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Traduzioni BTS Notes “Persona”

Namjoon
2 Maggio, Anno 2018

Quando arrivammo nel vicolo, vidi mobili e articoli casalinghi accumulati lungo la strada. “Namjoon-ah, che succede?” mi chiese mio padre, respirando con qualche difficoltà. Stavamo tornando dall’ospedale, era solo un centinaio di metri dalla fermata dell’autobus a casa nostra, ma mio padre aveva difficoltà anche con quello. Corsi a casa, mia madre era accasciata al muro, dietro la pila di cose della casa e si raddrizzò quando mi video. “Namjoon-ah, come dobbiamo fare?”, disse che aveva discusso con il figlio del proprietario che era venuto a riscuotere l’affitto che mio fratello minore non aveva pagato.

Portai mio padre nel magazzino dietro al supermercato del quartiere. Mentre spostavo i mobili mia madre puliva i piatti e il cibo. Presto il magazzino si riempì di tutte le cose che erano nel nostro bilocale. C’erano delle cose che volevo buttare, ma per farlo servivano soldi. Quando ebbi sistemato tutto era notte. Mi faceva male la schiena e stavo sudando. Mia madre mi dette le bacchette, dicendomi che dovevo mangiare almeno qualcosa, ma non riuscii a butare giù niente.

L’aria dentro il magazzino era soffocante, quindi andai a sedermi fuori sulle panchine di legno vicino al supermercato. Mia mamma mi chiese: “Namjoon-ah, dove è andato Namhyun?”. Le urlai in risposta: “Come faccio a saperlo?”. Namjoon-ah, Namjoon-ah, Namjoon-ah…ero stanco di sentirlo dire. Rimpiangevo di avergli detto di vivere senza farsi scoraggiare. Anche se potevamo sopportare qualche giorno nel magazzino, cosa avremmo dovuto fare dopo? Non riuscivo a pensare a niente. Il proprietario del supermarket mi lasciò una lattina di birra e tornò dentro.

Jimin
10 Dicembre, Anno 2018

Quando mia madre mi disse che eravamo arrivati, pulii con La Manica la condensa dal finestrino. Da lì, lessi: “Scuola media Song Ju Jeil”. Mia mamma mi aveva detto che non erano rimaste altre scuole a Munhyeon, e che non mi rendevo conto della mia fortuna, nell’essere stato accettato da quella scuola. Tra un ricovero e l’altro, avevo cambiato istituto numerose volte. Per quanto tempo sarei rimasto lì? Mentre ero assorto nei miei pensieri, attraversammo l’entrata e il cortile. Non c’era nessuno. Forse a causa del freddo. Mia madre parcheggiò in un angolo vicino a un’altalena e una barra da sollevamenti.  

Mentre uscivo dall’auto, fissai quella barra. Ripensando alla mia infanzia, avevo un ricordo più vivo degli altri. Un cielo così azzurro che sembrava uscito da un film, e delle nuvole bianche che mi scorrevano sopra, a una velocità spaventosa. Prima che accadesse quello che accadde all’arboreto, amavo così tanto andare al parco quasi da esserne ossessionato. Mia madrr mi diceva che uscivo la mattina, e restavo lì a giocare fino a sera. La cosa che più amavo in assoluto era l’altalena. Tendevo con tutto me stesso le gambe, e mi sporgevo verso il cielo con così tanta foga da avere le vertigini. Mi piaceva quella sensazione. Emozione, mista a un pò di paura. 

Un giorno, fui spinto dalla curiosità di vedere cosa sarebbe successo se avessi fatto fare all’altalena un giro completo. Nessuno dei bimbi del vicinato ci aveva mai provato. Chiesi ai miei amici di spingermi con tutte le loro forze, e usai tutto il mio corpo per allungarmi sempre più in alto. Nel punto di massima altezza, il cielo azzurro e le nuvole bianche mi assalirono. Fui colto dalle vertigini, e caddi. Quando aprii gli occhi, ero sdraiato sulla sabbia, un pugno di terra in bocca, le ginocchia scorticate e sanguinanti. Ma stranamente, non faceva male. Ero solo arrabbiato di non essere riuscito a far fare un giro completo all’altalena. 

Mi affiorò alla memoria l’immagine di me stesso su quell’altalena, come se i ricordi fossero stati di terzi. Forse il Park Jimin che si dondolava con così tanta passione, ora stava crescendo in un luogo a me ignoto; con quello stesso aspetto, con quella stessa personalità. Stavo fissando l’altalena con questi pensieri in testa, quando sentii mia madre chiamarmi. Mi diressi all’ingresso della scuola. Scuola media Song Ju Jeil. La quinta che frequentavo. 

Yoongi
15 Marzo, Anno 2019

Il pranzo era stato particolarmente buono quel giorno, il che era strano perchè era solo un semplice pasto scolastico. Non lo diedi a vedere, quel genere di cose non mi si addiceva. Come al solito mi stravaccai sulla sedia e strinsi le posate tra le dita come se non avessi voglia di alzarle, ma il pranzo di oggi era decisamente buono. Taehyung e Jungkook stavano facendo confusione stando un po’ al sole poi colpire le tende e  infine cambiando di posto e c’era polvere nell’aria. Namjoon gli urlò di stare calmi per lo meno mentre mangiavamo, io presi il cucchiaio e pensai. Da quanto tempo era che non mangiavo così tranquillamente?

Da quando avevo memoria, non c’era mai stata conversazione al nostro tavolo. Nessuno diceva se il cibo era buono, o ne chiedeva di più, o dicevano che avevano mangiato bene. Beh, per la mia famiglia i pasti non erano niente di più che una cosa che dovevamo fare, parte della nostra routine quotidiana. “Min Yoongi non si parla a tavola”. Non ricordavo esattamente quando mio padre me lo avesse detto, tutto quello che rimaneva era il suono delle posate mentre le poggiava nel piatto. Non aveva alzato la voce o si era arrabbiato,no, non mi stava nemmeno guardando. Nonostante tutto chiusi la bocca. Interruppi le mie parole e al loro posto mi riempii la bocca con un grosso boccone. Mi morsi la guancia e sentii il sapore ferroso del sangue. Faceva male e mi vennero le lacrime agli occhi, ma non dissi che mi ero fatto male: non potevo parlare a tavola. Mi sforzai di masticare il riso insanguinato e inghiottii.

Qualcuno rubò uno dei contorni dal mio piatto, e lo guardai male, mio malgrado. Ma non ero triste o infastidito, era semplicemente la mia reazione normale a tutto. Hoseok lo richiamò: “Yoongi hyung è arrabbiato Taehyung! Cosa farai adesso?” e Taehyung mise su un teatrino eccessivo sull’essere dispiaciuto. Era una cosa decisamente da Hoseok e Taehyung, nemmeno un po’ fuori posto. Mio malgrado dissi: “Va bene, mangialo tu.”, ma esplose un altro giro di risate e chiacchiere. Nessuno si era accorto che avevo parlato durante un pasto.

Taehyung
7 Giugno, Anno 2020

“Stupido bastardo, non potevi aspettare un secondo?”. Avevamo setacciato tutto il vicinato, ma nessuna traccia di Dubu. Quando guardai l’ora, erano passati ormai venti minuti. Quanti poteva essersi allontanato in quel tempo un cucciolo di due mesi? Sotto il sole estivo, stavo sudando. Avevo chiamato il suo nome fino a ritrovarmi con la gola secca e arsa. Avevo guardato un attimo il cellulare, e si era separato dal guinzaglio. Quando mi ero guardato intorno, Dubu era sparito. Ripresi a correre, controllai ogni singola strada e sbirciai in ogni singola porta che trovai aperta. “Dubu!!”, urlai ad alta voce. Solo i passanti mi guardarono. 

Mentre correvo, lo insultavo. Lo chiamai stupido cane. Arrivai ad arrabbiarmi, e a chiamarlo bastardo. Ma anche allora, sapevo non era colpa di Dubu. Era mia. Non stavo guardando. Mi ero distratto, e lui si era perso. Stavo ridendo per una conversazione completamente inutile, e non mi ero nemmeno reso conto che lui non c’era più. Era scappato apposta? A quel pensiero, pur non volendolo mi fermai. Forse a Dubu non piaceva stare con me. Per me, stare con lui era bello, ma forse per lui non avevo fatto altro che separarlo dalla sua famiglia. 

Quando ripresi a muovermi, sentii un rumore di zampette e Dubu che abbaiava. All’inizio pensai me lo stessi immaginando. Ma non si trattava di un’allucinazione, di una visione, e vidi Dubu corrermi incontro. Le orecchie del cucciolo volavano all’indietro, la bocca aperta per lo sforzo della salita. “DUBU!”, urlai, e quando mi inginocchiai mi saltò addosso. “Dove ti eri cacciato? Come sei riuscito a tornare? Ti ricordavi il mio odore?”. Nel mio abbraccio, iniziò a leccarmi in volto. Dentro di me ebbi una strana sensazione: ero l’unico su cui Dubu potesse fare affidamento. Anche io ero affidabile, almeno per qualcuno. Ero colui a cui poteva fare ritorno. Dubu si agitò, per liberarsi dall’abbraccio. Lo strinsi più forte a me. 

Jungkook
2 Maggio, Anno 2021

Ho corso verso la sponda del fiume Yangjicheon, all’imbrunire del tramonto. Premendo con forza sui pedali della bici mentre mi stavo dirigendo verso un cielo dipinto da varie tonalità rosate e violacee, tutto ciò mi faceva sentire come se stessi fuggendo dal peso della mia vita quotidiana. Anche oggi, ho preso su la mia bici non appena ho sentito mia mamma iniziare a preparare la cena. Non volevo vedere nessuno. Casa mia era un luogo dove nemmeno una persona si degnava di sorridermi. Solo perché vivevamo insieme, questo non faceva di noi una famiglia. Andarsene non ha cambiato nulla. I miei hyung se ne sono andati uno dopo l’altro e, nonostante vivessimo nella stessa città, è passato così tanto tempo da quando ci siamo messi in contatto l’uno con l’altro. Ora non era più rimasto nessuno, dentro casa mia o fuori di essa, che mi sorridesse.

Quando il sole non era più visibile, ma la luna non si era ancora mostrata, l’oscurità si era assestata sulle sponde del fiume. Il paesaggio cambiava in base a dove portavo la mia bici. Al di là della strada, ora trasformata in un parco, giaceva un luogo pieno di spazzatura, automobili e moto abbandonate, e gommoni. Ho appoggiato la mia bici su un pilastro sotto il ponte e sono sceso fino alle prossimità della sponda. Dall’altro lato del fiume c’era un gruppo di ragazzini che appiccava fuocherelli, beveva e agitava in aria dei rami, ma da questo lato non c’era nessuno. Nessuno è venuto in un posto degradato come questo. Forse quella è stata la ragione per cui nemmeno per me era venuto qualcuno. Mi trovavo più a mio agio così, in un posto dove nessuno sarebbe venuto a trovarmi, solo, nell’oscurità più totale. Ho pensato che sarebbe stato bello se questo momento potesse non finire.

Seokjin
9 Agosto, Anno 2021

Scattai delle foto mentre camminavo lungo la spiaggia. L’aspetto del quartiere sul lungomare cambiava costantemente, ma l’oceano aveva sempre lo stesso aspetto indipendentemente da tutto. Uscii dalla macchina ed andai sulla spiaggia, mi misi a sedere sulla sabbia e guardai le foto che avevo fatto. Il posto e l’ora in cui erano state scattate era diverso, ma le foto in sè erano le stesse: il cielo ed il mare si toccavano nel centro della foto.

Era passato un anno da quando ero scappato da Songju ed ero venuto a Los Angeles. La casa della famiglia di mia madre, dove avevo passato la mia infanzia, non mi era nè sconosciuta nè familiare. Nascondere i miei sentimenti, trovare un posto per me e sorridere imbarazzato: il metodo di mio padre su come essere una brava persona, era stato utile in molti casi e questo non era diverso.

Dopo essere venuto qui, smisi di fare foto alle persone. Non c’era un motivo particolare, semplicemente non ne sentii più il bisogno. Al loro posto, scattavo foto dell’oceano. Magari volevo solo fare foto a qualcosa che non sarebbe cambiato. Era divertente. Ripensandoci i miei amici non erano cambiati e nemmeno io ero cambiato, ero sempre stato quel tipo di persona e adesso ero semplicemente stato scoperto. Non mi ero portato nemmeno una foto del liceo con me, il me di allora era troppo diverso dal me di adesso. Non nascondevo i miei sentimenti, non avevo alcun motivo di trovare un posto per me. Il sorriso imbarazzato sembrava lo stesso, ma ma anche quello era diverso: all’epoca stavo sorridendo davvero.

Presi la macchina fotografica e scattai una foto all’oceano. Era nuvoloso e il cielo e il mare erano dello stesso colore, l’orizzonte sfocato. Di tutte le foto dell’oceano che avevo scattato quel giorno, non ce n’era nemmeno una uguale. Il tempo era diverso, o la luce, o il vento. Il mio sguardo era diverso o i miei sentimenti erano diversi. Questo valeva anche per le foto che avevo scattato oggi e per le molte foto che avevo scattato a scuola. Una foto contiene lo sguardo ed i sentimenti di chi l’ha scattata. Forse era anche per questo che non ne avevo portata con me nemmeno una di quel periodo. Avevo paura di guardare direttamente al me di allora, avevo paura che mi sarebbe mancata la persona che ero. Come stavano? Cosa pensavano di me? Avevo paura avrei pensato cose del genere, perciò avevo messo le loro foto in una scatola ed avevo chiuso il coperchio.

Hoseok
25 Febbraio, Anno 2022

Il mio mondo intero è cambiato nuovamente nel momento in cui ho superato il mio diciannovesimo compleanno. Non ero più sotto la tutela dello Stato e non potevo più rimanere in orfanotrofio. Ho cercato un posto dove stare con i soldi che avevo racimolato lavorando part-time e dallo stipendio che mi è stato dato quando avevo lasciato il sistema. Non avevo trovato il coraggio di cercare un posto vicino al Two Star Burger. Ho cercato vicino alla stazione di Songju, ma la situazione non era molto diversa. Alla fine, tutto quel che sono riuscito a fare è stato percorrere la discesa. Ho trovato una stanza su un tetto*, situata in fondo ad un vicolo cieco.

Ho trascinato il mio bagaglio su per le scale di ferro. Avevo trascorso più di dieci anni in orfanotrofio ma non avevo granché, tutto quel che dovevo fare era sistemare dei vestiti, qualche paio di scarpe e mettere a posto dei mobili che avevo comprato dal mercato dell’usato.

Tuttavia un trasloco era e trasloco rimaneva, perciò non appena ho avuto un attimo per tirare un sospiro, si era già fatto buio. Nonostante fosse febbraio c’era del sudore sulla mia schiena. Quando ho aperto la porta cigolante di ferro, ha soffiato un gelido vento di fine inverno. Sono uscito e mi sono appoggiato sul corrimano. Ho abbassato lo sguardo verso Songju. Ho cercato di indovinare dove fosse l’orfanotrofio. Ho seguito con gli occhi il corso del fiume sulla sinistra, poi si svolta a sinistra del cartello a trifoglio, ma fra tutte le luci e il neon, non sono riuscito a scovare l’orfanotrofio.

Ho alzato la testa e ho voltato lo sguardo verso la stanza sul tetto. Era piccola, a malapena poteva essere definita una stanza. Era trasandata e poco curata, calda come una sauna d’estate e resa fredda dagli spifferi d’inverno, ma era l’unico luogo al mondo ad essere mio. Un posto dove potevo essere me stesso, un posto dove potevo avere stupidamente paura, o avere la speranza che gli altri lo schernissero. Un posto dove potevo ridere quanto volevo e piangere quanto volevo.

“Facciamo del nostro meglio!” ho gridato in direzione della stanza. Questo posto, in cima alla città, ad un passo dal cielo, sarebbe stato casa mia d’ora in avanti.

[*T/N: le stanze sul tetto sono generalmente più economiche rispetto ai veri e propri appartamenti, e sono conosciuti per il fatto di essere utilizzati da persone povere o persone senza risorse economiche.]

Taehyung
11 Aprile, Anno 2022

Tracciai una linea con la bomboletta nera. Un volto sottile. La bocca, che aveva perso ogni parola. Capelli sfibrati. Con linee secche, disegnai sul muro grigio il volto che avevo visto in sogno. Era il turno degli occhi. Mi sporsi in avanti, poi mi fermai, e feci un passo indietro.

Nella mia testa, avevo ben presente quel volto. Lo sguardo era così definito da mettermi i brividi. È che non sapevo come rappresentarlo. Erano occhi privati di ogni emozione, che fosse gioia o tristezza. Si lasciavano dietro solo indifferenza e gelo. Erano tanti colori ed uno assieme. Pur non parlando o non facendo nulla, comunicavano ogni cosa. Afferrai più volte la bomboletta, ma alla fine non riuscii a disegnarli.

Erano passati due anni dall’ultima volta che avevo visto Seokjin. Sapevo si trovasse in America. Ma oltre a ciò, non conoscevo altro. Era la prima volta che lo sognavo. A volte mi ero domandato come stesse. Ripensavo a quanto successo quella volta nell’aula, e ricordavo bene di quando convovò il preside. Vi erano altre cose che non riuscivo a comprendere. Ma non mi era mai sembrato tanto freddo ed emaciato come in quel sogno.

Guardai di nuovo il volto che avevo disegnato. Era chiaramente Seokjin, ma non la persona che conoscevo. Perché avevo fatto un sogno simile, così all’improvviso? Nel sogno si erano susseguite scene di ansia terribili, ancora e ancora; lo hyung aveva assistito a quella catena di catastrofi, con sguardo privo di emozioni. La mano che impugnava la bomboletta iniziò a tremare. Sentivo risalirmi lungo la nuca tutte le sensazioni di quel sogno. Da lontano, sentii il suono di una sirena.

Taehyung
30 Aprile, Anno 2022

Lo shock mi impediva temporaneamente di muovermi. Seokjin era seduto in auto. Avevo sentito da Namjoon del suo ritorno, ma era la prima volta che lo rivedevo. Era imbronciato, e cercava qualcosa al cellulare. La scena di per sé non era strana. Nulla nel suo volto era cambiato. Non riuscivo a spiegarmi il mio shock. Freddezza, vuoto, desolazione. Nessuna di queste parole bastava a descriverne l’espressione. No, non le si avvicinava nemmeno per un pò. Era primavera, ma un brivido mi scese lungo la schiena. A mia insaputa, mi ritrovai a tremare. Il volto che mi era apparso in sogno era esattamente quello.

Alzai un attimo lo sguardo, che Jungkook comparve all’angolo. Si guardò intorno con sguardo allarmato. Poi corse lungo la strada. A quel punto, Seokjin fece un gesto irritato e scese dall’auto. Da lontano non riuscivo a sentire, ma da come muoveva le labbra sembrava stesse dicendo “Non importa, lascia stare”. Si incamminò poco a poco verso il motel, che si trovava lì a poca distanza. Guardò in direzione di Jungkook, poi lasciò cadere qualcosa all’entrata.

Yoongi
2 Maggio, Anno 2022

Mi hanno detto che la cicatrice sarebbe rimasta per un po’. Mi hanno detto che sarei guarito lentamente con il passare del tempo, ma che la portata era limitata. Sarei migliorato solo se avessi continuato la terapia, a partire dal terzo giorno dal mio ricovero. Il dottore ha sollevato la garza e ha svelato i segni lasciati dalle fiamme. La carnagione rossa del mio braccio sinistro era talmente scura da sembrare nera. Era il mio corpo, ma non lo sembrava affatto. Non mi era familiare. Quando avevo gettato a terra l’accendino, ero pronto a subire molto più di questo, ma avere solo una cicatrice di questo genere sembrava incoerente.

“Farà un po’ male.” Quando ha iniziato a cambiare la fasciatura, la mia ferita ha iniziato a perdere sangue. Il sangue che stava impregnando la garza bianca aveva proprio l’aspetto di una fiamma, proprio come le fiamme di quel giorno, talmente vivaci da sembrare volermi inghiottire. Ho provato a trattenerlo, ma è sfuggito un gemito di dolore. Il dottore ha detto che il sangue era un buon segno, che era prova della rigenerazione di una nuova pelle al di sotto della pelle morta. Nonostante facesse male, non sono riuscito a fare a meno di ridere. Perché tutto ciò che è nuovo è possibile solo dopo la morte? Che cosa sarebbe successo se fossi morto prima, allora? Non potrebbe essere stato l’unico modo per ricominciare tutto da capo?

Abbassai lo sguardo verso il mio braccio. Del sangue trafilava dalla nuova garza. Avevo chiamato quella macchia di sangue fiamma mentre il dottore l’aveva chiamata rigenerazione. Chi dei due aveva ragione?

Hoseok
10 Maggio, Anno 2022

Quando sono tornato in me, mi sono ritrovato a camminare lungo il ponte. Il sole era talmente splendente tanto che mi era difficile aprire gli occhi. Mi sono domandato come avessi fatto ad arrivare lì, quando aveva iniziato a girarmi la testa e la mia vista si era offuscata. Mi sono domandato se le mie gambe stessero cedendo, mentre il suono dei clacson delle macchine che andavano e venivano assaliva i miei timpani. Da un lato della mia visuale riuscivo a vedere l’acqua scura del fiume Yangjicheon.

La signora in orfanotrofio era stata la prima persona a consolarmi quando avevo perso mia madre. Era stata al mio fianco quando mi ero svegliato nel mezzo della notte con la febbre, era nel mio letto vuoto dopo che un amico era stato adottato, quando mi ero svegliato in ospedale dopo un attacco di narcolessia, era stata al mio fianco dal mio primo anno delle scuole elementari fino a quando non avevo ottenuto il diploma alle scuole superiori.

Si era ammalata. La voce dall’altro lato della chiamata ordinaria era stata quella di un amico dell’orfanotrofio. Non ricordavo come fossi arrivato a casa della signora. Quel che ricordo era casa sua e il suo volto visibile dalla finestra aperta. Stava parlando con qualcuno e rise. Che stava male, che aveva bisogno di un’operazione, che non c’era più alcuna speranza… sembravano tutte menzogne. Quando il suo sguardo stava per incontrare il mio, mi ero nascosto. Avevo l’impressione che sarei scoppiato in lacrime se avessi visto il suo volto. Avevo l’impressione che avrei sputato parole di risentimento come, “Anche tu mi abbandonerai?”. Mi sono incamminato, sembrava che qualcuno mi avesse chiamato, ma non mi sono voltato.

Un grande autobus aveva alzato del vento al suo passaggio. “Mamma”, avevo mormorato osservando l’autobus allontanarsi. Il giorno in cui l’avevo persa, eravamo saliti su quel genere di autobus. Anche la signora avrebbe abbandonato il mio fianco, come aveva fatto mia mamma? Avrei perso un’altra persona a me cara? Ho alzato lo sguardo e la luce del sole si è riversata su di me. Dopodiché il mondo intero aveva iniziato a collassare. Il suono sibilante dei gommoni sull’asfalto, il vento risalire dal fiume, e tutti i ricordi che avevo con la signora si sono frantumati sotto la luce del sole. Sono crollato a terra.

Hoseok
28 Maggio, Anno 2022

Non abbiamo mantenuto molto contatto una volta tornati dal mare. Per nessun motivo particolare. Seokjin hyung e Taehyung avevano litigato e Jungkook se ne era andato per un’altra strada, ma non era quello il motivo per cui ci eravamo allontanati. Allora dove stava il problema? Eppure, non ho contattato nessuno per primo. Il fatto che non ci fosse nessun particolare motivo sembrava essere, sotto certi aspetti, il motivo stesso.

Quando ripenso a quel giorno, ricordo sempre il vento sabbioso che aveva iniziato a soffiare improvvisamente. Dopo che Seokjin hyung si era arrampicato su quella piattaforma e Taehyung l’aveva seguito, il resto di noi si era coperto gli occhi dalla luce del sole e aveva alzato lo sguardo. Aleggiava un senso di deja-vu, come se fosse già successo, e con esso sottostava un senso di agitazione. “Hyung, riguardo alla spiaggia dove siamo già andati, là dove c’era la roccia che esaudiva i desideri… Non ti ricorda quel posto?”.  Alle parole di Jimin, mi ero guardato intorno. Era successo proprio in quel momento. Sembrava che Seokjin hyung e Taehyung stessero barcollando, come se stessero per cadere dalla piattaforma, quando aveva iniziato la tempesta di sabbia. Mi ero coperto il volto con entrambe le braccia e avevo chiuso gli occhi. Avevo paura, ero in ansia per quel che stava succedendo in cima alla piattaforma, ma trovandomi nel turbinio della tempesta di sabbia vorticosa, non avevo avuto il coraggio di aprire gli occhi.

Quando il vento si era calmato e avevo sollevato lo sguardo, avevo visto Seokjin hyung scendere dalla piattaforma. Stava guardando in alto, verso Taehyung, il quale era in piedi in cima alla piattaforma, ancora a testa bassa. Una volta raggiunto il fondo, Seokjin hyung era salito in macchina e se n’era andato. Avevo fatto un passo verso di lui, ma non c’era nulla che potessi fare.

Quella notte, eravamo tornati a Songju. Siccome Seokjin hyung se ne era andato per primo, non avevamo nessun posto dove trascorrere la notte e nessun mezzo di trasporto. Namjoon era stato il primo ad aver suggerito di tornare indietro. Sembravano tutti delusi, ma ci siamo obbligati a camminare. Tutti avevamo sperato che Namjoon dicesse che avremmo dovuto continuare la nostra gita al mare come pianificato, ma aveva detto che saremmo dovuti andare a casa e così la nostra gita era finita. La gita al mare che avevamo tutti aspettato con ansia si era rivelata essere un disastro.

Jimin
29 Maggio, Anno 2022

Un piccolo raggio di sole sfiorò il banco. Il raggio aveva a fatica trovato la sua strada attraverso il vetro della stanza, davanti l’entrata, dove si trovavano scritti numerosi nomi di studenti. Il professore stava parlando, ma le sue parole non raggiungevano le mie orecchie. Ero seduto nell’ultima fila di sedie, in un angolo, il capo chino, e mossi le dita come a voler acchiappare il raggio di luce che le attraversava. 

Non era cambiato nulla, da quando avevo lasciato l’ospedale. Anzi, mi sembrava di aver fatto molti passi indietro. Seguivo le lezioni solo perché mia madre si preoccupava di cosa avrei potuto fare, senza un diploma. Fu un suo suggerimento che avrei dovuto almeno diplomarmi. Mi era indifferente. Non vi era nulla che volessi fare, o che potessi fare. 

Non volevo tornare a scuola. Riprendere a studiare era una seccatura. Ma la mia paura più grande era essere circondato da estranei. E se qualcuno mi avesse riconosciuto? Cosa avrei risposto, se mi avessero chiesto il perché non mi fossi diplomato? Ero spaventato di rispolverare quei ricordi di scuola che avevo segregato in un angolo della mia memoria. 

Seokjin
30 Maggio, Anno 2022


Avevo solo un indizio: la Mappa dell’Anima. Le parole mi erano estranee, il che non mi dava nemmeno la più pallida idea di cosa fosse o cosa ci dovessi fare. Nonostante tutto questo, mi serviva pure un punto da dove cominciare e speravo che la “Mappa dell’Anima” lo fosse per me. Ma non lo era, quindi feci innumerevoli ricerche e ripetuti pensieri, ma tutto sembrava scivolarmi tra le dita. A ripensarci quando tutto tutto questo era cominciato, era stato allo stesso modo: “Credi che potrai rimediare a tutti i tuoi errori e salvare tutti?”. Quando avevo annuito a questa domanda non avevo idea di cosa avrei sofferto.

Voltai le spalle agli scaffali ed ai libri polverosi che affolavano la libreria dell’usato. Quando dalle scale spuntai nella stradina, i petali dei fiori di ciliegio volteggiavano nell’aria. Improvvisamente mi sentii come se fossi già stato lì e mi guardai alle spalle. L’ingresso sotto al livello della strada della libreria era buio e non si riusciva nemmeno a vedere l’insegna. Magari mi ero confuso con l’insegna di un’altra libreria: ero stato in innumerevoli librerie e bliblioteche per cercare qualcosa sulla Mappa dell’Anima. Su cosa avevo trovato, scorrendo tra bibliografie e parole chiave online, non c’era molto da dire. Magari in questo periodo ero passato anche in questa libreria o in una simile.

Mi diressi alla macchina all’inizio della stradina, accesi il motore e misi le mani sul volante. Ma da qui non sapevo dove sarei dovuto andare.

Seokjin
4 Giugno, Anno 2022


Entrando nello studio di mio padre, c’è un quadro interessante. Una precaria zattera di legno sulle impennati onde del mare aperto. Persone abbandonate lì sopra, senza cibo o acqua, senza una bussola o una speranza. Persone che a causa della fame e della sete, della paura e del disgusto, dell’orrore e dell’avidità, bevono il sangue uno dell’altro e, nel farlo, uccidono anche loro stessi.

Quando ero piccolo questo quadro mi spaventava così tanto che non entravo nello studio. Mi chiedevo persino come mai mio padre avesse un dipinto così orribile appeso al muro, ma con il passare del tempo il quadro è diventato semplicemente parte dello studio, non l’oggetto di paura e preoccupazione.

Al suo posto sviluppai un altro tipo di paura. La paura per la stanza dall’altra parte della porta che si trovava dentro lo studio. Nè la stanza nè la porta erano speciali, non erano chiuse con un lucchetto o un codice, e quello che c’era oltre era solo un’estensione dello studio. Se ci fosse stato qualcosa di speciale lì dentro, sarebbe stato solo che c’erano moltissimi libri: gli scaffali erano zeppi di fogli e libri da quando mio padre faceva le superiori in poi. Chiamavo quel posto “la stanza interna”.

La stanza interna era un posto dove mio padre andava da solo a riordinarsi le idee o a pensare a cose nuove. Oltre a lui nessuno andava lì dentro. Io ero stato dentro quella stanza una volta sola ed anche e ero piccolo avevo capito che non era solo una stanza piena di libri. A primo sguardo, i libri buttati qua e là e le scatole ed i documenti messi da parte senza alcun particolare ordine, sembravano normalmente umani. Non sentivo alcun calore provenire dalla carta e non trovavo nessuna emozione nemmeno nelle fotografie o nei dipinti. Ma anche solo stando in mezzo alla stanza a guardare gli scaffali, sentivo un senso di intimidazione che mi faceva sentire come se tutto il mio corpo si stesse sgretolando.

Non mi ricordo che ci sia stato alcun tipo di protesta perchè vi ero entrato (anche se potrebbe essercene stata qualcuna), ma ad un certo punto smisi di entrare nella stanza qualche volte. Arrivavo fino a davanti alla porta, ma la guardavo solo per un istante e non mi sognavo nemmeno di girare la maniglia.

Namjoon
12 Giugno, Anno 2022

Il paese di campagna era esattamente come l’avevo lasciato, immutato. A parte per il cambiamento delle stagioni, era esattamente lo stesso. Per evitare i negozi e il lungofiume, stetti di proposito a debita distanza dal paese e mi diressi verso l’area di sosta. La strada era per lo più in salita, c’era il sole e stavo sudando. Uno scooter ci sorpassò, alzando una nube di polvere. Taehyung tossì seccamente e borbottò tra sè e sè, in lontanaza riuscii a scorgere la curva dove era avvenuto l’incidente.

Al momento non c’era nemmeno un segno rimasto sul bordo della strada. Taehyung cadde in ginocchio, come se fosse crollato, e guardò l’asfalto. Sull’autobus per arrivare qui gli avevo raccontato cosa era successo alcuni inverni fa: la gara al ristorante lungo il fiume, i fiocchi di neve che cadevano dal cielo notturno, il volto ferito di Taehyung. Il momento in cui lo scooter era scivolato, mi si erano drizzati tutti i capelli sulla nuca. L’incidente e la morte di Taehyung, e quanto facilmente quell’incidente era stato ripulito e dimenticato. Alcune cose non potevo dirle, come l’espressione sulla faccia di Taehyung quando aveva detto che aveva qualcosa da chiedermi, tutti i momenti che avevo passato in quel paese di campagna, e il fatto che avevo chiamato quell’amico “Taehyung”.

“Hyung, non moriamo!”

Abbassai lo sguardo per vedere Taehyung che stava guardando verso di me, le mani poggiate sull’asfalto. Provai a pensare a qualcosa da dire, ma non mi venne in mente niente. Mi sembrava che sotto le mani di Taehyung potessi vedere Taehyung -no, quel mio amico del paese – sdraiato lì sulle strisce bianche. Non esisteva nessuno al mondo a cui sarebbe andato bene morire così. Qualcuno era morto, ma nessuno se ne era preso la responsabilità e nessuno lo aveva davvero compianto. Ovviamente, anche io avevo fatto lo stesso.

“Andiamo”

Alle mie parole, Taehyung si alzò. “Dove andiamo adesso?”

Invece di rispondergli, dissi: “Quando siamo andati in spiaggia mi hai detto che avevi qualcosa da chiedermi, no? Parliamone adesso. Qualunque cosa sia troveremo la soluzione assieme.”

Namjoon
15 Giugno, Anno 2022

Guardai il bambino che stava buttando giù il ramyon tutto d’un fiato, aveva otto, forse dieci anni. Ogni tanto guardava verso di me mentre si ingozzava di riso e noodles caldi. Gli chiesi il nome e disse di chiamarsi Woochang, Song Woochang. Si versò un po’ del brodo del ramyun sulla maglietta sporca e, mentre lo puliva con le mani, borbottava che la nonna lo avrebbe rimproverato di nuovo.

Vidi Woochang per la prima volta circa due mesi fa. Stavo tornando dalla pompa di benzina e lo vidi in piedi davanti al container dietro al mio. All’epoca credevo che stesse cercando una scorciatoia per uscire dalla stazione di Songju, il villaggio dei container non era un posto adatto per far vivere un bambino. Ma un paio di settimane dopo lo rividi nello spiazzo vuoto vicino ai container, stava prendendo a calci da solo un vecchio pallone e da quel momento mi ero imbattuto in lui svariate volte. Andava in giro sempre solo, con indosso sempre la stessa maglietta, gli stessi pantaloni e le stesse scarpe da ginnastica. Era evidente che non avesse un adulto che si prendeva cura di lui. Non c’era niente che ci potessi fare, avevo già abbastanza difficoltà a prendermi cura di me stesso. Passavo sempre oltre e fingevo di non conoscerlo.

Quando venni via dalla pompa di benzina e arrivai al villaggio dei container stasera, erano passate da poco le undici. Mentre rovistavo in tasca per cercare la mia chiave, vidi un’ombra accovacciata: era Woochang. Avrei potuto trovare la mia chiave, aprire il container ed andare dentro a farmi del ramyon per poi dormire, ma non stasera. Non volevo farlo.

Guardai il cielo, era stato cupo tutta la giornata e il cielo notturno era pieno di nuvole grigie, non riuscivo a vedere nemmeno una singola stella. Improvvisamente mi sentii affamato. Se ricordavo bene, mi era rimasta solo una confezione di ramyeon nel container. Non ne avevo altre in dispensa e non avevo la forza di andare a comprarne altre. Queste erano le condizioni in cui mi trovavo. Guardai la chiave che avevo tirato fuori dalla tasca, mi ricordai il paesaggio che guardavo mentre venivo via dalla campagna. Mi vennero in mente le parole. che avevo scritto sul finestrino dell’autobus.

Andai verso Woochang.

Yoongi
23 Giungo, Anno 2022

Quando vidi le notifiche nella chat, sbloccai il telefono. All’improvviso si era fatto buio. Fino a quel momento, non era stato facile raccogliere ogni pezzo musicale scritto. Scelsi tra quelli sopravvissuti alle fiamme, e tra le melodie che mi erano ancora rimaste in mente. Con sorpresa, tra quelle, la maggior parte le avevo proprio scritte nell’aula in disuso, durante le superiori. Se ci ripensavo, non mi sembrava di aver scritto chissà poi quanta musica in quel periodo. Allora… no, ogni momento che avevo avuto, lo avevo passato sempre a fuggire dalla musica.

Aprii la chat e vidi che si erano accumulati già un bel po’ di messaggi. Stranamente era stato Jimin a crearla, e notai che la conversazione era già iniziata, prima che mi aggiungessero, perché i discorsi erano iniziati a metà. Taehyung chiese a tutti: “Voi sapete cos’è la mappa dell’anima?”.

Passò molto tempo prima che Hoseok rispondessere: “Cos’è?”.

“Hyung, secondo te se lo avessi saputo te lo avrei chiesto?”, disse Taehyung.

“Effettivamente. Perché lo chiedi?”.

La conversazione proseguì per un pò in tal senso, finché Jimin non spiegò tutta la storia: era andato all’ospedale, e sulla strada del ritorno si era imbattuto in Seokjin hyung, che gli aveva detto di essere alla ricerca della mappa dell’anima.

Dopo molto tempo, apparve Namjoon, e scrisse: “Seokjin hyung un po’ di tempo fa ha chiesto anche a me cosa fosse. Mi disse che la mappa dell’anima era l’unico modo per mettere un punto a tutto ciò”.

Dopodiché, la conversazione si interruppe. Forse eravamo tutti assorti nei nostri pensieri. Cos’era quella cosa a cui Seokjin hyung voleva dare un taglio? Sospettavamo tutti che ultimamente si stesse comportando un pò in maniera strana. Se avesse trovato la mappa dell’anima, sarebbe tornato di nuovo a stare bene? Che diavolo era, e dove si poteva reperire?

La conversazione successivamente proseguì in tal modo:

“Nessuno ha aggiunto Jungkook alla chat?”

Jimin replicò: “Ci avevo pensato anch’io, ma Jungkook sta ancora male”. Era una risposta criptica, e incerta. All’improvviso, mi chiesi perché Jimin si fosse recato all’ospedale. Cosa aveva provato, dopo aver visitato il posto in cui era stato rinchiuso per così tanto tempo?

Avevo già chiuso la chat, ma la riaprii, e scrissi: “Ok. Hai fatto bene. Facciamo riposare Jungkook ancora un altro po’ “.

Jimin
24 Luglio, Anno 2022

Raggiunsi il capannone in anticipo rispetto a quanto accordato. Volevo fare gli auguri a Jungkook per le dimissioni dall’ospedale. Ma non solo. Dovevo parlare anche con Seokjin. Era una cosa importante, ma che probabilmente non gli avrebbe fatto piacere. Anziché entrare subito, camminai un po’ lungo i binari. Passò un treno, e si alzò un forte vento. La banchina si riempì di persone, per poi subito svuotarsi. A un certo punto, mi accorsi di essere in ritardo. Tornai indietro, prendendo un grosso respiro.

Non c’era nessuno nel container, solo aria cocente. Scottata dal sole estivo, mi investì, quasi stesse aspettandomi. Ero dieci minuti in ritardo, eppure ero il primo arrivato. Cos’era successo agli altri? Era accaduto qualcosa? Sarebbero venuti? Accesi il condizionatore e entrai. L’atmosfera nel capannone era troppo rafferma e silenziosa per essere quella di festa. Presi un foglio dal cassetto della scrivania, e scrissi “Auguri, Jungkook”, e poi lo appesi al muro. Non bastava a togliermi quella sgradevole sensazione di dosso, ma era meglio che non far nulla. 

I minuti passarono, e controllai in chat se stessero arrivando. I treni si susseguirono fuori dalla finestra, e ogni volta il capannone dava uno scossone. Mentre osservavo il mondo di fuori, che sembrava tremare, mi ricordai di quando varcai le porte dell’ospedale e scappai. Senza gli hyung, senza Taehyung né Jungkook, sarei stato in grado di farlo? Anche se la porta fosse stata lì, aperta, non era scontato varcarla. Non si era trovato anche Seokjin chiuso in una situazione simile? Non è che stava aspettando che qualcuno la aprisse per lui? Non vi erano certezze. Non sapevo se sarei stato in grado di aiutarlo. Ma se ciò che avevamo raccolto poteva essere anche solo un piccolo indizio… mentre pensavo a ciò, le porte del capannone si aprirono, e Yoongi entrò.

Jungkook
24 Luglio, Anno 2022

“Auguri, Jungkook”, c’era scritto sul lato del container, ma la scritta non rispecchiava affatto l’atmosfera. L’aria all’interno del container straripava di una strana agitazione. Pensandoci, era sempre stato così, ultimamente.

In un attimo, Seokjin hyung uscì. Taehyung hyung lo seguì in fretta e gli altri fecero lo stesso, scambiandosi qualche sguardo. Taehyung hyung disse qualcosa, ma non sembrava che Seokjin hyung lo stesse ascoltando. Da dietro le spalle di tutti gli hyung, vidi Seokjin hyung salire in macchina.

La macchina fece retromarcia molto facilmente, dopodiché ripartì di corsa. Le luci provenienti dal container ne delinearono il contorno. Le tracce di un incidente sul paraurti si resero visibili per un breve attimo, prima di sparire inghiottite dall’oscurità. Era strano, ma vedere quella scena non mi aveva fatto provare nulla. Nonostante fosse una conferma di ciò che già sapevo, pensavo che di fronte ad una dura verità avrei provato qualcosa di complicato o che almeno ne sarei rimasto scioccato, ma in realtà non fu così.

L’immagine della macchina di Seokjin hyung che spariva nell’oscurità venne sostituita da quella dei fari che quella notte si avvicinavano nella mia direzione, dalla sensazione del mio corpo in aria, dal momento in cui non ero più stato capace di deglutire o respirare, dall’attacco di panico che aveva fatto tremare il mio corpo intero, dal brivido insopportabile che avevo provato quando la mia coscienza si era dispersa, dall’ombra di morte e dalle tracce dell’incidente sul paraurti di quella macchina.

Entrai nel container, mi sedetti e alzai lo sguardo verso la calligrafia di Jimin hyung che tracciava, “Auguri, Jungkook”. Improvvisamente, provai un forte dolore alla gamba che era stata coinvolta nell’incidente. Gli hyung non avevano nemmeno pensato di rientrare. Stavano parlando di qualcosa di cui non ero a conoscenza.

Jungkook
26 Luglio, Anno 2022

Quando sono ritornato in me, mi sono ritrovato alla fermata dell’autobus. Mi sono guardato alle spalle per vedere quanta strada avessi fatto, ma avevo già perso di vista l’ospedale. Ho aspettato l’autobus e poi sono partito. Era un autobus che portava a quel posto, non era stata mia intenzione salirci, ma forse già sapevo dentro di me che sarei dovuto tornare in quel posto. Dovevo capire il significato di quel che era successo lì. Ho gettato lo sguardo al di fuori del finestrino osservando il passante tempo estivo, e ho pensato fra me e me: posso fidarmi degli hyung?

Quando sono sceso dall’autobus, quest’ultimo è partito immediatamente. Si è sollevata una nube di polvere. Mi sono incamminato lentamente verso il luogo dell’incidente. Ho pensato a quella notte. Ho pensato alla grandissima luna appesa in cielo, al mondo capovolto, ai fari dirigersi verso di me nella mia visione ribaltata, alla sagoma della macchina che mi oltrepassò sparendo, alle luci dei fanali posteriori e al suono di un motore che suonò particolarmente familiare.

Mi sono steso sull’asfalto così come in quella notte. Ho reclinato la testa e ho alzato lo sguardo al cielo. Si stava facendo buio, ma non riuscivo a vedere la luna. Era una strada silenziosa, ma se qualche macchina fosse passata di cui, avrebbe potuto non vedermi e sarei potuto finire coinvolto in un altro incidente. Mi sono domandato un’altra volta: se non potevo fidarmi degli hyung, di chi mi potevo fidare?

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia | @BTSItalia_twt (hanabi, lilac, Fab). Prendere solo con crediti.

[TRAD ITA] The Notes: Seokjin, 3 Agosto 2022

Aprii la porta e entrai. Era una notte di mezza estate. L’odore di muffa e polvere si mischiava con l’aria umida della stanza. Ad un tratto mi tornarono in mente dei ricordi. Le scarpe del preside che luccicavano, l’espressione sul volto di Namjoon, sull’uscio della porta, il giorno in cui avevo incolpato Hoseok e me ne ero andato. Iniziò a farmi male la testa e fui scosso da brividi. Soffrivo per una strana emozione, un misto di rabbia e perfino paura. Il segnale che mandava il mio corpo era chiaro: dovevo andarmene.

Sembrava che Taehyung avesse capito quello che stavo per fare, così mi prese per il braccio.
“Hyung, provaci ancora. Cerca di ricordare cos’è successo qui”.
Ho scrollato via la mano di Tae e mi sono voltato. Erano ore che giravo nell’afa. Ero stanco della mia stessa stanchezza. Gli altri mi guardavano confusi, come se non sapessero cosa dirmi.

Ricordi. Il ricordo di cui parlava Taehyung non aveva alcun senso per me. Ciò che avevo fatto, ciò che mi era successo, ciò che noi avevamo fatto. Può darsi. Può darsi fosse accaduto tutto questo. Ma i ricordi non sono una convinzione o un qualcosa da capire. Avere esperienza non vuol dire guardare gli altri, basarsi sul sentito dire. È una cosa che devi custodire nel cuore come fosse la tua guida. Ciò nonostante, per quanto mi riguardava, tutti i ricordi legati a quel posto erano caratterizzati da fatti negativi. Fatti che mi facevano soffrire e che mi facevano venir voglia di scappare.

Ci fu un litigio tra me e Taehyung, ché voleva impedirmi di andarmene. Ma eravamo entrambi esausti. Stanchi di colpirci, di non ascoltarci e di bloccarci a vicenda… Azioni troppo lente o pesanti, come se accadessero in un liquido viscoso.
Improvvisamente, io e Taehyung inciampammo l’uno sull’altro.
Le mie spalle picchiarono contro il muro, e di quello che successe dopo, ricordo solo che persi l’equilibrio e caddi.
All’inizio, non sapevo cosa stesse accadendo: per colpa della polvere non riuscivo ad aprire gli occhi e nemmeno a respirare. Continuavo a tossire ininterrottamente.
“Stai bene?”
Avevo capito di essere a terra, quando qualcuno si avvicinò per parlarmi. Mi alzai, e la mia attenzione venne rapita da una crepa nel muro contro cui avevo sbattuto. Dietro quel muro si apriva uno spazio enorme. Per un istante nessuno si mosse. Che cosa… Qualcuno disse: “Abbiamo trascorso così tanto tempo qui…”, nessuno avrebbe mai pensato ci fosse un posto del genere al là del muro.
Ma di cosa si trattava?

Non appena la polvere si disperse, vidi un unico armadietto in mezzo a quello spazio vuoto.
Namjoon andò ad aprirlo. Mi avvicinai. All’interno era custodito un diario. Namjoon lo prese, e lo sfogliò. Trattenni il fiato.
Sulla prima pagina vi era riportato un nome che non ci saremmo mai aspettati di vedere: il nome di mio padre. Mentre Namjoon stava per voltare la pagina, gli presi il diario di mano. Mi guardò sorpreso, ma non si oppose.
Girai la pagina.
Era vecchia, e mentre la voltavo, si sfaldava tra le mie dita. All’interno del diario c’era il racconto, scritto da mio padre, di quello che era successo tra lui e i suoi amici delle superiori. Non era un diario giornaliero. Veniva scritto di mese in mese.
Una pagina aveva addirittura macchie di sangue, tali da non riuscire nemmeno a leggerla. Ma ero comunque in grado di capire. Mio padre aveva vissuto ciò che avevo vissuto anch’io. Aveva fatto errori e sbagliato proprio come avevo fatto io, era scappato ed aveva continuato a scappare per rimediarvici, proprio come avevo fatto io.
Le cose scritte sul diario di mio padre erano un resoconto dei suoi fallimenti.
Alla fine, si era arreso e aveva fallito. Dimenticò, diede la colpa agli altri, scappò. Abbandonò i suoi amici.
C’era una macchia d’inchiostro nera, sull’ultima pagina scritta del diario. La stessa in quella seguente (che non sembrava essere stata scritta) e in quella dopo ancora, fino all’ultimissima pagina.
Quella macchia rappresentava il suo fallimento.

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.

Traduzioni BTS Notes “Her”

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Taehyung
29 Dicembre, 2010
Mi sono tolto le scarpe e ho buttato lo zaino nella stanza principale. Papà era davvero lì. Non ho pensato a quanto tempo fosse passato, o dove fosse andato. Mi sono solo ciecamente gettato fra le sue braccia. Non ricordo con chiarezza cosa sia successo in seguito. Se sia stato l’odore dell’alcol ad essere arrivato prima, o gli insulti, oppure lo schiaffo sulla mia guancia. Non capivo cosa stesse succedendo. Puzzava di alcol, e quando ansimava il suo alito era nauseante. I suoi occhi erano iniettati di sangue e la sua barba lasciata incolta. Colpì il mio volto con la sua grande mano. Mi colpì ancora e mi chiese che cosa avessi da guardare. Poi mi sollevò in aria. I suoi occhi scarlatti erano spaventosi, ma ero talmente terrorizzato da non riuscire nemmeno a piangere.
Questo non era mio padre. No, questo era mio padre, ma non lo era. Le mie gambe si dimenavano a mezz’aria.
Un attimo dopo, la mia testa si schiantò contro il muro e crollai al suolo. Sembrò quasi che la mia testa stesse per esplodere. La mia vista iniziò ad annebbiarsi e battei le palpebre un po’ di volte. La mia testa era piena solo del penetrante suono del respiro di mio padre.

Seokjin
2 Marzo, 2019
Un odore umido fuoriuscì dall’ufficio del preside non appena vi entrai, seguendo mio padre. Sono passati dieci giorni da quando sono tornato dall’America, e ieri mi avevano detto avrei frequentato scuola con ragazzi un anno più piccoli, siccome il sistema scolastico là è diverso.
“La prego di prendersi cura di lui”, disse mio padre, posando la sua mano sulla mia spalla, e il gesto fece trasalire tutto il mio corpo senza che me ne rendessi conto.
“La scuola è un luogo pericoloso. C’è bisogno di regole”, disse il preside, volgendo lo sguardo nella mia direzione. Ogni volta che il preside parlava, le sue guance rugose e la pelle intorno alla sua bocca si afflosciavano, ed era ben visibile l’interno delle sue labbra nere, di un rosso puro e scuro.
“Non lo pensi anche tu, Seokjin?”
Ho esitato alla domanda improvvisa, e mio padre acuì il peso della sua mano sulla mia spalla. Aveva una presa talmente stretta da far risaltare le vene del suo collo.
“Credo ti troverai bene.”
Il preside incontrò il mio sguardo con persistenza, e mio padre applicò sempre più forza nella mano sulla mia spalla. Faceva così male che pensavo le ossa delle mie spalle si sarebbero frantumate, e serrai le mani a pugno. Fui scosso da brividi e cominciai a sudare freddo.
“Devi sempre rivolgerti a me. Seokjin, devi diventare un bravo studente”, mi disse ill preside guardandomi con espressione accigliata.
“Sì.”
L’agonia sparì non appena feci uscire forzatamente una risposta. Ho
sentito mio padre e il preside ridere. Non riuscii a sollevare il capo. Ho solo guardato in basso le scarpe marroni di mio padre e quelle nere del preside. Non so da dove stesse entrando la luce, ma sembravano brillare. Ne ero terrorizzato.

Jimin
30 Agosto, 2019
Mentre Hoseok hyung era al telefono, mi divertivo a calciare lo sporco che si trovava bloccato sotto la sua ombra. Hyung ha riso lievemente e ha fatto un’espressione che sembrava dire “Park Jimin è diventato grande.” Ci si mettevano due ore per camminare da scuola a casa. In autobus non si impiegava neanche 30 minuti, e se si prendeva la strada principale il tempo si sarebbe ridotto a 20, ma hyung insisteva di percorrere una strada piena di vicoli tortuosi, piena di salite e discese e attraversata da un cavalcavia. L’anno scorso, avevo cambiato scuola dopo essere stato dimesso dall’ospedale. La scuola era distante da casa e non c’era nessuno che conoscessi. Ma alla fine pensavo andasse bene così. Avevo già cambiato scuola più volte e non sapevo mai quando sarei stato ricoverato di nuovo, perciò non era nulla di speciale.
Ma fu allora che incontrai hyung. Poco dopo l’inizio del nuovo semestre. Hyung si era
avvicinato a me come se niente fosse e aveva camminato al mio fianco per due ore. Mi ero accorto solo dopo che le nostre case non si trovavano nella stessa direzione. Non riuscii nemmeno a chiedergli il perché. Ho solo sperato in cuor mio che quelle due ore dove le nostre ombre camminavano fianco a fianco, insieme sotto al sole, potessero allungare la giornata almeno per un altro po’.
Hyung era ancora al telefono, così ho nuovamente pestato la sua ombra, poi corsi via. Hyung chiuse la chiamata e iniziò a inseguirmi. I nostri gelati si erano già sciolti sotto il sole cocente e il suono delle cicale mi perforava le orecchie. Improvvisamente, sentii la paura pervadere il mio cuore. Quanto sarebbero durate ancora queste giornate?

Namjoon
15 Maggio, 2020
Non appena varcai la porta del ripostiglio, che era divenuto un nascondiglio per chi di noi non aveva un luogo dove andare, misi a posto due sedie. Sollevai un banco che era caduto, abbandonato, e rimossi la polvere con il palmo della mano. I finali rendono le persone sentimentali. Oggi sarebbe stato l’ultimo giorno in cui sarei venuto a scuola. Due settimane fa, era stato deciso ci saremmo trasferiti. Forse non sarei più tornato qui, e forse non avrei più visto i miei hyung e donsaeng.
Piegai un foglio in due e lo misi sul banco, tirai addirittura fuori una matita, ma non sapevo che parole avrei dovuto lasciare dietro, perciò feci soltanto passare il tempo. Mentre scarabocchiavo un po’ di parole insignificanti, la mina della mia matita si spezzò rumorosamente.
“Devi continuare a vivere.”, ho scarabocchiato sul foglio, coperto di macchie lasciate dai frammenti di mina, senza rendermene conto. Fra la polverina nera della mina e gli scarabocchi erano sparse storie di povertà, genitori, donsaeng, trasferimenti. Accartocciai il foglio e lo misi in tasca, per poi alzarmi. Spinsi il banco e della polvere si alzò. Prima di andarmene, mi fermai alla finestra sporca e tirai un respiro profondo, poi scrissi tre caratteri. Nessun saluto sarebbe stato sufficiente, e anche se non avessi detto nulla, quella scritta sarebbe bastata:
“Incontriamoci di nuovo.”
Più che una promessa, quello era solo un desiderio.

Jungkook
25 Giugno, 2020
Accarezzai i tasti del pianoforte col mio polpastrello, disperdendo la polvere che vi si era posata. Feci pressione col dito, ma il suono che venne fuori dal pianoforte era diverso da quello di hyung mentre suonava.
Sono passati dieci giorni da quando hyung non si è più fatto vedere a scuola. Oggi, si è sparsa la voce sia stato espulso. Namjoon e Hoseok hyung non hanno detto niente, e avevo troppa paura di chiedere loro qualcosa a riguardo. Quel giorno, due settimane prima, solo io e hyung eravamo nel nostro nascondiglio. Hyung non mi aveva
nemmeno guardato quando ero entrato, e aveva continuato a suonare il pianoforte; avevo messo due banchi vicini e avevo chiuso gli occhi, come a far finta di dormire. Hyung e il pianoforte erano così diversi, ma allo stesso tempo sembravano così simili l’un l’altro tanto che mi era difficile fare differenza fra i due. Mentre ascoltavo hyung suonare, per qualche strano motivo avevo sentito il bisogno piangere.
Siccome avevo sentito le lacrime salire, mi ero girato, e improvvisamente sentii la porta aprirsi con violenza, fermando il suono del pianoforte. Sentii uno schiaffo arrivarmi sul viso, facendomi vacillare all’indietro, per poi farmi cadere a terra. Nel momento in cui mi rannicchiai per resistere alla violente parole che avrei ricevuto, improvvisamente la voce si fermò. Quando sollevai il capo, vidi hyung in posizione protettiva davanti a me, mentre teneva l’insegnante per la spalla. Al di là della spalla di hyung, vidi l’espressione disgustata dell’insegnante.
Spinsi il tasto di pianoforte. La mia era solo un’imitazione del brano che hyung era solito suonare. Hyung era stato davvero espulso? Non sarebbe più tornato? Hyung diceva sempre che era abituato ad essere picchiato. Se non fossi stato lì, hyung non avrebbe dovuto opporre resistenza all’insegnante, non è così? Se non fossi stato lì, hyung
sarebbe ancora qui, a suonare il pianoforte, non è così?

Yoongi
25 Giugno, 2020
Spalancai la porta ed entrai, poi tirai fuori una borsa dal cassetto più basso della scrivania. Quando la ribaltai, un tasto di pianoforte cadde con un ‘clack’. Buttai il tasto di pianoforte mezzo bruciato nella spazzatura e mi stesi sul letto. Il fuoco acceso nel mio cuore non voleva saperne di spegnersi, il mio respiro era irregolare, avevo le dita ancora sporche di fuliggine.
Ero andato da solo alla casa distrutta dal fuoco, una volta finito il funerale. Andai in camera di mia madre, e vidi che il pianoforte era stato bruciato così tanto da avere una forma quasi irriconoscibile. Sprofondai al suo fianco. Mi sedetti mentre la luce pomeridiana penetrava dalla finestra, fino a che non iniziò a dissolversi. Gli ultimi
raggi di luce passarono sopra alcuni tasti del pianoforte. Che genere di suono ne sarebbe venuto fuori se li avessi suonati? Pensai a quante volte le dita di mia madre li avessero toccati. A quel punto ne misi uno in tasca e lasciai la stanza.
Sono passati quasi 4 anni da allora. La casa era silenziosa. Era follemente silenziosa. Erano le 10 passate, perciò mio padre doveva essere a letto; dopo, ogni cosa tratteneva il respiro. Erano quelle le regole di questa casa. Era difficile sopportare questa quiete. Non era facile neanche, seguire fedelmente gli orari prestabiliti, le norme e i formulari prestampati. Ma ciò nonostante quel che riuscivo a sopportare ancora meno di tutto ciò era il fatto di vivere in questa casa. Avevo la paghetta da mio padre e cenavo con mio padre e venivo rimproverato da mio padre. Piuttosto che andargli contro e perdermi e creare problemi, mi mancava il coraggio di abbandonarlo e lasciare casa per vivere per conto mio, per trasformare quella libertà in azione e non solo parole.
Mi alzai improvvisamente dal letto e pescai il tasto di pianoforte dal cestino della spazzatura sotto la scrivania. Aprii la finestra e l’aria notturna entrò velocemente. Quell’aria mi schiaffeggiò in faccia con la forza di tutto quel che era successo quel giorno. Tirai il tasto del piano in quell’aria con tutta la potenza in corpo. Ascoltai attentamente, ma non riuscii a sentirlo colpire il suolo. Indipendentemente da quanto ci provassi, non riuscivo ad immaginare il suono che avrebbe potuto fare. Non importa quanto tempo sarebbe passato, quel tasto di pianoforte non avrebbe mai più prodotto nessun suono. E non avrei mai più suonato il pianoforte.

Hoseok
15 Settembre, 2020
La madre di Jimin camminava avanti e indietro per il pronto soccorso. Dopo aver controllato che la targhetta sul letto e la flebo fossero sistemate bene, con un dito tolse dalla spalla di Jimin un filo d’erba. Mi avvicinai titubante, sentendo che avrei dovuto dirle perché Jimin era al pronto soccorso, dirle della crisi che aveva avuto alla fermata dell’autobus. La madre di Jimin sembrò notare solo allora la mia presenza, e mi fissò a lungo con sguardo critico. Non sapevo cosa fare, ed esitai. La madre di Jimin disse solo “Grazie” e poi si volse di nuovo verso di lui.
Quando mi rivolse nuovamente lo sguardo, il medico e le infermiere stavano per trasferire il letto, e io li stavo seguendo. La madre di Jimin mi ringraziò ancora e mi prese una spalla. Invece che “prese” sarebbe più corretto dire che mi toccò appena, per poi ritrarre la mano. Ma subito sentii un muro invisibile innalzarsi tra lei e me. Un muro solido e deciso. Freddo e robusto. Un muro che non sarei mai riuscito a scavalcare. Avevo vissuto in un orfanotrofio per 10 anni. Lo percepivo con il mio intero corpo, con lo sguardo, l’aria stessa. In un momento di smarrimento, feci un passo indietro e crollai al suolo. La madre di Jimin mi guardò con aria vacua. Era una donna piccola e bella, ma la sua ombra era grande e gelida. Quell’ombra calò su di me, accasciato sul pavimento del pronto soccorso, nascondendomi. Quando alzai nuovamente il capo, il letto di Jimin era già stato portato via, in emergenza, e non potevo più vederlo.
Da quel giorno, Jimin non tornò più a scuola.

Jimin
28 Settembre, 2020
Mi fermai, cercando di contare i giorni da quando ero stato ricoverato. Contare è un qualcosa che fai quando vuoi uscire al più presto da un posto, o quando pensi che ci sia speranza di poter uscire. Le foglie e gli alberi in lontananza, fuori dalla finestra, assomigliavano ancora agli abiti delle persone, perciò sapevo che non era passato
molto tempo. Al massimo, poco più di un mese. Forse a causa dei medicinali tutto sembrava così noioso e monotono. Tuttavia, questo era un giorno speciale. Questo era il genere di giorno che dovresti segnarti sul diario, se ne tieni uno. Ma io non tengo un diario, e non voglio avere nessun genere di problema, se segnassi una cosa di
questo tipo. Oggi ho mentito per la prima volta. Ho guardato il dottore negli occhi facendo finta di essere avvilito, e ho detto: “Non ricordo nulla.”

Hoseok
25 Febbraio, 2021
Ballai senza distogliere lo sguardo dal mio riflesso nello specchio. Il me nello specchio aveva i piedi sollevati da terra, si librava ed era libero dagli obblighi e dagli sguardi del mondo.
Nulla aveva importanza. Nulla che mi facesse battere il cuore in petto, oltre al movimento del mio corpo che andava a tempo con la musica.
La prima volta che avevo ballato, avevo all’incirca dodici anni. Era stato forse per un talent show, o per un’uscita didattica. Ero in piedi su un palco, spinto dai miei amici. Le cose che mi ricordo di quel giorno sono il suono degli applausi, il tifo, e la sensazione di essere finalmente diventato me stesso. Ovviamente, a quel tempo credevo fosse solo piacere nel muovere il mio corpo a tempo con la musica. Avrei imparato solo molto più tardi che quel sentimento era gioia e che quella gioia veniva non dal suono degli applausi ma da qualche parte dentro di me.
Il me fuori dallo specchio è preso da tante cose. I miei piedi posso lasciare il suolo solo per pochi secondi alla volta. Quando odio qualcosa sorrido e quando sono triste rido. Svengo quasi ovunque, anche se prendo medicinali che non mi servono. Perciò quando ballo, cerco di non distogliere gli occhi dal me nello specchio.  Il momento in cui riesco a diventare il me stesso più autentico. Il momento in cui posso liberarmi da ogni onere e
volare via. Il momento in cui mi sembra di poter diventare felice. Proteggo quei momenti.

Yoongi
7 Aprile, 2022
Smisi di camminare al suono maldestro di un pianoforte. L’unico suono nel vuoto cantiere era lo scoppiettio del fuoco che qualcuno aveva acceso in un barile. Conoscevo il suono del brano appena suonato, ma perché avevo pensato a quello? I miei passi ubriachi vacillarono. Chiusi gli occhi e camminai ancora più distrattamente. Più il calore del fuoco cresceva, più il suono del pianoforte, l’aria notturna e la mia ebbrezza si
attenuavano.
Aprii gli occhi al suono improvviso di un  clacson, nel momento in cui una macchina mi passò accanto, sfiorandomi per poco. Nella confusione della luce dei fari, del vento alzato dalla macchina, e della mia ubriachezza, vacillai disperatamente. Sentii l’autista imprecare. Non appena mi fermai, preparandomi per insultarlo a mia volta, realizzai improvvisamente di non essere più in grado di sentire il suono del pianoforte; in mezzo al suono del fuoco ardente, del vento, del silenzio lasciato dalla scia della macchina, il suono del pianoforte era sparito. Sembrava essersi fermato.
Perché si era fermato? Chi lo stava suonando?
Le scintille della brace dal barile si sono alzate con un suono brusco. L’ho guardato per un lungo momento, con sguardo distante. Il mio viso divenne caldo per il calore. Fu in quel momento che sentii il suono fragoroso di un pugno urtare contro i tasti del pianoforte. D’istinto, mi guardai alle spalle. Per un momento, il sangue iniziò a fluire così velocemente che il mio respiro divenne irregolare.
Gli incubi di quand’ero piccolo. Quel suono era come quello che sentivo lì.
Dopodiché, corsi. Senza volerlo, corsi verso il negozio di strumenti musicali, e il mio corpo si era volto spontaneamente per guardare dietro. In un certo senso, sapevo si trattasse di un qual cosa già provata già un’infinità di volte. Avevo come la sensazione di aver dimenticato qualcosa di importante.
Il negozio di strumenti musicali aveva la finestra aperta, e qualcuno era seduto di fronte al pianoforte.
Nonostante fossero passati molti anni, l’ho riconosciuto in un istante. Stava piangendo, con le mani raccolte a pugno. Non volevo essere coinvolto nella vita di nessun altro. Non volevo consolare la solitudine di nessun altro. Non volevo diventare una persona significativa per nessuno. Non avevo per niente la fiducia di poter proteggere
quella persona. Non avevo la fiducia di poter stare al suo fianco fino alla fine. Non volevo ferirlo, non volevo farmi del male.
Camminai lentamente. Avevo intenzione di voltarmi e andare via, ma mi avvicinai ancor prima di accorgermene.
Una nota sbagliata risuonò forte. Jungkook sollevò il capo e mi guardò.
“Hyung.”
Era la prima volta che ci vedevamo da quando avevamo lasciato il liceo.

Seokjin
11 Aprile, 2022
Andai al mare da solo. Lo specchio del mare si estendeva in lungo e in largo, di un blu intenso. La luce riflessa dall’acqua e la foresta che avevo appena attraversato erano familiari. Se mi fossi chiesto cosa fosse cambiato, allora la risposta sarebbe stata come fossi cambiato io, come persona. Premendo l’otturatore, lo scenario che si presentava davanti a me era cambiato spostandosi a 2 anni e 10 mesi fa, per poi sparire così come si era presentato. Quel giorno ci eravamo seduti in spiaggia spalla contro spalla. Nonostante fossimo esausti, senza avere la minima idea di cosa il futuro ci riservasse, almeno eravamo insieme.
Feci inversione con la macchina e schiacciai l’acceleratore. Oltrepassai il distributore di benzina e arrivai alla nostra scuola. Abbassai il finestrino. Era una notte estiva, e l’aria era calda. Dagli alberi piantati ai lati della scuola, avevano iniziato a cadere dei petali. Mi lasciai alle spalle la scuola e superai un incrocio. Mi voltai un po’ di volte prima di notare le fiamme in lontananza, innalzarsi dal distributore di benzina
dove lavorava Namjoon.

Namjoon
11 Aprile, 2022
Stavo scavando in cerca di una maglietta che non costasse molto, quando Taehyung allungò la mano da dietro e ne prese una. Era una maglia che aveva le stesse scritte che erano stampate su quella che indossavo in quel momento. Taehyung mi sorrise e si tolse la maglia lacerata. Riuscivo a vedere i lividi sulla sua schiena alla luce che entrava dalla mia roulotte. Hoseok mi guardò con occhi scandalizzati. Taehyung indossò la mia maglietta e si specchiò davanti allo specchio incrostato. Dopodiché rise.
“Sono in ritardo perché voleva fare dei graffiti ed è stato beccato dalla polizia. Ho dovuto tirarlo fuori.”
Feci finta di essere arrabbiato con Taehyung e Taehyung fece finta di essere davvero dispiaciuto. Yoongi hyung, seduto in un angolo della mia roulotte, camminò lentamente nella nostra direzione, e diede un colpo a Taehyung nella spalla.

Jungkook
11 Aprile, 2022
Alla fine, è andata a finire come volevo. Andai incontro ai due teppisti che avevo incontrato per strada di proposito e venni picchiato a sangue. Mentre mi picchiavano mi ero messo a ridere, il che ha alimentato la loro rabbia, perciò dopo avermi chiamato pazzo bastardo mi hanno picchiato ancora più forte. Appoggiai la schiena
contro la saracinesca e volsi lo sguardo al cielo. Era già notte fonda. Non c’era nulla nel cielo nero pece. Vidi un ciuffo d’erba in lontananza. Si era piegato da un lato a causa del vento. Era un po’ come me. Sentii il bisogno piangere, perciò mi costrinsi a ridere.
Chiusi gli occhi e vidi l’immagine del mio patrigno che si schiariva la voce. Il mio fratellastro mi aveva dato un calcio, poi era scoppiato a ridere. I parenti del mio patrigno guardavano altrove oppure parlavano di cose insignificanti. Facevano finta che io non ci fossi, come se la mia esistenza non fosse importante. Mia madre era impotente di
fronte ai loro comportamenti.
Appoggiai le mie mani al suolo e mi alzai, ma alzai della polvere che mi fece tossire. Mi fece così tanto male, da farmi avere l’impressione di essere stato pugnalato ai polmoni. Salii sul tetto del cantiere aperto. La città notturna si estendeva davanti ai miei occhi, dipinta di colori terribili. Mi arrampicai salendo sulla ringhiera e iniziai a camminare con entrambe le braccia aperte. Una gamba barcollò e per poco non persi l’equilibrio. Pensai che sarei potuto morire con un singolo passo falso.
Se fossi morto, sarebbe tutto finito.
Nessuno sarebbe stato triste senza di me.

Taehyung
22 Maggio, 2022
Stavo passando per il bosco e mi guardai alle spalle quando hyung mi telefonò. Stava succedendo davvero di tutto negli ultimi giorni. Feci una telefonata in un luogo lontano in modo che nessun altro potesse sentire. Rallentai il passo di proposito, voltandomi interamente verso il mare. Passai vicino a hyung, anche se lui non mi vide. “Sei solo un anno più piccolo di me. Ah no, non mi interessa. Non è qualcosa di cui mi potrei occupare in ogni caso.”
Un brivido mi percorse la schiena, e l’intero mondo sembrò crollarmi addosso. Mi sembrò di essere stato abbandonato in un mare profondo a nuotare in solitudine. Avevo paura e mi sentii terrorizzato. Miserabile e vergognoso. Arrabbiato. Talmente tanto arrabbiato da non essere in grado di trattenermi. Volevo fare qualcosa, qualsiasi cosa. Volevo spaccare, colpire ed essere allo sbando. Eppure avevo paura. Anche il sangue di mio padre scorreva in me. Pensai che forse la violenza si potesse ereditare. Alla fine qualcosa aveva finito per sorpassare il muro che avevo eretto.

Hoseok
31 Maggio, 2022
Ho istintivamente distolto lo sguardo, ed ero senza fiato. Dopo aver ballato a lungo ne ero spesso a corto, ma questo non era lo stesso contesto. Pensai di essere simile a mia madre. No, quello non era né un pensiero né una percezione, e non era nemmeno qualcosa che si potesse spiegare o descrivere. Non riuscivo a guardare il volto di un amico che conoscevo da più di 10 anni. Abbiamo imparato a ballare insieme e abbiamo
fallito insieme, ci siamo sentiti demoralizzati e ci siamo fatti forza. Crollavamo sul pavimento coperto di sudore e ci tiravamo addosso gli asciugamani facendo battute.
Mi sembrava di aver toccato per la prima volta una sensazione mai provata prima, e di scatto mi alzai in piedi. Non appena raggiunsi l’angolo, appoggiai la schiena al muro e rimasi in piedi. Provai a calmare il mio respiro agitato, ma ad un certo punto sentii qualcuno dire, “Dove stai andando Hoseok-ah?”.
Una voce. Ho pensato che potesse essere una voce. Una voce che mi aveva chiamato “Hoseok-ah”, una voce che non riuscii a ricordare subito, ma che mi richiamò al
tempo in cui avevo sette anni.

Yoongi
8 Giugno, 2022
Mi sono tolto la maglia di nuovo. Il riflesso nello specchio non mi rappresenta affatto. La t-shirt con su scritto ‘Dream’ non era il mio stile, da qualsiasi verso la guardassi. Il colore rosso, la parola ‘Dream’, anche il modello aderente non mi andava giù. Con un gesto di seccatura improvvisa, tirai fuori una sigaretta e presi il mio accendino. Non era nella tasca dei miei jeans, perciò rovesciai il contenuto della mia borsa, e solo in quel
momento ricordai. Me l’aveva preso. Senza pensarci due volte, l’aveva stappato dalle mie mani e l’aveva preso. E quel che mi aveva buttato dopo era un lecca-lecca e questa t-shirt.
Mi scompigliai i capelli e mi alzai, sentendo poi il suono dell’arrivo di un messaggio. Non appena vidi il nome a tre caratteri sullo schermo del mio cellulare, l’ambiente intorno a me divenne bianco e il mio cuore mi balzò fuori dal petto. Spezzai la sigaretta in due mentre andavo a riassicurarmi del messaggio. Indossando quella stretta maglietta rossa con su scritto ‘Dream’, risi come un idiota come se ci fosse qualcosa di bello, in tutto ciò.

Taehyung
25 Giugno, 2022
Rallentavo il passo di proposito e raddrizzavo le orecchie ogni volta avessi la minima impressione che mi stesse seguendo.
Oggi era il terzo giorno che ci eravamo incontrati al minimarket. Se c’era qualcosa di diverso, allora era il fatto che oggi era scappata, non appena mi aveva visto. Dopodiché mi aveva aspettato in un vuoto appezzamento dietro al negozio, ma non appena mi feci rivedere, si nascose nuovamente. Si era nascosta bene ma la sua ombra si
proiettava lontano, nella direzione di fronte all’appezzamento abbandonato. Risi lievemente. Passai, facendo finta di non vedere nessuno, ma poi mi aveva iniziato a seguire.
Imboccai un vicolo stretto. Quello era l’unico posto nel nostro vicinato dove i lampioni non erano rotti. Il vicolo era lungo e il lampione era collocato da qualche parte a metà strada. Quando la fonte di luce è davanti, l’ombra si proietta dietro. Quindi in quel momento la mia ombra era proiettata alle mie spalle. Poteva essersi addirittura
proiettata fino ai piedi della persona che mi stava seguendo con respiro trattenuto. Mentre passavo sotto al lampione, la mia ombra sparì sotto i miei piedi. Iniziai a camminare leggermente più veloce. Non dopo molto, un’ombra che non mi apparteneva comparve sulla strada cementata. Fermai i miei passi e la presenza dietro di
me si fermò a sua volta. Le due ombre di diversa altezza si fermarono l’una vicino all’altra.
Parlai.
“Aspetterò finché non verrai qui.”
L’ombra sobbalzò. Poi rimase immobile come se volesse far finta di non esserci.
“Riesco a vedere tutto.”
Feci notare l’ombra. A quel punto un suono di passi iniziò a farsi più vicino,
rumorosamente, di proposito. Risi.

Namjoon
30 Giugno, 2022
Mi guardai un po’ stranito, e schiacciai il tasto di apertura delle porte come se le mie mani avessero volontà propria. C’erano dei momenti così. Momenti che mi sembrava di aver vissuto già infinite volte, anche se era ovviamente la prima. La porta dell’ascensore si aprì nuovamente e pochi attimi prima che si chiudesse la gente si lanciò dentro. In mezzo a queste persone, ne cercavo una che portava i capelli legati con un elastico
giallo. Non avevo premuto il bottone delle porte con la certezza che questa persona sarebbe stata lì, ma avevo pensato fosse ovvio ci sarebbe stata. Indietreggiai passo dopo passo. La fredda parete dell’ascensore mi sfiorò la schiena, e io alzai la testa e vidi l’elastico giallo.
La schiena di una persona racconta molte storie. Solo che alcune già le avevo sentite. Alcune potevo solo indovinarle. Alcune erano ancora da spiegare, anche se già concluse. Improvvisamente pensai che puoi dire di conoscere una persona solo quando riesci a leggerla anche se è di spalle. Quindi non sarebbe dovuto esserci qualcuno che riusciva a leggere tutto di me alle mie spalle? Mentre alzavo gli occhi, i nostri sguardi si
incrociarono allo specchio, e in un lampo smise di guardarmi. Questo genere di cose succedeva spesso. Quando alzai nuovamente la testa, vidi solo il mio viso allo specchio. Non riuscivo a vedere la mia schiena.

Jimin
3 Luglio, 2022
Alla fine, mi stesi sul pavimento. Spensi la musica e tutto d’un colpo l’ambiente intorno a me si ammutolì, non sentivo altro che il suono del mio respiro e del mio stesso battito cardiaco. Tirai fuori il cellulare e riguardai il video della coreografia che avevo imparato quella mattina. Nel video, i movimenti di hyung erano così armoniosi e precisi. Il suo era il risultato di innumerevoli ore di prove e di sudore, il risultato dell’allenamento, ma siccome non ero lontanamente vicino al suo risultato ero incredibilmente geloso. Ma comprensione e speranza sono due cose completamente diverse, e spesso sospiravo a quel pensiero. Mi alzai di nuovo di scatto, cercai di imitare la rotazione al suo stesso modo, ma i miei passi non facevano altro che continuare ad intrecciarsi. Continuavo a
commettere errori proprio nel punto in cui dovevamo coordinare il nostro andamento, mentre ci scambiavamo di posizione. Avevamo deciso di riprovarlo di nuovo l’indomani, ma fino a quel momento volevo mostrargli quanto fossi serio a riguardo. Piuttosto che ricevere il complimento ironico “Era meglio di quanto mi aspettassi”, volevo essere riconosciuto come un partner serio e degno di esserlo, uno che potesse coordinare il proprio respiro con quello di hyung.

Seokjin
15 Agosto 2022
Dopo essere finalmente emerso dall’ingorgo stradale, frenai di colpo quando avrei invece dovuto accelerare. L’auto dietro alla mia mi sorpassò suonando il clacson, e mi parve di udire qualcuno imprecare, ma il suono si disperse nel caos del traffico. Vidi un piccolo negozio di fiori all’angolo di un viottolo sulla destra. Non è che avessi frenato perché avevo visto il negozio: piuttosto, l’avevo notato proprio perché avevo rallentato all’ultimo
secondo.
Il negozio era in rinnovo, ed anche mentre mi avvicinavo al proprietario, che stava riorganizzando delle carte da un lato, non mi aspettavo in realtà niente. Avevo visitato svariati posti e non ero riuscito a trovare neanche un fioraio che sapesse dell’esistenza di quel fiore. Mi avevano solo mostrato piante di un colore simile.
Ma io non stavo cercando ‘qualcosa di simile’.
Volevo proprio quei fiori. Dopo averne sentito il nome, il proprietario del
negozio mi guardò a lungo. Mi disse che anche se il negozio non era aperto ufficialmente, poteva organizzare una consegna, poi mi chiese: “Perché’ vuoi proprio quel fiore, con tutti quelli che ci sono?”
Ci pensai mentre giravo il pomello e uscivo nuovamente in strada. Al motivo per cui desideravo quel fiore. Ce n’era solo uno. Perché volevo rendere quella persona felice. Perché volevo farla sorridere. Perché volevo guardarla mentre lo contemplava. Perché volevo essere un brav’uomo.

Jungkook
16 Luglio, 2022
Ero in piedi alla finestra con le cuffie nelle orecchie mentre canticchiavo la canzone che stavo ascoltando. Era già passata una settimana. Ormai riuscivo a cantarla senza guardare le parole. Tolsi una cuffia e provai a cantarla unicamente con la mia voce. Mi disse che le piaceva perché le parole erano belle, il che mi fece
grattare il capo per l’imbarazzo.
Il sole di Luglio si fece strada attraverso la larga finestra. Le foglie verdi sugli
alberi svolazzavano e brillavano al vento, e ogni volta che il sole accarezzava il mio volto sembrava diverso da prima.
Chiusi gli occhi. Cantai guardando i colori giallo, cremisi e blu diffondersi davanti ai miei occhi chiusi. Che fosse a causa delle parole o a causa del sole, qualcosa si è innalzato dentro di me, solleticando e pungendo il mio cuore.

 

Ricorda! Ecco la traduzione della prima nota che il 18 Agosto scorso la Big Hit aveva rilasciato:

Seokjin
13 Giugno, anno 22

Dopo esser tornati da quel mare, eravamo tutti soli.

Non ci siamo più sentiti, come se lo avessimo concordato di comune accordo. A malapena ci ricordavamo della nostra esistenza, attraverso i graffiti lasciati per strada, la stazione di benzina illuminata intensamente, e il suono del pianoforte proveniente da quel vecchio edificio. Ed ecco che l’immagine distorta di quella notte ritornò vivida come una visione. Lo sguardo di Taehyung sembrava di fuoco, mi guardavano come se avessero appena sentito qualcosa di incredibile, la mano di Namjoon che tentava di trattenere Taehyung, ed io, che non riuscii a trattenermi e diedi un cazzotto a Taehyung.

Non riuscendo a trovare Taehyung, che era scappato via, tornai al dormitorio sulla spiaggia, e non vi trovai nessuno. Solo frammenti di vetro, tracce di sangue che cominciavano a seccarsi, biscotti frammentati mi riportarono a ciò che era successo solo poche ore prima. E in mezzo a tutto questo, giaceva una foto. Lì, eravamo tutti assieme, sorridenti, mentre posavamo col mare di sfondo.

Anche oggi, ho semplicemente camminato di fronte alla stazione di benzina. Arriverà il giorno in cui ci riincontreremo. Un giorno torneremo a sorridere assieme come nella foto. Arriverà il giorno in cui avrò il coraggio di affrontare me stesso una volta per tutte. Però, ora, in quel preciso istante non era ancora il momento giusto. Anche oggi, come in quel giorno soffiava un vento umido. E un attimo dopo, il telefono squillò, come un avvertimento. La foto appesa sullo specchietto retrovisore tremò. Il nome di Hoseok apparve sullo schermo.

“Hyung, quel giorno Jungkookie ha avuto un incidente ”

 

Traduzione a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.