miei genitori. Ero corso via dall’ospedale senza avvisare nessuno. Probabilmente i miei erano stati contattati. Magari in quel preciso momento mi stavano cercando. Non ero ancora pronto ad affrontarli. Ero uscito dalla clinica, ma non potevo andare a casa. Non significava infatti che volessi tornare in quel posto. Ma non sapevo dove andare, e non avevo soldi. Ero rimasto immobile, esitante, fin quando hyung mi disse di seguirlo e mi aveva mostrato la strada. Ed eravamo arrivati qui, a casa sua.

Riportai l’attenzione su quei grandi condomini. Prima o poi sarei dovuto tornarvi. Avrei avuto il bisogno di affrontare i miei genitori e di dir loro che non sarei tornato in ospedale. Feci un respiro profondo; avevo la sensazione che mi sarebbe potuto venire un attacco epilettico solo a pensarci. Sinceramente, non mi fidavo di me stesso al punto tale di poter vivere in un altro luogo se non in ospedale. Avrei potuto essere riportato subito in clinica. Ero così spaventato da non riuscire più a sopportarlo.

Namjoon

20 Luglio 2022

Diedi un’occhiata alle pubblicità di una rivista e alzai lo sguardo. Negli ultimi giorni, un volto diverso si era seduto al tavolo che dava sulla finestra, dalla parte opposta alla mia. Il grosso libro, la grande borsa e il bianco bicchiere di carta erano gli stessi, ma non era lei. Spostai di nuovo il mio sguardo sulla rivista. Ero rimasto a fissare la stessa pagina per più di un’ora. Per colpa dei miei continui pensieri, i miei occhi non riuscivano realmente ad afferrare le lettere. Perché me ne stavo lì seduto? Non trovai risposta. Tra tutte le persone che erano assorte nel fare qualcosa, io stavo semplicemente sfogliando letargicamente una rivista. Sentii l’impazienza dell’aspettare che qualcosa si mettesse in moto, ma sapevo che non sarebbe andata in quel modo.

Restituii la rivista e iniziai a camminare tra gli scaffali. I libri erano ordinati in file su librerie più alte di me. Un venticello che entrava da una finestra aperta trascinava l’odore di libri e polvere nell’aria. Pensai agli anni del liceo. Ai libri che avevo letto, passando il tempo con i miei amici nel nostro nascondiglio, avevano lo stesso odore. Il “Me di adesso” era cresciuto almeno un po’ dal “Me di allora”? Non ne ero certo. Poteva essere che ogni cosa che mi riguardava si fosse fermata a quel periodo. Mi spostai allo scaffale opposto. Quindi presi un libro che ero solito studiare allora. Dovevo ricominciare. Tutto ciò a cui avevo rinunciato, pezzo dopo pezzo.

Jungkook

26 Luglio 2022

Guardai alle mie spalle, l’ospedale era abbastanza lontano. Non riuscivo più a vedere la panca su cui avevo lasciato i fiori di campo, tantomeno la finestra da cui ero solito guardare il fiume Han con quella ragazzina. Ripensandoci, era lei la boccata d’aria fresca in quella soffocante vita d’ospedale. Quando sedevamo sulla panca, nel tardo pomeriggio, parlando del più e del meno, il sole tramontava prima che ce ne accorgessimo. Io le proponevo di giocare nel nascondiglio e di andare in vacanza al mare, di arrivare fino alla stazione ferroviaria a piedi. Lei mi parlava di tutte le scorciatoie dell’ospedale. Da quale finestra si poteva vedere il fiume, quali scale portavano segretamente al terrazzo. Non c’era nulla che lei non sapesse di quell’edificio.

La sua stanza, ora, era vuota. Era stata dimessa o trasferita in un altro ospedale? Avevo chisto anche alle infermiere, ma nessuna di loro aveva il permesso di dirmelo. Non so perché, parte del mio cuore si era come svuotata. Tornai a guardare dritto davanti a me e continuai a camminare. In lontananza riuscivo a vedere la scuola. Sembrava proprio che tutte le storie che le avevo raccontato avessero a che fare con gli hyung, e che molte di queste iniziassero proprio con loro. Gli hyung, per me che sono sempre stato solo, erano diventati degli amici, dei maestri, una famiglia. La mia storia era racchiusa nella loro ed io esistevo solamente all’interno del rapporto che avevo con loro.

Ma per qualche motivo iniziai a pensarla così: che magari un giorno loro non sarebbero stati più al mio fianco. Sarei potuto andare a cercarli, solo per scoprire che erano andati via senza dare spiegazioni. O magari sarebbe potuto accadere di peggio, non potevo saperlo.

Pensai a quella notte. Quando la luna, gigantesca, si era alzata in cielo e il mondo si era capovolto, i fari che riuscivo a scorgere al rovescio, la figura della macchina che era poi sparita una volta passatami affianco. Il suono di un motore stranamente familiare. Non volevo giungere a conclusioni affrettate. Ma nonostante ciò, continuavo a tornare con la mente a quel momento.

 

 

Jimin

28 Luglio 2022

Anche quel giorno rimasi per ultimo in sala prove. Era passata la mezzanotte e gli autobus erano già fuori servizio. A dir la verità, lo avevo fatto apposta. Così avrei avuto la sala solo per me. Quando provavo con gli altri riuscivo a vedere solo le mie lacune. Mi sfiniva, e allo stesso tempo mi spaventava. Ma volevo farcela in qualche modo. Perciò rimanevo lì da solo ogni notte.

Dopo alcuni giorni, sorprendentemente quel sentimento di paura era sparito dalla mia testa. Era rimasta solo la consapevolezza che danzare fosse divertente. Per molto tempo avevo creduto che il piccolo e debole me stesso che avevo creato nella mia testa fosse il vero me. Mentre ballavo pensavo solo costantemente alla velocità e alla potenza che potevo tirare fuori, al mio peso corporeo, alla lunghezza delle mie braccia. Il me che danzava non era né misero né debole. Sinceramente, le mie abilità erano migliorate. I movimenti non molto fluidi, con la pratica, erano diventati tali. Stavo crescendo. Lentamente, come farebbe un’unghia, ma stavo crescendo. Avevo realizzato anche di essere molto espressivo. Quando danzavo, le storie che non potevo raccontare, quelle che non avevo mai raccontato, ero capace di esternarle. Da quando avevo iniziato a ballare, per la prima volta avevo iniziato ad accettarmi.

Yoongi

29 Luglio 2022

Perché trovavo le melodie solo quando la persona che avrebbe dovuto suonare la chitarra insieme a me mi aveva abbandonato? Guardai il pianoforte da lontano, steso sul divano. Dopo essere stato espulso da scuola, avevo gettato via i tasti del pianoforte di mia madre. Erano l’unica cosa che avevo salvato dalle rovine dell’edificio bruciato, il piano si era infatti bruciato solo in parte, l’avevo gettato fuori dalla finestra dell’appartamento. Credevo di averci dato un taglio. Ripetei a me stesso la promessa che non avrei mai più toccato il piano.

La mattina dopo, sul presto, feci le scale, impaziente di aspettare l’ascensore. Pensai di essermi addormentato subito, ma il sole stava già sorgendo. Improvvisamente, gli eventi della notte prima mi tornarono in mente. Non c’era niente nell’aiuola fuori dalla finestra. L’addetto alla sicurezza mi informò che il netturbino era passato poco prima. Fu così che persi i tasti del piano di mia madre.

Anche dopo quell’avvenimento, rinunciai alla musica ancora e ancora. Non l’avrei fatto. Non sarei tornato sui miei passi. La musica non era niente, ma anche se stavo scappando, lo sapevo. Sapevo che avrei ricominciato a fare musica, nello stesso modo in cui avevo sceso quelle scale barcollando. La musica era quel tipo di passione, per me. Nella musica, ero tanto libero quanto sofferente, ero confuso, ma ero anche lucido. Paura e fiducia, speranza e disperazione– mi sembrava di vivere all’interno di quelle emozioni contraddittorie.

Mi venne improvvisamente voglia di suonare il piano. In esso, avrei voluto conoscere il me che aveva fatto finta di essere forte, anche se in realtà ero spaventato e codardo. Avrei voluto imprecare e sfottere e recare cicatrici e colpire e distruggere e trattenermi e piangere. Non volevo fuggire. Volevo completare la melodia nata dalla chitarra e dal piano. Questa volta, mi sembrava fosse possibile.

Taehyung

11 Agosto 2022

Mentre stavo per girarmi, vidi delle piccole lettere sotto una ‘X’. Era una piccola frase incisa nel muro, che recitava: “Non è colpa mia.” Era stata quella ragazza. Non l’avevo vista di persona, e non sapevo quale fosse la sua scrittura, ma non so perché me lo sentivo. Sembrava un saluto d’addio. Diceva che non se ne stava andando per colpa mia, che le cose che le erano successe non erano perché fossi una cattiva persona. Sembrava che mi stesse dicendo di non incolparmi o tormentarmi, ma di essere coraggioso.

Quando tornai in me mi ritrovai di fronte a casa mia. Riuscivo a sentire mia sorella urlare da dietro la porta. La spalancai ed entrai. Una scena familiare mi si presentò davanti. Mi spostai per fermare mio padre. Gli afferrai il braccio e lo guardai dritto in faccia. Inizialmente sembrò essere scioccato, ma poi mi sferrò un pugno. Mi stese, non era la prima volta. Il pianto di mia sorella si intensificò. Mi faceva male il mento. Un sapore di ruggine mi pervase la bocca. Eppure, non mi arresi. Afferrai mio padre per i fianchi. Lui gridò con foga. Mi colpì senza pietà sulla schiena e sulle spalle, ed io aumentai la presa.

Non è che non mi facesse male. Non è che non fossi spaventato. Ma se avessi lasciato la presa, quel ciclo quotidiano si sarebbe ripetuto. Volevo che cambiasse. Io volevo cambiarlo.

No. Non sono come mio padre. Io proteggerò questa famiglia.

Hoseok

13 Agosto 2022

Lei e Jimin erano lì, nella sala prove. I cinque secondi passati mentre si mettevano in posizione sembrarono eterni. Non appena le casse si avviarono, i due si mossero. Era la coreografia che stavo provando con lei qualche giorno fa. Mi sedetti sul pavimento della sala e iniziai ad osservarli.

Quando mi era stato detto che non avrei potuto ballare per un po’, per colpa della mia caviglia, era stato davvero difficile. Il fatto di non poter danzare e di dover solamente guardare gli altri mi demoralizzava. Ciò nonostante, aiutando Jimin con le prove, e vedendolo, come risultato, maturare, mi aveva fatto capire che non si trattava poi di un gran problema. Potevo comunque essere felice con la danza, in un modo o nell’altro.

Quando Jimin provava, non accettavo neanche il più piccolo errore. Delle volte era fuori tempo, o faceva movimenti meno accentuati del dovuto. Ogni volta che capitava, fermavo la musica e controllavo ogni mossa. Ma osservandolo dal pavimento della sala prove, il modo in cui Jimin ballava assumeva un aspetto diverso. Non vedevo più ogni singolo, piccolo movimento, ma un qualcosa di più grande. E avevo iniziato ad approcciarmi diversamente agli errori visti durante le prove. A dire il vero, questi ultimi e i modi da principiante gli donavano un fascino unico. Sicuramente ballavamo in modo diverso, ma lui aveva un suo ritmo e stile espressivo personale. Mentre danzava, brillava ed emozionava il pubblico in modo naturale.

La musica si fermò e così fece Jimin. Vidi il suo viso splendere per l’emozione e per la felicità. Lei era lì accanto. Sarebbe presto partita per l’estero. All’improvviso i nostri occhi si incrociarono. Subito alzai i pollici all’in su e sorrisi. Fu strano. Non assomigliava affatto a mia madre. Non ricordavo nemmeno così bene il suo viso, perché avrei dovuto vedervi una somiglianza? Per un attimo ebbi una fitta al cuore. La caviglia, non ancora completamente guarita, iniziò a far male.

 

Seokjin

30 agosto 2022

Sembrava come scioccata, nel rivedere il diario che credeva di aver perso. Il suo film preferito, il luogo in cui sarebbe voluta andare, il fiore preferito, riuscivo a vedere il futuro che sognava ad ogni pagina che sfogliava. Lo avevo fatto anche per lei. Faticavo a pronunciare delle scuse. Il diario rosso ci separava come la luce di un semaforo.

Avrei voluto renderla felice. Farla sorridere. Avrei voluto essere una persona migliore per lei. Credevo che, se avessi seguito ciò che era scritto sul diario, ci sarei riuscito, ma così non era stato. Mentre cercavo di diventare qualcun altro, era subentrata la paura che sarei stato scoperto per quello che ero davvero. Tuttavia, come se non riuscissi a mettere un punto a una frase ormai priva di senso, io, che avevo perso la mia vera identità, non riuscivo ad andare avanti, bloccato sempre nello stesso punto.

Ora lo sapevo. Le mie mancanze e i miei fallimenti, anch’essi erano parte di me. Non importava quanto crudele e doloroso fosse, per andare avanti dovevo essere onesto con me stesso. Mi alzai, e lei non mi fermò.

Una volta in strada tolsi il cappello. Mentre mi aggiustavo i capelli, sentii i momenti passati a cercare di essere qualcun altro scivolarmi tra le dita. Quando girai la testa vidi il mio riflesso nello specchio. Pelle secca, labbra pallide, spalle magre. Tutto molto patetico. La scena mi fece ridere, e il me riflesso nello specchio rise insieme a me.

[TRAD ITA] The Notes: Seokjin, 3 Agosto 2022

Aprii la porta e entrai. Era una notte di mezza estate. L’odore di muffa e polvere si mischiava con l’aria umida della stanza. Ad un tratto mi tornarono in mente dei ricordi. Le scarpe del preside che luccicavano, l’espressione sul volto di Namjoon, sull’uscio della porta, il giorno in cui avevo incolpato Hoseok e me ne ero andato. Iniziò a farmi male la testa e fui scosso da brividi. Soffrivo per una strana emozione, un misto di rabbia e perfino paura. Il segnale che mandava il mio corpo era chiaro: dovevo andarmene.

Sembrava che Taehyung avesse capito quello che stavo per fare, così mi prese per il braccio.
“Hyung, provaci ancora. Cerca di ricordare cos’è successo qui”.
Ho scrollato via la mano di Tae e mi sono voltato. Erano ore che giravo nell’afa. Ero stanco della mia stessa stanchezza. Gli altri mi guardavano confusi, come se non sapessero cosa dirmi.

Ricordi. Il ricordo di cui parlava Taehyung non aveva alcun senso per me. Ciò che avevo fatto, ciò che mi era successo, ciò che noi avevamo fatto. Può darsi. Può darsi fosse accaduto tutto questo. Ma i ricordi non sono una convinzione o un qualcosa da capire. Avere esperienza non vuol dire guardare gli altri, basarsi sul sentito dire. È una cosa che devi custodire nel cuore come fosse la tua guida. Ciò nonostante, per quanto mi riguardava, tutti i ricordi legati a quel posto erano caratterizzati da fatti negativi. Fatti che mi facevano soffrire e che mi facevano venir voglia di scappare.

Ci fu un litigio tra me e Taehyung, ché voleva impedirmi di andarmene. Ma eravamo entrambi esausti. Stanchi di colpirci, di non ascoltarci e di bloccarci a vicenda… Azioni troppo lente o pesanti, come se accadessero in un liquido viscoso.
Improvvisamente, io e Taehyung inciampammo l’uno sull’altro.
Le mie spalle picchiarono contro il muro, e di quello che successe dopo, ricordo solo che persi l’equilibrio e caddi.
All’inizio, non sapevo cosa stesse accadendo: per colpa della polvere non riuscivo ad aprire gli occhi e nemmeno a respirare. Continuavo a tossire ininterrottamente.
“Stai bene?”
Avevo capito di essere a terra, quando qualcuno si avvicinò per parlarmi. Mi alzai, e la mia attenzione venne rapita da una crepa nel muro contro cui avevo sbattuto. Dietro quel muro si apriva uno spazio enorme. Per un istante nessuno si mosse. Che cosa… Qualcuno disse: “Abbiamo trascorso così tanto tempo qui…”, nessuno avrebbe mai pensato ci fosse un posto del genere al là del muro.
Ma di cosa si trattava?

Non appena la polvere si disperse, vidi un unico armadietto in mezzo a quello spazio vuoto.
Namjoon andò ad aprirlo. Mi avvicinai. All’interno era custodito un diario. Namjoon lo prese, e lo sfogliò. Trattenni il fiato.
Sulla prima pagina vi era riportato un nome che non ci saremmo mai aspettati di vedere: il nome di mio padre. Mentre Namjoon stava per voltare la pagina, gli presi il diario di mano. Mi guardò sorpreso, ma non si oppose.
Girai la pagina.
Era vecchia, e mentre la voltavo, si sfaldava tra le mie dita. All’interno del diario c’era il racconto, scritto da mio padre, di quello che era successo tra lui e i suoi amici delle superiori. Non era un diario giornaliero. Veniva scritto di mese in mese.
Una pagina aveva addirittura macchie di sangue, tali da non riuscire nemmeno a leggerla. Ma ero comunque in grado di capire. Mio padre aveva vissuto ciò che avevo vissuto anch’io. Aveva fatto errori e sbagliato proprio come avevo fatto io, era scappato ed aveva continuato a scappare per rimediarvici, proprio come avevo fatto io.
Le cose scritte sul diario di mio padre erano un resoconto dei suoi fallimenti.
Alla fine, si era arreso e aveva fallito. Dimenticò, diede la colpa agli altri, scappò. Abbandonò i suoi amici.
C’era una macchia d’inchiostro nera, sull’ultima pagina scritta del diario. La stessa in quella seguente (che non sembrava essere stata scritta) e in quella dopo ancora, fino all’ultimissima pagina.
Quella macchia rappresentava il suo fallimento.

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.

Traduzioni BTS Notes “Tear”

Hoseok
23 Luglio, 2010

Al tre, sentii come una risata, come un’allucinazione. Successivamente, vidi passare il me di un tempo, mentre teneva le mani di qualcuno. Mi guardai velocemente alle spalle, ma non c’era nessun altro se non i miei compagni di classe che mi stavano fissando. “Hoseok-ah.”
La maestra mi chiamò. Solo in quel momento realizzai dove fossi. Eravamo in un’uscita didattica di classe. Stavo contando la frutta disegnata sul libro. Cinque, sei. Continuai a contare, ma mentre lo stavo facendo la mia voce iniziò a tremare e le mie mani erano erano diventate madide di sudore. Il ricordo di quel giorno continuava a riemergere.

Non riuscii a ricordare con chiarezza il volto di mia madre, quel giorno. Ricordai solo la barretta di cioccolato che mi diede mentre giravamo il parco giochi.
“Hoseok-ah. Conta fino a dieci e poi apri gli occhi.”
Quando finii di contare e aprii gli occhi, mia madre non c’era più. Avevo aspettato e aspettato, ma non era mai tornata. Avevo contato solo fino a nove. Se avessi contato un’altra cifra, sarebbe andato tutto bene, ma la mia voce non riusciva ad uscire. Le mie orecchie fischiavano e tutto ciò che mi circondava aveva iniziato a diventare sfocato. La maestra continuava ad indicare, dicendomi di riprendere a contare. I miei amici mi stavano fissando. Non riuscivo a ricordare il volto di mia madre. Avevo l’impressione che se avessi contato un’altra cifra, mia madre non sarebbe proprio più tornata a prendermi.

Poi, semplicemente, crollai a terra.

Jimin
6 Aprile, 2011

Ero davanti ai cancelli dell’Arboreto Fiorito, solo. Il tempo era plumbeo e abbastanza freddo, ma ero di buon umore. Era il giorno del picnic, ma mia madre e mio padre erano entrambi occupati. Inizialmente ne rimasi deluso. Ma avevo ricevuto complimenti al contest di disegni floreali, e le madri dei miei amici avevano detto “Wow, Jimin è così maturo.” In quel momento mi ero sentito un po’ importante.

“Jimin, aspetta qui. La maestra torna subito.” Così aveva detto la maestra, una volta finito il picnic, ma non la aspettai. Ero sicuro di poter tornare da solo. Afferrai le spalline del mio zaino con entrambe le mani e mi incamminai convinto. Mi sembrava gli altri mi fissassero, quindi raddrizzaì ancora di più le spalle. Dopo un po’, iniziò a piovere. I miei compagni e le loro madri se ne erano già tutti andati, nessuno mi stava cercando, mi facevano male le gambe. Coprii la testa con lo zaino e mi accovacciai sotto un albero. La pioggia stava iniziando a cadere più intensamente, e da quelle parti non stava passando nessuno. Alla fine, iniziai a correre sotto la pioggia. Non vidi nessuna casa, nessun negozio. Raggiunsi il cancello sul retro dell’arboreto. L’entrata laterale era aperta e dava su una sorta di deposito.

Yoongi
19 Settembre, 2016

Il fuoco bruciava rosso cremisi. La casa in cui avevo vissuto fino a quella mattina era avvolta dalle fiamme. Alcuni conoscenti mi stavano correndo incontro, urlando qualcosa. I nostri vicini camminavano a passi rapidi. Dissero che l’ingresso non era sicuro e il camion dei pompieri non era riuscito ad entrare. Si era fermato lì dov’era in quel momento.

Esattamente a fine estate. Stava iniziando l’autunno. Il cielo era azzurro e l’aria era secca. Non sapevo cosa dovevo pensare, cosa provare, cosa fare. Poi mi riaffiorò in mente un pensiero:
‘Ah, Mamma.’
Subito dopo, la casa crollò con un forte rumore. La casa avvolta dalle fiamme– no, la casa che era diventata essa stessa le fiamme, il tetto, i pilastri, perfino la mia stanza crollarono, come se fosse una casa fatta di sabbia. Rimasi in piedi e osservai stupefatto.

Qualcuno mi spinse di lato. Dicevano che il camion dei pompieri era entrato. Un’altra persona mi aveva afferrato e mi aveva fatto pressione per ottenere una risposta. Quella persona mi aveva guardato dritto negli occhi e aveva urlato una domanda, ma non avevo sentito nulla.

“C’è qualcuno dentro?”
Fissai quella persona senza parlare.
“C’è tua mamma dentro?”
La persona mi afferrò per le spalle e mi scosse. Inconsapevolmente, risposi: “No. Non c’è nessuno.”
“Che cosa stai dicendo?”, disse una donna del vicinato, “E tua mamma? È andata da qualche parte?”
“Non c’è nessuno.”
Nemmeno io sapevo cosa stessi dicendo. Qualcuno mi spinse nuovamente.

Yoongi
12 Giugno, 2019

Marinai scuola senza pensarci, ma a dirla tutta non c’era un luogo in cui andare. Faceva caldo, non avevo soldi, e non avevo niente da fare. Era stato Namjoon ad aver detto di andare al mare. I più piccoli sembravano emozionati all’idea, ma non me la sentivo granché, però non la reputavo nemmeno pessima come idea.
“Abbiamo dei soldi?”
Alla mia domanda, Namjoon fece scrollare le tasche a tutti. Qualche moneta e qualche banconota. “Quindi non possiamo andare.” Qualcuno propose di andare semplicemente a piedi, Taehyung probabilmente. Namjoon fece uno sguardo come a dire di ripensarci, ma i ragazzi semplicemente si allontanarono chiacchierando, ridendo e facendo finta di barcollare per strada, prima di proseguire. Non ero dell’umore per ribattere, perciò semplicemente li seguii a ruota. Era mezzogiorno, nemmeno gli alberi di ginkgo potevano offrire ombra, e le macchine, passandoci accanto, gettavano in continuazione polvere sul bordo della strada, senza marciapiede .

“Andiamo là.”
Era stato Taehyung anche questa volta. O era stato Hoseok? Non mi interessava particolarmente, perciò non ci feci caso, ma deve essere stato uno di loro due. Stavo camminando a testa china, calciando la terra, ma prima di scontrarmi con qualcuno alzai il capo. Jimin si era fermato, in piedi, come pietrificato. I muscoli del suo volto tremavano come se avesse appena visto qualcosa di terrificante. Stava fissando un cartello stradale che riportava “Arboreto Fiorito, 2.2 km.”

“Non voglio più camminare.”
Sentii la voce di Jungkook. Gocce di sudore scivolarono dal volto di Jimin. Impallidì, sembrava l’avremmo visto crollare a terra da un momento all’altro. Cos’era quel presentimento? Avevo una strana sensazione addosso. “Park Jimin.” Lo chiamai, ma come mi aspettavo, non si mosse. Alzai nuovamente la testa e guardai il cartello.

“Ehi, fa troppo caldo, perché mai dovremmo andare in un arboreto? Andiamo al mare” dissi, facendo finta di trascinarmi dietro i piedi. Non sapevo che tipo di luogo fosse l’arboreto, ma non sembrava il posto dove conveniva andare. Qualunque fosse il motivo, l’espressione di Jimin era strana.
“Non abbiamo nemmeno i soldi” rispose Hoseok, “È per quello che stiamo camminando.”
E Taehyung aggiunse: “Se camminiamo verso la stazione ferroviaria forse ce la facciamo.”
In seguito Namjoon disse: “A quel punto, per cena, faremo la fame”.
Jungkook e Taehyung finsero di piangere, e Seokjin hyung rise. Jimin riprese a muoversi nuovamente solo dopo che fu presa la decisione di prendere la strada verso la stazione ferroviaria. Camminando a capo chino e con le spalle tremanti, Jimin mi sembrò un piccolo bambino. Guardai di nuovo in alto, al cartello. Le lettere che formavano “Arboreto Fiorito” si stavano gradualmente allontanando sempre più.

Taehyung
20 Marzo, 2020

Scivolai lungo il corridoio, a passi rumorosi. Poi mi fermai. Riuscivo a vedere Namjoon in piedi di fronte alla ‘nostra aula’. La nostra aula. Nessuno lo sapeva, ma avevo chiamato quel luogo la nostra aula. Mia, degli hyung e di Jungkook, era nostra. Trattenni il respiro e mi avvicinai. Avevo intenzione di coglierlo di sorpresa.

“Preside!”
Non avevo nemmeno fatto cinque passi quando sentii una voce impellente provenire dalla finestra aperta dell’aula. Sembrava quella di Seokjin hyung. Fermai il passo. Seokjin hyung stava parlando con il preside in questo momento? Nella nostra aula? Perché? Successivamente sentii il mio nome insieme a quello di Yoongi hyung, e vidi Namjoon hyung indietreggiare con un sussulto. Come se l’avesse percepito, Seokjin hyung aprì la porta di colpo. Aveva un cellulare in mano. In viso evidenti segni di shock e confusione. Non riuscii a vedere l’espressione di Namjoon hyung. Mi nascosi e osservai. Seokjin hyung aprì la bocca, forse per inventare una scusa, ma Namjoon hyung sollevò una mano e disse: “Basta così.”
Seokjin hyung sembrò confuso.
“Devi avere avuto un motivo per farlo.”
Dopo aver parlato, Namjoon hyung oltrepassò Seokjin hyung ed entrò in aula. Non riuscivo a crederci. Seokjin hyung aveva detto al preside che cosa avevamo fatto io e Yoongi hyung nei giorni scorsi. Gli aveva detto tutto, di noi che marinavamo le lezioni, che ci arrampicavamo sul muro e delle risse con gli altri ragazzi. Ma Namjoon hyung ha detto che andava bene così.

“Cosa ci fai qui?”
Mi girai indietro, sconvolto. Erano Hoseok hyung e Jimin. Hoseok fece finta di essere ancora più sconvolto, poi gettò il suo braccio sulle mie spalle. In un attimo di confusione permisi a Hoseok hyung di trascinarmi dentro l’aula. Namjoon hyung e Seokjin hyung stavano parlando, ed alzarono lo sguardo. Seokjin hyung si alzò in piedi di fretta e, dicendo di aver avuto un imprevisto, lasciò l’aula. Guardai l’espressione di Namjoon hyung. Aveva osservato la schiena di Seokjin hyung mentre si allontanava, ma ora stava ridendo come se non ci fosse nessun problema. In quel momento, un pensiero mi balzò in mente. Namjoon hyung doveva avere avuto un motivo per fare quello che aveva fatto. Perché hyung ne sapeva più di me, ed era più intelligente e maturo. E perché questa era la nostra aula. Entrai sfoggiando il mio ingenuo sorriso che gli altri avevano battezzato con simpatia ‘sorriso squadrato’. Pensai di non dire a nessun altro di aver sentito accidentalmente quella conversazione.

Seokjin
17 Luglio, 2020

Varcati i cancelli della scuola, il suono delle cicale mi ronzava nelle orecchie. Il cortile era pieno di ragazzi che ridevano, giocavano e si sfidavano l’un l’altro. Era l’inizio delle vacanze estive e tutti stavano conversando.
Abbassai la testa e passai lì in mezzo. Volevo andare via il più in fretta possibile.

“Hyung.” Alzai la testa, sorpreso dall’improvvisa comparsa dell’ombra di qualcuno. Erano Hoseok e Jimin. Mi guardarono con i loro soliti grandi e allegri sorrisi e col loro sguardo astuto.
“Oggi iniziano le vacanze estive, stai davvero andando via?” chiese Hoseok, strattonando il mio braccio. Mormorai ‘certo, certo’ e qualche altra parola insensata, per poi voltarmi.

Ciò che accadde quel giorno fu chiaramente un incidente. Non lo feci volontariamente. Non immaginavo che Jungkook e Yoongi fossero nello sgabuzzino, in quel momento. Il preside sospettò che stessi coprendo i miei dongsaeng.
Disse che avrebbe riferito a mio padre che non stavo facendo il bravo studente. Dovevo dire qualcosa. Ho indicato il nascondiglio perché pensavo fosse vuoto. Ma alla fine, Yoongi era stato espulso. E nessuno sapeva che ne fui complice.

“Buone vacanze, hyung! Ti chiamerò” Hoseok abbassò leggermente la mano e forzò un saluto ancora più radioso, forse dopo aver letto la mia espressione. Non risposi neanche a quel tentativo. Non c’era nulla che potessi dire. Una volta varcata l’uscita, pensai al mio primo giorno in quella scuola. Ci avevano punito tutti insieme per aver fatto ritardo. Per quell’aneddoto, ci scherzammo su. Avevo rovinato tutti quei momenti.

Jungkook
30 Settembre, 2020

“Jeon Jungkook. Non dirmi che stai ancora andando in quel posto, vero?”
Non risposi. Rimasi semplicemente in piedi, con gli occhi fissi sulle punte delle mie scarpe. Quando non risposi, mi colpì in testa con il registro. Ma nonostante ciò, non aprii bocca. Era l’aula che usavo con gli hyung. Da quando avevo seguito gli hyung in giro e avevamo scoperto quell’aula, non c’era stato giorno in cui non ci fossi andato. Forse gli hyung non lo sapevano. A volte non venivano, perché avevano altri impegni o erano occupati con i loro lavori part-time. Non vedevo Seokjin hyung e nemmeno Yoongi hyung da un po’ di giorni. Ma io no. Non avevo saltato un singolo giorno. C’erano giorni in cui nessuno si faceva vivo. Ma andava bene così. Se non fossero venuti oggi, sarebbero venuti domani, e se non domani allora il giorno dopo, perciò andava bene così.

“Hai imparato solo cose negative, seguendoli in giro.” Mi colpì di nuovo. Alzai il mio sguardo e lo fissai. Mi colpì di nuovo. L’immagine che mi riaffiorò in mente fu quella di Yoongi hyung che veniva colpito. Serrai le mascelle e sopportai. Non volevo mentire e dire di non esserci andato.

Adesso ero ancora in piedi davanti a quell’aula. Avevo l’impressione di poter trovarvi gli hyung, se avessi aperto la porta. Avevo l’impressione di vederli distogliere lo sguardo dal gioco che stavano facendo e chiedermi perché fossi in ritardo. Seokjin hyung e Namjoon hyung sarebbero stati lì a leggere dei libri, Yoongi hyung sarebbe stato lì a suonare il pianoforte, mentre Hoseok hyung e Jimin hyung starebbero ballando.

Invece, quando aprii la porta, c’era solo Hoseok hyung. Stava ripulendo quel che avevamo lasciato in aula. Afferrai la maniglia e rimasi lì fermo. Hyung mi venne incontro e posò il suo braccio sulle mie spalle. Poi mi condusse fuori.
“Andiamo.”
La porta dell’aula si chiuse alle nostre spalle. Improvvisamente realizzai– quei giorni erano ormai andati, e non sarebbero più tornati.

Namjoon
17 dicembre, 2021

Le persone che aspettavano l’autobus si sfregavano le mani per il freddo. Io fissavo la sporcizia, con le mani aggrappate al manico della mia borsa. Provavo a non incrociare lo sguardo di nessuno. Era un paesino di campagna, dove passavano solo due autobus. Da lontano, vidi il primo avvicinarsi.

Salii sul bus, dietro tutti gli altri. Non mi guardai indietro. Quando avevo una determinata passione, seppur piccola, quando non mi restava altro che rifugiarmici… avevo una regola. Non mi sarei voltato. Nel momento in cui lo fai, tutti gli sforzi fatti fino a quel punto diventano vani, come spuma d’oceano. Guardarsi indietro. Si trattava di una sorta di sospetto, di attaccamento, di paura. Solo dopo aver superato tutto questo, ero riuscito a scappare.

Il bus partì. Non avevo piani. Non avevo nulla che mi appassionasse, nulla a cui aggrapparmi, niente da cui scappare. Sembrava quasi una fuga a vuoto. Il volto stanco di mia madre. Mio fratello girovago, la malattia di mio padre. A partire dalla situazione in casa nostra che diventava sempre più difficile. Dalla mia famiglia, sinonimo si sacrificio e tranquillità, e da me che fingevo di non sapere nulla e mi trattenevo, cercando di adattarmi e crescere, rassegnato. Ma soprattutto, via dalla povertà.

Se qualcuno chiedesse se essere poveri sia un crimine, tutti direbbero di no. Ma è davvero così? La povertà logora molte cose. Ciò che un tempo aveva importanza, diventa insignificante. Rinunci a ciò a cui non puoi rinunciare. Diventi sospettoso, impaurito e rassegnato.

L’autobus si sarebbe fermato ad una fermata familiare in un paio d’ore. Quando, un anno prima, me ne ero andato, non avevo lasciato nessun messaggio. E ora stavo ritornando, senza nessun preavviso. Provai a ricordarmi i volti dei miei amici. Avevo dovuto tagliare con loro ogni ponte. Cosa stavano facendo? Saremmo stati in grado di ritrovarci e ridere tutti insieme come un tempo? I finestrini erano appannati e mi impedivano di osservare il paesaggio. Sopra lo strato di condensa, mossi lentamente il mio dito.
“Devi sopravvivere”.

Seokjin
11 Aprile, 2022

Con una sgommata, a fatica la macchina si arrestò. Ero così perso nei miei pensieri da non aver visto la luce cambiare. Degli studenti in una familiare uniforme attraversarono la strada e mi fissarono attraverso il parabrezza. Alcune persone mi stavano indicando. Ho forzato un sorriso e ho chinato la testa.

Sapevo cosa dovevo fare. Ma non è che non provassi paura. Davvero potevo porre fine a tutte quelle disgrazie e dolori? Ripetere lo stesso errore non significa forse che il successo è irrealizzabile? Non è un invito a smetterla? Non è che la felicità, per noi, non è altro che un’insignificante speranza? Innumerevoli pensieri mi affollavano la mente.

D’un tratto mi avvicinai all’incrocio nei pressi della stazione di benzina, da lontano potevo vedere Namjoon servire i clienti. Feci un respiro profondo e espirai lentamente. Provai a richiamare alla memoria i loro visi, uno ad uno: Yoongi, Hoseok, Jimin, Taehung, Jungkook.
Poi cambiai corsia e mi diressi verso la stazione. Non potevo arrendermi. Se anche ci fosse stato l’un percento di possibilità, non mi sarei arreso.
Da dietro il finestrino vidi Namjoon avvicinarsi.

Jimin
19 Maggio, 2022

Alla fine, dovetti andare all’Arboreto Fiorito. Dovevo smettere di dire a me stesso che non ricordavo nulla di quello che era accaduto lì. Dovevo smettere di vivere nascondendomi in ospedale e smettere di avere crisi epilettiche. E per farlo, sarei dovuto andare in quel posto. Tutti i giorni, con quell’intento, passai davanti alla fermata, ma non riuscivo mai a prendere l’autobus per recarmici.

Dopo aver fatto passare già tre autobus, Yoongi hyung arrivò e mi sedette di fianco. Chiesi come stessero andando le cose e hyung rispose che era annoiato e che non aveva nulla da fare. Allora mi chiese cosa stessi facendo lì seduto.
Abbassai la testa e calciai la terra con la punta della scarpa. Pensai al perché me ne stessi lì seduto. Perché mi mancava il coraggio. Volevo pretendere di stare bene adesso che ero a conoscenza di alcune cose, adesso che avevo superato tutto con le mie forze, ma in realtà avevo paura. Temevo di poter incontrare qualcosa, di non riuscire a sopportarla, di poter avere un altro attacco.

Yoongi hyung sembrava rilassato. Si lasciò cadere a terra come se nulla al mondo lo preoccupasse, disse che in tempo era bello, parlò di tutte queste cose inutili. Dopo averlo ascoltato, mi accorsi che il tempo era realmente bello. Ero stato così preoccupato da non rendermi conto di ciò che mi circondasse. Il cielo era così blu. Soffiava, di tanto in tanto, una brezza calda. Da lontano, la navetta per l’arboreto stava arrivando. Il bus si fermò e le porte si aprirono. Il conducente mi guardò. D’impulso chiesi

“Hyung, ti va di accompagnarmi?”

Jungkook
2 Maggio 2022

Quando alzai il capo, mi ritrovai di fronte al container di Namjoon hyung. Aprii la porta e entrai. Raccolsi gli indumenti sparsi lì intorno, mi coprii e mi ragnicchiai. Il freddo calò su di me. Il mio intero corpo iniziò a tremare, e sentivo l’impulso di piangere. Ma non versai lacrime.

Quando avevo aperto la porta ed ero entrato, Yoongi hyung era in piedi sul letto. Le fiamme si stavano innalzando dal margine della coperta. In quel momento il mio intero corpo era diventato un misto di rabbia e paura, e non ero riuscito a fermarmi. Non ero una persona brava ad esprimersi. Ero lento a comunicare i miei sentimenti o a convincere qualcuno. Lacrime iniziarono a sgorgare dai miei occhi e tossii ma le parole non uscivano. Mentre correvo tra quelle fiamme le uniche parole che ero riuscito a tirare fuori erano state, “Ci siamo promessi di andare al mare insieme.”

“Cosa c’è? Hai avuto un incubo?” Aprii gli occhi, qualcuno mi stava scuotendo le spalle. Era Namjoon hyung. Non so perché mi sentii sollevato. Hyung mi toccò la fronte e disse che avevo la febbre. A quanto pare era così. L’interno della mia bocca era bollente, ma avevo un freddo insostenibile. Avevo un mal di testa pulsante e mi faceva male la gola. Ero riuscito a malapena a mandar giù la medicina che hyung mi aveva portato. “Dormi un altro po’. Parliamo più tardi.” Annuii. Poi dissi: “Posso diventare un adulto come te, hyung?” Namjoon hyung ricambiò il mio sguardo.

Hoseok
20 Maggio, 2022

Presi Taehyung e mi voltai verso l’agente di polizia: “Grazie per il disturbo.”
Nonostante la mia testa fosse china e avessi parlato con tono risoluto, il mio animo non rispecchiava nulla di tutto ciò. La casa di Taehyung non era lontana dalla stazione di polizia. Se fosse abitato più lontano, sarebbe comunque stato nella stazione di polizia così spesso? Perché i genitori di Taehyung avevano scelto un luogo così vicino alla stazione di polizia? Il mondo era così ingiusto con un ragazzino così ingenuamente gentile e sensibile. Misi un braccio in spalla a Taehyung, chiedendogli se avesse fame, come se nulla fosse. Taehyung scosse la testa. Chiesi se l’agente fosse stato così contento di vederlo da avergli comprato del cibo, ma non rispose.

Camminammo sotto la luce del sole. Nel mio cuore, soffiò un vento gelido. Se questo è quello che provo io, come sentirà lui? Quanto doveva essere lacerato e spezzato il suo cuore? Gli era ancora rimasto un cuore, almeno? Quanto dolore al suo interno? Non riuscii a guardarlo, pensando a tutto ciò, così guardai il cielo. Nella luce indistinta del sole stava passando un aereo. La prima volta che vidi le ferite sulla schiena di Taehyung era stata la prima volta che lo avevo incontrato nel container, il nascondiglio di Namjoon. Non avevo detto nulla a Taehyung, che rideva allegramente per aver ricevuto in dono una nuova T-shirt, ma un pezzo del mio cuore si era spezzato con un tonfo.

Non avevo genitori. Non avevo alcuna memoria di un padre, e i ricordi che avevo di mia madre arrivavano fino ai 7 anni. Quando si parlava di vita dolorosa in famiglia, nessuno avrebbe invidiato la mia. Le persone finiscono per dire cose di questo genere. Che bisogna superare il proprio dolore, accettarlo e abituarsi ad esso. Che bisogna riappacificarsi, perdonare. Che solo quando lo si fa, si riesce vivere. Non ero riuscito a farlo non perché non lo sapessi; non volevo farlo. Niente ti è dato solo perché ci provi. Nessuno mi aveva detto come fare. Il mondo mi aveva inflitto nuove ferite ancor prima che le vecchie si fossero rimarginate. Sapevo che non esisteva nessuno al mondo senza ferite. Ma perché una persona deve avere ferite così profonde? Era necessario? Perché erano successe cose di quel genere?

“Va bene così, hyung. Posso continuare da solo”, disse Taehyung, al bivio.
“Lo so, idiota.” Non ci diedi peso e continuai a guidarlo.
“Ho detto che sto bene. Guarda, non è niente.” Taehyung cercò di sorridere. Non risposi. Il fatto che stesse bene era fuori questione. Non stava bene ma non sopportava ammetterlo. Distolse lo sguardo. Era sua abitudine. Taehyung si tirò su il cappuccio e mi seguì. “Davvero non hai fame?” chiesi, mentre ci avvicinavamo al viale di casa sua. Taehyung mostrò il suo ingenuo sorriso e annuì. Osservai la sua schiena allontanarsi, poi mi voltai. I sentieri sui quali io e lui stavamo camminando erano entrambi stretti e desolati. Eravamo entrambi soli. Mi guardai improvvisamente alle spalle, quando il mio cellulare squillò.

Taehyung
20 Maggio, 2022

Mi guardai le mani. Erano sporche di sangue. Improvvisamente tutta la forza che avevo abbandonò le mie gambe. Stavo per cadere a terra, quando qualcuno mi afferrò da dietro. Raggi di sole torbidi stavano facendo il loro ingresso nella stanza. Qualcuno stava piangendo, e Hoseok hyung era in piedi, lì, in silenzio. La coperta e i beni sporchi della famiglia erano sparsi per casa come lo erano sempre stati. Non c’era nessuno, lì dove mio padre era stato in piedi poco prima. Non riuscii a ricordare quando o come avesse lasciato la stanza.

La rabbia e la tristezza che avevo provato nel momento in cui lo avevo attaccato erano ancora forti dentro di me. Non sapevo cosa mi avesse fermato dal pugnalarlo. Non sapevo come poter consolare il mio cuore, sull’orlo di impazzire. Non volevo uccidere mio padre, volevo morire. Se avessi potuto, avrei voluto morire in quel preciso istante. Non piansi. Volevo piangere, volevo urlare, volevo calciare, distruggere e rovinare quel che c’era intorno, volevo mandare tutto all’aria, ma non riuscii a fare nulla di tutto ciò.

“Hyung, scusa. Sto bene, puoi andare.” La mia voce uscì secca, al contrario della follia di cui era in preda il mio cuore. Non sembrava nemmeno mia la voce. Mandai via hyung, che non sembrava voler andarsene, poi mi guardai le mani. Il sangue stava gocciolando dalla garza bianca. Al posto di pugnalare mio padre, ero caduto in terra con la bottiglia di alcol. Questa si era frantumata e mi aveva tagliato la mano. Quando chiusi gli occhi, il mondo iniziò a girarmi intorno. Cosa pensare, che fare, come vivere. Quando ritornai in me, mi ritrovai a guardare in basso, al numero di cellulare di Namjoon hyung. Anche in questa situazione– no, proprio perché mi trovavo in questa situazione, davo ancora più importanza alla sua esistenza. Avrei voluto dirglielo. Hyung ho, ho quasi ucciso mio padre, colui che mi ha cresciuto, colui che mi ha picchiato violentemente ogni giorno. No, a dir la verità, l’ho ucciso. L’ho ucciso così tante volte. Dentro di me l’ho ucciso così tante volte da non sapere nemmeno da dove iniziare a contarle. Vorrei ucciderlo. Vorrei ucciderlo definitivamente. Non so che fare adesso, non so nulla. Hyung, vorrei solo vederti in questo momento.

Namjoon
22 Maggio, 2022

“C’è solo un anno di differenza. No, nessuno ha detto questo. So di essere il suo hyung, ma non sarà un bambino per sempre. Mi sto solo chiedendo se non sia ora di dirgli qualcosa. No, capisco. No, non sono arrabbiato. Mi spiace.”

Riattaccai la cornetta e fissai per terra. Una tiepida brezza oceanica si fece strada nella pineta. La sensazione nel mio petto era così soffocante che mi sembrava di esplodere da un momento all’altro. Per terra, tra la sabbia e la sporcizia, delle formiche avevano creato una fila, dirigendosi da qualche parte. Ed io, più grande sia intellettualmente che fisicamente, avevo una destinazione? Perché proseguivo, e cosa sarebbe successo in futuro?

Non è che non amassi i miei. Non è che non mi preoccupassi di mio fratello. Avendone l’occasione, sarei volentieri scappato, ma visto che non potevo fare a meno di essere me stesso, ovviamente non riuscivo a farlo del tutto. E in quel caso, che senso aveva sforzarsi, arrabbiarsi, rimanerci male o volersene andare?

Non molto lontano, vidi la schiena di qualcuno, fermo, immobile, proprio come me. Era Jungkook. Una volta Jungkook disse qualcosa del tipo: “Vorrei essere un adulto come hyung.” Allora non potevo dirglielo. Non potevo dirgli che non ero un buon adulto. Dirglielo sarebbe stato crudele. Come mi era possibile dire a qualcuno che non aveva mai ricevuto l’amore, la fiducia e l’interesse che avrebbe dovuto ricevere… come mi era possibile dirgli che crescere, diventare più alti e vivere un po’ di più non faceva di te un adulto? Speravo che il futuro di Jungkook fosse più roseo del mio, ma non potevo promettere che lo avrei aiutato durante quel processo. Mi avvicinai a lui e circondai le sue spalle con un braccio. Jungkook sollevò lo sguardo e mi guardò.

Yoongi
15 Giugno, 2022

Non ero cosciente di nulla se non della musica che echeggiava nella mia testa. Non ero consapevole né di quanto avessi bevuto, né di dove fossi, e nemmeno cosa avessi fatto fino a quel momento. Non lo sapevo, e non mi importava nemmeno. Quando uscii, malfermo, era già notte. Mentre camminavo, barcollavo. Scontrai contro pedoni, chioschi, muri. Non mi importava. Volevo solo dimenticare tutto.

La voce di Jimin mi risuonava ancora nelle orecchie. “Hyung, Jungkook…”
Poi, ricordo di aver corso come un matto su per le scale dell’ospedale. Il corridoio dell’edificio era stranamente più lungo e buio del solito. Avevo sorpassato delle persone con dei camici da ospedale. Il mio cuore sussultò. I volti di quelle persone erano eccessivamente pallidi. Non avevano alcuna espressione sul volto. Sembravano tutti quanti morti. Sentivo il suono del mio respiro affannato nella mia stessa testa.

Jungkook era lì, nella stanza d’ospedale, la porta socchiusa. Mi voltai senza rendermene conto. Non riuscivo a guardarlo. In quell’istante sentii improvvisamente il suono di un pianoforte, il suono delle fiamme e di un edificio in crollo. Afferrai la mia testa e caddi in terra. ‘È colpa tua. Se non fosse stato per te…’ Era la voce di mia madre– no, la mia voce– no, la voce di qualcuno. A quelle parole, fui tormentato da innumerevoli immagini. Volevo credere che non fosse quella la realtà. Ma Jungkook era lì. Jungkook era disteso in quella stanza, su un corridoio che dava a un via vai di pazienti cadaverici. Non mi sentivo assolutamente in grado di entrare. Non riuscivo a verificare di persona. Quando mi alzai in piedi, le gambe minacciarono segni di debolezza. Lasciai il posto con gli occhi colmi di lacrime. Che ironia. Non riuscivo nemmeno a ricordare quando fosse stata l’ultima volta in cui avessi pianto.

Stavo per attraversare la strada, quando qualcuno mi afferrò per il braccio e mi fermò. Chi era? No, non mi importava. Indipendentemente da chi fosse stato, non sarebbe cambiato nulla. Non ti avvicinare. Vattene. Lasciami in pace. Non voglio ferire anche te. Non voglio essere ferito. Quindi ti prego, non avvicinarti oltre.

Jimin
4 Luglio 2022

Non appena tornai in me, avevo lavato così tanto il braccio da spellarlo. Le mie mani stavano tremando e avevo il fiato corto. I miei occhi riflessi nello specchio erano arrossati. Ciò che era appena accaduto mi tornò in mente in modo frammentario.

Per un attimo avevo perso la concentrazione. Stavo ballando con una noona del club di danza, un ballo di coppia, poi persi il ritmo, e ci siamo scontrati. Caddi per terra e il mio braccio iniziò a sanguinare. In quel momento ricordai cosa era successo all’Arboreto Fiorito. Pensavo di averlo superato. Ma non era così. Mi vidi costretto a scappare. A lavare via tutto. Distolsi lo sguardo. Nello specchio c’era lo stesso bambino di otto anni che era scappato sotto la pioggia. Improvvisamente realizzai. Anche noona era caduta a terra.

Non c’era nessuno nella sala prove. Dalla porta aperta potevo vedere la pioggia cadere copiosa. Il lontananza vidi Hoseok hyung correre. La pioggia lo stava bagnando. Presi un ombrello e corsi fuori anche io. Corsi, e poi mi fermai.

Non c’era nulla che potessi fare. Tutto quello che avevo fatto era stato cadere e far del male a una persona, lasciarla alle mie spalle e soffrire del mio dolore, per poi correrle dietro con un ombrello quando ormai era troppo tardi, e fermarmi. Ad ogni passo, la pioggia inzuppava sempre più le mie scarpe. I fari delle macchine mi passavano davanti. Non andava bene. No, andava bene. Non faceva male. Non era una ferita così grave. In realtà stavo bene.

Hoseok
4 Luglio, 2022

Ero rimasto nel corridoio per tutto il tempo in cui veniva soccorsa. Nonostante fosse notte, il corridoio dell’ospedale era gremito di persone. Gocce di umidità scivolarono dai miei capelli, bagnati dal sudore e dalla pioggia. Feci cadere la borsa che le avevo preso dalle spalle. Ne uscirono alcuni oggetti. Rotolò via qualche moneta, una penna a sfera e un asciugamano. Nel mezzo di tutto ciò si trovava un biglietto economy d’aereo. Lo raccolsi e lo analizzai.

In quel momento, il dottore mi chiamò. Mi disse che era una lieve commozione cerebrale, nulla di cui preoccuparsi, e dopo un po’ uscì anche lei.
“Stai bene?”
Disse che le faceva giusto un po’ male la testa, e mi prese la borsa dalle mani. Dopodiché notò il biglietto che spuntava, e mi guardò. Mi misi il borsone in spalla e le dissi che era ora di andarcene, facendo finta di nulla. Uscendo dall’ospedale, la pioggia era ancora incredibilmente persistente. Rimanemmo lì, in piedi, uno di fianco all’altro, fuori dall’ingresso.

“Hoseok-ah.” disse. Sembrava volesse dirmi qualcosa.
“Aspetta qui un attimo. Vado a prendere un ombrello.”
Corsi sotto la pioggia senza pensarci. C’era un minimarket poco distante. Sapevo avesse fatto un’audizione un po’ di tempo fa per un team di ballo oltremare. Il biglietto aereo significava che ce l’aveva fatta. Non volevo che me lo dicesse, non volevo sentire. Non mi fidavo abbastanza che sarei riuscito a congratularmi con lei.

Namjoon
13 Luglio, 2022

Appoggiai la testa al finestrino dell’autobus che andava dalla biblioteca alla stazione di benzina. Il paesaggio scorreva fuori dal finestrino, familiare da far paura, visto che facevo la stessa strada tutti i giorni. Sarebbe mai arrivato il giorno in cui mi sarei lasciato questo paesaggio alle spalle? Mi era come impossibile predire cosa sarebbe successo già il giorno dopo, figurati sperare in qualcosa.

Una ragazza era seduta di fronte a me, i suoi capelli raccolti in un elastico giallo. Le sue spalle si sollevavano per poi abbassarsi di colpo, come se stesse sospirando. Appoggiò la testa al finestrino. Era ormai un mese che studiavamo nella stessa biblioteca e prendevamo l’autobus alla stessa fermata. Non ci eravamo mai detti una parola, ma guardavamo lo stesso paesaggio, vivevamo nello stesso momento e sospiravamo gli stessi sospiri. L’elastico era ancora nella mia tasca.

La ragazza scendeva sempre tre fermate prima della mia. Ogni volta che la vedevo scendere, mi chiedevo se stesse andando a distribuire volantini. Come se la stava passando? Cosa doveva sopportare? Quanto si sentiva soffocare dal pensiero che il domani sarebbe potuto non arrivare, o che cose come il “domani” non esistessero affatto? Questi erano i miei pensieri.

La fermata della ragazza si stava avvicinando. Qualcuno prenotò la fermata e alcuni passeggeri si alzarono dai loro posti. In tutto ciò, la ragazza non si mosse. Rimase seduta, la testa appoggiata al finestrino. Sembrava stesse dormendo. Il bus si avvicinò alla sua fermata. La ragazza non si mosse. Le altre persone scesero. La porta si richiuse, e l’autobus riprese a muoversi.
La ragazza non si svegliò, anche dopo aver sorpassato le successive tre fermate. Mentre mi dirigevo verso la porta d’uscita, ero in conflitto con me stesso. Era chiaro che una volta sceso io, nessun’altro le avrebbe prestato attenzione. Si sarebbe svegliata da qualche parte, lontana dalla sua fermata, e chissà quanto la cosa l’avrebbe ancora più stancata.

Lasciai la fermata e mi diressi verso la stazione di servizio. L’autobus se ne andò e io non mi voltai. Avevo lasciato l’elastico sulla sua borsa. Ma era tutto lì. Non era un inizio, e nemmeno una fine. Era qualcosa con cui iniziare, e non c’era motivo che rappresentasse qualcosa di più.
Pensai quindi non fosse importante.

Taehyung
17 Luglio, 2022

Il fianco mi faceva così male che sembrava si stesse lacerando. Gocce di sudore scivolarono lungo il mio corpo. Nelle nicchie e nelle fessure della ferrovia, nel parcheggio vuoto situato dietro al supermercato, sotto il cavalcavia– la ragazza non si trovava da nessuna parte. Avevo anche corso alla fermata dell’autobus, ma come mi aspettavo non l’avevo vista. Le persone che stavano aspettando l’autobus mi rivolsero sguardi straniti. Cos’era successo? Non ci eravamo promessi un incontro, ma era comunque strano. Quella ragazza compariva sempre da qualche parte e mi seguiva sempre in giro. Anche se le avevo detto quanto fosse seccante, era stato inutile. Ma ora non si trovava da nessuna parte, anche nei luoghi in cui eravamo soliti andare insieme.

Arrivato ad un muro familiare rallentai il passo. C’erano dei graffiti, li avevamo fatti insieme. Era stata la prima cosa che aveva disegnato. Sopra i graffiti era disegnata un’enorme “X”. Era stata lei. Non l’avevo vista farlo, ma lo sapevo. Perché? Non ottenni alcuna risposta. E invece, una serie di immagini residue si sovrapposero sul muro.

Lei che rideva di me dopo essermi steso sui binari della ferrovia e aver sbattuto la testa. Lei che mi aiutava dopo essere caduto mentre la aiutavo a scappare, il suo volto arrabbiato dopo che le avevo rubato e mangiato il suo pane. La sua espressione torbida quando passavamo di fronte ad uno studio fotografico con una foto di una famiglia in vetrina. Il suo sguardo che seguiva gli studenti che passavano, di cui nemmeno lei era cosciente. Mentre stavamo colorando quel muro insieme, le avevo detto: “Se hai un problema, dimmelo, non rimuginare tra te e te.” La X era disegnata su tutti quei ricordi. Sembrava stesse dicendo che era tutta una finzione. Che fossero state tutte quante menzogne. Senza rendermene conto, serrai le mani a pugno. Perché? Ovviamente non ottenni risposta. Continuai a camminare. Eravamo di nuovo soli. Io, e lei.

Jungkook
26 Luglio, 2022

Raccolsi di nascosto dei fiori dal giardino dell’ospedale. Continuai a ridere e dovetti chinare la testa per nasconderlo. La luce di metà estate era limpida, accecante. Bussai alla porta della stanza d’ospedale, ma non ottenni risposta. Bussai nuovamente, poi aprii leggermente. La stanza era insolitamente fresca al suo interno. E non c’era nessuno. Era piena soltanto di una silenziosa oscurità.

Lasciai la stanza. L’avevo incontrata qui, quando ero annoiato, senza fiato, mentre spingevo la mia sedia a rotelle come un pazzo, su e giù per il corridoio. Era comparsa così all’improvviso che ebbi a malapena il tempo di fermarmi, lei ferma lì, una ragazza coi capelli raccolti in una coda di cavallo. Quando lasciai l’ospedale vidi una panchina. Ricordai che, seduti lì, avevamo ascoltato musica insieme e avevamo disegnato. E che là, su quel tetto, avevamo condiviso del latte alla fragola. Stavo ancora tenendo in mano i fiori di campo, ma ora non c’era più nessuno a cui potessi darli.

Seokjin
30 Agosto, 2022

Ѐ possibile ricordare il momento in cui ci si innamora? Ѐ possibile predire il momento in cui l’amore finirà? Perché gli esseri umani non possiedono l’abilità di riconosce momenti simili? E perché a me è stato dato il potere di ripristinarli tutti?

La macchina inchioda, i fari lampeggiano, l’impatto, il rimbalzo, la caduta. Non feci nulla, se non rimanere inerme dinanzi tutto ciò. Non udii alcun suono, non provai alcuna sensazione. Era estate, ma il vento sembrava gelido. Si sentì qualcosa rotolare lungo la strada. Poi arrivò il profumo dei fiori. Solo allora ripresi contatto con la realtà. Il bouquet di Smeraldo mi cadde di mano. Lei giaceva lì, in mezzo alla strada. Tra le ciocche dei suoi capelli scorreva del sangue . Sangue scuro scorreva sull’asfalto. Pensai: “Se solo potessi tornare indietro nel tempo”.

 

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.

Traduzioni BTS Notes “Her”

notes.png

Taehyung
29 Dicembre, 2010
Mi sono tolto le scarpe e ho buttato lo zaino nella stanza principale. Papà era davvero lì. Non ho pensato a quanto tempo fosse passato, o dove fosse andato. Mi sono solo ciecamente gettato fra le sue braccia. Non ricordo con chiarezza cosa sia successo in seguito. Se sia stato l’odore dell’alcol ad essere arrivato prima, o gli insulti, oppure lo schiaffo sulla mia guancia. Non capivo cosa stesse succedendo. Puzzava di alcol, e quando ansimava il suo alito era nauseante. I suoi occhi erano iniettati di sangue e la sua barba lasciata incolta. Colpì il mio volto con la sua grande mano. Mi colpì ancora e mi chiese che cosa avessi da guardare. Poi mi sollevò in aria. I suoi occhi scarlatti erano spaventosi, ma ero talmente terrorizzato da non riuscire nemmeno a piangere.
Questo non era mio padre. No, questo era mio padre, ma non lo era. Le mie gambe si dimenavano a mezz’aria.
Un attimo dopo, la mia testa si schiantò contro il muro e crollai al suolo. Sembrò quasi che la mia testa stesse per esplodere. La mia vista iniziò ad annebbiarsi e battei le palpebre un po’ di volte. La mia testa era piena solo del penetrante suono del respiro di mio padre.

Seokjin
2 Marzo, 2019
Un odore umido fuoriuscì dall’ufficio del preside non appena vi entrai, seguendo mio padre. Sono passati dieci giorni da quando sono tornato dall’America, e ieri mi avevano detto avrei frequentato scuola con ragazzi un anno più piccoli, siccome il sistema scolastico là è diverso.
“La prego di prendersi cura di lui”, disse mio padre, posando la sua mano sulla mia spalla, e il gesto fece trasalire tutto il mio corpo senza che me ne rendessi conto.
“La scuola è un luogo pericoloso. C’è bisogno di regole”, disse il preside, volgendo lo sguardo nella mia direzione. Ogni volta che il preside parlava, le sue guance rugose e la pelle intorno alla sua bocca si afflosciavano, ed era ben visibile l’interno delle sue labbra nere, di un rosso puro e scuro.
“Non lo pensi anche tu, Seokjin?”
Ho esitato alla domanda improvvisa, e mio padre acuì il peso della sua mano sulla mia spalla. Aveva una presa talmente stretta da far risaltare le vene del suo collo.
“Credo ti troverai bene.”
Il preside incontrò il mio sguardo con persistenza, e mio padre applicò sempre più forza nella mano sulla mia spalla. Faceva così male che pensavo le ossa delle mie spalle si sarebbero frantumate, e serrai le mani a pugno. Fui scosso da brividi e cominciai a sudare freddo.
“Devi sempre rivolgerti a me. Seokjin, devi diventare un bravo studente”, mi disse ill preside guardandomi con espressione accigliata.
“Sì.”
L’agonia sparì non appena feci uscire forzatamente una risposta. Ho
sentito mio padre e il preside ridere. Non riuscii a sollevare il capo. Ho solo guardato in basso le scarpe marroni di mio padre e quelle nere del preside. Non so da dove stesse entrando la luce, ma sembravano brillare. Ne ero terrorizzato.

Jimin
30 Agosto, 2019
Mentre Hoseok hyung era al telefono, mi divertivo a calciare lo sporco che si trovava bloccato sotto la sua ombra. Hyung ha riso lievemente e ha fatto un’espressione che sembrava dire “Park Jimin è diventato grande.” Ci si mettevano due ore per camminare da scuola a casa. In autobus non si impiegava neanche 30 minuti, e se si prendeva la strada principale il tempo si sarebbe ridotto a 20, ma hyung insisteva di percorrere una strada piena di vicoli tortuosi, piena di salite e discese e attraversata da un cavalcavia. L’anno scorso, avevo cambiato scuola dopo essere stato dimesso dall’ospedale. La scuola era distante da casa e non c’era nessuno che conoscessi. Ma alla fine pensavo andasse bene così. Avevo già cambiato scuola più volte e non sapevo mai quando sarei stato ricoverato di nuovo, perciò non era nulla di speciale.
Ma fu allora che incontrai hyung. Poco dopo l’inizio del nuovo semestre. Hyung si era
avvicinato a me come se niente fosse e aveva camminato al mio fianco per due ore. Mi ero accorto solo dopo che le nostre case non si trovavano nella stessa direzione. Non riuscii nemmeno a chiedergli il perché. Ho solo sperato in cuor mio che quelle due ore dove le nostre ombre camminavano fianco a fianco, insieme sotto al sole, potessero allungare la giornata almeno per un altro po’.
Hyung era ancora al telefono, così ho nuovamente pestato la sua ombra, poi corsi via. Hyung chiuse la chiamata e iniziò a inseguirmi. I nostri gelati si erano già sciolti sotto il sole cocente e il suono delle cicale mi perforava le orecchie. Improvvisamente, sentii la paura pervadere il mio cuore. Quanto sarebbero durate ancora queste giornate?

Namjoon
15 Maggio, 2020
Non appena varcai la porta del ripostiglio, che era divenuto un nascondiglio per chi di noi non aveva un luogo dove andare, misi a posto due sedie. Sollevai un banco che era caduto, abbandonato, e rimossi la polvere con il palmo della mano. I finali rendono le persone sentimentali. Oggi sarebbe stato l’ultimo giorno in cui sarei venuto a scuola. Due settimane fa, era stato deciso ci saremmo trasferiti. Forse non sarei più tornato qui, e forse non avrei più visto i miei hyung e donsaeng.
Piegai un foglio in due e lo misi sul banco, tirai addirittura fuori una matita, ma non sapevo che parole avrei dovuto lasciare dietro, perciò feci soltanto passare il tempo. Mentre scarabocchiavo un po’ di parole insignificanti, la mina della mia matita si spezzò rumorosamente.
“Devi continuare a vivere.”, ho scarabocchiato sul foglio, coperto di macchie lasciate dai frammenti di mina, senza rendermene conto. Fra la polverina nera della mina e gli scarabocchi erano sparse storie di povertà, genitori, donsaeng, trasferimenti. Accartocciai il foglio e lo misi in tasca, per poi alzarmi. Spinsi il banco e della polvere si alzò. Prima di andarmene, mi fermai alla finestra sporca e tirai un respiro profondo, poi scrissi tre caratteri. Nessun saluto sarebbe stato sufficiente, e anche se non avessi detto nulla, quella scritta sarebbe bastata:
“Incontriamoci di nuovo.”
Più che una promessa, quello era solo un desiderio.

Jungkook
25 Giugno, 2020
Accarezzai i tasti del pianoforte col mio polpastrello, disperdendo la polvere che vi si era posata. Feci pressione col dito, ma il suono che venne fuori dal pianoforte era diverso da quello di hyung mentre suonava.
Sono passati dieci giorni da quando hyung non si è più fatto vedere a scuola. Oggi, si è sparsa la voce sia stato espulso. Namjoon e Hoseok hyung non hanno detto niente, e avevo troppa paura di chiedere loro qualcosa a riguardo. Quel giorno, due settimane prima, solo io e hyung eravamo nel nostro nascondiglio. Hyung non mi aveva
nemmeno guardato quando ero entrato, e aveva continuato a suonare il pianoforte; avevo messo due banchi vicini e avevo chiuso gli occhi, come a far finta di dormire. Hyung e il pianoforte erano così diversi, ma allo stesso tempo sembravano così simili l’un l’altro tanto che mi era difficile fare differenza fra i due. Mentre ascoltavo hyung suonare, per qualche strano motivo avevo sentito il bisogno piangere.
Siccome avevo sentito le lacrime salire, mi ero girato, e improvvisamente sentii la porta aprirsi con violenza, fermando il suono del pianoforte. Sentii uno schiaffo arrivarmi sul viso, facendomi vacillare all’indietro, per poi farmi cadere a terra. Nel momento in cui mi rannicchiai per resistere alla violente parole che avrei ricevuto, improvvisamente la voce si fermò. Quando sollevai il capo, vidi hyung in posizione protettiva davanti a me, mentre teneva l’insegnante per la spalla. Al di là della spalla di hyung, vidi l’espressione disgustata dell’insegnante.
Spinsi il tasto di pianoforte. La mia era solo un’imitazione del brano che hyung era solito suonare. Hyung era stato davvero espulso? Non sarebbe più tornato? Hyung diceva sempre che era abituato ad essere picchiato. Se non fossi stato lì, hyung non avrebbe dovuto opporre resistenza all’insegnante, non è così? Se non fossi stato lì, hyung
sarebbe ancora qui, a suonare il pianoforte, non è così?

Yoongi
25 Giugno, 2020
Spalancai la porta ed entrai, poi tirai fuori una borsa dal cassetto più basso della scrivania. Quando la ribaltai, un tasto di pianoforte cadde con un ‘clack’. Buttai il tasto di pianoforte mezzo bruciato nella spazzatura e mi stesi sul letto. Il fuoco acceso nel mio cuore non voleva saperne di spegnersi, il mio respiro era irregolare, avevo le dita ancora sporche di fuliggine.
Ero andato da solo alla casa distrutta dal fuoco, una volta finito il funerale. Andai in camera di mia madre, e vidi che il pianoforte era stato bruciato così tanto da avere una forma quasi irriconoscibile. Sprofondai al suo fianco. Mi sedetti mentre la luce pomeridiana penetrava dalla finestra, fino a che non iniziò a dissolversi. Gli ultimi
raggi di luce passarono sopra alcuni tasti del pianoforte. Che genere di suono ne sarebbe venuto fuori se li avessi suonati? Pensai a quante volte le dita di mia madre li avessero toccati. A quel punto ne misi uno in tasca e lasciai la stanza.
Sono passati quasi 4 anni da allora. La casa era silenziosa. Era follemente silenziosa. Erano le 10 passate, perciò mio padre doveva essere a letto; dopo, ogni cosa tratteneva il respiro. Erano quelle le regole di questa casa. Era difficile sopportare questa quiete. Non era facile neanche, seguire fedelmente gli orari prestabiliti, le norme e i formulari prestampati. Ma ciò nonostante quel che riuscivo a sopportare ancora meno di tutto ciò era il fatto di vivere in questa casa. Avevo la paghetta da mio padre e cenavo con mio padre e venivo rimproverato da mio padre. Piuttosto che andargli contro e perdermi e creare problemi, mi mancava il coraggio di abbandonarlo e lasciare casa per vivere per conto mio, per trasformare quella libertà in azione e non solo parole.
Mi alzai improvvisamente dal letto e pescai il tasto di pianoforte dal cestino della spazzatura sotto la scrivania. Aprii la finestra e l’aria notturna entrò velocemente. Quell’aria mi schiaffeggiò in faccia con la forza di tutto quel che era successo quel giorno. Tirai il tasto del piano in quell’aria con tutta la potenza in corpo. Ascoltai attentamente, ma non riuscii a sentirlo colpire il suolo. Indipendentemente da quanto ci provassi, non riuscivo ad immaginare il suono che avrebbe potuto fare. Non importa quanto tempo sarebbe passato, quel tasto di pianoforte non avrebbe mai più prodotto nessun suono. E non avrei mai più suonato il pianoforte.

Hoseok
15 Settembre, 2020
La madre di Jimin camminava avanti e indietro per il pronto soccorso. Dopo aver controllato che la targhetta sul letto e la flebo fossero sistemate bene, con un dito tolse dalla spalla di Jimin un filo d’erba. Mi avvicinai titubante, sentendo che avrei dovuto dirle perché Jimin era al pronto soccorso, dirle della crisi che aveva avuto alla fermata dell’autobus. La madre di Jimin sembrò notare solo allora la mia presenza, e mi fissò a lungo con sguardo critico. Non sapevo cosa fare, ed esitai. La madre di Jimin disse solo “Grazie” e poi si volse di nuovo verso di lui.
Quando mi rivolse nuovamente lo sguardo, il medico e le infermiere stavano per trasferire il letto, e io li stavo seguendo. La madre di Jimin mi ringraziò ancora e mi prese una spalla. Invece che “prese” sarebbe più corretto dire che mi toccò appena, per poi ritrarre la mano. Ma subito sentii un muro invisibile innalzarsi tra lei e me. Un muro solido e deciso. Freddo e robusto. Un muro che non sarei mai riuscito a scavalcare. Avevo vissuto in un orfanotrofio per 10 anni. Lo percepivo con il mio intero corpo, con lo sguardo, l’aria stessa. In un momento di smarrimento, feci un passo indietro e crollai al suolo. La madre di Jimin mi guardò con aria vacua. Era una donna piccola e bella, ma la sua ombra era grande e gelida. Quell’ombra calò su di me, accasciato sul pavimento del pronto soccorso, nascondendomi. Quando alzai nuovamente il capo, il letto di Jimin era già stato portato via, in emergenza, e non potevo più vederlo.
Da quel giorno, Jimin non tornò più a scuola.

Jimin
28 Settembre, 2020
Mi fermai, cercando di contare i giorni da quando ero stato ricoverato. Contare è un qualcosa che fai quando vuoi uscire al più presto da un posto, o quando pensi che ci sia speranza di poter uscire. Le foglie e gli alberi in lontananza, fuori dalla finestra, assomigliavano ancora agli abiti delle persone, perciò sapevo che non era passato
molto tempo. Al massimo, poco più di un mese. Forse a causa dei medicinali tutto sembrava così noioso e monotono. Tuttavia, questo era un giorno speciale. Questo era il genere di giorno che dovresti segnarti sul diario, se ne tieni uno. Ma io non tengo un diario, e non voglio avere nessun genere di problema, se segnassi una cosa di
questo tipo. Oggi ho mentito per la prima volta. Ho guardato il dottore negli occhi facendo finta di essere avvilito, e ho detto: “Non ricordo nulla.”

Hoseok
25 Febbraio, 2021
Ballai senza distogliere lo sguardo dal mio riflesso nello specchio. Il me nello specchio aveva i piedi sollevati da terra, si librava ed era libero dagli obblighi e dagli sguardi del mondo.
Nulla aveva importanza. Nulla che mi facesse battere il cuore in petto, oltre al movimento del mio corpo che andava a tempo con la musica.
La prima volta che avevo ballato, avevo all’incirca dodici anni. Era stato forse per un talent show, o per un’uscita didattica. Ero in piedi su un palco, spinto dai miei amici. Le cose che mi ricordo di quel giorno sono il suono degli applausi, il tifo, e la sensazione di essere finalmente diventato me stesso. Ovviamente, a quel tempo credevo fosse solo piacere nel muovere il mio corpo a tempo con la musica. Avrei imparato solo molto più tardi che quel sentimento era gioia e che quella gioia veniva non dal suono degli applausi ma da qualche parte dentro di me.
Il me fuori dallo specchio è preso da tante cose. I miei piedi posso lasciare il suolo solo per pochi secondi alla volta. Quando odio qualcosa sorrido e quando sono triste rido. Svengo quasi ovunque, anche se prendo medicinali che non mi servono. Perciò quando ballo, cerco di non distogliere gli occhi dal me nello specchio.  Il momento in cui riesco a diventare il me stesso più autentico. Il momento in cui posso liberarmi da ogni onere e
volare via. Il momento in cui mi sembra di poter diventare felice. Proteggo quei momenti.

Yoongi
7 Aprile, 2022
Smisi di camminare al suono maldestro di un pianoforte. L’unico suono nel vuoto cantiere era lo scoppiettio del fuoco che qualcuno aveva acceso in un barile. Conoscevo il suono del brano appena suonato, ma perché avevo pensato a quello? I miei passi ubriachi vacillarono. Chiusi gli occhi e camminai ancora più distrattamente. Più il calore del fuoco cresceva, più il suono del pianoforte, l’aria notturna e la mia ebbrezza si
attenuavano.
Aprii gli occhi al suono improvviso di un  clacson, nel momento in cui una macchina mi passò accanto, sfiorandomi per poco. Nella confusione della luce dei fari, del vento alzato dalla macchina, e della mia ubriachezza, vacillai disperatamente. Sentii l’autista imprecare. Non appena mi fermai, preparandomi per insultarlo a mia volta, realizzai improvvisamente di non essere più in grado di sentire il suono del pianoforte; in mezzo al suono del fuoco ardente, del vento, del silenzio lasciato dalla scia della macchina, il suono del pianoforte era sparito. Sembrava essersi fermato.
Perché si era fermato? Chi lo stava suonando?
Le scintille della brace dal barile si sono alzate con un suono brusco. L’ho guardato per un lungo momento, con sguardo distante. Il mio viso divenne caldo per il calore. Fu in quel momento che sentii il suono fragoroso di un pugno urtare contro i tasti del pianoforte. D’istinto, mi guardai alle spalle. Per un momento, il sangue iniziò a fluire così velocemente che il mio respiro divenne irregolare.
Gli incubi di quand’ero piccolo. Quel suono era come quello che sentivo lì.
Dopodiché, corsi. Senza volerlo, corsi verso il negozio di strumenti musicali, e il mio corpo si era volto spontaneamente per guardare dietro. In un certo senso, sapevo si trattasse di un qual cosa già provata già un’infinità di volte. Avevo come la sensazione di aver dimenticato qualcosa di importante.
Il negozio di strumenti musicali aveva la finestra aperta, e qualcuno era seduto di fronte al pianoforte.
Nonostante fossero passati molti anni, l’ho riconosciuto in un istante. Stava piangendo, con le mani raccolte a pugno. Non volevo essere coinvolto nella vita di nessun altro. Non volevo consolare la solitudine di nessun altro. Non volevo diventare una persona significativa per nessuno. Non avevo per niente la fiducia di poter proteggere
quella persona. Non avevo la fiducia di poter stare al suo fianco fino alla fine. Non volevo ferirlo, non volevo farmi del male.
Camminai lentamente. Avevo intenzione di voltarmi e andare via, ma mi avvicinai ancor prima di accorgermene.
Una nota sbagliata risuonò forte. Jungkook sollevò il capo e mi guardò.
“Hyung.”
Era la prima volta che ci vedevamo da quando avevamo lasciato il liceo.

Seokjin
11 Aprile, 2022
Andai al mare da solo. Lo specchio del mare si estendeva in lungo e in largo, di un blu intenso. La luce riflessa dall’acqua e la foresta che avevo appena attraversato erano familiari. Se mi fossi chiesto cosa fosse cambiato, allora la risposta sarebbe stata come fossi cambiato io, come persona. Premendo l’otturatore, lo scenario che si presentava davanti a me era cambiato spostandosi a 2 anni e 10 mesi fa, per poi sparire così come si era presentato. Quel giorno ci eravamo seduti in spiaggia spalla contro spalla. Nonostante fossimo esausti, senza avere la minima idea di cosa il futuro ci riservasse, almeno eravamo insieme.
Feci inversione con la macchina e schiacciai l’acceleratore. Oltrepassai il distributore di benzina e arrivai alla nostra scuola. Abbassai il finestrino. Era una notte estiva, e l’aria era calda. Dagli alberi piantati ai lati della scuola, avevano iniziato a cadere dei petali. Mi lasciai alle spalle la scuola e superai un incrocio. Mi voltai un po’ di volte prima di notare le fiamme in lontananza, innalzarsi dal distributore di benzina
dove lavorava Namjoon.

Namjoon
11 Aprile, 2022
Stavo scavando in cerca di una maglietta che non costasse molto, quando Taehyung allungò la mano da dietro e ne prese una. Era una maglia che aveva le stesse scritte che erano stampate su quella che indossavo in quel momento. Taehyung mi sorrise e si tolse la maglia lacerata. Riuscivo a vedere i lividi sulla sua schiena alla luce che entrava dalla mia roulotte. Hoseok mi guardò con occhi scandalizzati. Taehyung indossò la mia maglietta e si specchiò davanti allo specchio incrostato. Dopodiché rise.
“Sono in ritardo perché voleva fare dei graffiti ed è stato beccato dalla polizia. Ho dovuto tirarlo fuori.”
Feci finta di essere arrabbiato con Taehyung e Taehyung fece finta di essere davvero dispiaciuto. Yoongi hyung, seduto in un angolo della mia roulotte, camminò lentamente nella nostra direzione, e diede un colpo a Taehyung nella spalla.

Jungkook
11 Aprile, 2022
Alla fine, è andata a finire come volevo. Andai incontro ai due teppisti che avevo incontrato per strada di proposito e venni picchiato a sangue. Mentre mi picchiavano mi ero messo a ridere, il che ha alimentato la loro rabbia, perciò dopo avermi chiamato pazzo bastardo mi hanno picchiato ancora più forte. Appoggiai la schiena
contro la saracinesca e volsi lo sguardo al cielo. Era già notte fonda. Non c’era nulla nel cielo nero pece. Vidi un ciuffo d’erba in lontananza. Si era piegato da un lato a causa del vento. Era un po’ come me. Sentii il bisogno piangere, perciò mi costrinsi a ridere.
Chiusi gli occhi e vidi l’immagine del mio patrigno che si schiariva la voce. Il mio fratellastro mi aveva dato un calcio, poi era scoppiato a ridere. I parenti del mio patrigno guardavano altrove oppure parlavano di cose insignificanti. Facevano finta che io non ci fossi, come se la mia esistenza non fosse importante. Mia madre era impotente di
fronte ai loro comportamenti.
Appoggiai le mie mani al suolo e mi alzai, ma alzai della polvere che mi fece tossire. Mi fece così tanto male, da farmi avere l’impressione di essere stato pugnalato ai polmoni. Salii sul tetto del cantiere aperto. La città notturna si estendeva davanti ai miei occhi, dipinta di colori terribili. Mi arrampicai salendo sulla ringhiera e iniziai a camminare con entrambe le braccia aperte. Una gamba barcollò e per poco non persi l’equilibrio. Pensai che sarei potuto morire con un singolo passo falso.
Se fossi morto, sarebbe tutto finito.
Nessuno sarebbe stato triste senza di me.

Taehyung
22 Maggio, 2022
Stavo passando per il bosco e mi guardai alle spalle quando hyung mi telefonò. Stava succedendo davvero di tutto negli ultimi giorni. Feci una telefonata in un luogo lontano in modo che nessun altro potesse sentire. Rallentai il passo di proposito, voltandomi interamente verso il mare. Passai vicino a hyung, anche se lui non mi vide. “Sei solo un anno più piccolo di me. Ah no, non mi interessa. Non è qualcosa di cui mi potrei occupare in ogni caso.”
Un brivido mi percorse la schiena, e l’intero mondo sembrò crollarmi addosso. Mi sembrò di essere stato abbandonato in un mare profondo a nuotare in solitudine. Avevo paura e mi sentii terrorizzato. Miserabile e vergognoso. Arrabbiato. Talmente tanto arrabbiato da non essere in grado di trattenermi. Volevo fare qualcosa, qualsiasi cosa. Volevo spaccare, colpire ed essere allo sbando. Eppure avevo paura. Anche il sangue di mio padre scorreva in me. Pensai che forse la violenza si potesse ereditare. Alla fine qualcosa aveva finito per sorpassare il muro che avevo eretto.

Hoseok
31 Maggio, 2022
Ho istintivamente distolto lo sguardo, ed ero senza fiato. Dopo aver ballato a lungo ne ero spesso a corto, ma questo non era lo stesso contesto. Pensai di essere simile a mia madre. No, quello non era né un pensiero né una percezione, e non era nemmeno qualcosa che si potesse spiegare o descrivere. Non riuscivo a guardare il volto di un amico che conoscevo da più di 10 anni. Abbiamo imparato a ballare insieme e abbiamo
fallito insieme, ci siamo sentiti demoralizzati e ci siamo fatti forza. Crollavamo sul pavimento coperto di sudore e ci tiravamo addosso gli asciugamani facendo battute.
Mi sembrava di aver toccato per la prima volta una sensazione mai provata prima, e di scatto mi alzai in piedi. Non appena raggiunsi l’angolo, appoggiai la schiena al muro e rimasi in piedi. Provai a calmare il mio respiro agitato, ma ad un certo punto sentii qualcuno dire, “Dove stai andando Hoseok-ah?”.
Una voce. Ho pensato che potesse essere una voce. Una voce che mi aveva chiamato “Hoseok-ah”, una voce che non riuscii a ricordare subito, ma che mi richiamò al
tempo in cui avevo sette anni.

Yoongi
8 Giugno, 2022
Mi sono tolto la maglia di nuovo. Il riflesso nello specchio non mi rappresenta affatto. La t-shirt con su scritto ‘Dream’ non era il mio stile, da qualsiasi verso la guardassi. Il colore rosso, la parola ‘Dream’, anche il modello aderente non mi andava giù. Con un gesto di seccatura improvvisa, tirai fuori una sigaretta e presi il mio accendino. Non era nella tasca dei miei jeans, perciò rovesciai il contenuto della mia borsa, e solo in quel
momento ricordai. Me l’aveva preso. Senza pensarci due volte, l’aveva stappato dalle mie mani e l’aveva preso. E quel che mi aveva buttato dopo era un lecca-lecca e questa t-shirt.
Mi scompigliai i capelli e mi alzai, sentendo poi il suono dell’arrivo di un messaggio. Non appena vidi il nome a tre caratteri sullo schermo del mio cellulare, l’ambiente intorno a me divenne bianco e il mio cuore mi balzò fuori dal petto. Spezzai la sigaretta in due mentre andavo a riassicurarmi del messaggio. Indossando quella stretta maglietta rossa con su scritto ‘Dream’, risi come un idiota come se ci fosse qualcosa di bello, in tutto ciò.

Taehyung
25 Giugno, 2022
Rallentavo il passo di proposito e raddrizzavo le orecchie ogni volta avessi la minima impressione che mi stesse seguendo.
Oggi era il terzo giorno che ci eravamo incontrati al minimarket. Se c’era qualcosa di diverso, allora era il fatto che oggi era scappata, non appena mi aveva visto. Dopodiché mi aveva aspettato in un vuoto appezzamento dietro al negozio, ma non appena mi feci rivedere, si nascose nuovamente. Si era nascosta bene ma la sua ombra si
proiettava lontano, nella direzione di fronte all’appezzamento abbandonato. Risi lievemente. Passai, facendo finta di non vedere nessuno, ma poi mi aveva iniziato a seguire.
Imboccai un vicolo stretto. Quello era l’unico posto nel nostro vicinato dove i lampioni non erano rotti. Il vicolo era lungo e il lampione era collocato da qualche parte a metà strada. Quando la fonte di luce è davanti, l’ombra si proietta dietro. Quindi in quel momento la mia ombra era proiettata alle mie spalle. Poteva essersi addirittura
proiettata fino ai piedi della persona che mi stava seguendo con respiro trattenuto. Mentre passavo sotto al lampione, la mia ombra sparì sotto i miei piedi. Iniziai a camminare leggermente più veloce. Non dopo molto, un’ombra che non mi apparteneva comparve sulla strada cementata. Fermai i miei passi e la presenza dietro di
me si fermò a sua volta. Le due ombre di diversa altezza si fermarono l’una vicino all’altra.
Parlai.
“Aspetterò finché non verrai qui.”
L’ombra sobbalzò. Poi rimase immobile come se volesse far finta di non esserci.
“Riesco a vedere tutto.”
Feci notare l’ombra. A quel punto un suono di passi iniziò a farsi più vicino,
rumorosamente, di proposito. Risi.

Namjoon
30 Giugno, 2022
Mi guardai un po’ stranito, e schiacciai il tasto di apertura delle porte come se le mie mani avessero volontà propria. C’erano dei momenti così. Momenti che mi sembrava di aver vissuto già infinite volte, anche se era ovviamente la prima. La porta dell’ascensore si aprì nuovamente e pochi attimi prima che si chiudesse la gente si lanciò dentro. In mezzo a queste persone, ne cercavo una che portava i capelli legati con un elastico
giallo. Non avevo premuto il bottone delle porte con la certezza che questa persona sarebbe stata lì, ma avevo pensato fosse ovvio ci sarebbe stata. Indietreggiai passo dopo passo. La fredda parete dell’ascensore mi sfiorò la schiena, e io alzai la testa e vidi l’elastico giallo.
La schiena di una persona racconta molte storie. Solo che alcune già le avevo sentite. Alcune potevo solo indovinarle. Alcune erano ancora da spiegare, anche se già concluse. Improvvisamente pensai che puoi dire di conoscere una persona solo quando riesci a leggerla anche se è di spalle. Quindi non sarebbe dovuto esserci qualcuno che riusciva a leggere tutto di me alle mie spalle? Mentre alzavo gli occhi, i nostri sguardi si
incrociarono allo specchio, e in un lampo smise di guardarmi. Questo genere di cose succedeva spesso. Quando alzai nuovamente la testa, vidi solo il mio viso allo specchio. Non riuscivo a vedere la mia schiena.

Jimin
3 Luglio, 2022
Alla fine, mi stesi sul pavimento. Spensi la musica e tutto d’un colpo l’ambiente intorno a me si ammutolì, non sentivo altro che il suono del mio respiro e del mio stesso battito cardiaco. Tirai fuori il cellulare e riguardai il video della coreografia che avevo imparato quella mattina. Nel video, i movimenti di hyung erano così armoniosi e precisi. Il suo era il risultato di innumerevoli ore di prove e di sudore, il risultato dell’allenamento, ma siccome non ero lontanamente vicino al suo risultato ero incredibilmente geloso. Ma comprensione e speranza sono due cose completamente diverse, e spesso sospiravo a quel pensiero. Mi alzai di nuovo di scatto, cercai di imitare la rotazione al suo stesso modo, ma i miei passi non facevano altro che continuare ad intrecciarsi. Continuavo a
commettere errori proprio nel punto in cui dovevamo coordinare il nostro andamento, mentre ci scambiavamo di posizione. Avevamo deciso di riprovarlo di nuovo l’indomani, ma fino a quel momento volevo mostrargli quanto fossi serio a riguardo. Piuttosto che ricevere il complimento ironico “Era meglio di quanto mi aspettassi”, volevo essere riconosciuto come un partner serio e degno di esserlo, uno che potesse coordinare il proprio respiro con quello di hyung.

Seokjin
15 Agosto 2022
Dopo essere finalmente emerso dall’ingorgo stradale, frenai di colpo quando avrei invece dovuto accelerare. L’auto dietro alla mia mi sorpassò suonando il clacson, e mi parve di udire qualcuno imprecare, ma il suono si disperse nel caos del traffico. Vidi un piccolo negozio di fiori all’angolo di un viottolo sulla destra. Non è che avessi frenato perché avevo visto il negozio: piuttosto, l’avevo notato proprio perché avevo rallentato all’ultimo
secondo.
Il negozio era in rinnovo, ed anche mentre mi avvicinavo al proprietario, che stava riorganizzando delle carte da un lato, non mi aspettavo in realtà niente. Avevo visitato svariati posti e non ero riuscito a trovare neanche un fioraio che sapesse dell’esistenza di quel fiore. Mi avevano solo mostrato piante di un colore simile.
Ma io non stavo cercando ‘qualcosa di simile’.
Volevo proprio quei fiori. Dopo averne sentito il nome, il proprietario del
negozio mi guardò a lungo. Mi disse che anche se il negozio non era aperto ufficialmente, poteva organizzare una consegna, poi mi chiese: “Perché’ vuoi proprio quel fiore, con tutti quelli che ci sono?”
Ci pensai mentre giravo il pomello e uscivo nuovamente in strada. Al motivo per cui desideravo quel fiore. Ce n’era solo uno. Perché volevo rendere quella persona felice. Perché volevo farla sorridere. Perché volevo guardarla mentre lo contemplava. Perché volevo essere un brav’uomo.

Jungkook
16 Luglio, 2022
Ero in piedi alla finestra con le cuffie nelle orecchie mentre canticchiavo la canzone che stavo ascoltando. Era già passata una settimana. Ormai riuscivo a cantarla senza guardare le parole. Tolsi una cuffia e provai a cantarla unicamente con la mia voce. Mi disse che le piaceva perché le parole erano belle, il che mi fece
grattare il capo per l’imbarazzo.
Il sole di Luglio si fece strada attraverso la larga finestra. Le foglie verdi sugli
alberi svolazzavano e brillavano al vento, e ogni volta che il sole accarezzava il mio volto sembrava diverso da prima.
Chiusi gli occhi. Cantai guardando i colori giallo, cremisi e blu diffondersi davanti ai miei occhi chiusi. Che fosse a causa delle parole o a causa del sole, qualcosa si è innalzato dentro di me, solleticando e pungendo il mio cuore.

 

Ricorda! Ecco la traduzione della prima nota che il 18 Agosto scorso la Big Hit aveva rilasciato:

Seokjin
13 Giugno, anno 22

Dopo esser tornati da quel mare, eravamo tutti soli.

Non ci siamo più sentiti, come se lo avessimo concordato di comune accordo. A malapena ci ricordavamo della nostra esistenza, attraverso i graffiti lasciati per strada, la stazione di benzina illuminata intensamente, e il suono del pianoforte proveniente da quel vecchio edificio. Ed ecco che l’immagine distorta di quella notte ritornò vivida come una visione. Lo sguardo di Taehyung sembrava di fuoco, mi guardavano come se avessero appena sentito qualcosa di incredibile, la mano di Namjoon che tentava di trattenere Taehyung, ed io, che non riuscii a trattenermi e diedi un cazzotto a Taehyung.

Non riuscendo a trovare Taehyung, che era scappato via, tornai al dormitorio sulla spiaggia, e non vi trovai nessuno. Solo frammenti di vetro, tracce di sangue che cominciavano a seccarsi, biscotti frammentati mi riportarono a ciò che era successo solo poche ore prima. E in mezzo a tutto questo, giaceva una foto. Lì, eravamo tutti assieme, sorridenti, mentre posavamo col mare di sfondo.

Anche oggi, ho semplicemente camminato di fronte alla stazione di benzina. Arriverà il giorno in cui ci riincontreremo. Un giorno torneremo a sorridere assieme come nella foto. Arriverà il giorno in cui avrò il coraggio di affrontare me stesso una volta per tutte. Però, ora, in quel preciso istante non era ancora il momento giusto. Anche oggi, come in quel giorno soffiava un vento umido. E un attimo dopo, il telefono squillò, come un avvertimento. La foto appesa sullo specchietto retrovisore tremò. Il nome di Hoseok apparve sullo schermo.

“Hyung, quel giorno Jungkookie ha avuto un incidente ”

 

Traduzione a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.