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La mente dietro ai BTS si apre su come creare uno Juggernaut K-Pop

Bang Si-hyuk è stato, per prima cosa, un’artista. Ma in questi tempi, il fondatore e co-CEO della Big Hit Entertainment, è meglio conosciuto come la mente dietro i BTS, la più grande boy band del mondo e il gruppo K-pop che ha aperto il mercato occidentale per gli spettacoli dalla Corea del Sud. Bang ha iniziato (la sua carriera) nell’industria K-pop come compositore (nome d’arte: “Hitman”) lavorando con JYP, uno dei cosiddetti “Big Three” dei gruppi di intrattenimento che dominano il mercato musicale sudcoreano multi-miliardario. Ma si è interrotto per fondare la sua compagnia nel 2005. Ora, la Big Hit è uno dei casi di studio più interessanti del settore musicale, avendo prosperato con un atto molto popolare – e altamente redditizio.


Nel giro di un’ora e mezza, Bang si è aperto al TIME parlando della genesi dei BTS, della differenza tra gli artisti occidentali ed il modello K-pop e le sorprese che ha incontrato nella stessa industria K-pop. “È difficile per me dire cose come A ha portato a B”, ha detto. “Ma quello che posso dire è che il successo dei BTS nel mercato statunitense è stato ottenuto con una formula diversa da quella tradizionale americana. La lealtà creata attraverso il contatto diretto con i fan ha molto a che fare con questo.” Ha citato Disney e Apple come esempi di marchi che hanno costruito fanbase e universi complessi allo stesso modo, ma ha sottolineato che per lui il prodotto – la musica stessa – è fondamentale.


Umile riguardo la sua influenza e desideroso di chiarire il suo ruolo, Bang ha sottolineato la sua fortuna e il suo tempismo e ha cercato di individuare ciò che rende unici i BTS. Ha anche messo in guardia dal fare previsioni sul futuro. “Se dovessi chiedermi, canteranno in inglese? Per quanto tempo resteranno negli Stati Uniti? Firmeranno con un’etichetta importante? Direi che è l’artista a dover prendere la decisione migliore per ogni momento, e non sono io poter dire cosa dovrebbero fare”, ha detto. 

 

Di seguito è riportata una versione tradotta e ridotta della conversazione di Bang con il TIME. 

TIME: Il K-pop si distingue per il suo sistema di trainee, in cui aspiranti “idoli” si allenano per anni dopo essere stati scoperti e prima di essere presentati al pubblico. Come ha trovato ed allenato i sette membri dei BTS? 

Bang Si-Hyuk: Uno dei nostri produttori, Pdogg, mi ha portato una demo di RM e mi ha detto: “Questo è ciò che piace ai ragazzi in questi tempi”. RM [che ora è il capogruppo ed un rapper] aveva 15 anni a quel tempo. L’ho fatto firmare immediatamente. Avevo pensato di mettere insieme un gruppo hip-hop, non di idol. Ma quando ho considerato il contesto aziendale, ho pensato che un modello di idol K-pop avesse più senso. Poiché molti trainee volevano dedicarsi all’hip-hop e non volevano far parte di una band di idol, se ne andarono. A quel tempo RM, Suga e J-Hope rimasero indietro e tutt’ora rimangono i pilastri musicali dei BTS. Da lì, attraverso le audizioni, abbiamo scoperto e aggiunto i membri che avevano più “qualità da idol” al gruppo.

 

Quando ha fondato la Big Hit, avrebbe potuto percorrere molti percorsi nella musica pop. Perché ha deciso di formare un gruppo di idol? 

Nel momento in cui ho fondato la mia azienda, le vendite di album fisici stavano bruscamente diminuendo e le vendite digitali non aumentavano per compensare. Ma i gruppi di idol K-pop avevano un vantaggio, in quanto avevano molte opportunità di diversificare i flussi di entrate e i loro fan erano estremamente appassionati, permettendo ai concerti di compensare le cadute nelle vendite degli album. Questo è stato anche un momento in cui molti in tutto il mondo dicevano che l’unico valido sostenuto per l’industria musicale ormai demolita erano le esibizioni dal vivo. Se un modello basato sulle prestazioni dovesse essere creato in Corea del Sud, pensavo, sarebbe [e deve ancora] essere un gruppo idol K-pop.  

 

Quale pensa sia stato il fattore distintivo che ha impostato i BTS sul loro unico percorso? 

Era la loro sincerità, coerenza e capacità di incarnare lo spirito dei tempi. Quando si sono [solidificati come] gruppo idol, ho promesso loro che sarebbero stati in grado di perseguire la musica che volevano [incluso l’hip-hop]. Poiché si trattava di hip-hop, potevano esprimere i loro pensieri e noi non li avremmo ostacolati. Ma in caso in cui la compagnia avesse percepito che non fossero autentici, allora avremmo fatto qualche commento. Ho mantenuto quella promessa e credo che abbia avuto un impatto. Personalmente ritengo che non sia sempre necessario che un artista esprima la propria opinione. Ma credo che all’epoca i BTS abbiano toccato qualcosa che i giovani di tutto il mondo stavano cercando.

Sin dal debutto, i BTS non hanno mai cambiato marcia all’improvviso o cambiato ritmo. Erano coerenti. Penso che questo abbia convinto il pubblico. Non evitano di parlare del dolore provato dalla generazione di oggi. Rispettano la diversità e la giustizia, i diritti dei giovani e delle persone emarginate. Penso che tutti questi fattori abbiano funzionato a loro favore.

 

Finora, durante l’anno, i BTS hanno venduto negli USA più album fisici di qualsiasi altro atto musicale. Cosa le dice questo?

Il caso dei BTS è molto ironico per me. Avevo previsto un declino delle vendite fisiche e pensato a delle esibizioni e un modello basato sulla lealtà sarebbero state la soluzione. Detto questo, poiché sono un produttore musicale di vecchia scuola, attribuisco molta importanza alla qualità dell’album. Quindi ho diretto una produzione incentrata sull’album. Con buona musica e comunicazione, le vendite possono seguire. L’industria K-pop nel suo complesso ha visto un aumento nelle vendite degli album, contrariamente alle tendenze del mercato globale. Non so spiegare personalmente il perché. Non credo che durerà per sempre.

 

Perché i BTS hanno gestito una collaborazione così impressionante negli Stati Uniti, mentre così tanti altri atti K-pop hanno faticato a guadagnare trazione?

Fondamentalmente credo che il successo dei BTS negli Stati Uniti abbia avuto molto a che fare con la fortuna. Non è stata la mia brillante strategia o il fatto che i BTS fossero così perfetti per il mercato degli Stati Uniti. È accaduto, piuttosto, che il loro messaggio è risuonato con una certa richiesta e attraverso i media si è diffuso rapidamente. E i BTS hanno toccato qualcosa che non era stato affrontato negli Stati Uniti all’epoca, quindi i giovani americani hanno reagito e tutto questo è stato dimostrato attraverso i numeri.

 

Una delle vostre grandi mosse quest’anno è stata quella di rafforzare gli “universi” che state costruendo per ciascun gruppo, collegando i fan agli artisti oltre agli spettacoli dal vivo e agli album. Perché?

Con i BTS e gli idol K-pop, i fan vogliono far parte dello stile di vita dei loro amati idol al di fuori dei concerti, ma sul mercato non esiste alcun prodotto che soddisfi tale desiderio. Odio l’espansione per amore dell’espansione; deve essere radicata nella musica. Ecco perché ho fatto in quel modo. Molte persone credono che poiché gli idol del K-pop detengono il titolo di “cantanti”, sia la stessa cosa, ma i fan dei cantanti tipici [sono diversi]. Potrebbero andare a un concerto, comprare un album o un brano o comprare una maglietta. Ma i fan degli idol del K-pop vogliono sentirsi vicini ai loro idoli. I BTS sono gli unici ad avere un potere di vendita considerevole in tutto il mondo, in quasi tutti i paesi. Di conseguenza, lavorare con il fandom dei BTS è uno dei maggiori servizi offerti dalla Big Hit.

 

In che modo ha capito cosa avrebbero espresso nella loro musica o come si sarebbero presentati sui social media?

Sinceramente, gli artisti del K-pop, secondo gli standard dell’artista medio, devono mostrare abilità di livello acrobatico nelle loro esibizioni; devono cantare perfettamente, e quindi devono essere in ottima forma. Richiede un alto livello di preparazione focalizzata sull’abilità. Nonostante ciò, ho sempre creduto che i trainee dovessero essere ben socializzati (essere a contatto con il pubblico attraverso i social). Quando i membri dei BTS erano trainee, ci sono stati molti conflitti interni con il mio staff riguardo ai social media; [hanno detto,] “Prendiamo la strada sicura, i social media lasciano tracce, alcune delle quali potrebbero essere dannose per loro in futuro.” È anche difficile per i giovani seguire le regole. Quindi c’erano un po’di problemi in quell’ambito, ma poiché credevo fosse giusto commettere degli errori da cui poi imparare, ho costruito un sistema di trainee relativamente liberale.

Nella nostra azienda, investiamo molto tempo per educare i trainee sulla vita da artista, compresi i social media. Dopo aver fornito loro una guida, permettiamo agli artisti di fare ciò che vogliono, ma lasciamo una finestra aperta in caso abbiano bisogno di chiedere qualcosa alla compagnia. Penso che ciò abbia aiutato la loro sincerità a raggiungere i fan. Dopo il successo dei BTS, ho cambiato il sistema dei trainee per renderlo più simile ad una scuola, con tutoraggio ed un sistema di coaching, ed opportunità per gli studenti di lavorare insieme.

 

Di recente, alcuni “vecchi e nuovi” idol del K-pop sono stati coinvolti in attività illegali. Quando vede controversie del genere nel K-pop, ritiene di aver dato ai BTS ed agli altri apprendisti strumenti per evitare questo tipo di problemi?

Non ne sono sicuro. Il fatto che io abbia dato loro molta libertà dagli anni in cui erano trainee e li abbia educati alla responsabilità, può logicamente spiegare come abbiano evitato gli scandali, ma questo è il consequenzialismo. In questo momento un sistema di trainee è in qualche modo un’istituzione educativa. Come team, parliamo molto di come possiamo fornire il miglior ambiente possibile per questi artisti. Ma dire che siamo riusciti ad evitare una qualsiasi sorta di scandalo nell’industria del K-pop è decisamente troppo.

 

C’è una percezione comune secondo la quale nel K-pop la musica viene prodotta da un comitato o che sia un sistema dall’alto verso il basso di adulti che danno materiale ai giovani artisti. È corretto?

In primo luogo, credo che in Occidente ci sia questa fantasia profondamente radicata della rockstar: una rockstar agisce fedelmente alla propria anima e tutti devono accettarla come parte della propria individualità, e solo attraverso ciò arriva una buona musica. Ma in realtà, dedicare molto tempo all’affinamento e all’allenamento delle abilità legate alla musica è una tattica utilizzata in molti mondi artistici professionali. Le ballerine/i ballerini di classica trascorrono molto tempo in isolamento concentrandosi solo sul balletto, ma non senti la gente dire che il balletto manca di anima o non è arte. Quindi penso che sia una questione di prospettiva.

Su un altro piano, vediamo che negli Stati Uniti, un artista dovrà lavorare nella scena underground per molti anni prima di firmare con un’etichetta importante. In Corea, tutto quel tempo è trascorso come trainee. Non è possibile definire quale sistema produca l’artista migliore. Inoltre, credo che l’affermazione secondo la quale un artista debba cantare le proprie canzoni per avere buoni risultati non possa essere ritenuta vera. Un cantante è soprattutto un artista e una buona esibizione può convincere il pubblico. Penso che quando un trainee trascorre troppo tempo a concentrarsi solo sulle abilità e non sulle esperienze di vita, ci si debba poi preoccupare che il musicista abbia poi una complessa comprensione del mondo.

 

Quanto è importante che gli artisti con cui lavora abbiano una causa o un problema sociale a cui tengono? Con i BTS c’è la campagna “Love Yourself”, ancora in corso, abbinata al lavoro con le Nazioni Unite e alla loro apertura su argomenti come la salute mentale.

Indipendentemente dal fatto che tu voglia parlare o meno di un problema sociale, la scelta è dell’individuo. Quello che voglio è che siano sinceri. Non posso accettare che si inventino le cose. Ma né la compagnia né io possiamo costringere un artista a parlare o non parlare di qualsiasi questione sociale. Personalmente, credo che l’arte sia uno dei mezzi più forti per la rivoluzione e voglio che l’artista parli delle questioni sociali. Parlano quando vogliono ed io non dico loro cosa dovrebbero o non dovrebbero fare. Penso che sia una delle idee sbagliate che le persone hanno riguardo all’industria K-pop: che un produttore abbia quel livello di controllo sui propri artisti. Non possiamo. Quando l’artista vuole esprimere qualcosa, credo che il mio ruolo sia quello di affinare il messaggio in un modo che esprima la loro sincerità ed abbia un valore commerciale.

 

Ha menzionato la narrativa della “rock star”. Negli Stati Uniti, può sembrare che gli artisti vengano applauditi per essere ribelli. C’è molto valore attribuito all’indipendenza e alla lotta contro il “sistema”. Pensa che nel contesto culturale sudcoreano ci sia più rispetto tra artisti e management?

Penso che la cultura asiatica e la cultura occidentale siano certamente diverse. Ma se vogliamo parlare delle influenze che esprimono ribellione verso la società, la Corea del Sud ha avuto molte rivoluzioni; ma in termini di relazioni personali, devi rispettare gli anziani. È un discorso difficile da fare, o anche dire che gli artisti occidentali siano fatti in un modo e gli artisti asiatici in un altro. Ma in generale, soprattutto per gli artisti K-pop, artisti e compagnie cercano di correre meno rischi.

Ma parlando di come combattere il sistema: molti artisti americani collaborano con il loro management, purché gli sia permesso di fare la musica che desiderano. Di recente, molti artisti non firmano con le etichette più importanti, perché sono disponibili altri flussi di entrate. Non si tratti di un atto contro il sistema. Anzi, effettivamente, meno artisti occidentali parlano di questioni sociali rispetto a prima.

 

Ha sempre dato ai membri dei BTS l’opportunità di pubblicare anche lavori da solista. Questo li rende unici nel K-pop?

Non credo davvero che la loro unicità derivi dall’indipendenza. Molti idol del K-pop pensano alle carriere soliste una volta raggiunto il successo, discutono con il proprio management e perseguono poi progetti solisti. Non è che lo fanno perché la Big Hit dia maggiori libertà. La cosa unica qui è che la Big Hit non produce progetti da solista. Enfatizziamo l’immagine del team. Ma ovviamente i membri sono individui e hanno le loro identità, quindi incoraggiamo e supportiamo i mixtape e le canzoni in versione gratuita, che consentono all’artista di esprimersi con meno responsabilità rispetto ad un progetto solista ufficiale. Da quando abbiamo iniziato ad adottare questo approccio, molte altre aziende hanno iniziato a produrre mixtape non ufficiali o tracce gratuite oltre a progetti solisti ufficiali. Credo che la Big Hit abbia contribuito ad arricchire il mercato della musica.

 

Di recente ha acquistato la “Source Music” ed ha espresso la volontà di formare un gruppo femminile. Come sta andando?

Per quanto riguarda le GFriend [gruppo Music Source], finora hanno pubblicato grandi contenuti. Quello che stiamo cercando di fare è perfezionare e semplificare una trama, un concetto, in modo che lo stile del loro prossimo progetto verrà presentato in modo sensato. Promuoveremo anche un’audizione per un nuovo gruppo di ragazze, nato da noi e Source Music. Proprio come con la Disney – animazioni, film per famiglie, Marvel e Star Wars – sto cercando di avvicinarmi alla segmentazione del mercato mantenendo le virtù del K-pop.

 

Una cosa che non abbiamo ancora menzionato sono gli ARMY (il nome dei sostenitori dei BTS in tutto il mondo). Sta pianificando di coinvolgere maggiormente i fan, dallo sviluppo di Weverse (un’app per i fan) e Weply (una piattaforma di e-commerce) ai film. Cosa dovrebbero aspettare ora i fan dei BTS e i follower della Big Hit?

Prima di tutto, il prossimo album. Sta andando alla grande. Come sapete, molte persone dicono che i BTS siano i Beatles dell’era di Youtube o che siano i Beatles del 21 ° secolo. So che non hanno ancora raggiunto quella statura, ma ne sono onorato. Credo però che ci sia qualche connotazione con questo titolo, ovvero che i BTS siano stati in grado di creare un fandom globale, il che era molto raro. Attraverso quel gigantesco fandom, sono stati in grado di rimodellare l’ordine del commercio; stanno creando nuove forme di comunicazione. E hanno incarnato un certo spirito dei tempi e creato un nuovo messaggio musicale. Quindi, in questo modo, ricordano molto i Beatles.

Spero che possano proteggere quel titolo onorevole e che rimangano figure eroiche seguendo la linea dei Beatles. Per arrivarci (al titolo), sarebbe bello se i BTS potessero continuare a ricevere riconoscimento nelle principali arene globali. Sarebbe bello ricevere qualche reazione dai Grammy; gli ARMY hanno atteso a lungo una performance dei BTS ai Grammy. Sono stato fortunato nel diventare un membro dell’Academy Records, quindi mi piacerebbe discuterne ulteriormente con il team dei Grammys perché credo che abbiamo qualcosa di simbolico con il quale contribuire.


Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (naive~)
Fonte: TIME (Raisa Bruner)
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I BTS tra le “100 Persone più Influenti al Mondo” di Time.

BTS
di Halsey

Qual è esattamente il modo per conquistare il mondo? Di sicuro ci vuole un incredibile talento, carisma, gentilezza, altruismo e dedizione. Ma vi mancherebbe comunque una componente chiave: una comunità devota che porti in alto i vostri sforzi, addolcisca i vostri passi falsi ed illumini ogni notte il cielo con la luce dei loro occhi quando sentono il vostro nome.

 

Seguendo questi parametri i BTS hanno raggiunto la vetta. Durante gli ultimi anni, il gruppo K-Pop ha travolto l’industria musicale – infrangendo record di vendite, accumulando riconoscimenti ed esibendosi in tutto il mondo davanti ad audience da capogiro- il tutto rimanendo rappresentati esemplari della cultura coreana. Ma dietro quelle tre lettere ci sono ragazzi straordinari che credono che la musica sia più forte delle barriere linguistiche. E’ un linguaggio universale.

Con messaggi positivi sull’autostima, intricate filosofie nascoste nelle loro canzoni sfavillanti, una sincera sinergia e fratellanza in ogni passo delle loro elaborate coreografie e numerosi impegni di beneficenza e antropologici, i BTS cominciano con quattordici passi giusti ad essere dei modelli per i milioni di fan adoranti ed ogni altra persona che si trova attratta dall’innegabile fascino dei BTS.

Ho conosciuto “i ragazzi” – come io ed altri fan li chiamiamo affettuosamente- anni fa ed ho avuto il piacere di andare in corea e passare un po’ di tempo con loro in svariate occasioni. All’esterno sono raffinati e professionali, ma ore di risate, strette di mano segrete e regali scambiati mostrano che sotto questo movimento che fa colpo, accuratamente preparato, sono solo dei ragazzi che amano la musica, i loro fan e che si vogliono bene.

 

Per i BTS, dominare il mondo è solo altri 8 conti nella contemporanea danza della vita. Ma se credete che sia facile, non avete visto l’amore e l’impegno che questi ragazzi mettono in ogni suo singolo passo.

Fonte: Time
Traduzione italiana a cura di BTS Italia (Fab)

Prendere solo con crediti.

COME I BTS STANNO CONQUISTANDO IL MONDO

10 Ottobre 2018

La boyband che arriva dalla Corea e che conquista sempre più attenzione in Occidente.

 

È la sera di un lunedì di settembre, nella lussuosa suite all’ultimo piano del Ritz-Carlton di Los Angeles, e Jimin, membro del settetto dei BTS, la boyband più famosa al mondo, sta riposando in piedi di fronte allo specchio di un camerino.

Di sicuro, non lo si può biasimare. Esattamente 24 ore prima Jimin (22), Jin (25), Suga (25), J-Hope (24), RM (24), V (23) e Jungkook (21) si stavano preparando nel backstage dello Staples Center di Los Angeles per l’ultimo dei quattro concerti sold-out consecutivi totalizzati nell’arena da 20 000 posti.

Ogni sera è una maratona composta da difficili coreografie, interludi di video musicali e spettacoli pirotecnici all’interno dell’arena accompagnati, ovviamente, dalle urla dei fan. “È davvero un onore” dice J-Hope tramite l’interprete “Siamo davvero orgogliosi del fatto che tutto ciò che facciamo trasmetta energia”.

Proprio come i Beatles e i One Direction prima di loro, i BTS colpiscono grazie ad un mix esplosivo fatto da un’estetica che colpisce al cuore, ritornelli che rimangono in testa e da coreografie in stile New Kids on the Block e *NSYNC. Tuttavia, la band, il cui nome è Bangtan Sonyeondan in coreano e Beyond the Scene in inglese, sta anche solcando territori inesplorati: i BTS non sono solo i primi artisti coreani a fare sold-out in uno stadio americano (senza contare tutti i record raggiunti in Asia), ma lo hanno fatto senza darsi in pasto all’audience occidentale. Infatti, uno solo di loro, RM, è fluente in inglese e le loro canzoni sono per lo più in coreano. Questa è un’ulteriore prova che la musica “non deve essere in inglese per diventare globale”, dice il DJ americano Steve Aoki che ha collaborato con il settetto. Il gruppo è inoltre straordinariamente attivo sui social media, sia per promuovere la loro musica, che per connettersi con i fan.

Tuttavia, almeno per il momento, il gruppo sembra avere bisogno di riposo. “Sto ancora cercando di superare il Jet Lag” ci dice Suga, uno dei tre rapper.

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Sin dalla sua genesi negli anni 90, il pop coreano (o K-Pop) è diventato sinonimo di ciò che gli studi definiscono “idol”: un insieme di pop star giovani, per bene e dalle sembianze perfette, la cui immagine è spesso controllata rigorosamente (gli idol, ad esempio, sono spesso dissuasi dal rendere nota la loro vita sentimentale, così da essere più appetibili ai fan). Tuttavia, nonostante il K-Pop sia oramai diventato un’industria da 5 miliardi di dollari, nemmeno le sue più grandi star, come Rain, Girls’ Generation e BigBang, erano riusciti a suscitare l’interesse del mercato occidentale. Colui che ha aperto questo mercato è stato PSY, un rapper sudcoreano la cui “Gangnam style” è diventata una hit virale nel 2012, grazie al suo personaggio comico ed eccentrico che lo ha portato a diventare un inaspettato (e, secondo alcuni, problematico) araldo di questo genere musicale.

Photograph by Nhu Xuan Hua for TIME

Quando i BTS debuttarono nel 2013, era chiaro che il gruppo avrebbe giocato secondo regole diverse: il gruppo è stato creato da Bang Si-hyuk, un rinnegato del K-Pop che ha abbandonato una delle etichette più importanti per crearne una tutta sua. Ha scelto delle giovani star che avevano qualcosa in più, iniziando con RM, che all’epoca faceva parte della scena rap underground coreana. Nonostante i BTS presentino degli elementi comuni agli idol, come un’ottima estetica, le difficili coreografie e le canzoni dedicate ai fan, accettano anche i loro difetti. Il loro primo singolo, “No More Dream”, parla di come i giovani coreani si sentano oppressi dalle aspettative della società; RM ha registrato un brano con Wale, in cui sottolinea l’importanza dell’attivismo, e Suga ha rilasciato un mixtape in cui parla di depressione. “Abbiamo iniziato a raccontare le storie che le persone volevano ed erano pronte a sentire, storie che gli altri non potevano o non volevano raccontare”, dice Suga “Abbiamo raccontato di ciò che gli altri sentivano: dolore, ansia e preoccupazioni”. Il gruppo trasmette questi messaggi tramite i video musicali, pieni di metafore e riferimenti culturali; tramite i loro aggiornamenti social e i loro testi musicali, che i loro fan traducono e analizzano all’interno di forum, group chat e podcast. “Quello era il nostro intento: creare quel tipo di empatia in cui le persone si possono riconoscere” continua Suga.

Di certo, aiuta anche il fatto di avere un sound molto accattivante, che fonde l’hip-hop con l’EDM e la produzione pop. Le loro recenti collaborazioni includono Desiigner e Nicki Minaj. Quest’ultima ha aggiunto un suo verso alla canzone “Idol”, le cui parole brillano nel firmamento del K-Pop “Potete chiamarmi artista, potete chiamarmi idol” recita la canzone “In qualsiasi modo mi chiamiate, non mi interessa… E non potete fermarmi dall’amare me stesso”. RM recita questo mantra, ama te stesso, che rappresenta il cuore dell’identità dei BTS e che viene anche incorporato nei titoli della loro ultima serie di album. “La vita presenta molte dinamiche, problemi e dilemmi inaspettati,” dice RM “Ma credo che la cosa più importante per vivere in serenità sia amare sé stessi. Noi stiamo ancora cercando di essere noi stessi”.

Questa combinazione di aspetti è risonata con i fan, soprattutto sui social, dove i BTS hanno raggruppato milioni di fan devoti chiamati ARMY, che rappresenta sia un acronimo di “Adorable Representative MC for Youth” (adorabili rappresentanti e portavoce della gioventù N.d.T.), che un’allusione al loro potere organizzato. Nel 2017, i fan del settetto sono saliti agli onori di cronaca per aver portato il gruppo in cima alla classifica Social Artist di Billboard, che comprende streaming, menzioni sui social e molto altro, e battendo artisti come Justin Bieber e Selena Gomez. Da allora, gli ARMY hanno catapultato entrambi gli ultimi due album dei BTS (Love Yourself: Tear e Love Yourself: Answer) in cima alle classifiche statunitensi, sud coreane e giapponesi. “Anche se c’è una barriera linguistica, una volta che la musica inizia, le persone reagiscono alla stessa maniera ovunque andiamo” dice Suga. “Sembra quasi che la musica ci unisca per davvero” aggiunge Jimin: “Noi trasmettiamo energia al pubblico e agli ascoltatori e, allo stesso tempo, traiamo energia dagli stessi”.

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Tornando al Ritz, un makeup artist sveglia Jimin dal suo sonno. Li vicino, V Canticchia qualcosa mentre i suoi capelli tinti di biondo vengono asciugati. Jungkook fa stretching al collo mentre un makeup artist applica del correttore al suo viso. RM parla con un manager, Suga indossa i mocassini, Jin, che è stato soprannominato “Worldwide Handsome” dai fan, Lascia che un assistente costumista gli sistemi la cravatta, mentre la risata di J-Hope riecheggia nella stanza.

È un raro momento di relax per i ragazzi. Nelle settimane successive, si esibiranno in altri 11 spettacoli sold-out, appariranno a Good Morning America e contribuiranno al lancio di una campagna sulla legittimazione della gioventù all’Assemblea Generale dell’ONU a New York, in cui RM parlerà di accettazione di sé stessi: “non importa chi siate, da dove veniate, il colore della vostra pelle o la vostra identità di genere: esprimetevi”.

Un’agenda simile è spaventosa, ma pei i BTS e i loro ARMY è un segno incoraggiante di ciò che spetta loro nel futuro “Lo sto solo dicendo così, tanto per dire” dice Suga “ma magari un giorno ci esibiremo al Super Bowl”.

 

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia (©Bea)
Prendere solo con crediti
Fonte: Time – Articolo di Raisa Bruner

J-Hope, del fenomeno BTS, ha una storia tutta sua da raccontare col nuovo Mixtape

Lasciate che J-Hope si presenti – e ci accolga nell’Hope World, il mixtape solista di debutto della superstar del K-pop. J-Hope, 24 anni, vero nome Jung Ho-seok, è uno dei sette membri dei BTS, uno dei gruppi maschili più famosi al mondo. Ma la pubblicazione del suo progetto indipendente non lascia intendere nessuna fine per il regno dei BTS. In realtà è il terzo membro del gruppo a rilasciare un mixtape solista, donando all’esercito internazionale di fans un assaggio della sua visione artistica – senza per questo creare fratture nell’unità del gruppo.

La squadra viene sempre prima, per cui mi sono concentrato sui nostri progetti come BTS, e ho cercato di ritagliarmi un po’ di tempo nelle stanze di albergo, in aereo, e in ogni occasione in cui avessi qualche minuto”, dice del processo di sviluppo di Hope World, durato due anni, che lui considera “il suo biglietto da visita al mondo”.

Meglio conosciuto nei BTS per le sue doti nel rap e il suo background come ballerino di strada a livelli competitivi, la giovane star è stata scritturata dal fondatore e CEO della BigHit Entertainment, Bang Sihyuk per le sue mosse taglienti.

In Hope World, esibisce la propria voce, creando una serie di canzoni che i fan di rap e pop possono godersi anche senza conoscere una parola di coreano. Il mixtape si apre con un’avventura ispirata da Jules Verne, poi si inoltra nelle sue personali riflessioni su fama e successo, inni alla positività e tracce da festa, tutto spalmato su un mix di trap che ti prende all’istante, dance, e ritmi tropicali.

Qui su TIME, J-Hope condivide in esclusiva la storia dietro a questa raccolta di brani solisti, i cui messaggi – nonostante la distanza linguistica – non vengono certamente diluiti dalle traduzioni.

 

TIME: Perchè hai voluto pubblicare un mixtape? Cosa lo distingue dalla musica dei BTS?

J-Hope: Ho sempre fantasticato di fare un MV e di esibirmi con della musica creata da me. Volevo anche mettere in musica la mia storia e condividerla col mondo. La pubblicazione di RM e Suga dei loro mixtape è stata la spinta per l’inizio di un mio progetto personale. Sono stato e continuo ad essere profondamente influenzato da loro, dal giorno in cui abbiamo iniziato fino a dove siamo oggi, e ho sempre pensato che fosse fantastico che raccontassero le loro storie e creassero musica nel loro stile personale. Ho iniziato prima con la danza, ma sentivo che avrei potuto raccontarmi anche attraverso la mia musica.

 

Ci sono elementi trap, EDM, ritmi caraibici e funk-soul futuristici amalgamati assieme nel mixtape. Ma soprattutto, è chiaro che accarezzi ogni forma di rap. Quali artisti e sonorità ti hanno ispirato di più?

In realtà quando lavoro non uso la mentalità di “fare questo tipo di rap in questo tipo di genere”. Ho scelto e preso i ritmi di quello che mi attirava, mi piaceva e mi faceva stare bene. Il modo in cui lavoro è fluido e istintivo, e scrivo musica e rap mano a mano che mi vengono. L’ispirazione per questo mixtape l’ho tratta da artisti come KYLE e Aminé. Devo anche nominare la pesante influenza di Joey Basa$$. Sono tutti artisti che rispetto profondamente, e mi piacerebbe collaborare a dei progetti con loro in futuro.

 

La prima canzone, “Hope World”, si apre con un rumore di spruzzi d’acqua, e i testi parlano dell’essere sott’acqua. Che viaggio stai intraprendendo?

Ricordo di essere stato affascinato da Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne quando lo lessi da bambino. Credo di essere tornato indietro a quel periodo per un’ispirazione più fresca, e ne ho riportato con me una parte come motivazione per iniziare a scrivere Hope World. E’ un’introduzione per le persone che non mi conoscono, come faceva nel libro il Capitano Nemo che spiegava mentre il sottomarino girovagava per gli oceani del globo. Potrebbe suonare un po’ sdolcinato, ma vi invito a fingere di essere il Professor Aronnax mentre ascoltate questa canzone, e intraprendete un viaggio attraverso il mio mondo [ride].

 

Cosa vuol dire essere un “Angolino di Pace”, titolo di una delle canzoni?

Ho pensato che sarebbe stato davvero molto significativo per me se fossi potuto diventare, come il mio nome d’arte, la speranza per qualcuno nel mondo – e non intendo una pace grandiosa, anche solo un piccolo frammento. Ho iniziato pensando “sarebbe fantastico diventare parte, attraverso la mia musica, della pace personale di qualcuno,” e mentre lavoravo alla base pensavo al tipo di messaggio che potevo trasmettere alla mia generazione che vive coi suoi problemi e i suoi obblighi. Volevo parlare di pace anche se sapevo di toccare un argomento di un certo peso, e l’ho etichettata come “pt.1” nel titolo perché voglio continuare a parlarne.

 

In “Airplane”, si possono sentire le voci degli altri membri dei BTS. Hanno contribuito anche loro al mixtape?

È stato davvero speciale. Siamo sempre stati insieme, lungo tutto questo viaggio, e sapevo che la loro voce nella traccia avrebbe portato più emozione alla canzone. All’inizio ho chiesto al membro, e mio amico, RM di produrre il riff per il brano. Lui ha accettato, e ha lavorato duramente per registrarlo. Tuttavia, continuavamo a pensare che il riff con solo la mia voce e l’editing avrebbero creato un maggiore impatto emotivo. Essendo d’accordo su questo, sfortunatamente il leader è rimasto confinato all’editing.
Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare nuovamente RM e tutti i membri. Ho le voci del gruppo e il rap di RM sul cellulare, e non vedo l’ora di metterli sui social per condividerli con tutti!

 

Sempre in “Airplane”, verso la fine, ti rivolgi agli haters: “A me non importa, sono felice/ ce l’ho fatta”. Senti davvero di avercela fatta, come artista?

Credo che “farcela” possa avere significati diversi, per persone diverse. Mentre scrivevo quei versi, ero su un aereo, per altro ero in prima classe. Ad un tratto ho realizzato di essere su di un aereo, nel mio sedile, a vivere la fantastica vita che, quando ero più giovane, potevo solo sognarmi, ma a cui ora sono abituato. Tuttavia, sia il j-Hope di allora, che quello di oggi, sono gli stessi. Sono sempre io. Ciò che penso sulla vita non è cambiato, ma il mondo che mi circonda si. Credo che ciò che mi abbia fatto dire “hey, forse ce l’ho fatta” sia stato il fatto di poter incontrare i miei fan in tutto il mondo, per poi ritornare il Corea. Per quanto mi riguarda, il mio successo lo misuro in base a quanto sono felice e al fantastico amore che sto ricevendo.

 

“Base line” è una traccia dal rap intenso, che ti vede rappare su una base piena di scratch. Cosa rappresenta questo brano per te? Qual è la tua “base line”?

Onestamente, non mi aspettavo molto da questa traccia. L’avevo pensata come interludio tra le canzoni. Credo non sarei mai potuto essere più rilassato di come ero mentre la scrivevo, ma una volta sentita la base mixata mi sono sorpreso. Può anche darsi che non sia nulla di speciale per gli altri (ride). Volevo solo raccontare di come ho iniziato, la “base line” della mia vita. Le persone non sanno esattamente di come io mi sia appassionato alla musica. Al momento, il mio punto di partenza (NdT. Base line) è la mia profonda gratitudine per la mia vita e il mio lavoro. Lo si nota anche dai miei testi: qualsiasi cosa faccia, proviene da questa mia profonda gratitudine.

 

“Daydream” sembra essere un brano molto personale, ma ha anche un beat molto accattivante sulla quale ballare. Quale storia ci racconta?

La gente mi conosce, so di essere un personaggio pubblico. Volevo dimostrare che dietro quel personaggio pubblico c’è un ragazzo del tutto ordinario di nome Jung Hoseok. Ho voluto usare questo brano come mezzo d’espressione di tutti quei desideri che tutti hanno, ma che io ho dovuto sopprimere e nascondere per aver scelto questa vita.
Sognare ad occhi aperti significa, ovviamente, sognare, da svegli, cose che per noi sono in genere irraggiungibili. Anche se questi sogni non si realizzeranno mai, potrò comunque portarli con me nella mia mente, in modo da confortarmi. Ho pensato che esprimere questo concetto nel modo sbagliato avrebbe reso il brano troppo pesante, quindi ho scelto una base allegra e divertente.

 

Dopo RM e Suga, tu sei il terzo membro dei BTS a rilasciare il suo mixtape. Chi sarà il prossimo?

Prima di tutto, trovo sia un grande onore avere avuto l’opportunità di realizzare questo mixtape. Tutti i membri hanno un grande interesse nel lavoro creativo, e hanno un’enorme passione per la musica, quindi non mi sorprenderebbe vedere uno degli altri rilasciare un mixtape. Al momento, siamo tutti concentrati sul nuovo album dei BTS. Stiamo continuando a lavorare, a creare nuove cose, e spero che voi possiate continuare a mostrarci il vostro amore, durante questa nostro emozionante viaggio.

 

 

Traduzione italiana a cura di Bangtan Sonyeondan – BTS Italia. Prendere solo con crediti.