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Burn The Stage EP4

Benvenuti nella nuova rubrica che ci accompagnerà per tutta la durata della serie di YouTube Red! Abbiamo pensato potesse essere carino passare punto per punto ogni singolo avvenimento del Burn The Stage e commentarlo insieme a voi, un po’ per spiegare a chi non ha potuto usufruire del pacchetto cosa succede, un po’ per creare un campo di discussione per chi invece ha visto l’episodio e vuole parlarne. Speriamo possa essere utile a tutti! Let’s get started!

 

BURN THE STAGE EPISIODIO 4

Già il titolo dell’episodio è rivelatorio: il tema sarà il confronto, mostrare cosa succede in linea generale quando i ragazzi litigano, gli stress che questo comporta a livello lavorativo e le responsabilità ancora più serie a livello personale.
Entriamo nel personale, quindi preparate i fazzoletti (cosa di prassi ormai quando ci mettiamo davanti a questo show T_T).

 

Siamo in Brasile, il paese tanto amato dai nostri ragazzi per il rumoroso calore che riesce sempre a regalare. Dietro alle quinte del palco si discute su come condurre le prove generali, e quali canzoni offrire al sound-check a cui parteciperanno anche alcuni Army. Come sempre l’atmosfera è pregna di serietà e professionalità, e nulla è lasciato al caso.

Si decide di passare alle singole esibizioni di ogni membro, e dare un commento per ognuna di esse. Siamo in un ambiente di amici che prima di ogni cosa sono anche colleghi, ogni opinione di miglioramento o incoraggiamento può aiutare molto nella riuscita della performance, e i ragazzi lo sanno bene!
Jungkook è come sempre impeccabile, non resta che ridere della sua bravura imbarazzante, e dire di non esagerare, almeno nelle prove (meglio evitare effettivamente che succedano altri svenimenti come in Cile ahahah).

Però, al turno di Jimin, ci troviamo nuovamente di fronte alla sua grande insicurezza. Non ci è estranea, ne siamo abituati tra interviste e video, eppure ogni volta vedere come i pensieri ossessivi del ragazzo diventino un mostro che grava tanto da farlo rannicchiare su se stesso spezza il cuore.

“Non riesco a smettere di avere questi brutti pensieri. Perdo sicurezza, e quando mi abbatto divento eccessivamente nervoso. Troppo sensibile”

Nonostante i continui incoraggiamenti dei ragazzi e le belle parole che gli vengono rivolte, Jimin scoppia a piangere. Anche gli altri sono preoccupati da questo lato di Jimin, eccessivamente maniacale e autodistruttivo. Diventa un circolo di negatività da cui è difficile staccarsi. Per chi soffre di perfezionismo eccessivo, sarà facile capire i sentimenti del ragazzo: ci si impone di raggiungere standard troppo alti per le nostre possibilità, la frustrazione di sprecare ore e ore del proprio tempo ad allenarsi per un obiettivo senza portare a casa una soddisfazione, e il pensare convulsamente che in fondo, però, non si è fatto abbastanza, che non meritiamo la stima del prossimo per questa nostra enorme, inesorabile mancanza di capacità.

“Mi sento così male per Jimin… sempre” (SG)

L’atteggiamento di Jimin non ci sorprende. E’ naturale per lui, che ha combattuto per la sua posizione all’interno del gruppo, che è stato più volte escluso e successivamente ripescato, portarsi dietro il retaggio di essere sempre, costantemente in difetto. Era il trainee che passava più ore in sala prove, e tutt’ora rimane il membro del gruppo che più si allena a migliorarsi: nella forma fisica, nella danza, nelle qualità canore. La mania nell’era di Blood Sweat and Tears di essere fisicamente perfetto, e la decisione della dieta drastica che tutti noi purtroppo conosciamo, sono proprio riconducibili a questo tipo di forma mentis, che, se da un lato può risultare una grande forza, dall’altro è sicuramente anche il suo più grande punto debole, vista l’impossibilità di saper dare un freno ai propri ideali.

Ho apprezzato molto l’atteggiamento di Jungkook che, di fronte alla richiesta di consigli da parte del suo hyung, e capendo le insicurezze canore tipiche di ogni cantante e i tentativi per riuscire a risolverle (non dice infatti che il migliorarsi sia sbagliato; è anche uno dei pensieri che più ossessionano il nostro maknae), cerca di alleggerire l’atmosfera ironizzando sugli accorgimenti vocali dati.

“Si sente così male dopo ogni esibizione: dice di non saper usare le sue corde vocali, e mi sento sempre male per lui quando lo vedo in questo stato” (JK)

Seguono il sound-check e il concerto vero e proprio. Anche se è un dettaglio che nella totalità dell’episodio passa in secondo piano, vorrei portare l’attenzione su Hobi e su quanto professionale sia il ragazzo. Viene infatti detto che non soltanto la scaletta a lui assegnata è estremamente stancante, ma anche che da parte sua non c’è nemmeno una lamentela; anzi, il ragazzo ci regala delle bellissime parole a dire quanto, nonostante la fatica, l’unica cosa che se ne ricava è l’enorme gioia di esibirsi per il pubblico:

“E’ l’intro che ho sempre sognato (…), e trovo il tutto eccitante, piuttosto che estenuante”

E’ da esempio, Army: trovate un lavoro che sia anche passione, e che a fine giornata vi faccia dire queste stesse parole!

Successivamente, arriviamo a New York. I ragazzi sono sottoposti a interviste e a incontri che freneticamente si susseguono l’uno all’altro, e tra l’imbarazzo dell’inglese e la voglia di nuove esperienze, sono in grado di non perdere come loro solito mai il sorriso.

Anche in questo caso, prima del concerto, vediamo Namjoon calarsi nel ruolo di leader alla perfezione. Conoscendo il palco, dà consigli su come muoversi e aumenta l’entusiasmo generale.
Ma è proprio in questo clima di accorgimenti che nasce la discussione. V si lamenta di come Jin sia sempre in ritardo durante una particolare sequenza della coreografia di Spring Day, e chiede di accelerare nei passi, Jin d’altro canto la prende sul personale e con fare ironico dice che è il massimo della velocità a cui può andare senza perdere il passo col tempo della musica. Da un lato, la forse troppa serietà di V, che sbaglia a usare un linguaggio non abbastanza formale nei confronti del suo hyung, dall’altro l’eccessiva leggerezza di Jin, che non capisce la serietà delle parole di V, e coglie solo la nota polemica, portano alla nascita di questo “malinteso” tra i due.

  

Ora, non siamo qui per giudicare chi tra i due sia in torto o meno; dai pochi minuti che ci sono stati offerti della litigata non è possibile farsi un’idea reale su cosa V abbia detto di così irriverente che ha innervosito Jin, o su come Jin abbia poi risposto di conseguenza. Sicuramente però Taehyung è un ragazzo estremamente sensibile, e la reazione di piangere e non riuscire a passare sopra alla cosa in maniera approssimativa, in seguito a delle approssimative scuse di Jin, sono due cose che, conoscendo Tae, non devono sorprendere. Jin, dal canto suo, è un ragazzo buono, che spesso e volentieri non impone il proprio ruolo di hyung sugli altri del gruppo, ed è il primo anche a sapersi tirare indietro nella discussione, facendosi carico di tutte le colpe; usa l’ironia per sdrammatizzare, ed è anche l’unico modo che ha per arrabbiarsi e far notare di essere infastidito. Due caratteri completamente diversi, che è naturale che a volte vadano a scontrarsi.

Se io mi sento triste, e tu ci scherzi sopra, io non riesco a prenderla come uno scherzo, capisci?” (V)

“Tu vedi spesso di me il lato più luminoso e divertente, ma anche io mi abbatto molte volte. Cerco semplicemente di essere positivo per voi, ragazzi” (Jin)

La litigata però ovviamente non rimane circoscritta ai due. Prima di Jin, prima di V, viene l’essere parte dei BTS. Gli altri ragazzi subito si riuniscono in una stanza a sé, per vedere come risolvere la situazione, e non mancano le critiche: Jimin è molto deluso, non capisce il senso della discussione, inoltre reputa egoistico da parte dei membri di inasprire gli animi a dieci minuti dall’inizio del concerto; la stessa cosa è pensata da Jungkook, che ricorda inoltre di quando era lui, i primi tempi dal debutto, quello che causava problemi agli altri per il suo essere troppo rigido e egoista, rendendosi conto di quanto un atteggiamento simile possa essere tossico per l’intero gruppo.

” A volte, è solo questione di saper fare un passo indietro” (JK)

La cosa lascia l’amaro in bocca. Ti senti male per Jin, che estremamente mortificato per l’accaduto cerca di avvicinarsi a Tae per un abbraccio, trovandosi davanti un muro. Ti senti male per V, che a qualche minuto dall’andare in scena scoppia in lacrime per la troppa emotività. L’aria è pesante.

Namjoon prende le redini della discussione, dice ai ragazzi di calmarsi, ricorda che là fuori ci sono migliaia di persone venute apposta per loro, e che non possono permettersi il lusso di pensare alle dispute tra loro, quando hanno le aspettative di così tante persone sulle spalle. Nonostante le parole dure, è il primo poi ad andare ad abbracciare Tae, cercando di non bloccarne il pianto; è un leader che sa dire le parole giuste al momento giusto, ma ricco di tanta, tanta dolcezza.

“I nostri fan sono in fila da giorni, e aspettano il concerto. Non comportiamoci da principianti, ok? (…) Siamo qui in quanto BTS, non come V, non come Jin, e nemmeno come RM” (NJ)

 

A noi, semplici spettatori, non resta che renderci irrimediabilmente conto di quanto ci sia dietro a quel palco di non detto. Phoebe, dello staff, era presente proprio a quella data del tour, e si è goduta il concerto con tutta la gioia e l’entusiasmo possibile. Quanta professionalità ci vuole per avvallare ogni problema, e salire sul palco cercando di dare la miglior immagine di sé e del gruppo? Quanta forza ci vuole a sorridere, quando la prima cosa che vorresti fare è urlare al tuo compagno di squadra e risolvere la questione il più in fretta possibile?! E’ l’ennesima prova di quanto amore tutti e sette i ragazzi abbiano per noi. Dobbiamo farne tesoro.

“Perché abbiamo anche solo litigato quando non era nemmeno una cosa così importante? Non lo era.. perché mi sono arrabbiato?” (V)

“Non credo sia un male litigare. Mia madre mi ha dato la vita, eppure ho litigato molto con lei durante la mia adolescenza. E’ normale che litighiamo, può succedere, ma a seconda di come affrontiamo la cosa, col passare del tempo potrebbe intaccare il lavoro di squadra” (SUGA)

Vi ricordate le parole dette molte volte dal nostro caro Bang Sihyuk su come i ragazzi affrontino tutte le loro liti? La questione, per quanto irrilevante possa essere, non viene mai trascurata, e neanche questa volta. Nonostante l’ora e la stanchezza, ci si riunisce per chiarire.
Bisogna essere grati di queste perle di quotidianità che ci vengono offerte, davvero molto. Quanti di noi, in un gruppo di amici molto affiatato, o in famiglia, litigano con persone a cui vogliono tanto bene… non trovando però l’umiltà di risolvere la questione. Non portare alla luce i problemi, e farli giacere sotto un cumulo di cenere, porta solo a far sì che la prossima volta l’incendio divampi più forte di prima. I Bangtan ci insegnano una grande lezione: se ci tieni a un rapporto, l’unica arma è il confronto.

Vengono esposti punti di vista dell’uno e dell’altro, e dopo l’ascolto, anche i membri si permettono di dire la loro, e di fare una critica a tutta la questione creatasi; Suga, con parole sagge, marca la mano sul rispetto reciproco, cosa che in quel momento era venuta a mancare, chiave stessa della coesione di un gruppo.

“Tutti sbagliamo e abbiamo i nostri lati oscuri, ma oggi voi due avete condizionato tutto il concerto e il lavoro di squadra, e onestamente non è stato per niente professionale. Credo che a volte sia necessario sapere quando tirarsi inditro, cosa che non dev’essere scambiata per una sconfitta” (NJ) 

“Non siamo gli stessi del 2013, ci siamo avvicinati ancor più profondamente, ad un livello maggiore. Siamo diventati molto più vicini, e ci capiamo e conosciamo molto di più rispetto al passato. Il rispetto: più ti avvicini a qualcuno, e più ne hai bisogno” (SG)

Ho apprezzato inoltre la delicatezza dei ragazzi nel sapersi tirare indietro, a fine discussione. Dapprima sdrammatizzano, raccontando di quanto sarebbe stato peggio litigare per questioni ben più gravi, come il cibo; ci viene regalato anche un simpatico aneddoto di quando JHope e Jungkook litigarono su chi dovesse mangiarsi una banana; la questione fu risolta da un Hobi esasperato che con fare sprezzante lanciò addosso al maknae il frutto, urlando “Figlio di p******, mangiatela” [“In realtà, sono rimasto un po’ shockato da come una persona possa cambiare atteggiamento da un momento all’altro…” (JK)]. Poi, quando l’atmosfera si è fatta più leggera, lasciano soli Tae e Jin, perché si parlino in intimità (si fa per dire, dietro alla porta è rimasto Jimin ad origliare ahahah).

La nostra forza sta proprio nel fatto che, non importa che ora sia o quanti stanchi siamo, ci riuniamo la notte e ne parliamo” (Jin)

La questione, a seguito di un confronto piuttosto emotivo, è conclusa. Jimin fa da angelo custode, rimane per tutto il tempo della discussione accanto i due, a fare da ago della bilancia, e li guida a riappacificarsi, dimostrando molta, molta maturità; è sempre più chiaro il perché i ragazzi lo dipingano proprio come il più maturo all’interno del gruppo, è davvero il loro angelo custode (una nota di merito deve essere riconosciuta anche però all’umorismo di Suga e al pigiama di Namjoon, che hanno notevolmente sollevato la pesantezza della situazione).

“Più tardi parliamone davanti a un drink”, sono le parole di V che mettono un punto alla discussione.
E come in Spring Day, Jin si avvicina a Tae e lo abbraccia, così sappiamo che a telecamere spente succederà la stessa cosa nella vita reale; veniamo salutati proprio da questa sequenza toccante, che ha sì scatenato il litigio, ma che col suo abbraccio finale lo va anche dolcemente a sciogliere.