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Traduzioni BTS Notes “Answer”

Jungkook

28 Maggio 2019

“Hyung, voi avete dei sogni?”. A queste parole si voltarono tutti. “È per una relazione sulle ambizioni future”, mentii, ma Seokjin hyung aprì bocca, dicendo: “Boh. Non credo di averne uno. Se c’è qualcosa che desidero, è soltanto… diventare una brava persona?” Hyung si interruppe, come imbarazzato. Yoongi hyung, che fino a quel momento era rimasto sdraiato sul panchetto del pianoforte, disse con tono fermo: “Va bene anche non avere un sogno. Io non ne ho uno. Diventerò quel che capita.” Tutti scoppiarono a ridere per quella risposta così alla Yoongi.

“Diventerò un supereroe. Salverò il mondo dai cattivi.” Taehyung hyung si mise in piedi sulla sedia, in posa, portando le braccia in cielo, e Hoseok hyung gli intimò di smetterla, facendolo scendere e dicendogli che, scherzando in quel modo, si sarebbe fatto male. Poi Hoseok aggiunse, sorridendo teneramente: “Voglio trovare mia madre e vivere felice. Essere felice è il mio sogno.” “Quindi adesso non sei felice?” chiese Jimin hyung. Hoseok hyung rispose: “Ah, è così che funziona?” simulando un’espressione esageratamente preoccupata. Poi domandò a Jimin: “Qual è il tuo sogno?” “Il mio?” Jimin hyung sgranò gli occhi e, agitato, rispose: ”Quando ero all’asilo volevo fare il presidente, ma non so cosa vorrei fare adesso.”

Era rimasto solo Namjoon hyung. Sentendo gli sguardi di tutti su di lui, hyung fece spallucce e disse: “Vorrei dire qualcosa di bello, ma neanch’io, a dire il vero, ho un sogno. Vorrei solo fare soldi col part-time.”
Annuii, e portai lo sguardo sulla mia relazione. Era divisa in “spazio per studenti” e “spazio per i genitori”. “Cosa voglio diventare?” Non riuscii a pensare a nulla da scrivere.

Seokjin

25 Giugno 2019

Ad occupare lo spazio sotto la finestra della classe, vi era un vaso di fiori, ma non sapevo chi l’avesse portato. Chi tra i miei amici avrebbe potuto farlo? Tirai fuori il telefono. La stanza era come sempre buia, data la mancanza di elettricità, e una luce soffusa entrava dalla finestra sporca, da cui si scorgevano chiaramente le chiome degli alberi. La foto che scattai col cellulare non venne bene, non solo a causa del telefono. Ho sempre pensato che le fotografie non riuscissero a catturare pienamente ciò che l’occhio di un uomo riuscisse a vedere.

Mi avvicinai al vaso e vidi la lettera ‘H’. Sollevai il vaso e lessi: “Vaso di Hoseok”. Sorrisi. Se c’è una persona capace di portare un vaso di fiori, poteva essere solo lui.  Dopo averlo appoggiato, nascondendo allo sguardo la lettera H, iniziai a guardarmi intorno. Non me n’ero mai accorto, ma la finestra era ricoperta da graffiti. Non solo la finestra, ma anche il muro e perfino il soffitto erano pini di scritte. “Superala, o muori”. Nomi di persone di amori non corrisposti, date e molti altri nomi ormai illeggibili.

Quell’aula non era sempre stata uno sgabuzzino. Probabilmente in passato era stata occupata dagli studenti al mattino, e svuotata il pomeriggio. Vuota durante le vacanze, e occupata da rumorosi studenti al riprendere delle lezioni. Vi erano stati studenti come noi, che arrivavano in ritardo e venivano puniti, e che finivano per marinare? Insegnanti violenti e infiniti compiti e verifiche? E… qualcuno come me? Qualcuno che avesse denunciato i propri amici al preside.

Mi chiesi se tra quei nomi ci fosse stato quello di mio padre. Era stata anche la sua scuola. Credeva che frequentare le stesse superiori o la stessa università fosse un modo per preservare l’onore della nostra famiglia. Passai in rassegna i diversi nomi, e lo vidi. Era scritto sul muro di sinistra, in mezzo ad altri. Sotto, vi era incisa un’altra frase: “Qui tutto è cominciato”.

Hoseok

2 Marzo 2022

Mi piaceva stare tra la gente. Una volta uscito dall’orfanotrofio, avevo iniziato un lavoro part-time in un fast food, durante il quale dovevo interagire con le persone, ridere ed esser sempre vivace. Mi piaceva quel lavoro. A dir la verità, non c’era nulla nella mia vita che mi facesse sorridere o avere belle giornate. Nella mia vita avevo sempre incontrato più brutta gente che altro. Forse era per quello che mi piaceva quel lavoro. Quando mi sforzavo di sorridere e di parlare ad alta voce a volte passavo per una persona molto felice. Quando ridevo fragorosamente mi sentivo più felice, comportandomi in modo cortese ero diventato più educato. C’erano giorni difficili. Quando dovevo pulire il locale e tornare a casa, era difficile fare anche un solo passo. C’erano giorni in cui i clienti erano scortesi. Eppure prima, quando avevo ancora i miei amici al mio fianco, era tutto più semplice.

A volte, guardando i clienti riempire il locale, ripensavo ai miei amici. Seokjin hyung, che aveva cambiato scuola senza dire una parola, Namjoon, che una mattina era scomparso, Yoongi hyung, con cui, dopo che venne espulso da scuola, perdemmo i contatti. Taehyung, che non so dove sarebbe potuto fuggire a causare danni, e Jimin, che avevo visto un’ultima volta in infermeria, e che non era più tornato a scuola. Jungkook era passato di qui recentemente, mentre tornava a casa, indossando la sua uniforme, ma non era passato a trovarmi. Mi chiesi se quei tempi fossero acqua passata. Diedi un caloroso benvenuto non appena entrò un cliente. Stampai sul mio viso un grande sorriso smagliante e guardai verso l’entrata.

Taehyung

29 Marzo 2022

Il proprietario della stazione di servizio sputò in terrà e se ne andò. Mi stesi a terra, rannicchiandomi. Facevo graffiti sul retro della stazione solo per essere scoperto ed essere preso a botte dal proprietario, mentre mi chiedeva perché stessi disegnando sulla parete di qualcun altro. Rotolai sull’asfalto. Essere picchiato era, allo stesso tempo, qualcosa di ricorrente e qualcosa di sconosciuto.

Avevo iniziato a fare graffiti molto tempo prima. Avevo raccolto una bomboletta spray che qualcuno aveva gettato via e avevo provato a disegnare su un muro. Credo fosse gialla. Una volta colorato, avevo alzato lo guardo e avevo visto la vernice giallo sgargiante su quel muro grigio, e avevo subito raccolto un’altra bomboletta. Disegnai a lungo inconsciamente. La mia mano si era fermata solo quando tutte le bombolette finirono. Le gettai via e feci un passo indietro. Il mio respiro era affannato come se avessi corso con tutte le mie forze.

Non avevo idea di cosa significassero quei colori sulla parete. Non sapevo cosa avessi appena fatto, né per quale motivo lo avevo fatto. Ma erano specchio del mio stato d’animo. Avevo riversato tutto ciò che provavo su quel muro. Inizialmente pensai fosse orrendo. Sporcizia. Una cosa insensata, inutile e patetica. Non mi piaceva. Strisciai a mani nude la vernice ancora fresca. Volevo cancellare tutto. Ma anziché cancellare, stesi altri colori e creai nuove forme. Mi sedetti di fronte al muro. Non si trattava del fatto che mi piacesse o meno o se fosse bello o meno. Quello ero io.

Quando mi rialzai, tossii. Sputai in mano un grumo di sangue. Poi vidi una mano estranea raccogliere la bomboletta. La seguii, e ne scorsi il viso. Era Namjoon hyung. Mi misi a ridere. Credetti di vedere un fantasma. Hyung mi tese una mano. Rimasi a guardarlo. Prese la mia mano e mi tirò su. La sua mano era calda.

Seokjin

11 Aprile 2022

Quando mi svegliai, era di nuovo l’11 Aprile. Dalle tende aperte entrava la luce del mattino. Appena riuscii ad alzarmi, venni sopraffatto da vertigini, così chiusi gli occhi. L’ambiente che mi circondava si trasformò in un’immagine residua di colore rossastro, in cui comparve Taehyung. Era fermo su quella costruzione sulla spiaggia. Era il 22 Maggio. Era il passato e il futuro, qualcosa di già accaduto e qualcosa che sarebbe ancora potuto accadere. Pensavo fosse il momento in cui avrei potuto sistemare ogni cosa.

Vidi Taehyung arrampicarsi sulla piattaforma, al tramonto. Il cielo era ancora azzurro, ma stava iniziando a tingersi di un rosso vivido. Alzando la testa e lo vidi salire. Una volta in cima, per un momento guardò verso di noi e poi saltò. Si librò come se avesse avuto le ali. Per un istante sembrò fermarsi a mezz’aria, e sentii il rumore di uno specchio in frantumi, e un vento freddo attraversare le tende. Poi, quando riaprii gli occhi, era nuovamente oggi, l’11 Aprile.

 

Namjoon

11 Aprile 2022

Finito con il rifornimento, mi sporsi, ma qualcosa mi sfiorò la faccia e poi cadde in terra. Sorpreso, feci un passo indietro e guardai in basso. Ai miei piedi si trovava una banconota accartocciata. Automaticamente mi chinai per raccoglierla. Le persone nella macchina scoppiarono a ridere. Mi fermai un attimo. Seokjin hyung mi stava osservando da lontano. Non riuscivo ad alzare lo sguardo. Come ci si comporta quando si guarda negli occhi chi, dentro una macchina costosa, ti deride e ti prende in giro? Devi affrontarli. Se pensi che ciò che stiano facendo sia ingiusto, allora devi affrontarli. Non si parla di coraggio, orgoglio, uguaglianza. È qualcosa che devi fare e basta.

Ma questa era una stazione di servizio e io ero un impiegato part-time. Se un cliente sporcava, dovevo pulire, se imprecava, lo dovevo ascoltare, e ancora, se lanciava i soldi in terra, li dovevo raccogliere. Il mio corpo tremò dall’umiliazione. Serrai i pugni, e le unghie mi scavarono la pelle.

In quel momento, un’altra mano raccolse la banconota. Nella macchina mormorarono, come se fosse finito il divertimento, e lasciarono la stazione. Anche se se ne erano andati, non riuscivo ad alzare lo sguardo. Mi mancava il coraggio di guardare negli occhi Seokjin hyung. Non che hyung non fosse a conoscenza della mia vigliaccheria, della mia povertà, della mia situazione. Ma non volevo mostrargliele così esplicitamente. Potevo vedere hyung con la coda dell’occhio, ma non mi mossi. Lui non si avvicinò e non disse nulla.

Yoongi

11 Aprile 2022

Continuai a camminare, consapevole del fatto che Jungkook mi stesse seguendo da lontano. Mentre i binari del treno si allungavano, i container si affiancavano uno dietro l’altro. Era il quarto container dal fondo. Hoseok aveva detto di aver organizzato un incontro con Namjoon e Taehyung, e mi aveva chiesto di venire. Gli risposi che sarei andato, ma non ne avevo realmente l’intenzione. Odiavo immischiarmi con altre persone, e Hoseok conosceva anche questo mio tratto. Probabilmente neanche si aspettava di vedermi lì.

Quando spalancai la porta, vidi Hoseok con un’espressione scioccata. Poi si accorse di Jungkook e si avvicinò, con un’espressione che lasciava trasparire un mix di emozioni diverse. Mi feci strada tra i due ed entrai nel container. “Da quanto tempo”. Riuscivo a sentire Hoseok che cercava di tirare Jungkook e Jungkook ritrarsi.

Poco dopo, Namjoon portò Taehyung con sé. Un lato della maglietta di Taehyung era strappato. Quando chiedemmo cosa fosse successo, Namjoon fece finta di rimproverare Taehyung. “Questo ragazzino è in ritardo perché è stato sorpreso dalla polizia mentre faceva dei graffiti e sono dovuto andarlo a riprendere”. Taehyung fece una faccia come per chiedere scusa e spiegò, in un fiume di parole, che la sua maglietta si era strappata mentre cercava di scappare dalla polizia.

Quanto tempo era passato dall’ultima volta che ci eravamo incontrati, proprio come in quel momento? Non riuscivo a ricordarlo. Cos’era successo a Seokjin Hyung e a Jimin? Mi passò per la testa un pensiero che non facevo spesso. Era la prima volta che venivo in quel posto, ma il mio cuore si sentiva già a suo agio.

Jungkook

11 Aprile 2022

Camminavo sul parapetto del tetto. L’edificio era stato abbandonato durante la sua costruzione. Quando allungai fuori un piede, sotto di lui vedevo solo oscurità. La città notturna si diramava vertiginosamente al di sotto della ringhiera. I cartelloni a neon, il suonare dei clacson e la polvere riempivano l’oscurità. Per un attimo mi girò la testa dalle vertigini. Stesi di nuovo le braccia per riprendere equilibrio. Poi pensai, bastava solo un passo. Se avessi fatto un altro passo, sarebbe finito tutto. Mi sporsi ancor di più verso l’oscurità. Ora, da prima che sembrava avvolgermi solo i piedi, aveva divorato tutto il mio corpo. Quando chiusi gli occhi il caos della città, i rumori e le paure, sparirono. Smisi di respirare. Allora mi sporsi in avanti. Non pensavo a niente. Non pensavo a nessuno. Non volevo lasciare nulla dietro di me. Non avrei ricordato niente. Questa era semplicemente la fine.

In quel momento mi squillò il telefono. Ritornai in me come se mi fossi appena svegliato da un sogno lontano. I miei sensi, prima offuscati. tornarono in un istante. Tirai fuori il mio cellulare. Era Yoongi Hyung.

 

Namjoon

28 Aprile 2022

Sapevo ormai da molto tempo che stava succedendo qualcosa a Taehyung, anche se all’apparenza faceva finta che andasse tutto bene, le sue azioni o le sue espressioni rivelavano la sua ansia e il fatto che non sapesse cosa fare. Faceva spesso dentro e fuori dalla stazione di polizia e avevo visto le ferite sul suo corpo. Inoltre, soffriva di incubi.

Il perché non avessi mai insistito, chiedendo cosa non andasse o dicendogli di sfogarsi, era che stavo aspettando che Taehyung lo facesse da solo. Un po’, era anche perché dubitavo di avere un qualche diritto a sentire quelle preoccupazioni. Giocavo il ruolo dello Hyung, dell’adulto, ma in realtà mentre i miei amici stavano attraversando un periodo difficile non riuscivo a proteggerli. Tutti mi acclamavano per essere così maturo, ma in realtà non ero davvero un adulto. Esitavo e basta, incapace di guardare in faccia la realtà di fronte a me.

Yoongi Hyung era morto. Taehyung quel giorno aveva di nuovo avuto quell’incubo. Lo presi per le spalle e lo scossi, e lui si svegliò spaventato, e passò il tempo a fissare il vuoto. Non si asciugò le lacrime e balbettò incoerentemente: disse che Yoongi era morto, che Jungkook aveva avuto un incidente e che io mi ero trovato in mezzo a una rissa. Disse che faceva quel genere di sogni molto spesso, che erano così vividi da sembrare reali e anche questo faceva parte del sogno. “Hyung, non andare da nessuna parte”, disse Taehyung con un tono di voce agitato e ansioso.

Taehyung

22 Maggio 2022

“Hyung, è tutto? Non ci stai nascondendo altro?” attorno a noi scese improvvisamente il silenzio. Tutti gli sguardi erano rivolti verso di me. Guardai subito Seokjin Hyung. Seokjin mi guardò. Il suo sguardo era pieno di stanchezza ed imbarazzo, vagamente patetico. Stavo per tornare sull’argomento, quando qualcuno mi afferrò per il braccio e mi fermò. Non guardai chi fosse, già lo sapevo. Era Namjoon Hyung.

“Cosa c’entri tu? Non sei davvero mio fratello”. Riuscivo a sentire lo sguardo di Namjoon addosso. Non sollevai il volto e non spostai la sua mano. Sapevo anch’io di essere arrabbiato con Namjoon senza nessun motivo. Ripetendo le parole che avevo sentito dire da Namjoon al telefono, avevo detto di essere arrabbiato, di essere infastidito. Namjoon non aveva detto il torto. Ero appena un anno più piccolo di lui. Non ero davvero suo fratello. Era vero, dovevo prendermi cura di me stesso. Ma nonostante tutto, ero arrabbiato. Ero ancora più arrabbiato per il fatto di non avere argomentazioni con cui smentire. Sperai che Namjoon capisse i miei sentimenti.

“Taehyung-ah. Mi dispiace. Smettiamo di parlare di questa cosa, adesso.” Era stato Seokjin Hyung a parlare. Era stato Seokjin Hyung a chiamare il mio nome, a dire di essere dispiaciuto. Namjoon Hyung non disse niente. “Smettere? Visto che è venuto fuori, parliamone, parliamo di ogni cosa. C’è qualcos’altro che stai nascondendo?”

“Parliamo fuori”, disse Namjoon Hyung, prendendomi di nuovo per il braccio. Cercai di scuoterlo via un’altra volta, ma lui provò a trascinarmi fuori. Resistetti e dissi: “Lasciami andare. Chi sei tu per fermarmi? Cosa sai tu, Hyung? Non sai niente, ma lo reputi un bravo ragazzo, giusto?”. Fu allora: lasciò andare il mio braccio, e mi sembrò come se tutte le cose che mi erano state di sostegno si stessero crepando e dividendo e sgretolando. Forse avevo sperato non avrebbe mai lasciato andare il mio braccio. Che si sarebbe arrabbiato e mi avrebbe trascinato fuori. Forse avevo sperato in una sua ramanzina, come si farebbe con un vero fratello, come si farebbe con qualcuno di vicino, di prezioso, da cui non ci si può separare.

Ma Namjoon lasciò andare il mio braccio. Io semplicemente risi. “Cosa c’è di così tanto speciale nello stare insieme? Cosa siamo l’uno per l’altro? Siamo tutti soli alla fine.” Quello fu il momento in cui Seokjin Hyung mi colpì.

Yoongi

2 Maggio anno 22

Le lenzuola vennero immediatamente avvolte dalle fiamme. In mezzo al calore insopportabile, tutti quegli squallidi oggetti persero la loro identità. Non sentivo più l’odore pungente di muffa, né percepivo più l’inspiegabile umidità e il buio malsano. Tutto ciò che rimaneva era invece dolore. Il dolore fisico dovuto al calore. La pelle delle mie dita era così calda che si riempì di vesciche in un istante. Solo a quel punto il volto privo di espressione di mio padre e il suono della musica si dispersero nell’aria.

Io e mio padre eravamo estremamente diversi. Mio padre non mi capiva, e io non capivo mio padre. In passato avrei potuto convincerlo, se ci avessi provato? Probabilmente no. Tutto quello che riuscivo a fare era nascondermi, sfidarlo e scappare da lui. A volte avevo pensato che in realtà non era da mio padre che stessi fuggendo. Allora venivo attanagliato dalla paura, una paura simile quella che si prova sul bordo di un precipizio. Quindi, da chi stavo scappando? Cosa dovevo fare per liberarmi dei miei stessi pensieri? Mi sembrava una cosa impossibile.

Mi parve di sentire la voce di qualcuno che mi chiamava, ma non alzai la testa. Non so se per il calore o per il dolore, ma non riuscivo a respirare. Non avevo più le forze per muovermi. Eppure, sapevo chi era. Era Jungkook. Si sarebbe arrabbiato. Forse, si sarebbe addolorato per me. Avrei voluto solo sprofondare. Volevo finirla con tutto quel fumo e quel calore, con tutti i dolori e le paure. Jungkook gridò di nuovo qualcosa, ma non riuscii a sentire. Il mio campo visivo si ridusse. Finalmente alzai lo sguardo. L’ultima cosa che vidi fu la sporca stanza ormai lontana, le fiamme rosse, le colonne di fumo, e il viso di Jungkook.

Hoseok

12 Maggio 2022

Aprii la porta dell’uscita di emergenza e mi precipitai giù per le scale. Il mio cuore batteva all’impazzata, come se fosse sul punto di esplodere. Il volto che avevo intravisto nel corridoio dell’ospedale era sicuramente quello di mia madre. In quel momento mi guardai indietro. Le porte dell’ascensore si erano aperte inondando il piano di persone. Mi spinsi con forza tra la marea di gente, e scorsi la sagoma di mia madre passare per l’uscita di emergenza. Con il cuore colmo di ansia, mi precipitai giù per le scale, scendendo due gradini alla volta. Scesi parecchie rampe, senza mai fermarmi per riprendere fiato.

“Mamma!” mia madre si fermò. Feci un altro passo avanti. Mia madre si girò. Scesi un’altra rampa di scale, il volto di mia madre si fece più distinto. Fu allora: il tallone mi scivolò sul bordo dello scalino e mi sbilanciai in avanti. Strinsi forte gli occhi nel momento in cui capii che stavo per cadere di faccia sul pavimento. Qualcuno mi afferrò per il braccio. In questo modo, riuscii a riprendere l’equilibrio. Quando mi voltai, trovai Jimin con un’espressione scioccata. Prima ancora di ringraziare, mi girai di nuovo.

C’era una donna lì. Sembrava essere sorpresa. Accanto a lei, un bambino mi fissava sbattendo le palpebre che celavano due grandi occhioni. Non era mia madre. Rimasi lì in cima alle scale a fissare il volto della donna con uno sguardo assente.

Non so cosa mi inventai in quel momento. Non chiesi neanche come mai Jimin si trovasse lì. Ero troppo confuso per preoccuparmi di quei piccoli dettagli. Quella donna non era mia madre. Probabilmente lo sapevo già dall’inizio. Erano passati più di dieci anni dal giorno in cui mi aveva abbandonato al parco giochi. Mia madre nel frattempo era invecchiata, sarebbe stata ormai diversa da come me la ricordavo io. Anche se l’avessi incontrata, non sarei stato in grado di riconoscerla. No, ormai a stento mi ricordavo il suo viso.

Mi girai. Jimin mi stava seguendo in silenzio. Ai tempi del liceo, dopo che ci separammo al pronto soccorso, Jimin disse di essere rimasto in ospedale. Mi sembrava, dal modo in cui si comportava, che non sapesse se volesse andarsene di lì, quando glielo si chiedeva. Poteva essere che si sentisse intrappolato, proprio come me, incapace di aggrapparsi ai ricordi che legavano entrambi, o di liberarsene definitivamente? Feci un passo verso di lui.

“Jimin-ah. Andiamocene da qui.”

Jimin

15 Maggio 2022

Quando aprii gli occhi, trovai Hoseok accanto me. Un soffitto familiare mi osservava dall’alto, con la sua solita oscurità. Sorpreso, cercai di tirarmi su, ma lui si portò un dito alle labbra. Stavano dormendo tutti, e intorno a me tutto era silenzioso. Hoseok mi porse una maglietta e col mento indicò l’uscita di emergenza dell’ospedale.

“Ci siamo tutti”.  Mi disse che Namjoon Hyung stava facendo la guardia mentre Yoongi Hyung cercava di prendere tempo parlando con le infermiere. Jungkook e Taehyung ci avrebbero raggiunti presto. Inizialmente non capii cosa mi stesse dicendo. Hoseok mi tese la mano, io ero ancora stordito.

Il giorno in cui avrei lasciato l’ospedale. Mi era capitato di sognarlo spesso. Volevo andarmene da lì e rivedere i miei amici, stare insieme, ridere e parlare, proprio come ai vecchi tempi. Ma ora non ne ero più tanto sicuro. Andarsene era la cosa giusta da fare? I miei genitori mi avevano nascosto in questo posto, facendo finta che non esistessi. In giro si vociferava che soffrissi di qualche malattia mentale. Non sapevo se Hoseok Hyung pensasse lo stesso. Magari pensava che fossi strano, che passare il tempo con me fosse spiacevole.

“Sbrigati. Non abbiamo molto tempo.” Forse per l’urgenza con cui Hoseok mi parlava, il ticchettio dei secondi percepibili dall’orologio sembrava stranamente accelerato. Tump. Tump. Un rumore di passi, come un’allucinazione uditiva, si avvicinavano sempre di più alla stanza d’ospedale. Io e Hoseok ci girammo nello stesso momento verso la porta, poi ci guardammo. La mano di Hoseok rimase tesa davanti a me.

Jimin

16 Maggio 2022

Casa di Hoseok hyung era situata molto in alto. Un piccolo attico isolato raggiungibile passando per una grande strada e superando un angusto e contorto viale. Quello era l’appartamento di hyung. Entrato in casa, che consisteva in una sola stanza, hyung si vantò del fatto che quello fosse il punto più alto della città, da cui si potevano avvistare tutti i luoghi in cui eravamo cresciuti, proprio sotto i nostri piedi. Come aveva detto hyung, si poteva scorgere tutto da quell’appartamento; si potevano vedere la stazione ferroviaria lì vicina e, seguendo i binari, i container. Namjoon hyung viveva in uno di quelli. Spostando un po’ lo sguardo vi era la scuola che tutti noi avevamo frequentato.

Dopo aver trovato la scuola, diressi lo sguardo al lato opposto della città. Ai piedi delle montagne, c’erano dei gradi condomini. Lì c’era casa mi- no, casa dei miei genitori. Ero corso via dall’ospedale senza avvisare nessuno. Probabilmente i miei erano stati contattati. Magari in quel preciso momento mi stavano cercando. Non ero ancora pronto ad affrontarli. Ero uscito dalla clinica, ma non potevo andare a casa. Non significava infatti che volessi tornare in quel posto. Ma non sapevo dove andare, e non avevo soldi. Ero rimasto immobile, esitante, fin quando hyung mi disse di seguirlo e mi aveva mostrato la strada. Ed eravamo arrivati qui, a casa sua.

Riportai l’attenzione su quei grandi condomini. Prima o poi sarei dovuto tornarvi. Avrei avuto il bisogno di affrontare i miei genitori e di dir loro che non sarei tornato in ospedale. Feci un respiro profondo; avevo la sensazione che mi sarebbe potuto venire un attacco epilettico solo a pensarci. Sinceramente, non mi fidavo di me stesso al punto tale di poter vivere in un altro luogo se non in ospedale. Avrei potuto essere riportato subito in clinica. Ero così spaventato da non riuscire più a sopportarlo.

Namjoon

20 Luglio 2022

Diedi un’occhiata alle pubblicità di una rivista e alzai lo sguardo. Negli ultimi giorni, un volto diverso si era seduto al tavolo che dava sulla finestra, dalla parte opposta alla mia. Il grosso libro, la grande borsa e il bianco bicchiere di carta erano gli stessi, ma non era lei. Spostai di nuovo il mio sguardo sulla rivista. Ero rimasto a fissare la stessa pagina per più di un’ora. Per colpa dei miei continui pensieri, i miei occhi non riuscivano realmente ad afferrare le lettere. Perché me ne stavo lì seduto? Non trovai risposta. Tra tutte le persone che erano assorte nel fare qualcosa, io stavo semplicemente sfogliando letargicamente una rivista. Sentii l’impazienza dell’aspettare che qualcosa si mettesse in moto, ma sapevo che non sarebbe andata in quel modo.

Restituii la rivista e iniziai a camminare tra gli scaffali. I libri erano ordinati in file su librerie più alte di me. Un venticello che entrava da una finestra aperta trascinava l’odore di libri e polvere nell’aria. Pensai agli anni del liceo. Ai libri che avevo letto, passando il tempo con i miei amici nel nostro nascondiglio, avevano lo stesso odore. Il “Me di adesso” era cresciuto almeno un po’ dal “Me di allora”? Non ne ero certo. Poteva essere che ogni cosa che mi riguardava si fosse fermata a quel periodo. Mi spostai allo scaffale opposto. Quindi presi un libro che ero solito studiare allora. Dovevo ricominciare. Tutto ciò a cui avevo rinunciato, pezzo dopo pezzo.

Jungkook

26 Luglio 2022

Guardai alle mie spalle, l’ospedale era abbastanza lontano. Non riuscivo più a vedere la panca su cui avevo lasciato i fiori di campo, tantomeno la finestra da cui ero solito guardare il fiume Han con quella ragazzina. Ripensandoci, era lei la boccata d’aria fresca in quella soffocante vita d’ospedale. Quando sedevamo sulla panca, nel tardo pomeriggio, parlando del più e del meno, il sole tramontava prima che ce ne accorgessimo. Io le proponevo di giocare nel nascondiglio e di andare in vacanza al mare, di arrivare fino alla stazione ferroviaria a piedi. Lei mi parlava di tutte le scorciatoie dell’ospedale. Da quale finestra si poteva vedere il fiume, quali scale portavano segretamente al terrazzo. Non c’era nulla che lei non sapesse di quell’edificio.

La sua stanza, ora, era vuota. Era stata dimessa o trasferita in un altro ospedale? Avevo chisto anche alle infermiere, ma nessuna di loro aveva il permesso di dirmelo. Non so perché, parte del mio cuore si era come svuotata. Tornai a guardare dritto davanti a me e continuai a camminare. In lontananza riuscivo a vedere la scuola. Sembrava proprio che tutte le storie che le avevo raccontato avessero a che fare con gli hyung, e che molte di queste iniziassero proprio con loro. Gli hyung, per me che sono sempre stato solo, erano diventati degli amici, dei maestri, una famiglia. La mia storia era racchiusa nella loro ed io esistevo solamente all’interno del rapporto che avevo con loro.

Ma per qualche motivo iniziai a pensarla così: che magari un giorno loro non sarebbero stati più al mio fianco. Sarei potuto andare a cercarli, solo per scoprire che erano andati via senza dare spiegazioni. O magari sarebbe potuto accadere di peggio, non potevo saperlo.

Pensai a quella notte. Quando la luna, gigantesca, si era alzata in cielo e il mondo si era capovolto, i fari che riuscivo a scorgere al rovescio, la figura della macchina che era poi sparita una volta passatami affianco. Il suono di un motore stranamente familiare. Non volevo giungere a conclusioni affrettate. Ma nonostante ciò, continuavo a tornare con la mente a quel momento.

 

 

Jimin

28 Luglio 2022

Anche quel giorno rimasi per ultimo in sala prove. Era passata la mezzanotte e gli autobus erano già fuori servizio. A dir la verità, lo avevo fatto apposta. Così avrei avuto la sala solo per me. Quando provavo con gli altri riuscivo a vedere solo le mie lacune. Mi sfiniva, e allo stesso tempo mi spaventava. Ma volevo farcela in qualche modo. Perciò rimanevo lì da solo ogni notte.

Dopo alcuni giorni, sorprendentemente quel sentimento di paura era sparito dalla mia testa. Era rimasta solo la consapevolezza che danzare fosse divertente. Per molto tempo avevo creduto che il piccolo e debole me stesso che avevo creato nella mia testa fosse il vero me. Mentre ballavo pensavo solo costantemente alla velocità e alla potenza che potevo tirare fuori, al mio peso corporeo, alla lunghezza delle mie braccia. Il me che danzava non era né misero né debole. Sinceramente, le mie abilità erano migliorate. I movimenti non molto fluidi, con la pratica, erano diventati tali. Stavo crescendo. Lentamente, come farebbe un’unghia, ma stavo crescendo. Avevo realizzato anche di essere molto espressivo. Quando danzavo, le storie che non potevo raccontare, quelle che non avevo mai raccontato, ero capace di esternarle. Da quando avevo iniziato a ballare, per la prima volta avevo iniziato ad accettarmi.

Yoongi

29 Luglio 2022

Perché trovavo le melodie solo quando la persona che avrebbe dovuto suonare la chitarra insieme a me mi aveva abbandonato? Guardai il pianoforte da lontano, steso sul divano. Dopo essere stato espulso da scuola, avevo gettato via i tasti del pianoforte di mia madre. Erano l’unica cosa che avevo salvato dalle rovine dell’edificio bruciato, il piano si era infatti bruciato solo in parte, l’avevo gettato fuori dalla finestra dell’appartamento. Credevo di averci dato un taglio. Ripetei a me stesso la promessa che non avrei mai più toccato il piano.

La mattina dopo, sul presto, feci le scale, impaziente di aspettare l’ascensore. Pensai di essermi addormentato subito, ma il sole stava già sorgendo. Improvvisamente, gli eventi della notte prima mi tornarono in mente. Non c’era niente nell’aiuola fuori dalla finestra. L’addetto alla sicurezza mi informò che il netturbino era passato poco prima. Fu così che persi i tasti del piano di mia madre.

Anche dopo quell’avvenimento, rinunciai alla musica ancora e ancora. Non l’avrei fatto. Non sarei tornato sui miei passi. La musica non era niente, ma anche se stavo scappando, lo sapevo. Sapevo che avrei ricominciato a fare musica, nello stesso modo in cui avevo sceso quelle scale barcollando. La musica era quel tipo di passione, per me. Nella musica, ero tanto libero quanto sofferente, ero confuso, ma ero anche lucido. Paura e fiducia, speranza e disperazione– mi sembrava di vivere all’interno di quelle emozioni contraddittorie.

Mi venne improvvisamente voglia di suonare il piano. In esso, avrei voluto conoscere il me che aveva fatto finta di essere forte, anche se in realtà ero spaventato e codardo. Avrei voluto imprecare e sfottere e recare cicatrici e colpire e distruggere e trattenermi e piangere. Non volevo fuggire. Volevo completare la melodia nata dalla chitarra e dal piano. Questa volta, mi sembrava fosse possibile.

Taehyung

11 Agosto 2022

Mentre stavo per girarmi, vidi delle piccole lettere sotto una ‘X’. Era una piccola frase incisa nel muro, che recitava: “Non è colpa mia.” Era stata quella ragazza. Non l’avevo vista di persona, e non sapevo quale fosse la sua scrittura, ma non so perché me lo sentivo. Sembrava un saluto d’addio. Diceva che non se ne stava andando per colpa mia, che le cose che le erano successe non erano perché fossi una cattiva persona. Sembrava che mi stesse dicendo di non incolparmi o tormentarmi, ma di essere coraggioso.

Quando tornai in me mi ritrovai di fronte a casa mia. Riuscivo a sentire mia sorella urlare da dietro la porta. La spalancai ed entrai. Una scena familiare mi si presentò davanti. Mi spostai per fermare mio padre. Gli afferrai il braccio e lo guardai dritto in faccia. Inizialmente sembrò essere scioccato, ma poi mi sferrò un pugno. Mi stese, non era la prima volta. Il pianto di mia sorella si intensificò. Mi faceva male il mento. Un sapore di ruggine mi pervase la bocca. Eppure, non mi arresi. Afferrai mio padre per i fianchi. Lui gridò con foga. Mi colpì senza pietà sulla schiena e sulle spalle, ed io aumentai la presa.

Non è che non mi facesse male. Non è che non fossi spaventato. Ma se avessi lasciato la presa, quel ciclo quotidiano si sarebbe ripetuto. Volevo che cambiasse. Io volevo cambiarlo.

No. Non sono come mio padre. Io proteggerò questa famiglia.

Hoseok

13 Agosto 2022

Lei e Jimin erano lì, nella sala prove. I cinque secondi passati mentre si mettevano in posizione sembrarono eterni. Non appena le casse si avviarono, i due si mossero. Era la coreografia che stavo provando con lei qualche giorno fa. Mi sedetti sul pavimento della sala e iniziai ad osservarli.

Quando mi era stato detto che non avrei potuto ballare per un po’, per colpa della mia caviglia, era stato davvero difficile. Il fatto di non poter danzare e di dover solamente guardare gli altri mi demoralizzava. Ciò nonostante, aiutando Jimin con le prove, e vedendolo, come risultato, maturare, mi aveva fatto capire che non si trattava poi di un gran problema. Potevo comunque essere felice con la danza, in un modo o nell’altro.

Quando Jimin provava, non accettavo neanche il più piccolo errore. Delle volte era fuori tempo, o faceva movimenti meno accentuati del dovuto. Ogni volta che capitava, fermavo la musica e controllavo ogni mossa. Ma osservandolo dal pavimento della sala prove, il modo in cui Jimin ballava assumeva un aspetto diverso. Non vedevo più ogni singolo, piccolo movimento, ma un qualcosa di più grande. E avevo iniziato ad approcciarmi diversamente agli errori visti durante le prove. A dire il vero, questi ultimi e i modi da principiante gli donavano un fascino unico. Sicuramente ballavamo in modo diverso, ma lui aveva un suo ritmo e stile espressivo personale. Mentre danzava, brillava ed emozionava il pubblico in modo naturale.

La musica si fermò e così fece Jimin. Vidi il suo viso splendere per l’emozione e per la felicità. Lei era lì accanto. Sarebbe presto partita per l’estero. All’improvviso i nostri occhi si incrociarono. Subito alzai i pollici all’in su e sorrisi. Fu strano. Non assomigliava affatto a mia madre. Non ricordavo nemmeno così bene il suo viso, perché avrei dovuto vedervi una somiglianza? Per un attimo ebbi una fitta al cuore. La caviglia, non ancora completamente guarita, iniziò a far male.

 

Seokjin

30 agosto 2022

Sembrava come scioccata, nel rivedere il diario che credeva di aver perso. Il suo film preferito, il luogo in cui sarebbe voluta andare, il fiore preferito, riuscivo a vedere il futuro che sognava ad ogni pagina che sfogliava. Lo avevo fatto anche per lei. Faticavo a pronunciare delle scuse. Il diario rosso ci separava come la luce di un semaforo.

Avrei voluto renderla felice. Farla sorridere. Avrei voluto essere una persona migliore per lei. Credevo che, se avessi seguito ciò che era scritto sul diario, ci sarei riuscito, ma così non era stato. Mentre cercavo di diventare qualcun altro, era subentrata la paura che sarei stato scoperto per quello che ero davvero. Tuttavia, come se non riuscissi a mettere un punto a una frase ormai priva di senso, io, che avevo perso la mia vera identità, non riuscivo ad andare avanti, bloccato sempre nello stesso punto.

Ora lo sapevo. Le mie mancanze e i miei fallimenti, anch’essi erano parte di me. Non importava quanto crudele e doloroso fosse, per andare avanti dovevo essere onesto con me stesso. Mi alzai, e lei non mi fermò.

Una volta in strada tolsi il cappello. Mentre mi aggiustavo i capelli, sentii i momenti passati a cercare di essere qualcun altro scivolarmi tra le dita. Quando girai la testa vidi il mio riflesso nello specchio. Pelle secca, labbra pallide, spalle magre. Tutto molto patetico. La scena mi fece ridere, e il me riflesso nello specchio rise insieme a me.

[TRAD ITA] The Notes: Seokjin, 3 Agosto 2022

Aprii la porta e entrai. Era una notte di mezza estate. L’odore di muffa e polvere si mischiava con l’aria umida della stanza. Ad un tratto mi tornarono in mente dei ricordi. Le scarpe del preside che luccicavano, l’espressione sul volto di Namjoon, sull’uscio della porta, il giorno in cui avevo incolpato Hoseok e me ne ero andato. Iniziò a farmi male la testa e fui scosso da brividi. Soffrivo per una strana emozione, un misto di rabbia e perfino paura. Il segnale che mandava il mio corpo era chiaro: dovevo andarmene.

Sembrava che Taehyung avesse capito quello che stavo per fare, così mi prese per il braccio.
“Hyung, provaci ancora. Cerca di ricordare cos’è successo qui”.
Ho scrollato via la mano di Tae e mi sono voltato. Erano ore che giravo nell’afa. Ero stanco della mia stessa stanchezza. Gli altri mi guardavano confusi, come se non sapessero cosa dirmi.

Ricordi. Il ricordo di cui parlava Taehyung non aveva alcun senso per me. Ciò che avevo fatto, ciò che mi era successo, ciò che noi avevamo fatto. Può darsi. Può darsi fosse accaduto tutto questo. Ma i ricordi non sono una convinzione o un qualcosa da capire. Avere esperienza non vuol dire guardare gli altri, basarsi sul sentito dire. È una cosa che devi custodire nel cuore come fosse la tua guida. Ciò nonostante, per quanto mi riguardava, tutti i ricordi legati a quel posto erano caratterizzati da fatti negativi. Fatti che mi facevano soffrire e che mi facevano venir voglia di scappare.

Ci fu un litigio tra me e Taehyung, ché voleva impedirmi di andarmene. Ma eravamo entrambi esausti. Stanchi di colpirci, di non ascoltarci e di bloccarci a vicenda… Azioni troppo lente o pesanti, come se accadessero in un liquido viscoso.
Improvvisamente, io e Taehyung inciampammo l’uno sull’altro.
Le mie spalle picchiarono contro il muro, e di quello che successe dopo, ricordo solo che persi l’equilibrio e caddi.
All’inizio, non sapevo cosa stesse accadendo: per colpa della polvere non riuscivo ad aprire gli occhi e nemmeno a respirare. Continuavo a tossire ininterrottamente.
“Stai bene?”
Avevo capito di essere a terra, quando qualcuno si avvicinò per parlarmi. Mi alzai, e la mia attenzione venne rapita da una crepa nel muro contro cui avevo sbattuto. Dietro quel muro si apriva uno spazio enorme. Per un istante nessuno si mosse. Che cosa… Qualcuno disse: “Abbiamo trascorso così tanto tempo qui…”, nessuno avrebbe mai pensato ci fosse un posto del genere al là del muro.
Ma di cosa si trattava?

Non appena la polvere si disperse, vidi un unico armadietto in mezzo a quello spazio vuoto.
Namjoon andò ad aprirlo. Mi avvicinai. All’interno era custodito un diario. Namjoon lo prese, e lo sfogliò. Trattenni il fiato.
Sulla prima pagina vi era riportato un nome che non ci saremmo mai aspettati di vedere: il nome di mio padre. Mentre Namjoon stava per voltare la pagina, gli presi il diario di mano. Mi guardò sorpreso, ma non si oppose.
Girai la pagina.
Era vecchia, e mentre la voltavo, si sfaldava tra le mie dita. All’interno del diario c’era il racconto, scritto da mio padre, di quello che era successo tra lui e i suoi amici delle superiori. Non era un diario giornaliero. Veniva scritto di mese in mese.
Una pagina aveva addirittura macchie di sangue, tali da non riuscire nemmeno a leggerla. Ma ero comunque in grado di capire. Mio padre aveva vissuto ciò che avevo vissuto anch’io. Aveva fatto errori e sbagliato proprio come avevo fatto io, era scappato ed aveva continuato a scappare per rimediarvici, proprio come avevo fatto io.
Le cose scritte sul diario di mio padre erano un resoconto dei suoi fallimenti.
Alla fine, si era arreso e aveva fallito. Dimenticò, diede la colpa agli altri, scappò. Abbandonò i suoi amici.
C’era una macchia d’inchiostro nera, sull’ultima pagina scritta del diario. La stessa in quella seguente (che non sembrava essere stata scritta) e in quella dopo ancora, fino all’ultimissima pagina.
Quella macchia rappresentava il suo fallimento.

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.