Crea sito

HuskyFox nominata ai Grammy “È grazie allo status dei BTS”

Estratto da un articolo del Yonhap News, datato 1 Febbraio 2019
Scritto da Lee Eun Jung.

이두희 (rom. Lee Doohee / Lee Doohwi) – Huskyfox
  • Lee Doo Hwi (35) co-fondatore e direttore artistico della compagnia HuskyFox ha dato credito ai BTS per la sua candidatura alla 61esima edizione dei Grammy Awards, che si terranno allo Staples Center di Los Angeles il prossimo 10 Febbraio 2019.
    CATEGORIA: Best Recording Package
  • La HuskyFox ha realizzato il packaging di Love Yourself   Her,  Tear ed  Answer, inclusi sia album, che CD e photo book.
  • La HuskyFox è stata lanciata sul mercato globale attraverso la candidatura di Love Yourself 轉 Tear, il primo album nella storia dell’industria K-Pop a raggiungere la prima posizione nelle classifiche Billboard.
LOVE YOURSELF 轉 ‘Tear’
  • Il design di un album deve riunire in modo organico diversi elementi, tra cui la visione dell’artista e del pubblico (o la messa in scena di un universo immaginario), e data la ben definita struttura della trama contenuta negli album dei BTS, il compito è ancora più difficile.

  • La serie degli album Love Yourself dei BTS si sviluppa in quattro fasi, Ki (presentazione), Seung (sviluppo), Jeon (cambiamento) e Gyeol (conclusione). Love Yourself rappresenta l’agitazione provocata dall’amore, il dolore dell’addio, affrontato quando si realizza di trovarsi di fronte a un amore falso e la conseguente realizzazione che amare se stessi è la chiave per amare gli altri. Questo processo riguardante l’amore è stato concretizzato sulle copertine degli album attraverso la fioritura e l’appassimento dei fiori.

 

  • Wonder , che è stato mostrato solo attraverso un video musicale, è rappresentato dall’immagine di un bocciolo prima della sua fioritura; 承 Her da un fiore completamente sbocciato; 轉 Tear dai petali di un fiore che cadono ed 結 Answer dai petali rimanenti disposti a formare un cuore.

 

  • Far combaciare la continuità della trama alla grafica delle copertine degli album ha provocato una sorta di piacere grazie al modo in cui gli album dovrebbero essere collezionati, così da formare un puzzle.
  • La metafora del fiore, e della contiguità artistica connessa alle emozioni che si provano in amore, sono idee suggerite dalla Big Hit. Abbiamo riflettuto a lungo, dato che avevamo bisogno di una grafica e di un design minimal che rappresentassero la metafora implicita che conteneva il messaggio. Inoltre, avevamo bisogno di un approccio strategico per connettere i 12 album. Abbiamo fatto una bozza di vari stili e colori considerando le richieste della Big Hit.
  • Questa è stata la prima volta che la Husky Fox ha progettato le copertine di un album. Per realizzare la serie Love Yourself quattro dei sette dipendenti della compagnia, compreso il rappresentate Lee, hanno lavorato al progetto. Lee spiega “Dato che si trattava del nostro primo lavoro in questo ambito, non eravamo a conoscenza delle norme in vigore” e aggiunge “Ci sono dei metodi specifici in ogni campo, ma non eravamo al corrente di quali fossero, e abbiamo cercato di non seguire una formula preesistente”.

  • Questa è la prima volta che HuskyFox crea il design di un album. Per la serie di Love Yourself, tra i sette impiegati della compagnia, quattro, incluso Lee stesso, vi hanno preso parte. Lee ha spiegato “Siccome era il nostro primo lavoro (del genere), non eravamo a conoscenza di alcuna regola. Esistono sono diversi metodi da seguire in base al campo in cui ci si muove, ma non essendone esperti abbiamo deciso di proposito di non seguirne alcuno“.
  • Lavorare su un album è infatti qualcosa di diverso. Dato il grande numero di fan che aspettava la pubblicazione di quest’ultimo, sentivamo un grande senso di responsabilità nel consegnare un design che fosse all’altezza delle loro aspettative… Non è stato facile. Nonostante tutto, quando l’album dei BTS ha raggiunto il primo posto nella classifica Billboard, è stato emozionante sapere di aver fatto parte di questo progetto“.
  • Ho ascoltato solo la musica dei BTS per un anno”,  “Ascoltavo in continuazione i loro album precedenti, quelli di quando hanno debuttato, mentre lavoravo, arrivando al punto di saperli tutti a memoria. La musica era bella, e seguendo le interazioni dei vari membri sui social, ho intravisto il loro charm e sono diventato un fan anche io”.

 

Abbiamo ricevuto l’attenzione del mondo del design, ma sarebbe troppo avido aspettarsi di vincere. È già un onore aver conosciuto i BTS ed essere stati candidati.

 

Fonte: doyoubangtan
Traduzione italiana a cura di BTS Italia (Bel & Naive)
Prendere solo con crediti.

Album dell’anno: I BTS trascendono le barriere linguistiche e culturali con “Love Yourself: Tear”

Con l’intento di parlare alla loro generazione in maniera diretta, il gruppo coreano crea musica che sarebbe meglio descrivere come “prendersi cura di sé”.

“Ho perso me stesso o ho guadagnato te?” canticchia un cantante, il suo timbro arioso che aleggia su una melodia liscia come il fumo che sale dalla brace. La frase è un bellissimo enigma, non molto diversa dagli artisti che ci sono alle sue spalle.

Quest’anno si è parlato un sacco del gruppo coreano BTS, dei loro fan appassionati (conosciuti cone ARMY) e dei loro successi senza precedenti sulle charts statunitensi, ma non si è prestata abbastanza attenzione alla loro musica -uno stupefacente catalogo di canzoni che attraversano un mix di generi musicali, alcune auto-prodotte, tutte cantate quasi interamente in coreano. Sin dal loro debutto nel 2013, i sette membri – RM, Jin, Suga, J-Hope, Jimin, V e Jungkook- sono stati aperti sulle loro difficoltà personali, incanalando spesso le loro paure e le loro ansie nella musica, con la speranza di far stare meglio chi aveva più bisogno di sentirla.

Con l’intento di parlare alla loro generazione in maniera diretta, il settetto crea musica che sarebbe meglio descrivere come “prendersi cura di sé”, dal pop con hook accattivanti, all’R&B giocoso, all’hip hop puro e gli inni da stadio dal sentimento malinconico. Tutto questo si nota al meglio nel loro album determinante del 2018, Love Yourself – Tear, un lavoro prismatico con le radici che affondano nel profondo senso di perdita e nella riflessione personale.

Il secondo capitolo della trilogia “Love Yourself”, iniziata l’anno scorso con Love Yourself: Her e conclusa ad agosto con il compilation album “Love Yourself: Answer”, è il più vulnerabile del gruppo, come lo sono molti capitoli centrali. In Her, i BTS hanno intessuto una narrativa sull’amore e l’innocenza che, in Tear, comincia a disgregarsi mentre si fanno largo il dubbio e il dolore.

L’album si apre con “Singularity”, una canzone solista che ritrae il vocalist V dubitare della maschera che indossa  per nascondere i suoi sentimenti reali.  “Anche nei miei sogni momentanei, le illusioni che mi torturano sono sempre le stesse” canta “Ho perso me stesso o ho guadagnato te?”. Nel frattempo l’inneggiante singolo principale di Tear, “Fake Love”, co-scritta e co-prodotta dal leader e rapper RM, riflette sul senso di vuoto nel dare così tanto di te stesso a qualcuno o a qualcosa solo per poi perdersi durante il processo. In “Paradise”, una traccia R&B di spicco, co-scritta dall’artista inglese MNEK, i BTS chiedono ai loro ascoltatori di “smettere di correre senza senso amico mio” e di vivere il momento. “Va bene anche se non hai un sogno” canta Jungkook “Se hai degli momenti in cui puoi sentirti felice per un po’”.

Questi messaggi trascendono la lingua. Sono dolori e problemi in cui tutti possono rivedersi indipendentemente dal luogo di provenienza, e i BTS aiutano a vederli in prospettiva. Ecco perché, ad Ottobre, 40.000 fan euforici -di diverso sesso, etnia ed età- hanno riempito il Citi Field di New York la notte dello storico concerto dei BTS in questo stadio, con lo stesso sentimento di speranza.

Ovviamente, analizzare Tear attraverso le sue 11 canzoni sembra incompleto. L’impatto visivo è una parte integrante del Kpop. i BTS, in particolare, hanno costruito delle storie dalla trama meticolosa che fondono la loro estetica (come quella di Tear, che ha appena ricevuto una nomination ai Grammys per miglior confezione di un album) con il messaggio della loro musica. Il rapper Suga l’ha spiegato brillantemente quando ha descritto il K-pop non come un genere, ma come un insieme di contenuti integrati. “Il K-pop non include solo la musica, ma i vestiti, il trucco, le coreografie” ha detto a Settembre. “Tutti questi elementi si amalgamano insieme in un pacchetto di contenuti visivi ed uditivi che lo differenziano dal resto della musica o dei  generi.”

Prendiamo ad esempio “Airplane Pt.2”, una canzone infusa di ritmo latino, scritta assieme ad Ali Tamposi, che ha anche passato la sua penna su “Havana” di Camila Cabello. La canzone in sé è accattivante e moderna, un’analogia sognante della vita della pop star. Ma vederne la performance live dei BTS significa vedere sette idol perfettamente in controllo delle loro doti artistiche, dove ogni minimo movimento è parte di una storia più grande. Per molti versi è più di un album, è un pacchetto completo a 360 gradi.

Con Love Yourself: Tear, i BTS si sono cementificati come uno dei più vitali artisti nella musica pop di oggi, e l’hanno realizzato senza scendere a compromessi su chi sono come artisti e performers coreani cercando, al contempo, di promuovere quel tipo di empatia che non si vede molto al centro della scena pop odierna.

Quindi è giunto il momento di smettere di riferirci ai BTS come dei “fenomeni”, un termine effimero che spesso diamo alle cose che non riusciamo a spiegarci. Il loro successo non è così difficile da comprendere: uniscono le persone. Il processo di amare sé stessi è un viaggio che non ha mai fine, ma attraverso la musica e i momenti di connessione -creati online o di persona- ti ricordano che non devi affrontarlo da solo e che i tuoi difetti non ti definiscono. Facendo questo, i BTS accolgono i loro fan esattamente come i loro fan accolgono loro.

Come ha detto una volta RM: “Per favore usatemi, usate i BTS per amare voi stessi.”

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (©Fab)
Prendere solo con crediti
Fonte: MTV

I BTS ED IL FUTURO: UN QUADRO PIU’ INCLUSIVO E DIVERSIFICATO DEL POP

12 Settembre 2018

La rinomata critica Jessica Hopper aveva una volta proposto di “rimpiazzare la parola “fangirl” con “esperto”” e osservarne gli effetti. Questo tweet, spesso citato ma oramai cancellato, era una critica a come le giovani ragazze siano derise per la fervente passione dei loro fandom, a come il termine “fangirl” sia usato con sprezzo e di come la musica amata da queste ragazze (così come la loro grande conoscenza in questo campo) sia del tutto ignorata e non presa sul serio. Tuttavia, i numerosi esempi tra cui Beatles, Justin Timberlake, Harry Styles e The 1975, mostrano come queste giovani, quando si parla di fenomeni musicali destinati a diventare dei punti di riferimento, siano spesso state lungimiranti e, per così dire, “le prime ad arrivare e le ultime ad andarsene”.

 Il 2018 sembra essere segnato da un altro di questi momenti: con i BTS.

Anche senza essere grandi fan delle ultime tendenze del pop, è davvero impossibile non conoscere i BTS. Il loro album Wings, rilasciato nel 2016, ha debuttato al numero 26 della Billboard 200, aggiudicandosi così la posizione più alta mai raggiunta da un gruppo K-pop in America, mentre il loro album Love Yourself: Her, pubblicato nel 2017, ha raggiunto la posizione numero 7, diventando l’album con la posizione più alta mai raggiunta da un artista asiatico in una classifica americana.

Questi record erano destinati ad essere infranti dal gruppo stesso, che quest’anno ha raggiunto la vetta della BB200 sia con il loro album Love Yourself: Tear, che con la sua versione repackaged, ossia Love Yourself: Answer. A tutto questo, va anche aggiunto lo status di infrangitori di record nel loro paese natio.

 

Tuttavia, anche se i numeri sono esorbitanti, ciò che è davvero interessante è la storia di come questo gruppo sia riuscito a raggiungere questi traguardi. In primis, i membri si sono rifiutati di passare dal coreano all’inglese e, anche se alcune parti delle loro canzoni sono in inglese, i testi sono rimasti prevalentemente in coreano.

Questo aspetto, in un mondo “post-Despacito”, sembrerebbe diventare sempre meno importante negli Stati Uniti, dove la musica in lingua straniera sembra non essere più una novità, ma più un salto nel futuro. Prima dei BTS, molti artisti k-pop avevano tentato di irrompere nel mercato americano cercando di scendere a compromessi sia sul sound, che sulla lingua, senza avere successo. I BTS invece ci sono riusciti rimanendo loro stessi e, come RM ha confessato al Los Angeles Times quest’anno, il sospetto è che i loro fan più sfegatati “non vorrebbero vederli cantare in un’altra lingua” e che l’uso del coreano sia “parte integrante della loro identità”.

Con l’inizio del tour americano, partito a Los Angeles la settimana scorsa, la boy band ha fatto il tutto esaurito per quattro serate di seguito allo Staples Center, un’arena che li mette sullo stesso livello di artisti come Taylor Swift, Drake e Bruno Mars. In pratica, se volessero, riuscirebbero a vendere abbastanza biglietti da riempire uno stadio, cosa che probabilmente faranno la prossima volta che visiteranno LA. Nonostante la popolarità in continua crescita e la loro vasta importanza, il concerto finale di domenica sera aveva un’aura di grande riservatezza.

Questo sembrerebbe essere il vero punto: questi show sono luoghi di incontro per i cosiddetti ARMY, un posto in cui la stragrande maggioranza dei presenti, armata del suo fedele (e ufficiale) BTS Lightstick in versione 3.0, arriva alle 15.30 del pomeriggio anche se le porte aprono solo alle 18.00 pronta a riunirsi alle sue sorelle (e fratelli). Non ha importanza il fatto che molti dei bar e degli altri luoghi di ristoro dell’arena non si siano nemmeno preoccupati di tenere aperto per la serata, perché 30 minuti prima dello show, gli atrii sembrano delle città fantasma, gran parte del merchandising è già esaurito e gli spettatori urlano a squarciagola per riscaldarsi mentre sono intrattenuti dai video dei BTS.

© BIG HIT ENTERTAINMENT

Proprio quelle urla non cesseranno per tutta la durata del concerto (2 ore), al punto che mi è stato difficile pensare ad un concerto che sia stato più rumoroso di questo. Sono contagiose, in genere scaturite dall’immagine di uno dei membri sullo schermo, da una dimostrazione di affetto di uno dei membri verso il pubblico o tra di loro, o come reazione ad una parte di una canzone che semplicemente spacca. Per tutta l’arena si potevano osservare dei cartelloni fatti a mano per i ragazzi, con tanto di luci di natale attaccate, in pieno stile coreano.

Anche se il fandom coreano era ben rappresentato (l’area di Los Angeles ha la comunità di coreani-americani più grande degli Stati Uniti), è stato fantastico vedere l’audience essere così multiculturale, e quanto poco interessasse la barriera linguistica quando si trattava di cantare insieme al gruppo.

Oramai è abbastanza comune vedere un flusso in uscita dagli Stati Uniti, dove le canzoni in inglese non hanno problemi a trovare un’audience, ma sentire migliaia di ragazzi provenienti da differenti background urlare, ripetere slogan e cantare in coreano è stato, beh, rivoluzionario.

Il punto di forza dei BTS è che la loro musica parla il linguaggio universale dei trend del pop. Anche se non capisci esattamente ciò che dicono, puoi di certo riconoscere le influenze trap nella delivery della mastodontica Fake Love, così come è impossibile non notare quel synth alla Chainsmokers nella canzone solista di Jungkook, Euphoria (influenza del tutto comprensibile, visto che Andrew Taggart ha prodotto per loro in passato). I pop trend girano il mondo e, più di tutti prima di loro, i BTS sono stati abbastanza scaltri da sfuggire ai tradizionali e sicuri versi alternati fatti con lo stampino per produrre musica che riflette i tempi odierni. Tutto ciò ha sicuramente molto a che vedere con il fatto che i BTS producono e scrivono gran parte della loro musica.

Per quanto riguarda lo show, è stato quell’enorme esperienza multisensoriale che ci si aspetta dai più grandi artisti del pop. Si sono visti fuochi d’artificio, fiamme, coriandoli e stelle filanti, così come giochi di colore messi in atto grazie alle migliaia di lightstick. Ogni membro del settetto si è esibito in una performance solista, in cui Jimin ha dimostrato il suo lato dolce e sensuale e J-Hope ha espresso il suo lato hip-hop più genuino. Ogni paio di esibizioni soliste, il gruppo si riuniva sul palco per essere sicuro che il pubblico stesse tenendo il passo, mettendo così insieme le parti di un programma ben studiato.

E gli esperti che si sono riuniti per godersi lo spettacolo, che non si sono fatti sconvolgere da un padre troppo affettuoso che riprende ogni loro minima reazione con il suo iPhone o che non si vergognavano di mostrare il loro lato emotivo, hanno avuto l’esperienza della vita. Questi ragazzi e queste ragazze non tengono minimamente in considerazione che il loro fandom potrebbe teoricamente spostare delle montagne, e che i loro gusti musicali stanno stabilendo l’asticella per gli anni a venire. Per i loro fan, i BTS sono una luce brillante che aggiunge sapore alla loro vita, il faro che li aiuta a navigare in tempi in cui i momenti brutti sono ricordati tanto quanto quelli belli. Non sanno che il loro fandom, che le loro conoscenze, potrebbero star cambiando il mondo, accompagnando un periodo in cui la musica proveniente da ogni parte del mondo ha una chance di trovare il proprio posto nei tanto desiderati Stati Uniti.

 

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (©Bea)
Prendere solo con crediti
Fonte: UPROXXTR

Traduzioni BTS Notes “Tear”

Hoseok
23 Luglio, 2010

Al tre, sentii come una risata, come un’allucinazione. Successivamente, vidi passare il me di un tempo, mentre teneva le mani di qualcuno. Mi guardai velocemente alle spalle, ma non c’era nessun altro se non i miei compagni di classe che mi stavano fissando. “Hoseok-ah.”
La maestra mi chiamò. Solo in quel momento realizzai dove fossi. Eravamo in un’uscita didattica di classe. Stavo contando la frutta disegnata sul libro. Cinque, sei. Continuai a contare, ma mentre lo stavo facendo la mia voce iniziò a tremare e le mie mani erano erano diventate madide di sudore. Il ricordo di quel giorno continuava a riemergere.

Non riuscii a ricordare con chiarezza il volto di mia madre, quel giorno. Ricordai solo la barretta di cioccolato che mi diede mentre giravamo il parco giochi.
“Hoseok-ah. Conta fino a dieci e poi apri gli occhi.”
Quando finii di contare e aprii gli occhi, mia madre non c’era più. Avevo aspettato e aspettato, ma non era mai tornata. Avevo contato solo fino a nove. Se avessi contato un’altra cifra, sarebbe andato tutto bene, ma la mia voce non riusciva ad uscire. Le mie orecchie fischiavano e tutto ciò che mi circondava aveva iniziato a diventare sfocato. La maestra continuava ad indicare, dicendomi di riprendere a contare. I miei amici mi stavano fissando. Non riuscivo a ricordare il volto di mia madre. Avevo l’impressione che se avessi contato un’altra cifra, mia madre non sarebbe proprio più tornata a prendermi.

Poi, semplicemente, crollai a terra.

Jimin
6 Aprile, 2011

Ero davanti ai cancelli dell’Arboreto Fiorito, solo. Il tempo era plumbeo e abbastanza freddo, ma ero di buon umore. Era il giorno del picnic, ma mia madre e mio padre erano entrambi occupati. Inizialmente ne rimasi deluso. Ma avevo ricevuto complimenti al contest di disegni floreali, e le madri dei miei amici avevano detto “Wow, Jimin è così maturo.” In quel momento mi ero sentito un po’ importante.

“Jimin, aspetta qui. La maestra torna subito.” Così aveva detto la maestra, una volta finito il picnic, ma non la aspettai. Ero sicuro di poter tornare da solo. Afferrai le spalline del mio zaino con entrambe le mani e mi incamminai convinto. Mi sembrava gli altri mi fissassero, quindi raddrizzaì ancora di più le spalle. Dopo un po’, iniziò a piovere. I miei compagni e le loro madri se ne erano già tutti andati, nessuno mi stava cercando, mi facevano male le gambe. Coprii la testa con lo zaino e mi accovacciai sotto un albero. La pioggia stava iniziando a cadere più intensamente, e da quelle parti non stava passando nessuno. Alla fine, iniziai a correre sotto la pioggia. Non vidi nessuna casa, nessun negozio. Raggiunsi il cancello sul retro dell’arboreto. L’entrata laterale era aperta e dava su una sorta di deposito.

Yoongi
19 Settembre, 2016

Il fuoco bruciava rosso cremisi. La casa in cui avevo vissuto fino a quella mattina era avvolta dalle fiamme. Alcuni conoscenti mi stavano correndo incontro, urlando qualcosa. I nostri vicini camminavano a passi rapidi. Dissero che l’ingresso non era sicuro e il camion dei pompieri non era riuscito ad entrare. Si era fermato lì dov’era in quel momento.

Esattamente a fine estate. Stava iniziando l’autunno. Il cielo era azzurro e l’aria era secca. Non sapevo cosa dovevo pensare, cosa provare, cosa fare. Poi mi riaffiorò in mente un pensiero:
‘Ah, Mamma.’
Subito dopo, la casa crollò con un forte rumore. La casa avvolta dalle fiamme– no, la casa che era diventata essa stessa le fiamme, il tetto, i pilastri, perfino la mia stanza crollarono, come se fosse una casa fatta di sabbia. Rimasi in piedi e osservai stupefatto.

Qualcuno mi spinse di lato. Dicevano che il camion dei pompieri era entrato. Un’altra persona mi aveva afferrato e mi aveva fatto pressione per ottenere una risposta. Quella persona mi aveva guardato dritto negli occhi e aveva urlato una domanda, ma non avevo sentito nulla.

“C’è qualcuno dentro?”
Fissai quella persona senza parlare.
“C’è tua mamma dentro?”
La persona mi afferrò per le spalle e mi scosse. Inconsapevolmente, risposi: “No. Non c’è nessuno.”
“Che cosa stai dicendo?”, disse una donna del vicinato, “E tua mamma? È andata da qualche parte?”
“Non c’è nessuno.”
Nemmeno io sapevo cosa stessi dicendo. Qualcuno mi spinse nuovamente.

Yoongi
12 Giugno, 2019

Marinai scuola senza pensarci, ma a dirla tutta non c’era un luogo in cui andare. Faceva caldo, non avevo soldi, e non avevo niente da fare. Era stato Namjoon ad aver detto di andare al mare. I più piccoli sembravano emozionati all’idea, ma non me la sentivo granché, però non la reputavo nemmeno pessima come idea.
“Abbiamo dei soldi?”
Alla mia domanda, Namjoon fece scrollare le tasche a tutti. Qualche moneta e qualche banconota. “Quindi non possiamo andare.” Qualcuno propose di andare semplicemente a piedi, Taehyung probabilmente. Namjoon fece uno sguardo come a dire di ripensarci, ma i ragazzi semplicemente si allontanarono chiacchierando, ridendo e facendo finta di barcollare per strada, prima di proseguire. Non ero dell’umore per ribattere, perciò semplicemente li seguii a ruota. Era mezzogiorno, nemmeno gli alberi di ginkgo potevano offrire ombra, e le macchine, passandoci accanto, gettavano in continuazione polvere sul bordo della strada, senza marciapiede .

“Andiamo là.”
Era stato Taehyung anche questa volta. O era stato Hoseok? Non mi interessava particolarmente, perciò non ci feci caso, ma deve essere stato uno di loro due. Stavo camminando a testa china, calciando la terra, ma prima di scontrarmi con qualcuno alzai il capo. Jimin si era fermato, in piedi, come pietrificato. I muscoli del suo volto tremavano come se avesse appena visto qualcosa di terrificante. Stava fissando un cartello stradale che riportava “Arboreto Fiorito, 2.2 km.”

“Non voglio più camminare.”
Sentii la voce di Jungkook. Gocce di sudore scivolarono dal volto di Jimin. Impallidì, sembrava l’avremmo visto crollare a terra da un momento all’altro. Cos’era quel presentimento? Avevo una strana sensazione addosso. “Park Jimin.” Lo chiamai, ma come mi aspettavo, non si mosse. Alzai nuovamente la testa e guardai il cartello.

“Ehi, fa troppo caldo, perché mai dovremmo andare in un arboreto? Andiamo al mare” dissi, facendo finta di trascinarmi dietro i piedi. Non sapevo che tipo di luogo fosse l’arboreto, ma non sembrava il posto dove conveniva andare. Qualunque fosse il motivo, l’espressione di Jimin era strana.
“Non abbiamo nemmeno i soldi” rispose Hoseok, “È per quello che stiamo camminando.”
E Taehyung aggiunse: “Se camminiamo verso la stazione ferroviaria forse ce la facciamo.”
In seguito Namjoon disse: “A quel punto, per cena, faremo la fame”.
Jungkook e Taehyung finsero di piangere, e Seokjin hyung rise. Jimin riprese a muoversi nuovamente solo dopo che fu presa la decisione di prendere la strada verso la stazione ferroviaria. Camminando a capo chino e con le spalle tremanti, Jimin mi sembrò un piccolo bambino. Guardai di nuovo in alto, al cartello. Le lettere che formavano “Arboreto Fiorito” si stavano gradualmente allontanando sempre più.

Taehyung
20 Marzo, 2020

Scivolai lungo il corridoio, a passi rumorosi. Poi mi fermai. Riuscivo a vedere Namjoon in piedi di fronte alla ‘nostra aula’. La nostra aula. Nessuno lo sapeva, ma avevo chiamato quel luogo la nostra aula. Mia, degli hyung e di Jungkook, era nostra. Trattenni il respiro e mi avvicinai. Avevo intenzione di coglierlo di sorpresa.

“Preside!”
Non avevo nemmeno fatto cinque passi quando sentii una voce impellente provenire dalla finestra aperta dell’aula. Sembrava quella di Seokjin hyung. Fermai il passo. Seokjin hyung stava parlando con il preside in questo momento? Nella nostra aula? Perché? Successivamente sentii il mio nome insieme a quello di Yoongi hyung, e vidi Namjoon hyung indietreggiare con un sussulto. Come se l’avesse percepito, Seokjin hyung aprì la porta di colpo. Aveva un cellulare in mano. In viso evidenti segni di shock e confusione. Non riuscii a vedere l’espressione di Namjoon hyung. Mi nascosi e osservai. Seokjin hyung aprì la bocca, forse per inventare una scusa, ma Namjoon hyung sollevò una mano e disse: “Basta così.”
Seokjin hyung sembrò confuso.
“Devi avere avuto un motivo per farlo.”
Dopo aver parlato, Namjoon hyung oltrepassò Seokjin hyung ed entrò in aula. Non riuscivo a crederci. Seokjin hyung aveva detto al preside che cosa avevamo fatto io e Yoongi hyung nei giorni scorsi. Gli aveva detto tutto, di noi che marinavamo le lezioni, che ci arrampicavamo sul muro e delle risse con gli altri ragazzi. Ma Namjoon hyung ha detto che andava bene così.

“Cosa ci fai qui?”
Mi girai indietro, sconvolto. Erano Hoseok hyung e Jimin. Hoseok fece finta di essere ancora più sconvolto, poi gettò il suo braccio sulle mie spalle. In un attimo di confusione permisi a Hoseok hyung di trascinarmi dentro l’aula. Namjoon hyung e Seokjin hyung stavano parlando, ed alzarono lo sguardo. Seokjin hyung si alzò in piedi di fretta e, dicendo di aver avuto un imprevisto, lasciò l’aula. Guardai l’espressione di Namjoon hyung. Aveva osservato la schiena di Seokjin hyung mentre si allontanava, ma ora stava ridendo come se non ci fosse nessun problema. In quel momento, un pensiero mi balzò in mente. Namjoon hyung doveva avere avuto un motivo per fare quello che aveva fatto. Perché hyung ne sapeva più di me, ed era più intelligente e maturo. E perché questa era la nostra aula. Entrai sfoggiando il mio ingenuo sorriso che gli altri avevano battezzato con simpatia ‘sorriso squadrato’. Pensai di non dire a nessun altro di aver sentito accidentalmente quella conversazione.

Seokjin
17 Luglio, 2020

Varcati i cancelli della scuola, il suono delle cicale mi ronzava nelle orecchie. Il cortile era pieno di ragazzi che ridevano, giocavano e si sfidavano l’un l’altro. Era l’inizio delle vacanze estive e tutti stavano conversando.
Abbassai la testa e passai lì in mezzo. Volevo andare via il più in fretta possibile.

“Hyung.” Alzai la testa, sorpreso dall’improvvisa comparsa dell’ombra di qualcuno. Erano Hoseok e Jimin. Mi guardarono con i loro soliti grandi e allegri sorrisi e col loro sguardo astuto.
“Oggi iniziano le vacanze estive, stai davvero andando via?” chiese Hoseok, strattonando il mio braccio. Mormorai ‘certo, certo’ e qualche altra parola insensata, per poi voltarmi.

Ciò che accadde quel giorno fu chiaramente un incidente. Non lo feci volontariamente. Non immaginavo che Jungkook e Yoongi fossero nello sgabuzzino, in quel momento. Il preside sospettò che stessi coprendo i miei dongsaeng.
Disse che avrebbe riferito a mio padre che non stavo facendo il bravo studente. Dovevo dire qualcosa. Ho indicato il nascondiglio perché pensavo fosse vuoto. Ma alla fine, Yoongi era stato espulso. E nessuno sapeva che ne fui complice.

“Buone vacanze, hyung! Ti chiamerò” Hoseok abbassò leggermente la mano e forzò un saluto ancora più radioso, forse dopo aver letto la mia espressione. Non risposi neanche a quel tentativo. Non c’era nulla che potessi dire. Una volta varcata l’uscita, pensai al mio primo giorno in quella scuola. Ci avevano punito tutti insieme per aver fatto ritardo. Per quell’aneddoto, ci scherzammo su. Avevo rovinato tutti quei momenti.

Jungkook
30 Settembre, 2020

“Jeon Jungkook. Non dirmi che stai ancora andando in quel posto, vero?”
Non risposi. Rimasi semplicemente in piedi, con gli occhi fissi sulle punte delle mie scarpe. Quando non risposi, mi colpì in testa con il registro. Ma nonostante ciò, non aprii bocca. Era l’aula che usavo con gli hyung. Da quando avevo seguito gli hyung in giro e avevamo scoperto quell’aula, non c’era stato giorno in cui non ci fossi andato. Forse gli hyung non lo sapevano. A volte non venivano, perché avevano altri impegni o erano occupati con i loro lavori part-time. Non vedevo Seokjin hyung e nemmeno Yoongi hyung da un po’ di giorni. Ma io no. Non avevo saltato un singolo giorno. C’erano giorni in cui nessuno si faceva vivo. Ma andava bene così. Se non fossero venuti oggi, sarebbero venuti domani, e se non domani allora il giorno dopo, perciò andava bene così.

“Hai imparato solo cose negative, seguendoli in giro.” Mi colpì di nuovo. Alzai il mio sguardo e lo fissai. Mi colpì di nuovo. L’immagine che mi riaffiorò in mente fu quella di Yoongi hyung che veniva colpito. Serrai le mascelle e sopportai. Non volevo mentire e dire di non esserci andato.

Adesso ero ancora in piedi davanti a quell’aula. Avevo l’impressione di poter trovarvi gli hyung, se avessi aperto la porta. Avevo l’impressione di vederli distogliere lo sguardo dal gioco che stavano facendo e chiedermi perché fossi in ritardo. Seokjin hyung e Namjoon hyung sarebbero stati lì a leggere dei libri, Yoongi hyung sarebbe stato lì a suonare il pianoforte, mentre Hoseok hyung e Jimin hyung starebbero ballando.

Invece, quando aprii la porta, c’era solo Hoseok hyung. Stava ripulendo quel che avevamo lasciato in aula. Afferrai la maniglia e rimasi lì fermo. Hyung mi venne incontro e posò il suo braccio sulle mie spalle. Poi mi condusse fuori.
“Andiamo.”
La porta dell’aula si chiuse alle nostre spalle. Improvvisamente realizzai– quei giorni erano ormai andati, e non sarebbero più tornati.

Namjoon
17 dicembre, 2021

Le persone che aspettavano l’autobus si sfregavano le mani per il freddo. Io fissavo la sporcizia, con le mani aggrappate al manico della mia borsa. Provavo a non incrociare lo sguardo di nessuno. Era un paesino di campagna, dove passavano solo due autobus. Da lontano, vidi il primo avvicinarsi.

Salii sul bus, dietro tutti gli altri. Non mi guardai indietro. Quando avevo una determinata passione, seppur piccola, quando non mi restava altro che rifugiarmici… avevo una regola. Non mi sarei voltato. Nel momento in cui lo fai, tutti gli sforzi fatti fino a quel punto diventano vani, come spuma d’oceano. Guardarsi indietro. Si trattava di una sorta di sospetto, di attaccamento, di paura. Solo dopo aver superato tutto questo, ero riuscito a scappare.

Il bus partì. Non avevo piani. Non avevo nulla che mi appassionasse, nulla a cui aggrapparmi, niente da cui scappare. Sembrava quasi una fuga a vuoto. Il volto stanco di mia madre. Mio fratello girovago, la malattia di mio padre. A partire dalla situazione in casa nostra che diventava sempre più difficile. Dalla mia famiglia, sinonimo si sacrificio e tranquillità, e da me che fingevo di non sapere nulla e mi trattenevo, cercando di adattarmi e crescere, rassegnato. Ma soprattutto, via dalla povertà.

Se qualcuno chiedesse se essere poveri sia un crimine, tutti direbbero di no. Ma è davvero così? La povertà logora molte cose. Ciò che un tempo aveva importanza, diventa insignificante. Rinunci a ciò a cui non puoi rinunciare. Diventi sospettoso, impaurito e rassegnato.

L’autobus si sarebbe fermato ad una fermata familiare in un paio d’ore. Quando, un anno prima, me ne ero andato, non avevo lasciato nessun messaggio. E ora stavo ritornando, senza nessun preavviso. Provai a ricordarmi i volti dei miei amici. Avevo dovuto tagliare con loro ogni ponte. Cosa stavano facendo? Saremmo stati in grado di ritrovarci e ridere tutti insieme come un tempo? I finestrini erano appannati e mi impedivano di osservare il paesaggio. Sopra lo strato di condensa, mossi lentamente il mio dito.
“Devi sopravvivere”.

Seokjin
11 Aprile, 2022

Con una sgommata, a fatica la macchina si arrestò. Ero così perso nei miei pensieri da non aver visto la luce cambiare. Degli studenti in una familiare uniforme attraversarono la strada e mi fissarono attraverso il parabrezza. Alcune persone mi stavano indicando. Ho forzato un sorriso e ho chinato la testa.

Sapevo cosa dovevo fare. Ma non è che non provassi paura. Davvero potevo porre fine a tutte quelle disgrazie e dolori? Ripetere lo stesso errore non significa forse che il successo è irrealizzabile? Non è un invito a smetterla? Non è che la felicità, per noi, non è altro che un’insignificante speranza? Innumerevoli pensieri mi affollavano la mente.

D’un tratto mi avvicinai all’incrocio nei pressi della stazione di benzina, da lontano potevo vedere Namjoon servire i clienti. Feci un respiro profondo e espirai lentamente. Provai a richiamare alla memoria i loro visi, uno ad uno: Yoongi, Hoseok, Jimin, Taehung, Jungkook.
Poi cambiai corsia e mi diressi verso la stazione. Non potevo arrendermi. Se anche ci fosse stato l’un percento di possibilità, non mi sarei arreso.
Da dietro il finestrino vidi Namjoon avvicinarsi.

Jimin
19 Maggio, 2022

Alla fine, dovetti andare all’Arboreto Fiorito. Dovevo smettere di dire a me stesso che non ricordavo nulla di quello che era accaduto lì. Dovevo smettere di vivere nascondendomi in ospedale e smettere di avere crisi epilettiche. E per farlo, sarei dovuto andare in quel posto. Tutti i giorni, con quell’intento, passai davanti alla fermata, ma non riuscivo mai a prendere l’autobus per recarmici.

Dopo aver fatto passare già tre autobus, Yoongi hyung arrivò e mi sedette di fianco. Chiesi come stessero andando le cose e hyung rispose che era annoiato e che non aveva nulla da fare. Allora mi chiese cosa stessi facendo lì seduto.
Abbassai la testa e calciai la terra con la punta della scarpa. Pensai al perché me ne stessi lì seduto. Perché mi mancava il coraggio. Volevo pretendere di stare bene adesso che ero a conoscenza di alcune cose, adesso che avevo superato tutto con le mie forze, ma in realtà avevo paura. Temevo di poter incontrare qualcosa, di non riuscire a sopportarla, di poter avere un altro attacco.

Yoongi hyung sembrava rilassato. Si lasciò cadere a terra come se nulla al mondo lo preoccupasse, disse che in tempo era bello, parlò di tutte queste cose inutili. Dopo averlo ascoltato, mi accorsi che il tempo era realmente bello. Ero stato così preoccupato da non rendermi conto di ciò che mi circondasse. Il cielo era così blu. Soffiava, di tanto in tanto, una brezza calda. Da lontano, la navetta per l’arboreto stava arrivando. Il bus si fermò e le porte si aprirono. Il conducente mi guardò. D’impulso chiesi

“Hyung, ti va di accompagnarmi?”

Jungkook
2 Maggio 2022

Quando alzai il capo, mi ritrovai di fronte al container di Namjoon hyung. Aprii la porta e entrai. Raccolsi gli indumenti sparsi lì intorno, mi coprii e mi ragnicchiai. Il freddo calò su di me. Il mio intero corpo iniziò a tremare, e sentivo l’impulso di piangere. Ma non versai lacrime.

Quando avevo aperto la porta ed ero entrato, Yoongi hyung era in piedi sul letto. Le fiamme si stavano innalzando dal margine della coperta. In quel momento il mio intero corpo era diventato un misto di rabbia e paura, e non ero riuscito a fermarmi. Non ero una persona brava ad esprimersi. Ero lento a comunicare i miei sentimenti o a convincere qualcuno. Lacrime iniziarono a sgorgare dai miei occhi e tossii ma le parole non uscivano. Mentre correvo tra quelle fiamme le uniche parole che ero riuscito a tirare fuori erano state, “Ci siamo promessi di andare al mare insieme.”

“Cosa c’è? Hai avuto un incubo?” Aprii gli occhi, qualcuno mi stava scuotendo le spalle. Era Namjoon hyung. Non so perché mi sentii sollevato. Hyung mi toccò la fronte e disse che avevo la febbre. A quanto pare era così. L’interno della mia bocca era bollente, ma avevo un freddo insostenibile. Avevo un mal di testa pulsante e mi faceva male la gola. Ero riuscito a malapena a mandar giù la medicina che hyung mi aveva portato. “Dormi un altro po’. Parliamo più tardi.” Annuii. Poi dissi: “Posso diventare un adulto come te, hyung?” Namjoon hyung ricambiò il mio sguardo.

Hoseok
20 Maggio, 2022

Presi Taehyung e mi voltai verso l’agente di polizia: “Grazie per il disturbo.”
Nonostante la mia testa fosse china e avessi parlato con tono risoluto, il mio animo non rispecchiava nulla di tutto ciò. La casa di Taehyung non era lontana dalla stazione di polizia. Se fosse abitato più lontano, sarebbe comunque stato nella stazione di polizia così spesso? Perché i genitori di Taehyung avevano scelto un luogo così vicino alla stazione di polizia? Il mondo era così ingiusto con un ragazzino così ingenuamente gentile e sensibile. Misi un braccio in spalla a Taehyung, chiedendogli se avesse fame, come se nulla fosse. Taehyung scosse la testa. Chiesi se l’agente fosse stato così contento di vederlo da avergli comprato del cibo, ma non rispose.

Camminammo sotto la luce del sole. Nel mio cuore, soffiò un vento gelido. Se questo è quello che provo io, come sentirà lui? Quanto doveva essere lacerato e spezzato il suo cuore? Gli era ancora rimasto un cuore, almeno? Quanto dolore al suo interno? Non riuscii a guardarlo, pensando a tutto ciò, così guardai il cielo. Nella luce indistinta del sole stava passando un aereo. La prima volta che vidi le ferite sulla schiena di Taehyung era stata la prima volta che lo avevo incontrato nel container, il nascondiglio di Namjoon. Non avevo detto nulla a Taehyung, che rideva allegramente per aver ricevuto in dono una nuova T-shirt, ma un pezzo del mio cuore si era spezzato con un tonfo.

Non avevo genitori. Non avevo alcuna memoria di un padre, e i ricordi che avevo di mia madre arrivavano fino ai 7 anni. Quando si parlava di vita dolorosa in famiglia, nessuno avrebbe invidiato la mia. Le persone finiscono per dire cose di questo genere. Che bisogna superare il proprio dolore, accettarlo e abituarsi ad esso. Che bisogna riappacificarsi, perdonare. Che solo quando lo si fa, si riesce vivere. Non ero riuscito a farlo non perché non lo sapessi; non volevo farlo. Niente ti è dato solo perché ci provi. Nessuno mi aveva detto come fare. Il mondo mi aveva inflitto nuove ferite ancor prima che le vecchie si fossero rimarginate. Sapevo che non esisteva nessuno al mondo senza ferite. Ma perché una persona deve avere ferite così profonde? Era necessario? Perché erano successe cose di quel genere?

“Va bene così, hyung. Posso continuare da solo”, disse Taehyung, al bivio.
“Lo so, idiota.” Non ci diedi peso e continuai a guidarlo.
“Ho detto che sto bene. Guarda, non è niente.” Taehyung cercò di sorridere. Non risposi. Il fatto che stesse bene era fuori questione. Non stava bene ma non sopportava ammetterlo. Distolse lo sguardo. Era sua abitudine. Taehyung si tirò su il cappuccio e mi seguì. “Davvero non hai fame?” chiesi, mentre ci avvicinavamo al viale di casa sua. Taehyung mostrò il suo ingenuo sorriso e annuì. Osservai la sua schiena allontanarsi, poi mi voltai. I sentieri sui quali io e lui stavamo camminando erano entrambi stretti e desolati. Eravamo entrambi soli. Mi guardai improvvisamente alle spalle, quando il mio cellulare squillò.

Taehyung
20 Maggio, 2022

Mi guardai le mani. Erano sporche di sangue. Improvvisamente tutta la forza che avevo abbandonò le mie gambe. Stavo per cadere a terra, quando qualcuno mi afferrò da dietro. Raggi di sole torbidi stavano facendo il loro ingresso nella stanza. Qualcuno stava piangendo, e Hoseok hyung era in piedi, lì, in silenzio. La coperta e i beni sporchi della famiglia erano sparsi per casa come lo erano sempre stati. Non c’era nessuno, lì dove mio padre era stato in piedi poco prima. Non riuscii a ricordare quando o come avesse lasciato la stanza.

La rabbia e la tristezza che avevo provato nel momento in cui lo avevo attaccato erano ancora forti dentro di me. Non sapevo cosa mi avesse fermato dal pugnalarlo. Non sapevo come poter consolare il mio cuore, sull’orlo di impazzire. Non volevo uccidere mio padre, volevo morire. Se avessi potuto, avrei voluto morire in quel preciso istante. Non piansi. Volevo piangere, volevo urlare, volevo calciare, distruggere e rovinare quel che c’era intorno, volevo mandare tutto all’aria, ma non riuscii a fare nulla di tutto ciò.

“Hyung, scusa. Sto bene, puoi andare.” La mia voce uscì secca, al contrario della follia di cui era in preda il mio cuore. Non sembrava nemmeno mia la voce. Mandai via hyung, che non sembrava voler andarsene, poi mi guardai le mani. Il sangue stava gocciolando dalla garza bianca. Al posto di pugnalare mio padre, ero caduto in terra con la bottiglia di alcol. Questa si era frantumata e mi aveva tagliato la mano. Quando chiusi gli occhi, il mondo iniziò a girarmi intorno. Cosa pensare, che fare, come vivere. Quando ritornai in me, mi ritrovai a guardare in basso, al numero di cellulare di Namjoon hyung. Anche in questa situazione– no, proprio perché mi trovavo in questa situazione, davo ancora più importanza alla sua esistenza. Avrei voluto dirglielo. Hyung ho, ho quasi ucciso mio padre, colui che mi ha cresciuto, colui che mi ha picchiato violentemente ogni giorno. No, a dir la verità, l’ho ucciso. L’ho ucciso così tante volte. Dentro di me l’ho ucciso così tante volte da non sapere nemmeno da dove iniziare a contarle. Vorrei ucciderlo. Vorrei ucciderlo definitivamente. Non so che fare adesso, non so nulla. Hyung, vorrei solo vederti in questo momento.

Namjoon
22 Maggio, 2022

“C’è solo un anno di differenza. No, nessuno ha detto questo. So di essere il suo hyung, ma non sarà un bambino per sempre. Mi sto solo chiedendo se non sia ora di dirgli qualcosa. No, capisco. No, non sono arrabbiato. Mi spiace.”

Riattaccai la cornetta e fissai per terra. Una tiepida brezza oceanica si fece strada nella pineta. La sensazione nel mio petto era così soffocante che mi sembrava di esplodere da un momento all’altro. Per terra, tra la sabbia e la sporcizia, delle formiche avevano creato una fila, dirigendosi da qualche parte. Ed io, più grande sia intellettualmente che fisicamente, avevo una destinazione? Perché proseguivo, e cosa sarebbe successo in futuro?

Non è che non amassi i miei. Non è che non mi preoccupassi di mio fratello. Avendone l’occasione, sarei volentieri scappato, ma visto che non potevo fare a meno di essere me stesso, ovviamente non riuscivo a farlo del tutto. E in quel caso, che senso aveva sforzarsi, arrabbiarsi, rimanerci male o volersene andare?

Non molto lontano, vidi la schiena di qualcuno, fermo, immobile, proprio come me. Era Jungkook. Una volta Jungkook disse qualcosa del tipo: “Vorrei essere un adulto come hyung.” Allora non potevo dirglielo. Non potevo dirgli che non ero un buon adulto. Dirglielo sarebbe stato crudele. Come mi era possibile dire a qualcuno che non aveva mai ricevuto l’amore, la fiducia e l’interesse che avrebbe dovuto ricevere… come mi era possibile dirgli che crescere, diventare più alti e vivere un po’ di più non faceva di te un adulto? Speravo che il futuro di Jungkook fosse più roseo del mio, ma non potevo promettere che lo avrei aiutato durante quel processo. Mi avvicinai a lui e circondai le sue spalle con un braccio. Jungkook sollevò lo sguardo e mi guardò.

Yoongi
15 Giugno, 2022

Non ero cosciente di nulla se non della musica che echeggiava nella mia testa. Non ero consapevole né di quanto avessi bevuto, né di dove fossi, e nemmeno cosa avessi fatto fino a quel momento. Non lo sapevo, e non mi importava nemmeno. Quando uscii, malfermo, era già notte. Mentre camminavo, barcollavo. Scontrai contro pedoni, chioschi, muri. Non mi importava. Volevo solo dimenticare tutto.

La voce di Jimin mi risuonava ancora nelle orecchie. “Hyung, Jungkook…”
Poi, ricordo di aver corso come un matto su per le scale dell’ospedale. Il corridoio dell’edificio era stranamente più lungo e buio del solito. Avevo sorpassato delle persone con dei camici da ospedale. Il mio cuore sussultò. I volti di quelle persone erano eccessivamente pallidi. Non avevano alcuna espressione sul volto. Sembravano tutti quanti morti. Sentivo il suono del mio respiro affannato nella mia stessa testa.

Jungkook era lì, nella stanza d’ospedale, la porta socchiusa. Mi voltai senza rendermene conto. Non riuscivo a guardarlo. In quell’istante sentii improvvisamente il suono di un pianoforte, il suono delle fiamme e di un edificio in crollo. Afferrai la mia testa e caddi in terra. ‘È colpa tua. Se non fosse stato per te…’ Era la voce di mia madre– no, la mia voce– no, la voce di qualcuno. A quelle parole, fui tormentato da innumerevoli immagini. Volevo credere che non fosse quella la realtà. Ma Jungkook era lì. Jungkook era disteso in quella stanza, su un corridoio che dava a un via vai di pazienti cadaverici. Non mi sentivo assolutamente in grado di entrare. Non riuscivo a verificare di persona. Quando mi alzai in piedi, le gambe minacciarono segni di debolezza. Lasciai il posto con gli occhi colmi di lacrime. Che ironia. Non riuscivo nemmeno a ricordare quando fosse stata l’ultima volta in cui avessi pianto.

Stavo per attraversare la strada, quando qualcuno mi afferrò per il braccio e mi fermò. Chi era? No, non mi importava. Indipendentemente da chi fosse stato, non sarebbe cambiato nulla. Non ti avvicinare. Vattene. Lasciami in pace. Non voglio ferire anche te. Non voglio essere ferito. Quindi ti prego, non avvicinarti oltre.

Jimin
4 Luglio 2022

Non appena tornai in me, avevo lavato così tanto il braccio da spellarlo. Le mie mani stavano tremando e avevo il fiato corto. I miei occhi riflessi nello specchio erano arrossati. Ciò che era appena accaduto mi tornò in mente in modo frammentario.

Per un attimo avevo perso la concentrazione. Stavo ballando con una noona del club di danza, un ballo di coppia, poi persi il ritmo, e ci siamo scontrati. Caddi per terra e il mio braccio iniziò a sanguinare. In quel momento ricordai cosa era successo all’Arboreto Fiorito. Pensavo di averlo superato. Ma non era così. Mi vidi costretto a scappare. A lavare via tutto. Distolsi lo sguardo. Nello specchio c’era lo stesso bambino di otto anni che era scappato sotto la pioggia. Improvvisamente realizzai. Anche noona era caduta a terra.

Non c’era nessuno nella sala prove. Dalla porta aperta potevo vedere la pioggia cadere copiosa. Il lontananza vidi Hoseok hyung correre. La pioggia lo stava bagnando. Presi un ombrello e corsi fuori anche io. Corsi, e poi mi fermai.

Non c’era nulla che potessi fare. Tutto quello che avevo fatto era stato cadere e far del male a una persona, lasciarla alle mie spalle e soffrire del mio dolore, per poi correrle dietro con un ombrello quando ormai era troppo tardi, e fermarmi. Ad ogni passo, la pioggia inzuppava sempre più le mie scarpe. I fari delle macchine mi passavano davanti. Non andava bene. No, andava bene. Non faceva male. Non era una ferita così grave. In realtà stavo bene.

Hoseok
4 Luglio, 2022

Ero rimasto nel corridoio per tutto il tempo in cui veniva soccorsa. Nonostante fosse notte, il corridoio dell’ospedale era gremito di persone. Gocce di umidità scivolarono dai miei capelli, bagnati dal sudore e dalla pioggia. Feci cadere la borsa che le avevo preso dalle spalle. Ne uscirono alcuni oggetti. Rotolò via qualche moneta, una penna a sfera e un asciugamano. Nel mezzo di tutto ciò si trovava un biglietto economy d’aereo. Lo raccolsi e lo analizzai.

In quel momento, il dottore mi chiamò. Mi disse che era una lieve commozione cerebrale, nulla di cui preoccuparsi, e dopo un po’ uscì anche lei.
“Stai bene?”
Disse che le faceva giusto un po’ male la testa, e mi prese la borsa dalle mani. Dopodiché notò il biglietto che spuntava, e mi guardò. Mi misi il borsone in spalla e le dissi che era ora di andarcene, facendo finta di nulla. Uscendo dall’ospedale, la pioggia era ancora incredibilmente persistente. Rimanemmo lì, in piedi, uno di fianco all’altro, fuori dall’ingresso.

“Hoseok-ah.” disse. Sembrava volesse dirmi qualcosa.
“Aspetta qui un attimo. Vado a prendere un ombrello.”
Corsi sotto la pioggia senza pensarci. C’era un minimarket poco distante. Sapevo avesse fatto un’audizione un po’ di tempo fa per un team di ballo oltremare. Il biglietto aereo significava che ce l’aveva fatta. Non volevo che me lo dicesse, non volevo sentire. Non mi fidavo abbastanza che sarei riuscito a congratularmi con lei.

Namjoon
13 Luglio, 2022

Appoggiai la testa al finestrino dell’autobus che andava dalla biblioteca alla stazione di benzina. Il paesaggio scorreva fuori dal finestrino, familiare da far paura, visto che facevo la stessa strada tutti i giorni. Sarebbe mai arrivato il giorno in cui mi sarei lasciato questo paesaggio alle spalle? Mi era come impossibile predire cosa sarebbe successo già il giorno dopo, figurati sperare in qualcosa.

Una ragazza era seduta di fronte a me, i suoi capelli raccolti in un elastico giallo. Le sue spalle si sollevavano per poi abbassarsi di colpo, come se stesse sospirando. Appoggiò la testa al finestrino. Era ormai un mese che studiavamo nella stessa biblioteca e prendevamo l’autobus alla stessa fermata. Non ci eravamo mai detti una parola, ma guardavamo lo stesso paesaggio, vivevamo nello stesso momento e sospiravamo gli stessi sospiri. L’elastico era ancora nella mia tasca.

La ragazza scendeva sempre tre fermate prima della mia. Ogni volta che la vedevo scendere, mi chiedevo se stesse andando a distribuire volantini. Come se la stava passando? Cosa doveva sopportare? Quanto si sentiva soffocare dal pensiero che il domani sarebbe potuto non arrivare, o che cose come il “domani” non esistessero affatto? Questi erano i miei pensieri.

La fermata della ragazza si stava avvicinando. Qualcuno prenotò la fermata e alcuni passeggeri si alzarono dai loro posti. In tutto ciò, la ragazza non si mosse. Rimase seduta, la testa appoggiata al finestrino. Sembrava stesse dormendo. Il bus si avvicinò alla sua fermata. La ragazza non si mosse. Le altre persone scesero. La porta si richiuse, e l’autobus riprese a muoversi.
La ragazza non si svegliò, anche dopo aver sorpassato le successive tre fermate. Mentre mi dirigevo verso la porta d’uscita, ero in conflitto con me stesso. Era chiaro che una volta sceso io, nessun’altro le avrebbe prestato attenzione. Si sarebbe svegliata da qualche parte, lontana dalla sua fermata, e chissà quanto la cosa l’avrebbe ancora più stancata.

Lasciai la fermata e mi diressi verso la stazione di servizio. L’autobus se ne andò e io non mi voltai. Avevo lasciato l’elastico sulla sua borsa. Ma era tutto lì. Non era un inizio, e nemmeno una fine. Era qualcosa con cui iniziare, e non c’era motivo che rappresentasse qualcosa di più.
Pensai quindi non fosse importante.

Taehyung
17 Luglio, 2022

Il fianco mi faceva così male che sembrava si stesse lacerando. Gocce di sudore scivolarono lungo il mio corpo. Nelle nicchie e nelle fessure della ferrovia, nel parcheggio vuoto situato dietro al supermercato, sotto il cavalcavia– la ragazza non si trovava da nessuna parte. Avevo anche corso alla fermata dell’autobus, ma come mi aspettavo non l’avevo vista. Le persone che stavano aspettando l’autobus mi rivolsero sguardi straniti. Cos’era successo? Non ci eravamo promessi un incontro, ma era comunque strano. Quella ragazza compariva sempre da qualche parte e mi seguiva sempre in giro. Anche se le avevo detto quanto fosse seccante, era stato inutile. Ma ora non si trovava da nessuna parte, anche nei luoghi in cui eravamo soliti andare insieme.

Arrivato ad un muro familiare rallentai il passo. C’erano dei graffiti, li avevamo fatti insieme. Era stata la prima cosa che aveva disegnato. Sopra i graffiti era disegnata un’enorme “X”. Era stata lei. Non l’avevo vista farlo, ma lo sapevo. Perché? Non ottenni alcuna risposta. E invece, una serie di immagini residue si sovrapposero sul muro.

Lei che rideva di me dopo essermi steso sui binari della ferrovia e aver sbattuto la testa. Lei che mi aiutava dopo essere caduto mentre la aiutavo a scappare, il suo volto arrabbiato dopo che le avevo rubato e mangiato il suo pane. La sua espressione torbida quando passavamo di fronte ad uno studio fotografico con una foto di una famiglia in vetrina. Il suo sguardo che seguiva gli studenti che passavano, di cui nemmeno lei era cosciente. Mentre stavamo colorando quel muro insieme, le avevo detto: “Se hai un problema, dimmelo, non rimuginare tra te e te.” La X era disegnata su tutti quei ricordi. Sembrava stesse dicendo che era tutta una finzione. Che fossero state tutte quante menzogne. Senza rendermene conto, serrai le mani a pugno. Perché? Ovviamente non ottenni risposta. Continuai a camminare. Eravamo di nuovo soli. Io, e lei.

Jungkook
26 Luglio, 2022

Raccolsi di nascosto dei fiori dal giardino dell’ospedale. Continuai a ridere e dovetti chinare la testa per nasconderlo. La luce di metà estate era limpida, accecante. Bussai alla porta della stanza d’ospedale, ma non ottenni risposta. Bussai nuovamente, poi aprii leggermente. La stanza era insolitamente fresca al suo interno. E non c’era nessuno. Era piena soltanto di una silenziosa oscurità.

Lasciai la stanza. L’avevo incontrata qui, quando ero annoiato, senza fiato, mentre spingevo la mia sedia a rotelle come un pazzo, su e giù per il corridoio. Era comparsa così all’improvviso che ebbi a malapena il tempo di fermarmi, lei ferma lì, una ragazza coi capelli raccolti in una coda di cavallo. Quando lasciai l’ospedale vidi una panchina. Ricordai che, seduti lì, avevamo ascoltato musica insieme e avevamo disegnato. E che là, su quel tetto, avevamo condiviso del latte alla fragola. Stavo ancora tenendo in mano i fiori di campo, ma ora non c’era più nessuno a cui potessi darli.

Seokjin
30 Agosto, 2022

Ѐ possibile ricordare il momento in cui ci si innamora? Ѐ possibile predire il momento in cui l’amore finirà? Perché gli esseri umani non possiedono l’abilità di riconosce momenti simili? E perché a me è stato dato il potere di ripristinarli tutti?

La macchina inchioda, i fari lampeggiano, l’impatto, il rimbalzo, la caduta. Non feci nulla, se non rimanere inerme dinanzi tutto ciò. Non udii alcun suono, non provai alcuna sensazione. Era estate, ma il vento sembrava gelido. Si sentì qualcosa rotolare lungo la strada. Poi arrivò il profumo dei fiori. Solo allora ripresi contatto con la realtà. Il bouquet di Smeraldo mi cadde di mano. Lei giaceva lì, in mezzo alla strada. Tra le ciocche dei suoi capelli scorreva del sangue . Sangue scuro scorreva sull’asfalto. Pensai: “Se solo potessi tornare indietro nel tempo”.

 

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.

[TRAD ITA] Outro: Tear


Gli addii sono per me una lacrima
Senza accorgermene, fiorisce attorno ai miei occhi
Le parole che non sono stato in grado di dire scorrono
Resta solo il rimpianto, che striscia sul mio volto.
Un tempo mi eri cara,
Adesso non sei più di una birra amara.
Il mio cuore è marchiato con un tardivo disprezzo verso me stesso
Diventa vuoto anche per un filo di vento
Alla fine della mia recita, dove il lasciarci era una bugia
Ho realizzato il prezzo che dovevo pagare
Se qualcuno mi dicesse che riporterebbe indietro il tempo per me
Sarei in grado di essere un po’ più onesto?
Il volto scoperto che conosco solo io
I brutti e patetici vecchi amici dentro di me
Saresti in grado di amarmi di nuovo come prima
Con quel sorriso con cui mi guardavi.
Smetti di dire cose come per sempre, per sempre
In fondo una fine è sempre esistita
Se c’è un inizio…non voglio ascoltare
Parole troppo corrette o che mi consolano troppo…non voglio ascoltare
Ero solo così spaventato
Perchè sembrava che forse non ti avessi mai amata
Anche se era tardi, che tu eri vera
Che solo tu mi avessi amato
Di più.

Sei la mia lacrima
Sei la mia, sei la mia lacrima
Sei la mia lacrima
Sei la mia, sei la mia lacrima
Sei la mia lacrima
Sei la mia, sei la mia lacrima
Cosa posso dire in più?
Sei la mia lacrima

Abbiamo camminato nella stessa direzione
Ma quel posto è diventato l’ultimo
Anche se parlavamo di un per sempre
Adesso ci stiamo distruggendo a vicenda
Anche se credevamo di sognare lo stesso sogno
Alla fine quel sogno è diventato solo un sogno
Il mio cuore è a pezzi, per favore, piuttosto bruciatelo
Così che del dolore e del rimpianto non rimanga niente

Sei la mia lacrima
Sei la mia, sei la mia lacrima
Sei il mio squarcio
Sei il mio, sei il mio squarcio
Sei la mia paura
Sei la mia, sei la mia paura
Cosa posso dire in più?
Sei la mia…

L’addio per me è T.E.A.R.
Perchè cose come le lacrime sono un lusso
Cose come dei bei addii
Non esistono, quindi per favore comincia adesso
Oh, lentamente incidi il mio cuore
Proprio così, proprio così, calpesta delicatamente le schegge che si sono infrante
Così che il rimpianto, il rimpianto, non esista più
Per favore brucia il mio cuore infranto in mille pezzi
Proprio così, proprio così, perchè stai esitando?
È la fine che ti stavi augurando
Quindi continua e uccidimi senza eistare
Oh sì sì brucialo
Oh sì sì brucialo
Oh sì sì brucialo
In modo che nemmeno la cenere rimanga.

Questa sei la vera te e questo è il vero me
Adesso abbiamo visto la fine e non è rimasto nemmeno il risentimento
Mi sono svegliato da un sogno dolce e chiudo gli occhi
Questa sei la vera te e questo è il vero me.

Abbiamo camminato nella stessa direzione
Ma quel posto è diventato l’ultimo
Anche se parlavamo di un per sempre
Adesso ci stiamo distruggendo a vicenda
Anche se credevamo di sognare lo stesso sogno
Alla fine quel sogno è diventato solo un sogno
Il mio cuore è a pezzi, per favore,  piuttosto bruciatelo
Così che del dolore e del rimpianto non rimanga niente

Sei la mia lacrima
Sei la mia, sei la mia lacrima
Sei il mio squarcio
Sei il mio, sei il mio squarcio
Sei la mia paura
Sei la mia, sei la mia paura
Cosa posso dire in più?
Sei la mia…

Cosa dovrei dire?
Lo sappiamo
Si sa la risposta
Ma rispondere è sempre difficile.

Perchè versi lacrime?
Perchè stai piangendo?
Per me è inutile
L’addio per me è solo uno di quei momenti (Flashback)
Il momento in cui parole escono dalla tua bocca
Il momento in cui non mettiamo più a fuoco
Al momento in cui tutto è pericoloso
La nostra fine dettata da queste due sillabe*
Che non piangerò, che non pronuncerò quelle sillabe
Non posso dire queste parole, nemmeno nel futuro.
Lasciarsi, una malattia incurabile
Sei il mio inizio e la mia fine, ecco tutto
Il mio incontro e il mio addio.
Eri tutto, fatti avanti paura
Si ripeterà per colpa tua.
Lacrima.
Lacrima

[NdT: si riferisce alle sillabe usate nell’alfabeto coreano per scrivere la parola fine]

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.

[TRAD ITA] So What


C’è chi dice io sia quello giusto
C’è chi dice di no
Ma io me ne frego
perché non fai lo stesso?
E allora
Lascia perdere
Dentro un sospiro, si nascondono molte preoccupazioni
Non pensarci più, già le conosci tutte
Quando a metà strada vorrai arrenderti
Grida
E allora, allora, allora
Niente va come vorrei e
ci sono sempre meno posti in cui nascondermi
Già da un po’ i dadi sono stati lanciati
Se perdi tempo, verrai spazzata via, piccola
Il 90% delle tue preoccupazioni, sono paludi immaginarie che ti sei creata
Scappa, prima di preoccuparti, non avere paura, rallegrati
Grida
E allora, allora, allora

Noi siamo, noi siamo, noi siamo
Giovani & Selvaggi & Liberi *
Le tue preoccupazioni, preoccupazioni senza risposta
Non caderci dentro

Anche se è pericoloso stare sul confine
Sfrecciamo nel vento ridendo e parlando
A volte corriamo come pazzi
con i nostri errori e in lacrime, andiamo
E allora,
Vai avanti e non pensarci
Non serve a niente
Lascia perdere
Sebbene tu non abbia ancora una risposta
Puoi iniziare a reagire
E allora
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh
Oh oh oh oh oh oh
Lascia perdere

Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh
Oh oh oh oh oh oh
E allora
C’è chi dice di odiare il proprio lavoro
C’è chi dice che vorrebbe solo riposare
Il loro dolore, la loro devastazione
Quando si sfogano su di me
Cos’altro potrei fare, eh?
Visto che c’è solo una risposta
Voglio crederci e correre via
E allora
Non voglio morire adesso
Non voglio, non voglio combattere adesso
Non voglio preoccuparmi, la vita è lunga
Vai, voglio vivere adesso
Il freno è rotto, premi sull’acceleratore
In un modo o nell’altro
Che divertimento c’è se sai tutto della vita di una persona
Il dolore è la mia medaglia
Dunque, dunque

Noi siamo, noi siamo, noi siamo
Giovani & Selvaggi & Liberi *
Le tue preoccupazioni, preoccupazioni senza risposta
Non caderci dentro

Anche se è pericoloso stare sul confine
Sfrecciamo nel vento ridendo e parlando
A volte corriamo come dei pazzi
con i nostri errori ed in lacrime, andiamo

E allora,
Vai avanti e non pensarci
Non serve a niente
Lascia perdere
Sebbene tu non abbia ancora una risposta
Puoi iniziare a combattere
E allora
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh
Oh oh oh oh oh oh

Lascia perdere
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh
Oh oh oh oh oh oh
E allora
Qualcuno dice che sono quello giusto
Qualcuno dice che sono sbagliato
Ma io me ne frego
Perché non fai lo stesso?
E allora,
Vai avanti e non pensarci
Non serve a niente
Lascia perdere
Sebbene tu non abbia ancora una risposta
Puoi iniziare a combattere
E allora
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh
Oh oh oh oh oh oh
Lascia perdere
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh
Oh oh oh oh oh oh
E allora
C’è chi dice io sia quello giusto
C’è chi dice di no
Ma io me ne frego
Perché non fai lo stesso?

* Riferimento a Young & Wild & Free di Snoop Dogg e Wiz Khalifa

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.

[TRAD ITA] Anpanman


Ti aspettiamo, Anpanman*
Ti aspettiamo, Anpanman.

Non ho dei bicipiti o degli addominali scolpiti
Non ho una super macchina come Batman
Gli eroi strafighi sono il mio sogno
Ma l’unica cosa che posso dare è Anpan
Ho sognato di essere un eroe come Superman
Ho corso con tutta la mie forze, ho saltato, saltato in alto nel cielo.
Non mi fanno paura le piccole cose come sbucciarsi le ginocchia,
Le fantasie innocenti di quando ero piccolo. Non sono un supereroe
Non aspettarti troppo
Posso essere il tuo eroe
Questo tipo di parole
Non so nemmeno se siano possibili
Ma devo farlo, mamma
Se non lo faccio io chi lo farà?
Puoi chiamarmi, dì Anpan!

Ti aspettiamo, Anpanman
(Fammi sentire, fammi sentire )
Ti aspettiamo, Anpanman
(Alza il volume, alza il volume, alza il volume)

Continua a girare, girare mio Anpan
Continua a ballare ballare, [siamo ancora] ancora Bangtan.
Quando apro gli occhi, un eroe, ma ancora in un labirinto
Quel ragazzo, ragazzo, ragazzo
Ancora segretamente, segretamente ricoperto di cicatrici
Ma balla balla, ancora Bangtan
Anche se fa male, eroe, lasciati alle spalle le tue paure
Anpanman, panman, panman.

Sono un Anpanman di nuova generazione
Sono un Anpanman di nuova generazione.
Tutto quello che ho è questa canzone,
Lasciatemi dire: “Cattivi, indietreggiate”
Sono un Anpanman di nuova generazione
Sono il nuovo super eroe Anpanman
Tutto quello che ho è questa canzone,
Lasciatemi dire: “Cattivi, indietreggiate”

A volte ho paura di tutto questo
Perchè adesso ho troppe cose che amo
Alcuni dicono “anche tu sei già ormai vissuto”
Non ne hai il diritto, continua a fare quello che stavi facendo
Ma in ogni caso voglio essere un eroe
L’unica cosa che posso dare è pane ripieno di marmellata di fagioli rossi
E le parole “hai lavorato sodo”.
Ma wooosh volerò da te subito se mi chiami
Per favore chiamami.

Ti aspettiamo, Anpanman
(Fammi sentire, fammi sentire )
Ti aspettiamo, Anpanman
(Alza il volume, alza il volume, alza il volume)
Voglio richiamare un po’ più di forza
(Fammi sentire, fammi sentire )
Voglio essere la tua forza
(Alza il volume, alza il volume, alza il volume)

Continua a girare, girare mio Anpan
Continua a ballare ballare, [siamo ancora] ancora Bangtan.
Quando apro gli occhi, un eroe, ma ancora in un labirinto
Quel ragazzo, ragazzo, ragazzo
Ancora segretamente, segretamente ricoperto di cicatrici
Ma balla balla, ancora Bangtan
Anche se fa male, eroe, lasciati alle spalle le tue paure
Anpanman, panman, panman.

Sinceramente,
Ho paura di cadere,
Di deluderti.
Ma nonostante ciò rimarrò con tutte le mie forze
Per sempre al tuo fianco.
Anche se fallirò un’altra volta
Anche se sbaglierò un’altra volta
Anche se sarò coperto di fango
Credi in me perchè sono un eroe,
Yeah, yeah, yeah.

Continua a girare, girare mio Anpan
Continua a ballare ballare, [siamo ancora] ancora Bangtan.
Quando apro gli occhi, un eroe,  ma ancora in un labirinto
Quel ragazzo, ragazzo, ragazzo
Ancora segretamente, segretamente ricoperto di cicatrici
Ma balla balla, ancora Bangtan
Anche se fa male, eroe, lasciati alle spalle le tue paure
Anpanman, panman, panman.

Sono un Anpanman di nuova generazione
Sono un Anpanman di nuova generazione.
Tutto quello che ho è questa canzone,
Lasciatemi dire: “Cattivi, indietreggiate”
Sono un Anpanman di nuova generazione
Sono il nuovo super eroe Anpanman
Tutto quello che ho è questa canzone,
Lasciatemi dire: “Cattivi, indietreggiate”

(NdT: *È il nome di un supereroe dei fumetti con la testa a forma di anpan, un panino morbido ripieno di crema di fagioli dolci )

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.

[TRAD ITA] Airplane pt.2

*Airplane Pt.2*

Un bambino strano
Cantare era come respirare
Ovunque andava bene
Voleva solo fare musica
Solo cantare
L’unica cosa in grado di fargli battere il cuore
Il solo sentiero che poteva percorrere

Non è semplice
Insuccesso e frustrazione
Una volta qualcuno mi ha detto quelle parole quand’ero stanco, dopo avermi rincorso e fermato
Sei una stella che canta
Sei una stella che canta
Ma non vedo nessuna stella…
Dopo qualche anno

(Siamo ancora) In alto nel cielo, volando nel cielo, nel cielo fantastico
(Siamo ancora) Stesso tentativo, stessa cicatrice, stesso lavoro
(Siamo ancora) Ovunque andiamo nel mondo
(Siamo ancora) Lavoriamo nelle nostre camere d’hotel
(Sono ancora) Un giorno va anche troppo bene, mentre quello dopo sono completamente rovinato
(Sono ancora) Da chi dovrei vivere oggi, da Kim Namjoon o da RM?
25enne, e ancora non so come si viva bene
Perciò, anche oggi, semplicemente andiamo avanti

Andiamo da NY a Cali
Da Londra a Parigi
Ovunque andiamo, c’è festa
El Mariachi*
El Mariachi
El Mariachi

Andiamo da Tokyo, Italia
Hong Kong fino in Brazile
Ovunque sia nel mondo, canter
El Mariachi
El Mariachi
El Mariachi
El Mariachi

Ogni giorno sulle nuvole, ogni giorno sulle nuvole
I miei sentimenti sopra le nuvole, Controlla sulle nuvole
La mia intesa con le nuvole, Tutto il giorno con le nuvole
La gioia di cavalcare le nuvole, Perdersi a guardar le nuvole,
Forse voi non potete capire
Grazie ai lunghi anni in volo
Quando sono centinaia di migliaia le miglia percorse
È il momento in cui consolo tutti voi, che non ce l’avete fatta
Vi regalo queste miglia
Amo la modalità aereo Via tutte le preoccupazioni,
Non importa chi dice cosa
Continuerò a tenere il mio biglietto business al sicuro
E guarderò il cielo notturno sistemando il mio sedile

Non lo so, non lo so, non lo so, non lo so
Già, come fermarmi
Non lo so, non lo so, non lo so, non lo so
Già, come prendermi una pausa
Non lo so, non lo so, non lo so, non lo so
Già, come fallire
Non lo so, non lo so, non lo so, non lo so
Mi sono stancato del vostro adorabile vantarvi dei soldi in TV
Il mio passaporto sta per morire per il troppo lavoro
Siete voi ad aver beneficiato dei media, bwahahaha
Ehi, ehi siete voi quelli più bravi ad impersonare le celebrità
Noi siamo gli stessi di sempre
Woo!

Andiamo da Città del Messico
Da Londra a Parigi
Ovunque andiamo, c’è festa
El Mariachi
El Mariachi
El Mariachi

Andiamo da Tokyo, Italia
Hong Kong fino in Brazile
Ovunque sia nel mondo, canter
El Mariachi
El Mariachi
El Mariachi
El Mariachi

*(T/N: El Mariachi è un film su un musicista viaggiatore che scappa da una gang di killer, il quale è scambiato per un criminale evaso dalla prigione. Mariachi è anche un genere messicano dal quale i BTS hanno tratto ispirazione per il ritmo di questa canzone.)

 

 

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.

[TRAD ITA] Magic Shop

So che stai esitando, anche se dici di essere sincera
Perché tutto, alla fine, ritorna come cicatrice
Non dirò niente di scontato come “sii forte”
Semplicemente ti racconterò la mia storia, te la racconterò

Che cosa dissi?
Dissi che avrei vinto, no?
Non ci credevo veramente
Ce l’avrei davvero fatta?

Questo miracolo che non si può chiamar miracolo
Abbiamo fatto sì che avvenisse?

No, io c’ero
Sei stata tu a venire da me
Io credo nella tua galassia
Voglio sentirne la melodia
Le stelle della tua galassia
Come decoreranno il tuo cielo?

Non ti dimenticare che ti ho trovata
Sul fondo della mia disperazione
Sei l’unica motivazione che mi spinge a vivere
mentre mi trovo sul bordo di un precipizio

Nei giorni in cui si odia essere se stessi
Nei giorni in cui si vorrebbe solo scomparire per sempre
Creiamo una porta con la nostra immaginazione

Se apri quella porta e entri, troverai questo posto ad aspettarti
Va bene crederci, sarà in grado di consolarti,
Magic Shop

Bevi una tazza di tè caldo
E alza lo sguardo a quella galassia
Andrà tutto bene, oh, qui nel Magic Shop

Quindi mostrami (e io ti mostrerò)
Quindi mostrami (e io ti mostrerò)
Quindi mostrami (e io ti mostrerò)
Ti mostrerò ti mostrerò

Sei una rosa in piena fioritura
Ondeggi come un bocciolo di ciliegio
Sbiadisci come la luce del mattino
Come quel magnifico momento
Ho sempre voluto essere il migliore
Perciò ero sempre impaziente ed in ansia
Mettermi a confronto con gli altri era diventata quotidianità
E l’ambizione, che un tempo era la mia arma, era diventata come un collare soffocante

Ma sai cosa?
Guardando indietro, la verità
È che non volevo solo diventare il migliore
Volevo diventare qualcuno in grado di confortare e toccare gli animi,
voglio riuscire a metter fine ad ogni tua tristezza o dolore

 

Nei giorni in cui si odia essere se stessi
Nei giorni in cui si vorrebbe solo scomparire per sempre
Creiamo una porta con la nostra immaginazione

Se apri quella porta ed entri, troverai questo posto ad aspettarti
Va bene crederci, sarà in grado di consolarti
Magic Shop

Bevi una tazza di tè caldo
E alza lo sguardo a quella galassia
Andrà tutto bene, oh, qui nel Magic Shop

Quindi mostrami (e io ti mostrerò)
Quindi mostrami (e io ti mostrerò)
Quindi mostrami (e io ti mostrerò)
Ti mostrerò ti mostrerò

Se ti dicessi che
Avevo paura di tutto, mi crederesti?
Tutte le verità, il tempo che resta,
tutte le tue risposte sono qui
le puoi trovare nella tua galassia, nel tuo cuore

Mi hai donato il meglio di me
Quindi puoi donare il meglio di te anche a te stessa
Mi hai trovato, mi hai riconosciuto

Mi hai donato il meglio di me
Quindi puoi donare il meglio di te anche a te stessa
La troverai,
la galassia dentro di te

Quindi mostrami (e io ti mostrerò)
Quindi mostrami (e io ti mostrerò)
Quindi mostrami (e io ti mostrerò)
Ti mostrerò ti mostrerò

 

 

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.

[TRAD ITA] Love Maze

Perchè sarò nel labirinto dell’amore
Perchè sarò nel labirinto dell’amore

Intrappolato in un labirinto di scelte
Consumato dalla confusione che porta solo a vicoli ciechi
Sebbene abbiamo vagato in cerca di risposte
Siamo smarriti nel labirinto, nell’oscurità

Anche se corri, anche se corri giù per questa strada senza fine
Le grida di infinite bugie
Possono separarci
Questa è la verità, piccola

Dobbiamo credere solo in noi
Non sciogliere le nostre mani unite
Dobbiamo stare insieme per sempre

Gli altri dicono
Se fai così, sarai l’unico a rimaner fregato
Ma non voglio essere razionale
Non voglio fare calcoli
L’amore non è un affare economico
È più uno stare al passo
In amore non ho mai usato la testa
lo so, è freddo, dopotutto è inverno
Ma nonostante tutto, voglio ancora imbattermici,
Va bene anche quando tiro e non arrivi

Lasciali essere loro stessi
Lasciaci essere noi stessi
L’amore è un labirinto, dannazione
Ma tu sei una meraviglia, sì

Prendi la mia mano, non lasciarla andare
Sdraiati nel labirinto
Tesoro non potrai mai perdermi
Nel labirinto dell’amore
Prendi la mia mano, non lasciarla andare
Tesoro, vieni più vicina
tesoro, non potremo mai perderci a vicenda
Nel labirinto dell’amore

Non ascoltiamo quello che dicono gli altri
Lasciali parlare, non importa chi dica cosa
Più cose accadono, più mi convinco
Sì sì sì
Sì sì sì

Mi senti? Devi credermi
Piccola, fregatene
Prometti, promettimi

Vicoli ciechi in un labirinto senza uscite
Attraversiamo questo abisso
Quel delicato raggio di luce

Sperando di vagare in direzione di quel paradiso
Ricordati, a volte le bugie proveranno a separarci
Le difficoltà proveranno ad ingannarci, ma
In quei momenti, concentrati solo su di me
Nell’oscurità, bastiamo io e te
In quelle bugie vuote
Se siamo insieme, persino un labirinto senza fine è un paradiso

Prendi la mia mano, non lasciarla andare
Sdraiati nel labirinto
Tesoro, non potrai mai perdermi
Nel labirinto dell’amore

Beh, cosa possiamo fare, siamo giunti fin qui seguendo la formula
Sì, cosa possiamo fare, abbiamo fatto tutto secondo le regole
Persino questo labirinto sconnesso
Persino gli infiniti incroci
Sono leggi l’uno per l’altro
Penso sempre, sebbene il “per sempre” sia difficile
Che voglio provarci, proviamoci per sempre
Montagne di noi, scalate di solo noi due
Assi del mondo fatti di noi, solo i nostri due cuori
Viaggiando verso l’uscita
Le nostre mani unite diventano la mappa

Prendi la mia mano, non lasciarla andare
Sdraiati nel labirinto
Tesoro, non potrai mai perdermi
Nel labirinto dell’amore
Prendi la mia mano, non lasciarla andare
Tesoro, vieni più vicina
Tesoro, non potremo mai perderci a vicenda
Nel labirinto dell’amore

 

 

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.